Fiori di Bach: il placebo ideale

La corrispondenza tra un fiore ed un determinato stato dÂ’animo non è mai stata dimostrata

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  • 04-05-2010
  • di Salvo Di Grazia
La medicina, come tutte le scienze, accetta le nuove scoperte e fa della continua ricerca il motivo stesso della propria esistenza. Non è escluso che quello che oggi ci appare inconsueto o non evidente un giorno sarà motivo di cura o di progresso. Le medicine alternative mancano quindi sia di risultati scientificamente apprezzabili che di evidenza. La pericolosità di alcune medicine alternative non è insita nel tipo di cura ma è secondaria al fatto che chi si sottopone a cure non riconosciute può essere distolto da terapie più efficaci e provate o perdere tempo prezioso per diagnosticare o curare patologie che, anche se gravi, possono essere risolte. Esistono “cure alternative” che al contrario sono tossiche o possono causare danni diretti: sono le più pericolose. Effetti terapeutici e collaterali sono provocati da qualsiasi sostanza dotata di azione. Qualsiasi sostanza attiva che produce un effetto nel nostro organismo non ha solo effetti benefici: è il bilancio tra questi e quelli negativi che interessa la medicina e quando i primi sono superiori ai secondi la si sfrutta come cura. Una molecola che non ha nessun effetto collaterale è quindi un prodotto neutro ed inerte. Un placebo.

Tra queste “cure placebo” possiamo classificare pratiche come l’omeopatia, la reflessologia o i fiori di Bach. Come per altre terapie alternative anche per quella chiamata dei “Fiori di Bach” non vi è una profonda conoscenza, da parte di chi la utilizza, dei meccanismi di funzionamento della presunta cura. In genere la medicina alternativa è considerata “dolce”, “naturale” e leggera ma come abbiamo visto non è sempre così.

Nel caso dei fiori di Bach invece abbiamo un esempio abbastanza evidente di una “cura” che deriva totalmente da prodotti della natura, che non ha effetti collaterali, che si può assumere in qualsiasi condizione di salute. Ha un’altra caratteristica in comune con la maggioranza delle medicine alternative: funziona come un placebo.

La cura a base di fiori nacque attorno agli anni trenta ad opera di Edward Bach (nato nel 1886), un medico gallese. Bach aveva teorizzato che alcune proprietà contenute in certi fiori potessero trasferirsi nel nostro corpo aiutandoci a risolvere dei problemi principalmente di natura psicologica. Per Bach la maggioranza delle malattie aveva origine psicosomatica (lo stato psichico cioè si rifletteva sullo stato fisico) così il nostalgico sviluppa una malattia in un dato organo ed il timido ne sviluppa un’altra in un altro organo e così via. A sua volta il disturbo psichico nasce da una “disregolazione” dell’equilibrio tra noi ed un’energia superiore che regola le nostre attività, una sorta di “energia cosmica”.

In realtà da questa disciplina negli anni nacquero diverse varianti, tutte classificate nel calderone della “floriterapia”, la cura delle malattie cioè tramite le proprietà dei fiori.

Come spesso avviene l’approccio di Bach alle malattie aveva anche un aspetto metafisico, ultraterreno e per questo secondo lui la cura che aveva messo a punto era un modo per prevenire e curare quei disagi psicologici per permettere ad un teorico “flusso energetico” di riportare in equilibrio tutto il nostro organismo e rimetterci in pace con la “vibrazione” universale.

Così pensò bene di utilizzare i fiori che sarebbero carichi di questo flusso energetico che ci aiuterebbe a raggiungere l’equilibrio perduto. Questi devono essere in ottimo stato ed in piena fioritura. Messi a bollire in acqua dopo un’accurata raccolta, ma ancora meglio esponendoli alla luce naturale del sole, essi trasferiscono la loro “energia” e la loro “vibrazione” al liquido che li contiene.

Il liquido così ottenuto viene filtrato e diluito con una pari quantità di brandy (o cognac): è la tintura madre di quel determinato fiore.

La tintura viene poi diluita in ulteriore brandy (2 gocce in 10 ml) e quello che si ottiene subisce un’ulteriore diluizione. Il prodotto finale va usato a gocce. Due gocce per tre-quattro volte al giorno, costituiscono il trattamento tipico. Ogni boccetta può contenere una o più tinture madri.

Bach descrisse 12 fiori “guaritori” 7 “aiuti” e 19 “assistenti”, ognuno associato ad uno stato d’animo o ad una predisposizione caratteriale. Esiste ad esempio la violetta per chi ama stare solo o l’olivo per chi è stressato, il faggio per il polemico e la rosa canina per il rassegnato e così via.

Come si può intuire il quantitativo finale che giunge all’organismo della tintura madre così diluita è davvero esiguo se non inesistente, ma ciò che caratterizza questo tipo di “cura” è soprattutto che la corrispondenza tra un fiore ed un determinato stato d’animo non è mai stata dimostrata ed è unicamente il risultato delle intuizioni personali di Bach.

Si potrebbe pensare a sostanze contenute nei fiori che, pur non avendo collegamento con gli “stati d’animo” decisi da Bach, possano avere degli effetti sul nostro corpo, ma come abbiamo visto la diluizione di tali sostanze è talmente elevata che un eventuale potere terapeutico andrebbe perso.

Nonostante questo la pratica si è diffusa ed è richiesta soprattutto da chi soffre di disturbi dell’umore o psicosomatici.

Già le basi teoriche di questa disciplina sono piuttosto discutibili. I presunti benefici tratti dalle proprietà dei fiori di Bach non si ottengono sfruttando le numerose sostanze chimiche contenute nel fiore come in qualsiasi vegetale (come si fa nella medicina standard), ma sfruttando presunte energie e vibrazioni che gli apparterrebbero. In realtà nessuno mai ha dimostrato o misurato l’esistenza di “vibrazioni” floreali o di flussi energetici ed inoltre Bach non distingue le malattie come danno organico, problema legato ad un organo o ad un apparato; eppure oggi sappiamo che un infarto cardiaco è provocato da un danno di natura ischemica al cuore, danno che non solo è visibile ma anch’esso misurabile e di cui si conoscono i meccanismi. Ridurre quindi la malattia ad esclusiva espressione di uno stato d’animo è un atteggiamento che non riconosce le evidenze ed è tipico di un’era scientifica legata a credenze più religiose che fisiologiche.

Gli studi scientifici in questo caso sono stati alquanto chiari: i fiori di Bach agiscono esattamente come il placebo. Prendere una pillola di zucchero o due gocce di fiori di Bach ha praticamente lo stesso effetto. La cosa interessante è che anche riviste che trattano di medicine alternative hanno pubblicato studi che sottolineano l’inefficacia dei fiori di Bach e lo studio di un centro medico che utilizza fiori di Bach parla di “effetti potenziali”.

In certi casi (ansia, depressione, percezione del dolore, psicosi) è possibile rilevare un effetto apparentemente evidente dei fiori di Bach. Questo non deve sorprendere. Sentirsi “sotto cura” e sottoporsi ad una terapia con regole precise (la posologia) può ottenere un buon effetto su certe malattie di tipo psicosomatico proprio per mezzo dell’effetto placebo.

L’effetto placebo si basa proprio su questa capacità del nostro corpo di “convincersi“ di stare meglio ed i fiori di Bach utilizzano questo effetto rinforzato dalle modalità di somministrazione.

Come la maggioranza delle terapie alternative (agopuntura ed omeopatia per esempio) infatti, anche quella a base di fiori di Bach è caratterizzata da una sorta di cerimoniale di preparazione.

Se dicessi che domani andrò a mettere qualche fiore di campo a bollire in acqua, per poi offrirne qualche goccia a chi soffre di mal di testa per curarlo sarebbe dura trovare qualcuno disposto a credermi. Se invece dicessi che è necessario recidere rigorosamente con una forbice dei fiori ben precisi nel momento di loro massima energia, solo in una mattina assolata, in campi di fiori puliti e ventosi per poi metterli in macerazione alla potente luce del sole in attesa che le vibrazioni si intersechino con le molecole dell’acqua piovana, probabilmente risolverei molti casi. Sono quelli che si sarebbero risolti lo stesso senza nessuna terapia e questo non perché è cambiata la ricetta ma perché ho trovato il modo migliore di offrire il placebo, di venderlo.

Per questo definisco i fiori di Bach il placebo ideale. Si possono proporre per qualsiasi malattia, non hanno, naturalmente, nessun effetto collaterale, non presentano controindicazioni, non possono causare allergie e soprattutto hanno tutte le carte in regola per essere presentate come meglio si addice al “paziente”. La differenza con l’omeopatia o l’agopuntura?

Li vendono nei negozi di erboristeria (quasi sempre) e nessuno li spaccia per “medicine”.

Bibliografia

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