Il cosmo e il buondio. Dialogo su astronomia, evoluzione e mito (recensione)

di Andrea Frova<br/>BUR, 2009<br/>pp. 375, € 10,80

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L'ultima fatica editoriale di Andrea Frova, Il cosmo e il buondio. Dialogo su astronomia, evoluzione e mito, è un libro difficilmente definibile. Apparentemente si sviluppa come un romanzo di fantascienza in forma di dialogo, ma in realtà, è un saggio di storia della scienza (in particolare fisica, astronomia ed evoluzionismo) in cui non mancano le riflessioni personali dell'autore su libero pensiero, religione, politica e, in generale, sulle meschinità e gli splendori di cui il genere umano è capace. Il tutto senza peli sulla lingua. Come egli stesso afferma nel frontespizio del libro:

"Privilegio dell'età avanzata è poter raccontare ciò che la vita ci ha fatto comprendere senza dover mentire o rispettare le convenzioni".

Andrea Frova, professore ordinario di Fisica Generale all'Università "La Sapienza" di Roma, con questa sua opera, mostra ancora una volta tutto l'eclettismo di cui è capace e di cui ha già dato prova più volte nel passato. Nella sua carriera scientifica e divulgativa, infatti, si è occupato di innumerevoli tematiche che vanno dalla fisica dello stato solido a Galileo, dalla fisica della vita quotidiana fino alla musica di Johann Sebastian Bach.

Il libro inizia con l'inaugurazione di un sofisticato pendolo di Foucault nella "chiesa di San Roberto Bellarmino" a Roma. Come è noto il pendolo di Foucault è in grado di fornire una dimostrazione tangibile della rotazione terrestre. La sofisticata versione romana è in grado di visualizzare su alcuni display la velocità di rotazione terrestre e, in particolare, eventuali variazioni di questa grandezza. La trionfale inaugurazione viene però presto funestata da un'allarmante scoperta: la velocità di rotazione terrestre comincia progressivamente ad aumentare facendo presagire esiti catastrofici per l'intero pianeta e per il genere umano.

Gli esperti non sanno interpretare il fenomeno e non mancano i soliti operatori dell'occulto che si sbizzarriscono in congetture paranormali e pseudoscientifiche. La situazione è talmente critica che decide di intervenire in prima persona niente meno che il Buondio, altrimenti chiamato Mister O, il quale decide di convocare un consesso scientifico cui vengono invitati scienziati e filosofi di ogni epoca: da Aristotele a Darwin, da Giordano Bruno ad Einstein, da Epicuro ad Edoardo Amaldi, senza escludere numerosi contemporanei, mascherati dietro fantasiosi pseudonimi, ma tutto sommato facilmente riconoscibili.

L'intero libro si sviluppa attraverso il dialogo di queste menti illustri che, impegnate in un celeste dibattito, dicono la loro su svariati argomenti: l'origine e la storia delle varie concezioni astronomiche, la persecuzione di Galileo da parte della Chiesa cattolica, il ruolo sociale delle religioni, la scienza islamica, l'evoluzionismo darwiniano, le correnti antidarwiniane e tutta una serie di altre tematiche che è impossibile riassumere in poche righe.

Non racconterò ovviamente quale sarà l'epilogo di tutta la vicenda, sperando di indurre in tal modo i lettori a leggere questo avvincente e piacevolissimo libro. Il cosmo e il buondio intriga infatti come un romanzo giallo, ma al tempo stesso, ha un'innegabile funzione didattica ed educativa. Io stesso leggendolo vi ho imparato un sacco di cose. E imparare divertendosi è quanto di meglio si possa richiedere alla buona divulgazione scientifica di cui il libro di Frova è un ammirevole esempio. Molta divulgazione (o meglio pseudo-divulgazione) contemporanea utilizza invece sensazionalismi e affermazioni roboanti, prive di fondamento, con la scusa della necessità di attrarre l'attenzione dei lettori (e soprattutto dei telespettatori). Frova mostra chiaramente come sia possibile coinvolgere emotivamente il lettore utilizzando sì la fantasia, per mantenere però i piedi ben saldi per terra, difendere la razionalità contro l'oscurantismo dilagante, il tutto accompagnato da un sano pessimismo nei confronti delle reali capacità del genere umano di affrancarsi dai propri pregiudizi e dalle proprie debolezze. Pessimismo inevitabile se si valutano obiettivamente le meschinità di cui l'uomo è stato capace nella sua storia (e di cui continua a dare purtroppo dimostrazione) e solo in parte confortato dall'ottimismo derivante dalla constatazione delle meraviglie che la mente umana è stata in grado di partorire quanto è riuscita, sia pur raramente, a liberarsi dalle idee preconcette e dalle ideologie di cui troppo spesso è schiava inconsapevole.