I maestri dell’inganno (recensione)

di Dennis Mercury<br>Vallardi, 2009<br/>pp. 256, € 16,50

  • In Articoli
  • 12-12-2009
  • di Giorgio Castiglioni
image
Il libro presenta una serie di storie di frodi compiute in vari campi. Ci sono falsari, come Han van Meegeren e Eric Hebborn, che hanno dipinto quadri che tanti critici e acquirenti (musei compresi) hanno preso per originali. C'è chi ha stampato in proprio banconote o francobolli. C'è la truffa del cranio di Piltdown: presentato come il cranio di un progenitore dell'uomo, era stato assemblato con un teschio umano e una mandibola di scimmia nella quale erano stati inseriti denti umani.

Per quanto riguarda l'archeologia, l'autore ricorda le tavole di Sinaia, che si voleva far passare per cronache redatte dai Daci. Prosegue con i guerrieri di terracotta acquistati dal prestigioso Metropolitan Museum of Art di New York che li presentò al pubblico nel 1933. Non tutti furono però convinti che fossero opere etrusche e le analisi chimiche rivelarono che si trattava in effetti di falsi. In tempi più recenti, il Royal Ontario Museum ha esposto la presunta urna funeraria di Giacomo, fratello di Gesù. Il reperto è realmente antico, ma l'iscrizione che la attribuisce a Giacomo è un'aggiunta fraudolenta di questi anni. D'altra parte, anche il solo fatto che un oggetto che avrebbe dovuto avere un tale valore storico fosse stato inviato in "una semplice scatola di cartone protetta unicamente da un leggero foglio di plastica a bolle d'aria" (p. 132) avrebbe dovuto far sorgere più di un dubbio.

La sezione sulle frodi scientifiche comprende Albert Abrams e le sue presunte cure elettromagnetiche, il sudcoreano Hwang Woo-suk e il suo annuncio, che si scoprì presto essere falso, di aver clonato un essere umano, e Paul Kammerer. Kammerer voleva dimostrare l'ereditarietà dei caratteri acquisiti, ma quando si analizzò la colorazione scura sugli arti di un suo esemplare di rospo ostetrico si scoprì che non era il risultato di una presunta trasmissione ereditaria, ma di una fraudolenta iniezione di inchiostro (si è poi discusso se il colpevole dell'imbroglio fosse lo stesso Kammerer o altra persona). Nel libro sono ricordati anche gli esperimenti con i quali lo studioso austriaco intendeva dimostrare che, in virtù della trasmissione alla prole di caratteri acquisiti, nel giro di alcune generazioni si poteva passare da una specie di salamandra ad un'altra affine, ma distinta. Le specie in questione erano Salamandra atra e S. salamandra. Nel libro (p.150) invece di quest'ultima è citata erroneamente un'altra specie, Ambystoma maculatum, chiamata in inglese spotted salamander, nome usato anche per S. salamandra – potrebbe essere stato questo a creare l'equivoco. Le due specie sono molto simili nell'aspetto, ma appartengono a famiglie diverse. Le affermazioni di Kammerer erano comunque infondate, ma non avrebbe certo osato sostenere che un salamandride (come S. atra) potesse trasformarsi in un ambistomide (come A. maculatum), o viceversa, nel giro di qualche generazione.

Altre due parti del libro sono dedicate a falsi letterari (tra i quali i famigerati Protocolli dei Savi di Sion) e a impostori e usurpatori. Il libro manca purtroppo di note e di bibliografia, che sarebbero invece utili al lettore che volesse approfondire la conoscenza dei casi trattati.