Messaggi dall'aldilà

Il contatto con i defunti tramite la scrittura medianica: un'analisi testuale e stilistica dei messaggi ricevuti

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  • 16-11-2006
  • di Nicola Ferrari
Eravamo davanti all’ascensore e stavamo parlando del seminario appena concluso e di qualche nuova iniziativa. (...) Avevo giusto cominciato a parlare quando tra l’ascensore e la schiena del pastore apparve all’improvviso una donna. Rimasi a bocca aperta. La donna era sospesa in aria, semitrasparente, e mi sorrideva come se ci conoscessimo. “Buon Dio, chi è quella?” chiesi con voce strana. (...) “Dottoressa Ross, dovevo tornare” disse. “Le dispiace se andiamo nel suo ufficio? Mi bastano pochi minuti.” (...) Ero in preda a un episodio psicotico? Ero molto stressata, è vero, ma di certo non abbastanza da vedere fantasmi, soprattutto fantasmi che si fermavano fuori del mio ufficio, ne aprivano la porta e mi facevano entrare per prima, quasi fossi io il visitatore. (...) Non appena la porta si fu richiusa riconobbi il visitatore. “Signora Schwartz!”

Che cosa mai stavo dicendo? La signora Schwartz era morta dieci mesi prima. Ed era stata cremata. (...) Decisi di ottenere una prova che lei si trovava davvero lì, dandole una penna e un foglio di carta e chiedendole di scrivere una breve nota per il reverendo. Lei scribacchiò un rapido ringraziamento. “È soddisfatta adesso?” chiese poi. (...) Un istante dopo la signora Schwartz svanì. La cercai da ogni parte ma non trovai niente, quindi corsi di nuovo nel mio ufficio ed esaminai il suo appunto, toccando con la carta e analizzando la grafia. Poi mi fermai. Perché dubitarne? Perché continuare ad interrogarsi?»[1]
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Testimonianze di questo tipo si trovano ormai in centinaia di libri, ma questa ha una dimensione del tutto particolare: l’autrice, Elisabeth Kubler-Ross, psichiatra di fama mondiale, recentemente deceduta, è considerata la più importante e significativa studiosa delle dinamiche emotive e psicologiche legate alla malattia terminale e al lutto. Il suo famosissimo testo La morte e il morire è un passaggio obbligato per chiunque, a qualsiasi livello, voglia iniziare l’approfondimento della fase ultima della vita. Citata ovunque, popolarissima nel settore della “tanatologia”, considerata appunto la capostipite di un approccio scientifico e al contempo di intensa empatia al problema, la Kubler-Ross si interessò sempre più alle esperienze di pre-morte, al contatto con l’aldilà e al rapporto con i defunti secondo un approccio che miscelava elementi delle grandi tradizioni monoteiste con altri più legati a filosofie orientali. La citazione di cui sopra è tratta dal suo ultimo lavoro, un’autobiografia che ripercorre una vita intera a contatto con malati terminali, persone in lutto e defunti.

Un’interessantissima forma di regola non scritta (o rimozione?) comune a tutti gli studiosi e gli esperti del settore ha però completamente cancellato da ogni libro, ogni convegno, ogni percorso formativo che prevede, in maniera praticamente obbligata, la citazione dei suoi studi, circa trent’anni di interessi, ricerche e contatti che la Kubler-Ross asserisce di aver vissuto accanto a defunti, tramite esperienze medianiche e visioni (tra cui Gesù) [2].

Perché questo incredibile silenzio e oblio?

Da dove nasce questo grave errore metodologico e scientifico che cancella ed elimina dalla memoria una parte così ampia e significativa della vita e degli studi di una ricercatrice di indubbia capacità e talento nella relazione d’aiuto?

Io credo che sia una sorta di enorme imbarazzo: l’impossibilità di conciliare il rigore scientifico e la forte carica partecipativa con la presenza di visioni, spiriti, defunti che scrivono su pezzi di carta. Come se queste due esperienze, non importa se entrambe condivisibili o meno, non potessero fornire elementi per ulteriori approfondimenti l’una all’altra.

Se riusciamo ad avvicinarci a questi fenomeni “altri” con una mentalità priva di pregiudizi, è possibile capire qualcosa in più. Se si riesce, in altre parole, a mettere anche solo provvisoriamente in secondo piano la questione della verità/illusione di questi messaggi e contatti con l’aldilà, forse è possibile scoprire nuovi aspetti. La Verità da svelare, l’inganno da scoprire possono restare in ombra, comunque presenti in ognuno di noi ma meno significativi se lo scopo è cogliere il maggior numero di dati possibili da queste manifestazioni, senza l’inevitabile restringimento della prospettiva che procura il preconcetto.

I defunti ci scrivono: un’esperienza indicativa

Ho cercato allora, tentando di mantenere fede a questi buoni propositi, di conoscere a fondo un’esperienza di contatto con i defunti, analizzando nello specifico i messaggi a loro attribuiti, scritti tramite la metodologia del piattino che si muove tra la classica serie di lettere disposte in cerchio su un tavolo. Il contatto a cui ho partecipato si inserisce all’interno di una modalità di rapporto con i defunti che, tra le numerose del genere, è particolarmente famosa in Italia e con numerosi elementi interessanti: si protrae ininterrottamente dal 1976, ha coinvolto qualche centinaio di persone con continue richieste, si presenta con caratteristiche di assoluta gratuità, umiltà e rispetto dei presenti che partecipano. Non vengono mai chiesti soldi né altra forma di compenso, è sempre realizzata nel silenzio, evitando forme di pubblicità gratuite, viene gestita da due signore estremamente rispettose di tutte le persone che si avvicinano e disposte, ad esempio, a non entrare in contatto con il defunto se qualcuno dei presenti non si sente a suo agio.
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La stessa esperienza, alla quale ho direttamente partecipato, viene svolta con notevole tranquillità: tutto è molto “solare”, semplice, sereno. Nessun buio, nessuna scenografia, nessun mistero. Ci si siede intorno a un tavolo, spesso in cucina, alla luce, chiacchierando e conversando normalmente e poi, quando si decide, vengono presi un piattino e le lettere scritte su un cartoncino: le due signore appoggiano le dita, il piattino si muove velocemente, e così si formano frasi intere a risposta di domande esplicitamente dette dai vari presenti, o, come si sostiene, anche solo pensate.

Il fatto che ha dato origine a tutto, come accade spessissimo in queste occasioni, è stato il decesso di un familiare, in questo caso il figlio della signora più anziana. A lei poi si è aggiunta una partner, ormai insostituibile nella realizzazione di ogni contatto [3].

I messaggi dei defunti

Oltre alla testimonianza diretta, ho avuto poi modo di leggere decine e decine dei messaggi scritti che, nel corso degli anni, sono stati scrupolosamente copiati e conservati, con indicato, oltre naturalmente al testo, la data e il luogo dell’incontro, i partecipanti, le loro domande. L’analisi di questi numerosissimi scritti ha evidenziato alcuni aspetti comuni, un filo rosso che, nell’apparente originalità e specificità di ogni singolo messaggio (perché destinati di volta in volta a due-tre persone spesso in lutto, presenti alla seduta), in realtà evidenziano struttura, stile e contenuti molto simili tra loro.

Nello specifico:

Lunghezza - ogni testo, scritto in tempo reale al computer sotto dettatura, varia da un minimo di una pagina e mezza a due (le variazioni più significative di lunghezza sono da riferirsi al differente carattere usato, all’impostazione della pagina sullo schermo, all’interlinea). Il numero totale di battute non varia, da testo a testo, più del 10-15 per cento.

Struttura - esiste una costruzione-tipo che caratterizza i vari contatti, suddivisibile in tre parti molto distinte e identificabili da loro:

1) riflessioni teologico-didattiche: si introduce e chiarisce l’ambito culturale in cui avverrà l’incontro.

«Nel nome di Dio sono presente su di voi e le benedizioni altissime per tutti invoco. Il mio amore purificato vi sorregge e vi comprende: nel cuore dell’anima mia c’è posto per ogni vostro problema. Piccole avversità amplificano il loro potere negli spiriti vostri poiché scarsa è la fede che vi anima e poca nella confidenza del Dio d’amore che tutti vede, comprende e mette sotto la protezione della Vergine, Madre di tutte le madri. Apritevi alla confidenza nella Misericordia. Cristo è venuto tra gli uomini non per un periodo breve e circostanziato; è disceso dall’eternità per condividere ogni umana passione, ogni tormento e perfino la morte fisica per redimerla e poter dimostrare la sua situazione di transito e di non fine. Morte e resurrezione si annullano e aprono a ognuno le porte dell’eternità gloriosa».

2) Si entra nello specifico delle singole situazioni di ogni incontro tramite consigli pratici, risposte circostanziate, analisi psicologiche.

«Sì, Claudia, sono nonna Clelia e sono tanto felice perché un nuovo nipote sta bussando alle porte del mondo terreno del tuo sposo e della tua famiglia che vi amano e anche per te, putina, arriveranno notti insonni, giorni di felicità e nuovi pensieri da elaborare».

«Amici, non è una fregatura affidarsi alla misericordia».

«Gli eventi possono essere tragici, felici, comunque sempre nuovi, ma da come si affrontano si riconosce la volontà personalmente messa in opera. Nel dolore spesso, nella malattia, nei dispiaceri si profila la propria maturazione e l’indole ne esce fortificata».

«Lo cerchi quel bene, ogni tanto perdi la strada ma l’indole tua ne soffre e cerca la rettitudine e la pace».

«Il tuo bisogno di aiutare è sempre palese, talvolta pericoloso. L’aiuto che puoi dare all’amica tua è darle l’esempio di una fermezza adamantina: quando si prendono impegni superiori alle proprie forze, bisogna avere l’umiltà di chiedere appoggi superiori e sapersi affidare alla provvidenza».

3) Si forniscono chiavi di lettura del qui e ora, modelli interpretativi non solo di ciò che è accaduto (malattia, morte o anche nascita, successi personali...) ma di quello che la persona in lutto sta vivendo nel tempo presente.

«Non credete alle previsioni, la vita si vive ogni giorno e ogni giorno offre la possibilità di riscatto ed elevazione. Restare succubi di paure non è da anime forti. Chiedete la forza di cambiare ogni evento funesto, la possibilità di accettare ciò che non dipende da voi cambiare. L’illuminazione di capirne la differenza».

«Sorrido alle interpretazioni oniriche. I vostri sono presentimenti d’amore, sensazioni che si profilano nel subconscio servendosi, talvolta, di telepatici ausilii. Ma non lasciatevi tentare dal credere a sogni premonitori».

Contenuti - si ritrovano alcuni contenuti sempre presenti, in maniera più o meno approfondita, nei vari testi:

1) l’apertura al futuro, la speranza: «E tu pure, Luca, sta’ sereno, già te lo disse tuo padre; le vostre serene chiacchierate continueranno come quando, ancora ragazzo, ti confidavi a lui per avere sostegno e guida. Ora più che mai, e anche nel futuro, egli è sostegno e guida per te, che tante preoccupazioni devi e ti sei dovuto accollare. Io ti sono amico, egli ti è padre e il Padre più grande, fautore di ogni cosa buona, permette che gli spiriti si incontrino in comunione d’amore quando gli intenti sono buoni e la volontà pura».

2) l’incoraggiamento: «Ti abbraccio mamma, abbraccio papà, sostengo la sua valida umanità, sorreggo la sua debolezza. Ti abbraccio forte mamma bella. Ti sorrido, ti conforto. Mamma bellissima e luminosa, coi baci asciugo le tue ansie».

3) gli ammonimenti, i “rimproveri”: «Tu sai che ti ho sempre amato e rispettato, ma non nascondere la tua debolezza dietro scuse che danneggiano te stesso e gli altri, guarda la realtà in faccia, supera le debolezze dannose, i rancori ingiustificati e pensa che hai accanto a te lo spirito di un figlio che potrà darti solo certezze».

4) la conferma che lo spirito sta bene: «Io sono e resto il vostro Emiliano. Non sono cambiato, sono maturato nel tempo senza tempo, ho preso coscienza di me stesso e delle possibilità che travalicano l’umano esistere».

Religione - l’ambito religioso al quale fanno riferimento tutti i testi scritti provenienti dall’aldilà è marcatamente ed esplicitamente cattolico: giudizio finale come autogiudizio, indissolubilità dei sacramenti, primato del Papa, Maria madre della chiesa, il divenire della vita anche dopo la morte, l’importanza delle opere e delle fede...

«Il distacco da chi si ama sembra insopportabile ma solo per chi non ha la fiducia nella comunione delle anime».

«Ha condiviso i dolori del parto come vergine Madre, ha condiviso di dividere il suo Figlio con l’umanità intera donandoLo e donandosi».

«La presa di conoscenza di sé stesso sarà un incontro con le sue responsabilità e meriti. Finite le sofferenze terrene che hanno segnato gli anni della sua maturità fisica, ora prenderà coscienza dei suoi meriti».

«Quando avrò imparato a comprendere il dolore causato dal male e renderlo arma di benedizione per riscattarlo sarò in grado di condividerlo senza rimanerne scalfito».

«La Quaresima cristiana avvicina l’uomo a Dio. Cristo ha condiviso la penitenza. I suoi quaranta giorni nel deserto hanno dimostrato come senza penitenza l’uomo non può maturare se stesso. Cristo ha vinto le tentazioni del maligno, ha dimostrato così che si può vincere ogni tentazione. I sacramenti dunque non sono regole da sottovalutare».

Caratteristiche dello spirito-guida - il defunto, figlio di una delle due signore, che funge da spirito-guida per entrare in contatto con altri spiriti o comunque inviare loro notizie ai cari in vita, si presenta dotato di una serie di elementi distintivi molto positivi:

1) mentalità aperta ed estremamente tollerante: «l’incredulità non è peccato, spesso apre strade infinite, orizzonti che si perdono per ritrovare strade miracolose di luce».

«Utili restano i comprensibili dubbi che potranno essere dissipati solo dalle parole materializzate nella luce di verità trascendente».

«Non dipende da me forzare una volontà che sta raggiungendo la conoscenza e la pace dell’anima».

«Essere spirituali non vuol dire rinnegare il proprio corpo, il corpo è sede dello spirito, meritevole di ogni riconoscimento, di ogni dignità».

2) bontà: «Ciao Nicola, novello papà... al fratello in Dio Nicola, ripeto la mia stima e la benedizione sulla famiglia che tanto sta nel suo cuore».

3) capacità di analisi psicologiche: «Vorrei che ogni spirito tormentato mettesse se stesso al cospetto delle proprie possibilità. Vorrei che potesse, chi non si sente padrone di se stesso, mettere a nudo il suo orgoglio. L’orgoglio si veste spesso di mentite spoglie, trae in inganno chi vorrebbe trarre in inganno gli altri. Non si può evadere dal proprio io, si può soltanto mettersi in ascolto umile delle sue richieste. Ovunque si cerchi la verità non si può trovare perché ha sede in sé stessi; evadere vuol dire soltanto cercare alibi per non incontrare sé stessi. E non abbiate paura di incontrare il vostro io: ognuno può migliorarlo, dominarlo e trovare la sua serenità nel riconoscerlo».

«L’intimo suo è pulito, le sue intenzioni si fermano all’immediato perché non ha imparato a guardare in ampia visuale. Gli occhi dell’anima hanno la capacità di penetrare l’infinito ma bisogna adeguarsi alla luce sfolgorante a poco a poco per non restarne abbagliati. Carlotta, nutri il tuo fisico con sana caparbietà...»

4) fornisce consigli pratici: «Non vi dico: ora asciugate le lacrime di una madre disperata. Vi dico: lasciatele sgorgare e laveranno la rabbia, purificheranno i sentimenti, saranno la via per trovare la pace, la consolazione e il senso dell’accettazione che darà frutti benefici».

«Se rileggete troverete, come sempre, esaurienti risposte. Riposate».

«Abbandona ogni supporto fisico: la chimica non ti può aiutare se lo spirito tuo si ostina a rinchiudersi su se stesso».

«Apriti alla gioiosa speranza, apprezza ciò che di buono c’è nel tuo nucleo. Trova infine nei tuoi cari e nel loro amore la forza...»

«Ti raccomando di restare padrona delle tue emozioni».

5) dimostra comprensione e vicinanza ai nostri problemi terreni: «Voi vi dibattete in mille occupazioni quotidiane, impegni reali o fatti necessari dall’errato comportamento dell’umanità intera. Difficile togliersi di dosso gli impegni inutili eppur necessari in un vivere quotidiano».

«Sapete che apprezzo ancora il sapore dolce del gelato? Ogni ricordo è un simbolo ma io gioisco delle vostre piccole cose».

Analisi dello stile - questi messaggi evidenziano una costruzione sintattica delle frasi certamente elaborata, anche se non particolarmente complessa. Si denota una buona padronanza della lingua italiana: ricchezza di termini in generale e di aggettivi in particolare, conoscenza della punteggiatura, dei modi verbali... Praticamente mai si trovano errori rileggendo per intero le trascrizioni di questi messaggi: solo raramente è possibile trovare qualche parola di dubbia interpretazione (es: “rilevare” al posto di “rivelare”) che si può giustificare più in un errore di battitura/trascrizione che in altro.

Si evidenziano inoltre alcune forme arcaiche, tendenzialmente retoriche, che fanno pensare a volte a un tipo di scrittura di alcuni decenni fa, pur senza avere una connotazione estremamente specifica (es: «sento la sublime fede tua materna affidarsi all’infinito e io rassicuro tutti nel suo nome purificato, oppure non resti l’anima tua offesa da ciò che quaggiù ognun di noi ritiene empio»).

Nel complesso, tutti i messaggi sono sempre facilmente comprensibili sia nei concetti e pensieri che esprimono che in singoli passaggi o riferimenti più specifici; dove si presentano parole o idee meno immediate, sempre seguono due-tre frasi di spiegazione, a conferma dell’impostazione “didattica” che attraversa tutti questi testi.

La scrittura, nel suo complesso, ha quindi tutte le caratteristiche per essere comprensibile a chi possiede un livello culturale medio, nella norma, cioè alla quasi totalità delle persone.

Quindi?

Il linguaggio agisce come filtro di questa esperienza: è tramite esso, e non altro, che si arrivano a cogliere le caratteristiche complessiva del fenomeno in oggetto. È evidente che sono presenti molti aspetti che concorrono a creare una situazione che ha molti aspetti favorevoli e stimolanti per chi partecipa agli incontri:

- la facile comprensibilità dei testi, e quindi dei messaggi che i defunti ci inviano;

- la loro riconoscibilità, se letti cronologicamente, proprio grazie a tutti quegli elementi sopra citati che permettono di identificare facilmente ogni messaggio e quindi favoriscono una familiarità con lo stesso;

- la specificità delle risposte che, sempre, contengono passaggi con precise indicazioni, molto personalizzate, riguardanti il rapporto privato tra defunto-persona in lutto.

Altri dati poi concorrono a creare una situazione globale che facilita la continua richiesta di contatti delle persone in lutto (anche se spesso all’inizio sono titubanti, quasi sempre poi restano molto soddisfatte e continuano nell’esperienza): l’assenza di richieste di denaro, la semplicità e naturalezza con cui avvengono questi contatti, l’umiltà e sincera disponibilità delle due signore che gestiscono il tutto, la totale mancanza di gesti/parole/oggetti/elementi scenografici che evocano spiriti maligni, tenebre, violenza e senso del pericolo in genere.

Altrettanto visibili, però, sono i rischi che possono incombere in chi usufruisce di questo servizio:

- la dipendenza dai messaggi: si attendono i testi da leggere come fossero veri e propri decaloghi etici e comportamentali da utilizzare nella vita quotidiana. Il giudizio dei defunti su chi resta, le indicazioni su cosa fare e come interpretare le vicende terrene assumono connotazioni intensamente prescrittive;

- diminuisce il senso critico nell’affrontare le situazioni più complesse di ogni giorno (quelle che sono poi maggiormente oggetto d’indagine durante i contatti) e la capacità di autogiudizio/autocoscienza;

- aumenta via via l’interesse per l’aldilà, con tendenza, in vari casi segnalate dalle stesse medium, di perdita di controllo (crescono le richieste di contatti, si cercano ulteriori modi di comunicazioni, si prova individualmente...).

Non si possono evitare di considerare poi tutte le numerosissime conseguenze che questa modalità di rapporto ha sull’elaborazione personale del lutto e sulla relazione con il proprio caro deceduto. Volutamente non è stata approfondita la questione (assolutamente importante!) perché merita un’analisi particolareggiata a parte e non è questa l’oggetto del presente studio ma non si può almeno non sottolineare che:

- la ricchezza e la vastità del lascito umano che i nostri cari deceduti hanno lasciato in noi, non è assolutamente paragonabile con i suggerimenti e le indicazioni che si ritrovano nei messaggi. L’eredità d’affetti, i ricordi delle esperienze vissute insieme e tutti gli oggetti e i beni concreti dei nostri morti ci parlano in una maniera così ricca e variegata da non trovare niente, in quest’altra dimensione, di neppure lontanamente equiparabile.

La possibilità di far continuare a vivere chi non c’è più, dentro sé stessi e/o all’esterno, proseguendo la sua “opera”, rende la vita terrena ancora ricca di possibili azioni, di “cose da fare”, di scelte da compiere, di servizi da proseguire. Questi messaggi dei defunti non aggiungono altro, non hanno niente di più da dire e da dare di ciò che già, se lo vogliamo, possiamo capire e fare.

Nell’apparente unicità, originalità e trasparenza, i testi dei defunti in realtà rallentano, a volte letteralmente impediscono, la presa di contatto con la realtà: l’assenza lasciata da chi abbiamo perduto.

Il suo lascito.

Il nostro legame.

Nicola Ferrari
Pedagogista, formatore
Associazione Maria Bianchi


Note


1) Elisabeth Kubler-Ross (1992), La morte e il morire, Assisi: Cittadella Editrice, pp. 187-189.
2) Ibidem, p. 263.
3) Era la primavera del 1976 quando mi avvicinai a questo tipo di esperienza; stavo attraversando, ormai da anni, un periodo di grandi sofferenze e difficoltà psicofisiche. Anch’io cercavo aiuto. Mi sentivo in lutto perché mi pareva che la mia anima stesse morendo e nessuna medicina ufficiale, nessuna scienza ufficiale era riuscita ad aiutarmi. Trovai aiuto e conforto in questo tipo di esperienza praticata allora da due coniugi che avevano perso un figlio di sedici anni. Ora, dopo la morte del marito, io faccio da partner alla signora diventata mia amica e insieme riusciamo ad aiutare tante persone in difficoltà o in lutto per la perdita di persone care. Si rivolgono a noi su indicazione di altre persone che ci hanno contattato precedentemente, anche se nel pudore e nel timore di essere tacciate per visionarie eravamo sempre rimaste nel silenzio e nell’anonimato. La mia amica non possiede facoltà medianiche, ma è riuscita a mettersi in contatto con il figlio per mezzo di una strada d’amore e di luce, definita così dal figlio stesso. È più giusto dire che il figlio ha cercato il contatto dicendo che la sua è una missione per “libera, accettata scelta”. Il nostro sistema è quello del tabellone con impresse le lettere dell’alfabeto e di un piattino che scorre su queste lettere formulando le parole. Il ragazzo è il nostro spirito guida. Di solito queste sedute avvengono di sera, quando si è meno presi dagli impegni quotidiani. Non ci serviamo di alcun tipo di rituale e non durano più di 40-50 minuti. Raramente sono durate un’ora. Noi appoggiamo un dito sul piattino, dopo un attimo di concentrazione e il piattino parte guidandoci sulle lettere, rispondendo così alle domande precedentemente formulate dalle persone presenti. Spesso sono domande mentali e spesso il piattino si interrompe come ad ascoltare domande o dubbi che sopraggiungono. Non sempre le persone che ci contattano sono in lutto; spesso cercano aiuti spirituali e consigli nelle difficoltà, specialmente i giovani. Raramente sono animate solo da curiosità e se questo è avvenuto il nostro spirito guida le ha “smascherate”. Nessuna persona è stata delusa. Le persone in lutto hanno trovato sempre conforto e anche serenità talvolta, nella consapevolezza che il loro defunto non era realmente perduto. Si era spogliato della materia, ma il suo corpo spirituale viveva più che mai ed era entrato in una dimensione dove non esistevano più il dolore, la sofferenza, la morte. Se è il defunto a comunicare con parole materializzate non sorge alcun dubbio sull’autenticità dei messaggi perché egli mantiene la sua personalità e lo dimostra con espressioni o modi di dire che appartenevano solo a lui. Tuttavia non c’è staticità nell’aldilà, c’è movimento, evoluzione, crescita, vita. I genitori disperati per la morte di un figlio, sono quelli che trovano maggior conforto. Riconoscono i figli e traggono conforto dal fatto di sentirli felici nella nuova vita. L’unico rammarico che hanno è quello di aver causato tanto dolore ai loro cari, ma considerano un grande privilegio la loro dipartita prematura. Saranno pienamente felici solo quando vedranno i loro genitori sereni. Corredo questo mio testo con alcuni messaggi di date diverse, ma aggiungo una mia riflessione: ho avuto difficoltà a scrivere quello che ho scritto, nel modo in cui l’ho scritto, perché per quanto mi sia sforzata, non sono riuscita a metterlo nella sua vera luce. È una cosa così grande e così al di sopra che solo il parlarne è come banalizzarla. Solo i messaggi stessi possono darci un’idea del loro vero valore.

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