Il caso delle pellicole che non si impressionarono

La signora C. R. ci ha scritto varie volte da Alessandria per illustrarci le sue capacità paranormali ed il 14 ottobre 1995 è venuta presso il Dipartimento di Chimica Organica dell'università di Pavia per un incontro con alcuni membri del Cicap.
Come moltissimi altri soggetti da noi studiati, anch'ella afferma di essere una pranoterapeuta e di effettuare "guarigioni psichiche" (con un successo del 90% !). Dalla sua borsa estrae dichiarazioni di pazienti guariti, radiografie, cartelle cliniche.
Come a R.G. anche a lei, però, dobbiamo spiegare che una verifica di tali capacità richiederebbe, per possedere un minimo di attendibilità, strutture ospedaliere disponibili, un grande numero di pazienti, studi lunghissimi, analisi statistiche dettagliate, vari ricercatori e molti soldi. Tutto ciò è chiaramente, (almeno per ora...) al di là delle possibilità del Cicap e forse di qualunque altra organizzazione di indagine del paranormale in Italia.
La signora conduce uno studio di pranoterapia con la figlia trentenne. Da ciò che racconta, risultano comunque subito evidenti alcune ingenuità di metodo. I pazienti di cui conclama la guarigione erano tutti contemporaneamente trattati con terapie tradizionali presso strutture ospedaliere. Inoltre, dice la signora, "non sempre abbiamo successo". Con questa preselezione del campione, magari effettuata in buona fede, non sorprende che una persona possa credere di possedere doti quasi taumaturgiche.
Dobbiamo limitarci però a verifiche più semplici. Per esempio, la signora C. R. afferma di potere mummificare reperti organici. Ci mostra agrumi, un pezzo di carne, un pesciolino ed una banana rinsecchiti. Il Cicap aveva già approntato un protocollo sperimentale in doppio cieco per verificare questa capacità in occasione dei suoi contatti con il pranoterapeuta Luciano Muti, che, dopo averli sollecitati, aveva poi rifiutato di sottoporsi ai nostri controlli (vedi S&P, n. 8, 1995).
Le mostriamo intanto alcuni oggetti (limoni, uova, carne, pesce) "mummificati" dal Cicap senza poteri paranormali, e spieghiamo che secondo noi di solito si tratta di un naturale processo di disidratazione (vedi ancora S&P, n. 8, 1995).
La signora C. R. non sembra convinta, ed afferma che i suoi reperti sono "migliori".

Le lastre per dentisti


Soprassediamo anche su questo punto, perché la capacità che ci interessa mettere alla prova oggi è un'altra: la signora sarebbe in grado di impressionare dei negativi fotografici tenendoli semplicemente tra le mani. Su alcuni, dice, compaiono volti e figure; su altri addirittura scritte in varie lingue.
La signora C. R. ci aveva mandato alcuni esempi di questi suoi negativi, da lei considerati tra i più interessanti.
Le pellicole usate dalla signora C. R. sono marca Phil-X 30". Sono quelle utilizzate dai dentisti per le radiografie dei denti. Si tratta di un singolo negativo (misura 35 mm) posto in una lunga e stretta busta di plastica opaca. Il dentista infila la parte della busta col negativo nella bocca del paziente; poi, con l'apposita apparecchiatura per raggi X, dall'esterno della guancia, impressiona la pellicola, ottenendo alla fine la radiografia del dente. Lo sviluppo del negativo è immediato. All'altra estremità della busta di plastica vi sono due piccoli sacchetti contenenti uno la soluzione di sviluppo, e l'altro quella di fissaggio fotografici. Per mezzo di una linguetta si strappa il sacchettino dello sviluppo, e lo si fa colare lungo la busta, fino al negativo, "massaggiando" poi dall'esterno per 30 secondi. Subito dopo si esegue lo stesso procedimento per il fissaggio. Si apre poi la busta per estrarre il negativo, che viene risciacquato ed asciugato.
Avevamo esaminato i negativi forniti dalla signora. Quelli che raffigurerebbero volti o immagini sono macchie indistinte o nebulosità informi che sembrano dovute ad uno sviluppo mal eseguito. Non è raro che queste immagini non definite vengano cari cate di significati inesistenti (Per un caso del genere, v. Flim Flam! di James Randi, Prometheus Books, 1987).
Alcuni negativi però recano scritte, leggere ma chiaramente leggibili, anche in tedesco:
"Chiedete sempre prove... ma perché... Avete ancora dubbi?";
"Dio è con tè - aiuta tua figlia, è più forte di tè. Basta";
"GUTEN ABEND Se avete fede e non dubitate tutto avvera - Lebe wohl".
Non abbiamo visto le scritte in aramaico come invece promesso.
E' impossibile attribuire questi tratti ad uno sviluppo malfatto. O si tratta veramente di un fenomeno paranormale, oppure qualcuno sta imbrogliando pesantemente.
Per tutte queste fenomenologie, la signora C. R. si era meritata anche un articolo sul quotidiano di Alessandria nell'ottobre 1993.

La prova in laboratorio


Ci eravamo dunque procurati una confezione di negativi identici a quelli usati dalla signora (alla quale, naturalmente, avremmo fatto usare solo pellicole acquistate e conservate da noi) ed abbiamo fatto qualche prova. E' risultato che se si seguono le indicazioni date con la confezione (ma anche alterando molto i tempi di sviluppo e/o di fissaggio) è difficile ottenere negativi non uniformi. Qualcuno sarà un pochino più scuro, qualcuno un po' più chiaro, vi saranno deboli irregolarità qua e là, ma nessuno presenta "nuvole" o macchie come quelli della signora. Per fare questo, occorre sbagliare completamente tutto; per esempio, fare scendere il fissaggio immediatamente dopo lo sviluppo, non mescolare, e aprire subito la busta.
In laboratorio, alla signora C. R. chiediamo quindi in pratica (leggendole un dettagliato procedimento), di sviluppare prima dei negativi di sua proprietà e come lei è abituata a fare; poi di farlo (questa volta su materiale fornito da noi) mentre un membro del Cicap esegue gli stessi identici movimenti negli stessi momenti, per verificare se vi fossero differenze percettibili.
La signora C. R. non ha portato negativi con sé, quindi si passa subito alla prova "in parallelo".
La signora afferma preliminarmente che non sempre il fenomeno si verifica, ma che è ben disposta a tentare.
Per un intero pomeriggio noi e lei teniamo tra le mani le buste dei negativi, cronometriamo, sviluppiamo, risciacquiamo, asciughiamo. Purtroppo non compaiono ne volti, ne macchie, ne scritte, ma solo negativi uniformemente grigi ed indistinguibili l'uno dall'altro.
Alla fine, nell'ultimo tentativo, ecco una scritta! Grande emozione della signora, ma grande delusione quando legge: "14-10-95 CICAP".
Eravamo stati noi a darle un negativo "truccato", per dimostrare che, in modo semplicissimo, si può fare comparire una scritta anche nella bustina di plastica che lei riteneva sicura.
Parlando, scopriamo anche altre cose. Il personaggio chiave della vicenda sembra essere la figlia della signora C. R., ora trentenne, e da lei continuamente citata. Dopo un incidente da bambina, la figlia aveva sviluppato comportamenti strani; vi erano stati episodi di "poltergeist", ed è sempre la figlia che ha iniziato l'attività di pranoterapeuta, coinvolgendo in seguito anche la madre.
Per quanto riguarda i negativi, la signora afferma di tenerli in casa in un cassetto senza alcun controllo, perché per casa sua "non bazzica nessuna persona sospetta".
In conclusione, ancora una volta si è verificato che in condizioni di controllo i fenomeni paranormali non avvengono, e che chi sostiene il contrario di regola sembra non sapere o non volere applicare tali minimi controlli nemmeno alle sue stesse capacità.
Non sappiamo se alla signora C. R. è venuto qualche dubbio. Alla fine ha commentato:
"Eh, ma con un trucco si può fare tutto! A me queste immagini sono comparse veramente..."
Inoltre, ci ha chiesto di metterla in contatto con un parapsicologo che verifichi le sue doti di pranoterapeuta. Ne troverà sicuramente molti che confermeranno ogni sua speranza.