Un tranquillo pomeriggio d'autunno... a caccia di reliquie

Gli altri due giovanotti con cui divido l'ufficio all'Istituto di Fisica ormai si sono abituati alle strane telefonate che faccio di tanto in tanto, come quando cercai di noleggiare un elicottero ("economico, mi raccomando") per sorvolare un cerchio nel grano. Ma un giorno ci fu quella che le batté tutte.

"Pronto, parlo con la basilica di Maria Ausiliatrice? Sì, mi passi la sacrestia, grazie. Buongiorno, ho letto che avete una reliquia del legno della Vera Croce; vorrei venire a esaminarla insieme con uno studioso americano".

Avrete già capito che lo "studioso" altri non era se non Joe Nickell, Senior Investigative Fellow dello CSICOP e nostro ospite a Torino, mentre forse non immaginate quello che celava la risposta: "Certo, abbiamo molte reliquie, venite quando volete, anche oggi, va benissimo".
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Stefano Bagnasco video-intervista Joe Nickell nell'elegante Galleria Subalpina a Torino.
Nel piovoso pomeriggio, Nickell e io ci avviammo verso Maria Ausiliatrice. Dopo una breve perlustrazione, localizzammo sulla destra l'ingresso alla cripta. "Molte" reliquie! Un understatement: la cripta trabocca di reliquie di ogni foggia e misura, di tutti i santi possibili e immaginabili, oltre a un buon numero di beati, venerabili e altri personaggi minori.

Particolarmente curiosa è la teca custodita nella cripta di Maria Ausiliatrice contenente la "reliquia del giorno". Quotidianamente il contenuto della teca viene cambiato, esponendo reliquie del santo venerato in quel giorno.

La cripta è visitabile a Torino in via Maria Ausiliatrice 32 tutti i giorni dalle 6 alle 12 e dalle 14.30 alle 19 (informazioni allo 011-5224253).

Nickell era entusiasta. Approdato in Italia per raccogliere materiale per scrivere un libro sulle reliquie, aveva a sua disposizione una collezione incredibile: file su file di teschi, tibie, femori, denti, cilici, cingoli, indefinibili pezzi di stoffa, frammenti irriconoscibili, ognuno accuratamente catalogato e accompagnato da un piccolo cartiglio riportante, in latino, il nome del Santo.

La vecchina che montava la guardia all'ingresso ci rivelò orgogliosamente che la cripta ospita più di cinquemila reliquie, più altre immagazzinate da qualche parte, in attesa di essere riordinate ed esposte nelle cappelle laterali. Una di queste da lontano ci sembrò decorata piuttosto pacchianamente, con centinaia di pezzetti di vetro incastonati nell'intonaco; a un esame ravvicinato si rivelò letteralmente rivestita di teche in miniatura, ognuna contenente un minuscolo frammento d'osso dotato, beninteso, del regolamentare cartiglio in latino.

La reliquia più importante, il frammento del legno della Vera Croce scopo della nostra visita, fa bella mostra di sé al posto d'onore nell'abside, in una teca che divide con un flacone contenente alcune gocce del sangue di Cristo. Ottenuto il permesso delle autorità, nella persona della vecchina all'ingresso, procedemmo a fotografare le reliquie, la cripta e... Nickell che fotografava le reliquie. Ma le sorprese non erano ancora finite.

Una lapide alla base delle scale, integrata con le informazioni della vecchina, ci rese edotti circa l'esistenza di una figura che ci era ancora sconosciuta: l'Appassionato Collezionista di Reliquie. Questa gigantesca collezione di ossa venerabili apparteneva, infatti, a un privato, che l'aveva raccolta nel corso della sua vita e lasciata in eredità alla basilica intorno al 1920. Non riuscivo a immaginare a cosa potesse assomigliare la casa di questo insolito personaggio, o come avesse fatto a convincere sua moglie ad accettare questa sua piccola, innocua mania... magari aveva riconvertito in cripta l'infernotto sotto la cantina. La collezione è talmente vasta da includere tutti i santi del calendario (e molti altri... trascorsi alcuni minuti spensierati e francamente un po' irrispettosi a cercare il santo col nome più improbabile, fermandomi infine soddisfatto davanti alla falange di San Gingulfo); per facilitare il pellegrino disorientato, in una specie di bacheca d'onore vicino all'ingresso viene esposta, ogni mattina, la Reliquia del Giorno.

Nickell, solitamente loquace, a questo punto rimase senza parole e decise di farmi lavorare un po'. Ci spostammo nella parte della cripta che ospita, insieme ad alcune brutte tele ottocentesche, le reliquie dei santi più antichi di Torino, San Massimo e i martiri della Legione Tebana, dove passammo una buona mezz'ora a tradurre dal latino all'inglese le vicende dei primi cristiani piemontesi e a trascrivere le lapidi sul taccuino, per sicurezza.

Dopo aver tradotto (e accuratamente trascritto) anche l'interminabile iscrizione che indica il posto dove a Don Bosco, in sogno, la Madonna ordinò di costruire la basilica, Nickell si dichiarò soddisfatto.

Ci avviammo all'uscita, non senza aver cerimoniosamente ringraziato, in due lingue, la gentilissima vecchina dell'ingresso. Fuori era ormai buio e pioveva: la videointervista che avremmo dovuto registrare non si poteva certo fare all'aperto come avremmo voluto. Ripiegammo sul torinesissimo "salotto" della Galleria Subalpina, tra i libri di Gilibert e le caramelle di Baratti, ma con sempre in mente le cinquemila ossa di santi esposte sotto la chiesa di Maria Ausiliatrice. Torino avrà anche la fama di città funerea e vagamente iettatoria, ma certo che qualche volta se la va proprio a cercare.

tratto da VS n19