Che genio quel cavallo!

Lo storico caso dell'astuto Hans e dei movimetni muscolari involontari

  • In Articoli
  • 07-12-2004
  • di Stefano Vezzani
Nei primi anni del Novecento raggiunse fama mondiale Hans, un geniale cavallo tedesco di proprietà del signor von Osten.

Hans era un vero fenomeno. Sapeva fare moltissime cose, tra cui contare e usare le quattro operazioni aritmetiche e le frazioni; rispondeva a domande come: "Quanto fa 2/5 più 1/2?", oppure: "Ho in mente un numero. Sottraggo 9 da esso, e ho 3 come resto. Qual è il numero che ho in mente?".

Hans comprendeva il tedesco sia scritto che parlato (ma non il francese, e nemmeno il latino): se si poneva una serie di parole scritte di fronte a lui, Hans spostava lo zoccolo su quella che era appena stata pronunciata. Conosceva il valore delle monete tedesche, e l'intero calendario. Aveva anche talento per la musica: disponeva addirittura dell' "orecchio assoluto", raro anche tra gli esseri umani. Sapeva indicare quali toni eliminare da un suono per renderlo gradevole, da sgradevole che era.

Per comunicare, Hans si serviva prevalentemente dello zoccolo. Alla domanda "Quanto fa 15 + 18?" rispondeva battendo 33 volte lo zoccolo a terra. Alle domande che richiedevano come risposta un no o un sì, rispondeva scuotendo il capo lateralmente o verticalmente. A volte sbagliava, ma i suoi errori venivano spiegati in modi curiosi; ad esempio un'autorità in pedagogia li riteneva scherzi, manifestazioni di humor da parte di quel simpaticone di Hans.

Se una persona poneva una domanda di cui non conosceva la risposta, il cavallo in genere si mostrava agitato. D'altro canto, talora Hans forniva risposte corrette che l'interrogatore, sbagliandosi, riteneva errate.

Hans si distingueva da altri cavalli con prestazioni simili per un fatto cruciale: nessuno riusciva a individuare segnali di comunicazione tra il cavallo e la persona che poneva le domande. Si esibiva ad esempio nello stesso periodo a Berlino una giumenta con capacità analoghe, ma essa era ritenuta poco interessante, poiché era evidente a tutti il modo in cui l'addestratore comunicava col cavallo.

Scienziati eminenti riconobbero ad Hans elevate qualità intellettive. Entusiasti erano soprattutto i darwinisti, per i quali Hans rappresentava un'ulteriore prova della continuità tra l'uomo e gli altri animali. In breve, solo il linguaggio sembrava distinguere Hans da un essere umano, e noti educatori stimarono le sue capacità intellettive simili a quelle di un ragazzo di 13-14 anni.

Già da allora, comunque, non mancavano gli scettici, secondo i quali il comportamento del cavallo era interamente controllato da segnali emessi intenzionalmente dal proprietario, e ponevano il fenomeno dell'astuto Hans sullo stesso livello dello spiritismo, a quel tempo molto di moda. Gli scettici si sbizzarrirono nel suggerire quali potessero essere i segnali usati da von Osten: movimenti, suoni, in alcuni casi odori, ma non condussero mai esperimenti sul cavallo, limitandosi ad affermazioni dogmatiche.

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Il signor Von Osten e il suo prodigioso Hans, il cavallo genio, durante una delle esibizioni che li resero celebri.


Addestratori professionisti di animali espressero la stessa opinione, senza però in genere osservare Hans di persona. Anzi, l'unico addestratore professionista che studiò direttamente e attentamente le prestazioni di Hans, partì dalla convinzione che si trattasse di trucchi a lui ben familiari, ma si sentì infine costretto ad ammettere il contrario, ovvero che le prestazioni di Hans non erano la conseguenza di un addestramento meccanico: in altre parole, Hans non si limitava, secondo l'addestratore, a rispondere a segnali provenienti dal padrone, bensì era dotato di pensiero indipendente.

Fu ipotizzato che vi fosse trasmissione telepatica diretta delle soluzioni dal cervello di von Osten a quello del cavallo; si parlò anche di ipnosi, di influenza magnetica dell'uomo sul cavallo, etc.

Per risolvere la questione, nel 1904 lo psicologo Oskar Pfungst, sotto la direzione di C. Stumpf, studiò Hans sperimentalmente: questi era o no capace di pensiero indipendente? Come si vedrà, il lavoro di Pfungst fu uno dei primi reali successi della psicologia sperimentale.

Gli esperimenti condotti da Oskar Pfungst

Una prima difficoltà consisteva nel fatto che il cavallo rispondeva solo alle domande poste dal proprietario e da poche altre persone. Fortunatamente, però, lo stesso Pfungst si rivelò in breve tempo capace di ottenere risposte coerenti dal cavallo, senza tentare in alcun modo di elicitarle coscientemente.

Una prima serie di esperimenti era volta ad accertare se il cavallo fosse o meno capace di leggere numeri. Gli veniva posto di fronte un numero scritto, del quale lo sperimentatore poteva essere o non essere a conoscenza. Nel primo caso il cavallo rispose correttamente nel 98% dei casi, nel secondo nell'8% dei casi. Risultati molto simili si ottennero con la lettura di parole e il riconoscimento di colori. L'abilità di contare fu testata in questo modo: uno degli sperimentatori sussurrava un numero in un orecchio del cavallo, un'altro sperimentatore sussurrava un numero all'altro orecchio, e al cavallo veniva poi chiesto ad alta voce di sommare i due numeri. Come nel caso precedente, il cavallo rispondeva correttamente solo quando i due sperimentatori erano a conoscenza di entrambi i numeri sussurrati.

Sembrava dunque indubbio che "qualcosa" venisse trasmesso dall'uomo al cavallo, ma cosa, e quando? Nel momento in cui la domanda veniva formulata o mentre il cavallo stava già battendo lo zoccolo per rispondere? Secondo il proprietario, von Osten, era ovviamente decisivo il momento della domanda, dopodiché il cavallo risolveva il problema per conto suo, senza alcun supporto esterno. Addirittura, von Osten riteneva che non era affatto necessario che la domanda fosse formulata a voce alta: era sufficiente che venisse formulata internamente, grazie alle formidabili capacità uditive del cavallo.

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La cavalla risponde (per un dollaro) alle domande dei clienti utilizzando una speciale "tastiera".


Pfungst riuscì però ad ottenere risposte corrette da Hans anche senza formulare in alcun modo la domanda, neppure internamente. Era dunque evidente che il segnale critico non veniva fornito ad Hans nel momento in cui la domanda veniva posta.

Pfungst trovò che il cavallo o non rispondeva o rispondeva a caso quando non poteva vedere colui che gli poneva la domanda. Hans dunque sembrava percepire un qualche segnale di tipo visivo: udire la domanda non era per lui sufficiente. Pfungst riuscì a individuare quale era questo segnale critico: si trattava di movimenti veramente minimi della testa da parte di chi poneva la domanda. Supponiamo che si chiedesse ad Hans di eseguire una somma: subito dopo aver terminato la domanda, la testa e il tronco dell'interrogatore si chinavano molto leggermente in avanti; a quel punto il cavallo cominciava a battere lo zoccolo e, quando era giunto al numero corretto di zoccolate, la testa di chi aveva posto la domanda eseguiva un leggerissimo movimento verso l'alto. Questo movimento, spesso al di sotto del millimetro ed emesso inconsciamente, era il segnale che comunicava al cavallo di smettere di battere lo zoccolo. Pfungst dimostrò ciò con vari esperimenti. Egli apprese come controllare i propri movimenti, e scoprì che, in assenza del segnale critico, il cavallo non era più in grado di rispondere correttamente; inoltre, se tale segnale veniva emesso nel momento sbagliato, il cavallo dava una risposta sbagliata.

I movimenti muscolari involontari

A conferma ulteriore della validità della propria ipotesi, Pfungst riuscì ad acquisire le stesse capacità del cavallo, ovvero a interpretare i minuscoli movimenti della testa dei soggetti: chiedeva al soggetto, ad esempio, di immaginare un numero, e poi cominciava a battere la mano, riuscendo ad arrestare i battiti una volta raggiunto il numero pensato dal soggetto. Pfungst notò giustamente che questa capacità di rilevare piccoli movimenti, visivamente o toccando il soggetto, era molto probabilmente alla base delle esibizioni di telepatia allora (e non solo) molto di moda.

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Il biglietto da visita di "Lady Wonder", una cavalla telepatica famosa negli anni venti.


Il fatto che noi eseguiamo certi movimenti inconsciamente era già ben noto all'epoca: basta pensare ai celebri esperimenti con cui Faraday dimostrò, nel 1853, che il table-rapping durante una seduta spiritica era provocato dai movimenti involontari dei partecipanti alla seduta. Già nellOttocento si erano spiegati con i movimenti involontari anche i fenomeni del pendolino, della ouija board e della scrittura automatica (Spitz, 1997). Pfungst riteneva correttamente che anche la rabdomanzia fosse spiegabile allo stesso modo.

In sostanza, dunque, Hans non disponeva di raziocinio: aveva "semplicemente" appreso a rispondere a leggerissimi movimenti della testa da parte di chi lo interrogava. Certo che in questo era straordinario, superando la maggior parte degli osservatori umani, e tutti i cavalli che venivano allora esibiti nei circhi equestri.

Animali raziocinanti

Naturalmente, le prove di Pfungst non convinsero tutti: vi fu chi rimase convinto delle straordinarie capacità del cavallo, tra cui il suo proprietario, il quale morì pochi mesi dopo. Alla morte di von Osten, Hans fu acquistato da un certo Karl Krall, il quale continuò ad addestrare Hans ed altri cavalli fino a far loro raggiungere prestazioni mai viste in precedenza, esibendoli di fronte a vasti pubblici. Questi cavalli furono studiati dal famoso psicologo svizzero E. Claparède, il quale in un primo tempo, nel 1912, sostenne che la spiegazione di Pfungst non era corretta, e non si sentì di escludere che i cavalli avessero effettivamente le capacità intellettive che sembravano avere; dopo un secondo esame, nel 1914, Claparède cambiò però opinione.

E Pfungst? Il nostro psicologo non produsse più nulla di molto significativo, dopo avere pubblicato nel 1911 i risultati dei suoi studi su Hans. Di lui comunque si sa che fu chiamato a studiare Don, un formidabile cane parlante dotato di un vocabolario di otto parole. Si può immaginare a quali conclusioni giunse Pfungst (Spitz, 1997).

Ma la storia degli animali raziocinanti ovviamente non finisce qui. Basterà menzionare il caso di Lady, una prodigiosa giumenta telepate (rispondeva alle domande prima che queste venissero poste) che negli anni '50 attrasse l'attenzione di studiosi come l'importante psicologo W. McDougall e J. B. Rhine, fondatore della parapsicologia e allievo di McDougall. Costoro ben conoscevano il lavoro di Pfungst su Hans, ma non erano convinti delle sue conclusioni, e studiarono l'animale con una mente aperta, ovvero con metodi simili a quelli di Pfungst ma in modo meno coscienzioso. Come spesso avviene fu un mago professionista, Milbourne Christopher, a smascherare Lady nel 1970 (Spitz, 1997).

Inoltre, Hans fu il primo animale raziocinante ad essere studiato sperimentalmente, ma l'aneddotica che lo precede è molto folta, soprattutto a partire dal Seicento. Ricordo qui, come esempio, il caso di Keplero, un cane appartenente all'astrofisico W. Huggins (1824-1910) in grado di risolvere problemi estremamente difficili, come estrarre la radice quadrata di un numero. Il cane comunicava abbaiando: se la soluzione del problema era "2", il cane abbaiava due volte. Huggins aveva sostanzialmente già capito tutto: egli non emetteva coscientemente alcun segnale, ma era convinto che il cane riuscisse a capire, osservando il suo volto, quand'era giunto il momento di smettere di abbaiare. Huggins non riuscì però mai a scoprire quali fossero i segnali di cui il cane si serviva.

Bibliografia

  • Pfungst O. (1911). Clever Hans (the horse of Mr. von Osten). New York: Henry Holt and Company.
  • Spitz H. H. (1997). Nonconscious movements. From mystical messages to facilitated communication. Mahwah, New Jersey: Lawrence Erlbaum Associates
Stefano Vezzani Ricercatore di Psicologia presso L'Università di Milano-Bicocca. Si occupa prevalentemente di percezione visiva