Strane presenze a Genova?

Gentile Polidoro,
le invio, in pdf, una pagina del Secolo XIX.
A presto e buon lavoro

Ferdinando


Risponde Silvano Fuso.

Caro Ferdinando,

La ringrazio per la segnalazione e volentieri Le rispondo, visto che i fatti illustrati nell'articolo riguardano proprio Genova, che è la mia città . L'articolo fa riferimento all'intervento del sensitivo Umberto Di Grazia nella realizzazione di un programma TV sui misteri. Di Grazia, grazie alla sua sensitività , avrebbe individuato strane presenze in due edifici genovesi (Torre Cambiaso di Pegli e Palazzo Ducale) e tali presenze sarebbero state confermate da analisi strumentali effettuate con termocamere a raggi infrarossi. Nell'articolo è anche riportata una fotografia ottenuta con tale tecnica in cui si individuerebbe una figura di donna.

Umberto Di Grazia non è nuovo a simili imprese. Purtroppo per lui però, e nonostante quello che lui sostiene, non è mai riuscito a dimostrare di possedere veramente la sensitività che tanto decanta (si veda: M. Polidoro, L'illusione del paranormale, capitolo 5).

Riguardo alle fotografie infrarosse, esse rilevano semplicemente differenze di temperatura che possono essere dovute alle cause più disparate. La fotografia pubblicata nell'articolo rappresenta di fatto una macchia informe e solo un notevole sforzo di fantasia permette di individuare una figura di donna. Si tratta del famoso fenomeno della "pareidolia", ovvero la tendenza da parte della mente umana a individuare figure di senso compiuto in macchie informi (tipico è il riconoscimento di forme di animali nelle nuvole).

Per farsi un'idea della attendibilità scientifica di quanto sostenuto da Di Grazia e collaboratori, basta leggere la sua dichiarazione che chiude l'articolo del Secolo XIX:

"...Del resto è scientificamente calcolato che il cervello umano è in grado di elaborare quattrocento miliardi di informazioni al secondo, ma in media ogni persona ne utilizza solo duemila. Ecco perchè se si sviluppa un certo allenamento e si è predisposti per natura, si può arrivare a "vedere" ciò che gli altri non vedono. Gli indiani non videro le caravelle di Colombo arrivare proprio perchè il loro cervello non poteva in alcun modo immaginare l'esistenza di forme simili".

Si tratta di una trita riproposizione del famoso mito secondo il quale l'uomo utilizzerebbe solo una parte del proprio cervello (si veda il libro Mind Myths: Exploring Popular Assumptions About the Mind and Brain e questo articolo ). Come faccia poi Di Grazia ad affermare che gli indiani non videro le caravelle di Colombo è un vero mistero!

Cordiali saluti.

Silvano Fuso