Margherita Hack nei ricordi di chi l'ha conosciuta

Novantanove anni dalla nascita della grande astrofisica

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Il 12 giugno ricorre l'anniversario della nascita di Margherita Hack, tra i soci fondatori del CICAP. Una figura indimenticabile, oltre che per i contributi scientifici, per il suo grande impegno per la libertà della scienza, delle donne e della laicità dello Stato.
Prima donna a dirigere un osservatorio, quello di Trieste, Margherita Hack è stata l'astrofisica italiana più conosciuta dal pubblico. Con la sua grande capacità di comunicare ha portato la scienza a casa di tutti, scrivendo libri di astrofisica che sono un esempio di come si possa fare divulgazione di argomenti complessi rendendoli semplici. La sua franchezza nell'esprimersi l’ha resa un modello anche al di fuori del mondo della ricerca.
Affidiamo il ricordo di Margherita Hack a chi l'ha conosciuta bene, come il giornalista scientifico e socio emerito CICAP Fabio Pagan e Steno Ferluga, astrofisico, docente di Fisica all'Università di Trieste, primo presidente del CICAP.

“Nella prima riunione, quando ancora non era formalizzato il CICAP, non c'era Margherita ma suo marito Aldo. Erano inseparabili. È stato lui, grandissimo intellettuale, a coinvolgere Margherita nel CICAP , di cui è stata garante scientifico per tutta la vita: il suo nome era sinonimo lotta alle pseudoscienze e scetticismo. Aveva una passione per la politica: era una comunista di vecchio stile. Suo padre era un filosofo che seguiva le dottrine teosofiche, ma lei sin da piccola, in aperto contrasto, abbracciò il mondo scientifico. Margherita sapeva rendere semplici le cose. Mi diceva: “la scienza è bella perché, come nello sport, vince il più forte”. È stata una grande divulgatrice perché lo faceva per vocazione. Piaceva alla gente perché arrivava al loro cuore proprio attraverso la semplicità. Una cosa di lei cui si dà poco risalto è la sua immensa generosità. Generosità totale nei riguardi delle persone. I soldi dello stipendio e dei diritti dei libri li dava a chi ne aveva bisogno: per sé non spendeva niente. Non le interessavano i beni materiali. Girava in bicicletta quando ancora non esistevano le piste ciclabili ed era una convinta ambientalista da sempre. Era una grandissima amica di mia moglie, perché condivideva con lei la passione per gli animali: aveva oltre venti gatti. Mia moglie morì una settimana prima di lei. E lei mi chiese: “Vuoi che ti aiuti con i gatti?”. Margherita e suo marito Aldo sono stati nostri grandi amici di una vita. Durante il mio periodo di dottorato mi disse di studiare una stella peculiare. Le osservazioni fatte con i modelli sono state confermate dopo trent’anni con l'osservazione dei moderni telescopi. Questi sono i ricordi che porterò con me per sempre”.
(Steno Ferluga)

“È stata anche e soprattutto una scienziata immersa nella società. Margherita approfittava dei suoi interventi pubblici per riaffermare una visione laica della vita, per sostenere i valori etici e civili in cui credeva fortemente. A volte è stata anche criticata e snobbata dai colleghi scienziati proprio per questo suo modo di raccontarsi, per questa sua anima al tempo stesso nazionalpopolare e militante. E spesso dietro alle critiche si nascondeva l’invidia per la sua popolarità, o l’ostilità nei confronti delle sue posizioni etiche e politiche. Quello di cui i suoi detrattori non si rendevano conto era di quanto l'astronomia italiana sia debitrice a Margherita Hack in termini di interesse popolare nei confronti delle scienze del cielo”.
(Dalla postfazione al libro “Io penso che domani. Il racconto di una testimone del Novecento” (Scienza Express Edizioni) di Margherita Hack con Serena Gradari e Fabio Pagan)

“Il giorno del suo novantesimo compleanno, il 12 giugno del 2012, si era assoggettata – lei che non amava le celebrazioni ufficiali – a una breve e affettuosa cerimonia di auguri organizzata nella Prefettura di Trieste alla presenza delle autorità cittadine, oltre ad amici e colleghi. Il prefetto, a nome del presidente Napolitano, le aveva consegnato la pergamena con il titolo di Cavaliere di Gran Croce, massima onorificenza della Repubblica. A dicembre di quell’anno, nuovo ricovero in ospedale per gravi complicanze cardiache. Dopo cinque giorni era a casa. Aveva deciso di evitare di operarsi per sostituire due valvole cardiache, l’intervento era a forte rischio e avrebbe richiesto comunque una lunga degenza post-operatoria. Negli ultimi mesi parlava con serenità della vita e della morte. Aveva fatto suo il detto di Epicuro: “Quando ci siamo noi, la morte non c’è. E quando la morte arriva, non ci siamo più noi”. L’angosciava semmai il pensiero di lasciar solo Aldo, il compagno di tutta la vita, da tempo immerso nel limbo dell’Alzheimer”.
(Dallo speciale di Rai Radio 3 dedicato a Margherita Hack, con Fabio Pagan)

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