Haiti, l'isola degli Zombi

Erano trascorsi diciotto anni, quando la sorella di Clairvius riconobbe il fratello mentre girovagava tra le bancarelle del mercato, sperduto e con lo sguardo perso nel vuoto. Più tardi egli racconterà della sua morte dicendo: «Mi sentii gelare, volevo gridare, dire che ero vivo, ma non riuscivo a muovermi». A quanto sembrava lÂ’uomo aveva vissuto la sua apparente morte e sepoltura in modo cosciente.

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  • 13-04-2015
  • di Giuliana Galati
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Tantissimi sono i film sugli zombi, ma avete mai sentito parlare di Clairvius Narcisse? Era un contadino di Haiti, che venne ricoverato il 30 aprile 1962 all’ospedale di Deschapelles per malnutrizione, febbre alta, nevralgie diffuse in tutto il corpo e perdite di sangue dalla bocca. Due giorni dopo Clairvius morì, come accertato dal suo certificato di morte, e fu seppellito dai familiari nel piccolo cimitero del paese. Erano trascorsi diciotto anni quando la sorella di Clairvius riconobbe il fratello mentre girovagava tra le bancarelle del mercato, sperduto e con lo sguardo perso nel vuoto. Più tardi egli racconterà della sua morte dicendo: «Mi sentii gelare, volevo gridare, dire che ero vivo, ma non riuscivo a muovermi». A quanto sembrava l’uomo aveva vissuto la sua apparente morte e sepoltura in modo cosciente. Clairvius ricordava di essere stato estratto dalla bara e condotto in una piantagione di cotone dove, insieme ad altri uomini nel suo stesso stato, era stato costretto a lavorare in condizioni di schiavitù e in un perenne stato di semi-incoscienza provocato da una droga che veniva loro somministrata. Dopo due anni, Narcisse e gli altri schiavi erano riusciti a fuggire, forse a causa della morte del bokor, ovvero dello sciamano che li aveva “zombificati”, o forse perché non era stata loro somministrata la droga che li faceva rimanere in stato confusionale. Egli però non era tornato subito dalla sua famiglia perché convinto che a ordinare la sua “zombificazione” per mano del bokor fosse stato il fratello in seguito a dei litigi sulla compravendita di un terreno.
La storia di Clairvius Narcisse diventò famosa nel 1982 grazie a un documentario della BBC, ma non è l’unica di questo genere. Che ad Haiti gli sciamani siano in grado di preparare pozioni che possono provocare una morte apparente e ridurre le persone in zombi è una credenza molto diffusa presso la popolazione, al punto che la zombificazione è giudicata un reato e contemplata dal Codice Penale di Haiti, in cui l’articolo 249 recita: «È da considerarsi tentato omicidio l’utilizzo contro un individuo di sostanze che, senza causare una vera morte, inducano un coma letargico prolungato. Se dopo la somministrazione di tali sostanze la persona viene sepolta, l’azione sarà considerata omicidio indipendentemente dal risultato che ne consegue». Ovvero, stando al codice penale, non solo creare una morte apparente viene considerato un reato al punto da meritare un articolo a sé, ma si prende in considerazione la possibilità che l’individuo possa essere rianimato dopo la sepoltura e sopravvivere a essa: da qui la necessità di specificare che il reato è equiparato all’omicidio anche nel caso in cui non si verifichi la morte.
Dunque i bokor sono davvero in grado di mutare le persone in zombi grazie alle loro pozioni?
Nel 1982, Wade Davis, etnobotanico di Harvard, si recò ad Haiti per cercare di ottenere un campione della misteriosa polvere usata dai bokor. Era da poco diventato celebre il caso di Clairvius Narcisse e lo studio di tali sostanze aveva senza dubbio un grande interesse scientifico. Egli si guadagnò la fiducia di alcuni bokor partecipando a cerimonie anche piuttosto impressionanti e riuscì in tal modo a comprare da loro otto campioni di “polvere zombi”. Dall’analisi di questi campioni risultò che contenevano frammenti tritati di rospi, cadaveri umani, ossa, ragni, lucertole, piante urticanti e parti di pesce palla, un particolare pesce che vive nelle acque di Haiti. La pelle e gli organi (soprattutto il fegato) di tale pesce contengono livelli di tetrodotossina sufficienti a produrre paralisi del diaframma e morte a causa dell'insufficienza respiratoria. La tetrodotossina, infatti, è una potente neurotossina, molto più tossica rispetto al cianuro di potassio. In Giappone il fugu, ovvero il pesce palla, che in Italia è stato proibito dal 1992, è un piatto tipico che viene preparato da cuochi diplomati i quali sanno come estrarre il veleno dalle carni. Nonostante ciò in passato i morti per avvelenamento da tetrodotossina oscillavano tra i 50 e i 200 l’anno, mentre ora sono notevolmente diminuiti. Invece non sembra essersi mai verificato alcun caso di zombi in Giappone.
La letteratura medica sulla tetrodotossina non manca, e ci sono controversi esperimenti in cui è stata causata la morte apparente nei ratti, ma secondo Davis la zombificazione va considerata soprattutto un fenomeno psicogenico: si può diventare zombi perché la fede nell’esistenza degli zombi è molto radicata: «Non è una semplice superstizione, è parte integrante di un meccanismo per la preservazione delle regole sociali e morali ad Haiti».
L'ipotesi chimica della zombificazione prevede quindi che dosaggi minimi di tetrodotossina provochino nella vittima una sorte di morte apparente. Lo sciamano somministrerebbe di nascosto alla vittima una pozione che, nel giro di qualche giorno, provocherebbe un acuto malessere a cui segue una paralisi totale, durante la quale i parametri vitali sono ridotti al punto da ingannare anche l’occhio di un medico. La vittima, apparentemente morta, viene quindi sepolta e lasciata nella tomba per alcune ore: proprio grazie al metabolismo ridotto può riuscire a sopravvivere, anche se la mancanza d’ossigeno lascia gravi danni al cervello. Lo sciamano e i suoi uomini aprono dunque la tomba e risvegliano il malcapitato malmenandolo e recitando formule magiche: a questo punto la vittima, inebetita dalla pozione e dall’anossia, traumatizzata dall’esperienza e sotto la suggestione del rito e delle proprie stesse credenze, ha perso ogni capacità di resistenza e di giudizio, diventando uno schiavo in completa balìa del suo padrone: uno zombi.
Le analisi chimiche effettuate successivamente sui campioni raccolti da Davis, dimostrarono chiaramente che nella polvere restavano solo tracce di tetrodotossina del tutto inattive e gli scienziati che le eseguirono dichiararono che: «l’affermazione, ampiamente ripetuta nella stampa popolare, che la tetrodotossina sia la causa iniziale del processo di zombificazione è priva di fondamento».
La spiegazione del fenomeno degli zombi non sembra quindi risiedere nella pozione preparata dai bokor, ma potrebbe derivare da un intreccio di superstizioni, folklore, culti magici ed errori di interpretazione.
In un clima caldo come quello di Haiti le sepolture devono avvenire in breve tempo, e fino ad alcuni anni fa i certificati di morte non dovevano essere redatti necessariamente da un medico. Non è improbabile, quindi, che si sia verificato qualche caso di morte apparente. Inoltre alcuni macabri riti voodoo comportano l'utilizzo di parti di cadaveri. Poiché nelle campagne di Haiti spesso i defunti sono seppelliti in sarcofaghi di cemento fuori terra posti nelle proprietà private, piuttosto che nei cimiteri, non è difficile riuscire a esumare dei cadaveri illegalmente. Questi macabri aspetti della religione voodoo venivano inoltre assecondati da parte del regime dittatoriale di Duvalier per indurre terrore nella popolazione.
Nessuno ha mai visto degli zombi mentre erano ridotti in schiavitù, ma solo quando questi riuscivano a scappare. Non si può escludere che, nei casi che sono diventati noti, ci sia stato un errore di riconoscimento da parte dei parenti, i quali potrebbero aver scambiato per zombi dei vagabondi affetti da schizofrenia cronica, persi per le campagne di Haiti. Un esempio che potrebbe confermare tale ipotesi è la storia di Felicia Felix-Mentor, risalente alla prima metà del ‘900 e documentato dall’antropologa Zora Neale Hur- ston.
Felicia era morta nel 1907 all’età di 29 anni. Nel 1937 nel paese apparve una donna in gravi condizioni di salute, scalza, con abiti stracciati, che non poteva sopportare la luce diretta del sole. La famiglia Mentor riconobbe in lei Felicia e se ne prese carico. Tuttavia pochi giorni dopo la donna fu ricoverata a causa delle sue condizioni di salute e dall’esame a raggi-X a cui fu sottoposta si notò che non presentava i segni di una frattura alla gamba, che invece Felicia avrebbe dovuto avere.

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