Titanic; Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo; Sorvegliati speciali; La scienza non ha bisogno di Dio; Magna magna

  • In Articoli
  • 23-07-2012
  • a cura di Anna Rita Longo

Titanic: un viaggio
che non dimenticherete
Massimo Polidoro
Piemme, 2012, pp. 308
€ 17,50


di Luca Menichelli

Era il 10 aprile 1912, una giornata che sarebbe passata alla storia, come pensarono in molti guardando l'enorme sagoma di quella che non era semplicemente una nave transatlantica, ma l'orgoglio tecnologico dell'impero britannico: il Titanic. Era maestosa e descritta come inaffondabile, nessuno nutriva dubbi sul fatto che avrebbe raggiunto il suo obiettivo e cioè portare oltreoceano gli affari di qualche banchiere, le emozioni di una figlia che avrebbe rivisto la madre o le speranze di una vita migliore per gli emigranti di terza classe alla ricerca di fortuna in America. Il Titanic solcava l'oceano come fosse il padrone delle acque, nulla poteva contrastarlo. All'improvviso tutti i sogni e le speranze si infransero contro un iceberg che trasformò il re dei mari in un relitto in fondo all'oceano. Dal momento del suo naufragio il Titanic ha ispirato scrittori, sceneggiatori di film, cantanti, tutti pronti a cogliere un particolare per poter trasformare in arte una vicenda che è diventata indimenticabile. In molti si cimentarono nella ricerca del relitto del colosso dei mari fino al suo ritrovamento da parte di Robert Ballard: il gioiello della White Star Line non era semplicemente un ammasso di ferraglia nascosto nei fondali oceanici, ma un tesoro da trovare e una sfida per oceanologi, scienziati o semplici appassionati di avventura. Cento anni dopo il naufragio del Titanic, complice una nutrita letteratura a tema, si può affermare che il colosso britannico non abbia più segreti, ma fa sempre piacere scoprire autori che vi si interessano in maniera creativa, producendo opere che non possono mancare nelle librerie degli appassionati di storia.
Tra questi autori vi è Massimo Polidoro, giornalista, scrittore, segretario nazionale del CICAP, che ogni tanto ama dismettere i panni di indagatore del mistero per regalarci lavori che meritano senza ombra di dubbio di essere letti. Il 3 aprile è stato pubblicato il suo ultimo lavoro, Titanic: un viaggio che non dimenticherete (edito da Piemme nella serie Voci), che tratta proprio della sfortunata vicenda della nave che aveva fatto sognare il mondo. Ancora una volta Massimo Polidoro dà prova delle proprie doti di romanziere che ipnotizza il lettore coinvolgendolo, pagina dopo pagina, in un crescendo di emozioni. Nonostante il libro sia articolato sotto forma di romanzo, all'interno del quale le varie storie si intrecciano in un'avventura che diventa una lettura appassionante, esso presenta anche una fedele ricostruzione delle sfortunate vicende dell'orgoglio dei sette mari. «I personaggi - come spiega lo stesso Massimo Polidoro in un'intervista - sono reali e i fatti stessi rappresentano quello che è effettivamente accaduto. Ho cercato di ricostruire le vicende di ciascuno sulla base dei resoconti lasciati dai sopravvissuti, dei documenti scampati al disastro e delle deposizioni raccolte durante le due inchieste americana e inglese, oltre naturalmente a tutto il lavoro successivo alla scoperta del relitto da parte di Ballard. Naturalmente, non era possibile sapere esattamente che cosa aveva detto o fatto chiunque era presente sulla nave e, per questo, ho privilegiato tra i miei personaggi quelli su cui esisteva molto materiale documentale: dove non era possibile fare altrimenti, ho immaginato le azioni e le parole più probabili sulla base dei comportamenti precedenti e le osservazioni di eventuali testimoni».
Nulla è stato, quindi, lasciato al caso, il libro è il frutto di un'appassionata ricerca storica, a cui i lettori di Polidoro sono abituati. Ai fan di Polidoro non sarà sicuramente sfuggito il fatto che non è la prima volta che l'autore si è occupato delle vicende del Titanic: già quindici anni fa aveva, infatti, affrontato il tema con il libro, edito da Avverbi, La maledizione del Titanic, concentrandosi in quel caso sugli aspetti misteriosi legati al naufragio più famoso della storia. In quest'ultimo libro non è, invece, presente nessun mistero da svelare, nessun complotto fantascientifico o maledizione nascosta, ma solo la pura ricostruzione dei fatti attraverso le esperienze dei suoi diretti protagonisti. Chi si aspetta una storia romantica come nel film di James Cameron con Kate Winslet e Leonardo Di Caprio potrebbe rimanere deluso, ma l'originalità dell'opera di Massimo Polidoro, che la rende diversa dagli altri libri che affrontano il tema Titanic, sta proprio nel fatto che non è stato necessario inventare una storia per dare risalto alla narrazione rendendola avvincente; con la semplice esposizione delle vicende Polidoro riesce a soddisfare sia coloro che cercano una lettura d'evasione sia quanti sono alla ricerca di informazioni fondate sull'accaduto. Nulla più che la semplice realtà dei fatti, condita con le vicende umane dei protagonisti, che evitano al libro di essere un'asettica e impersonale ricostruzione dei fatti, senza però indulgere allo sfoggio di stile che potrebbe sviare il lettore dalla comprensione delle vicende reali.
Una lettura, quindi, rivolta a tutti, destinata a un target molto ampio, che comprende lettori di età e cultura assai varia.

Dialogo sopra
i due massimi
sistemi del mondo
Galileo Galilei
Sansoni, 2001 (a cura di F. Atzori)
pp. 492, € 29,95


di Anna Rita Longo

Uno tra i testi che sono alla base del pensiero e del metodo scientifico contemporaneo reca una data di pubblicazione a dir poco lontana nel tempo - il 1632 - e la firma di uno degli astri del genio italico, Galileo Galilei. Mi sto riferendo al Dialogo sopra i due massimi sistemi, che ha rivoluzionato il modo in cui gli italiani guardavano e interpretavano il mondo.
La storia del Dialogo si intreccia con quella della Controriforma e con l'elezione al soglio pontificio di Maffeo Barberini - Urbano VIII - che aveva lasciato sperare, in un primo momento, in una maggiore apertura nei confronti dei tanti fermenti culturali dell'epoca.
Ancor oggi a proposito di qualcosa che rompe completamente con gli schemi mentali sui quali si costruiva la conoscenza precedente, si suole parlare di "rivoluzione copernicana", con riferimento alla teoria cosmologica elaborata dall'astronomo polacco Nikołaj Kopernik. È proprio dell'eliocentrismo copernicano, che scalzava la terra dalla posizione di dominio al centro dell'universo che le veniva assegnata dal sistema tolemaico-aristotelico, che Galileo Galilei si fa divulgatore, comprendendo l'importanza fondamentale di una teoria che sancisce il passaggio dalla visione magico-superstiziosa a quella scientifica del mondo.
Ma nell'epoca della censura controriformistica trovare il modo di diffondere le teorie copernicane non era affatto facile: il sistema tolemaico-aristotelico era, infatti alla base della dottrina della chiesa, che vi radicava il proprio potere temporale. Copernico non aveva tolto dal centro dell'universo solo la Terra, ma anche l'autorità pontificia, che dominava sull' "emisfero delle terre emerse", e ciò era inaccettabile.
L'astuta trovata di Galileo per ottenere l'imprimatur è quella di esporre nella propria opera non solo le deduzioni di Copernico, ma anche la posizione tradizionale che faceva parte dell'ideologia ecclesiastica e di lasciare intendere che le due visioni avessero pari dignità in campo scientifico e filosofico. La forma scelta non è quella del trattato scientifico, ma quella più divulgativa del dialogo, di origine platonica, e la lingua adoperata non è il latino, intelligibile solo dagli studiosi, ma il volgare consacrato a lingua nazionale dai grandi del Trecento.
Tre i personaggi: Sagredo, moderatore neutrale; Salviati, sostenitore di Copernico e amante della scienza, e Simplicio, aristotelico, paladino del principio d'autorità, seguace del sistema tolemaico.
Nel nome di Simplicio si nasconde uno dei principali ammiccamenti di Galileo al lettore colto e intelligente: dal latino "simplex", poteva essere interpretato come "sciocco, sempliciotto". E che Simplicio fosse tale lo dimostrano le sue argomentazioni a sostegno delle tesi tolemaiche. Il Dialogo risulta estremamente formativo anche per il lettore moderno proprio per la sua capacità di porre l'accento su un errore tuttora molto diffuso, ossia il fatto di dar credito a un'affermazione solo in virtù dell'aura di autorevolezza che sembra emanare da chi la sostiene, senza sincerarsi dell'esistenza di prove scientifiche a sostegno della tesi. Quando ci comportiamo in questo modo, Galileo docet, non facciamo altro che perpetuare l'errore di Simplicio, al quale bastava che una teoria portasse la firma del grande maestro Aristotele per tacitare tutti con il suo ipse dixit.
Messo all'indice nel 1633, in seguito al processo in cui fu coinvolto Galileo e alla conseguente abiura, il Dialogo rimane un monumento alla libertà di pensiero e alla ricerca scientifica, oltre che un ottimo esempio di divulgazione del sapere. Ora che niente ci impedisce di accedere liberamente a questo testo, leggerlo appare un dovere verso la propria intelligenza. Dimostriamo di essere, quindi, dalla parte di Salviati.

Sorvegliati speciali. Gli intellettuali spiati dai gendarmi (1945-1980)
Mirella Serri
Longanesi, 2012 - pp. 288, € 18,00


di Anna Rita Longo
DI CHE COSA SI PARLA: nell'Italia del periodo che va dall'immediato dopoguerra agli anni settanta del Novecento polizia e servizi segreti compilavano fascicoli che riguardavano diversi personaggi famosi, con particolare riferimento agli intellettuali. Tra i grandi "spiati" vi sono nomi come Italo Calvino, Luchino Visconti, Alberto Asor Rosa, Eduardo De Filippo e molti altri ancora. Mirella Serri recupera e racconta la storia di questi dossier polizieschi, per tanto tempo coperti dall'oblio.
PERCHÉ LEGGERLO: perché la storia recente sfugge ai programmi scolastici e spesso presenta lati estremamente affascinanti. Senza prestare il fianco a un fin troppo facile complottismo di maniera e procedendo attraverso una ricostruzione storica che non rinuncia all'interpretazione, il libro può essere letto come una sorta di fotografia di un'Italia passata, ma non del tutto.

La scienza
non ha bisogno di Dio
Edoardo Boncinelli
Rizzoli, 2012, pp. 164
€ 18.00


di Luca Menichelli

Prima di scatenare facili fraintendimenti dovuti al titolo del libro, va specificato che non si tratta di un saggio di anti-teologia, ma di un valido testo di divulgazione scientifica che affronta il tema della vita dal punto di vista di uno scienziato che si occupa di biologia molecolare.
Nel 1944 il fisico Erwin Scröedinger, famoso per i suoi studi sulla fisica quantistica e per il paradosso del gatto più famoso della storia della scienza, si chiese: «Che cos'è la vita?» Se si analizza bene la domanda, si vedrà che non è certo facile dare una risposta. Dal punto di vista metafisico appare evidente come sia difficile fornire una spiegazione alla meraviglia della vita senza tirare in ballo una divinità superiore che l'abbia creata, ma dal punto di vista della scienza, in seguito ai nuovi sviluppi riguardanti alcuni esperimenti che sembra abbiano in effetti generato la vita dove non c'era, questa certezza di un disegno superiore sembrerebbe vacillare.
Nel 2010, il biologo statunitense Craig Venter ha annunciato al mondo di aver riprodotto l'intero genoma di un batterio: non si è limitato, cioè, a trasferire il codice genetico preesistente dentro un involucro vuoto, ma è riuscito a creare ex novo le basi di questo organismo creando una forma di vita artificiale. Come sostennero alcuni in maniera provocatoria nell'apprendere la notizia, «l'uomo gioca a essere Dio» tentando di creare la vita. Prescindendo dalle polemiche di argomento bioetico derivanti da questo esperimento, l'episodio è interessante e viene ripreso dal genetista e biologo molecolare Edoardo Boncinelli come base di partenza per un viaggio attraverso i fondamenti della biologia molecolare.
Nel libro viene spiegato, in maniera relativamente semplice, che cosa sia la vita dal punto di vista della biologia. Procedendo attraverso un viaggio nei millenni, analizzando i vari cambiamenti che la vita ha subito durante il processo evolutivo, dalle prime forme prebiotiche fino all'uomo, il libro rappresenta un'interessante sintesi a carattere divulgativo per tutti coloro che cercano di capire scientificamente le meraviglie della biologia.
Come altri testi recensiti su queste pagine, rappresenta un ottimo esempio di scienza ricreativa, anche se, per via del linguaggio adoperato, è bene accostarvisi se si possiede qualche nozione di base relativa alla biologia.
L'unico rilievo che appare opportuno operare riguarda il titolo, che potrebbe fuorviare il potenziale lettore dando l'impressione di trovarsi di fronte a un testo provocatorio e anticlericale, da relegare in settori delle librerie che non ne rispecchiano affatto il contenuto.

Magna magna
Davide Carlucci - Giuseppe Caruso
Ponte alle Grazie, 2012 - pp. 320, € 14.


di Anna Rita Longo
DI CHE COSA SI PARLA: un titolo estremamente colorito per una consuetudine tragicamente italiana. Con piglio salace e polemico, ma ampia documentazione a sostegno delle loro affermazioni, gli autori illustrano la propria tesi secondo la quale in Italia spesso l'organizzazione di grandi eventi diventa l'occasione per speculazioni fortemente lucrative, particolarmente stridenti con le tragiche conseguenze dell'attuale crisi economica mondiale. Le principali vittime? Come sempre, le fasce più deboli della popolazione.
PERCHÉ LEGGERLO: non fosse altro che per ascoltare un'altra campana e per accogliere un invito alla riflessione e a una partecipazione più attiva alla vita civica. Al lettore attento e critico demandiamo la valutazione personale delle vicende esposte: che si condivida o meno il parere degli autori, l'approfondimento di determinate questioni risulta comunque utile e formativo.