Sheldrake ed il cane telepatico

Columbro gli UFO e il Dalai Lama; Delusa ma...

A seguito dell'interessante articolo di Andrea Albini sugli animali sensitivi (S&P n.48) desideravo riportare un scambio di e-mail che ho avuto con Rupert Sheldrake, lo scienziato "eretico" che afferma di aver dimostrato la telepatia nei cani.

Sheldrake sembra essere ben convinto dei risultati delle sue prove sperimentali e a nulla sono valse le numerose critiche poste da scettici e scienziati. Le mie curiosità riguardavano gli esperimenti effettuati sul cane Jaytee descritti in un suo libro (I poteri straordinari degli animali, Mondadori). A quanto risulta dai grafici riportati, il cane aumenterebbe significativamente il tempo trascorso alla finestra dal momento in cui la padrona, ovunque si trovi, riceve il segnale concordato di tornare a casa. In questi grafici non c'e` nessun controllo ma in un grafico separato viene mostrato che il cane non va quasi mai alla finestra se la padrona non sta per tornare a casa. Per Sheldrake quest'ultimo esperimento dimostrerebbe che il cane non va sempre più alla finestra col semplice passare del tempo. Se da una parte questo potrebbe essere vero dall'altra non rappresenta il controllo per l'esperimento precedente. A mio avviso si doveva osservare il cane quando una seconda persona, sconosciuta al cane stesso, seguiva, assieme alla padrona, lo stesso protocollo sperimentale. Il punto da dimostrare qui era se il cane era in comunicazione telepatica con la padrona o se percepiva l'arrivo di chiunque attraverso canali normali la cui dinamica pero` sfuggiva ai ricercatori.

Esposi la mia osservazione a Sheldrake ed egli rispose che il cane non anticipava l'arrivo di altre persone occasionali, benché andasse alla porta quando l'ospite era a pochi metri da casa. Questo dato sarebbe già mostrato nell'esperimento di ritorno della padrona, nel periodo iniziale. Secondo Sheldrake, la situazione da me posta in dubbio sarebbe quindi già coperta e non ci sarebbe bisogno di un controllo come quello da me proposto.

Risposi che il controllo appropriato e` fondamentale nel suo, come in qualsiasi altro esperimento. Per fare un paragone in campo medico non basta osservare un paziente che non riceve nessun trattamento per determinare l'effetto di un farmaco su chi lo riceve. Bisogna avere il gruppo di controllo che segua esattamente la stessa procedura, tranne l'assunzione del farmaco stesso. Purtroppo, Sheldrake non fu d'accordo e giro` la questione affermando che "Nessuno ha mai suggerito che i cani reagiscono agli sconosciuti cosi` come fanno con i loro padroni".

Un'altra mia osservazione riguardava il fatto che Sheldrake aveva deciso di non mostrare i dati successivi ai primi 20 minuti del ritorno a casa della padrona, escludendo quindi i momenti immediatamente precedenti all'arrivo. Questo perché il cane poteva reagire attraverso i canali normali. Obiettai che sarebbe stato interessante vedere i risultati in questa situazione a conferma della validità della procedura sperimentale. La risposta fu che aveva tutte le videoregistrazioni e che " In generale, il cane andava di piu` alla finestra quando la padrona era in arrivo. Si poteva anche quantificare il tutto, ma ci sarebbe voluto molto lavoro (...) per provare solo ciò che e` ovvio ...". Afferma anche che sono stato l'unico finora a dubitare del fatto che i video non mostrano l'ovvio e mi invita gentilmente a passare da lui a Londra per mostrarmi il materiale.

Un'altra questione messa in dubbio era che nei 10 minuti precedenti alla chiamata della padrona il cane mostrava un aumento del tempo passato alla finestra. Tale effetto era statisticamente significativo. Come faceva il cane a sapere che la padrona stava per tornare ancora prima che lei stessa lo venisse a sapere? Sheldrake ammette che questo risultato e` un po' sorprendente (persino per lui) ma suggerisce una spiegazione: La padrona sapeva che avrebbe avuto la chiamata entro l'intervallo di tempo previsto dall'esperimento e quando questo stava per scadere intuiva che sarebbe tornata presto e, forse, già cominciava a pensare a casa. Per Sheldrake questa ipotesi sarebbe sostenuta dal fatto che il cane reagiva piu` spesso nei 10 minuti preritorno che capitavano verso la fine dell'esperimento.

Anche qui la mancanza del controllo appropriato inficia tutto l'esperimento. Una seconda persona che seguisse lo stesso protocollo e che potesse ricevere la chiamata di ritorno al posto della padrona avrebbe aiutato a chiarire la situazione.

Purtroppo, nonostante una gran mole di lavoro, le conclusioni riportate da Sheldrake ed inserite nella sua originale teoria dei "campi morfici" a mio avviso non sembrano sufficientemente sostenute dai risultati sperimentali. In biologia, di cose ovvie, ce ne sono ben poche e per questo si fanno molti esperimenti per capire anche solo il più piccolo tassello del problema più banale. Di certo in un campo come quello affrontato da Sheldrake niente può essere dato per scontato. E l'analisi di un solo caso difficilmente potrà darci una risposta esaustiva.

Alessandro Zocchi

Verona

psicobiologo

Columbro, gli UFO e il Dalai Lama

Verso gennaio del prossimo anno dovremmo attenderci in prima serata la (probabilmente tremenda) trasmissione di Columbro & Baiata su Rete 4 a tema "Ufo e medicine alternative" (come mettere insieme le due cose in modo tanto disinvolto, ce lo diranno loro a gennaio...).

Già in passato Columbro ci ha deliziato con dichiarazioni pubbliche da mettere i brividi se paragonate all'assoluta simpatia ispirata dal personaggio.

Un esempio? L'intervista apparsa in questi giorni su Oggi (agosto 2003, pag. 64) dove, fra le tante castronerie (statue su Marte, messaggi biochimici e astronomici nei crop circle, potenze terrestri che sparano agli Ufo...), a mio avviso, il vero gioiello di tutto l'articolo è questo passaggio:

Scrive Columbro:" [...] quando incontrai il Dalai Lama gli chiesi "ha mai visto gli extraterrestri?". Lui mi rispose ridendo "Si, quando medito li incontro sempre". Non era una battuta [...]"

Invece, assai probabilmente secondo me lo era, ma nella misura più sottile e intelligente: ovviamente Columbro non sembra aver minimamente colto l'ironia e la profondità della risposta: per lo showman tutto è preso alla lettera senza necessità di valutazione critica, l'importante è che sia conforme alle sue aspettative. Lasciamo perdere i giudizi sulla qualità della domanda, che potrebbe essere fatta agli amici del Bar dello Sport fra il primo e il secondo tempo della partita...

Non credo che il Dalai Lama avrebbe avuto problemi a rispondere alla domanda precisa di Columbro con un semplice "si" se questo fosse stato il suo pensiero o con un "no" (cosa che mi avrebbe stupito, nonostante non mi ritenga per nulla vicino alla sensibilità e alla filosofia buddista); ha risposto nel modo "giusto" per un uomo di spirito (sia in senso ascetico che prettamente ludico).

Bravo Dalai Lama, dia a Marco qualche ripetizione su come conciliare buon senso e meditazione! Purtroppo, il tutor di Columbro per quest'anno sembra essere Maurizio Baiata a riguardo del quale, sul piano scientifico, non possiamo che stendere un velo pietoso.

Stefano Riccetti

Scandicci (Firenze)

Delusa ma...

Una settimana fa ho letto tutto di un fiato Viaggio nel mondo del paranormale di Piero Angela. Ho trovato il libro molto interessante; ero già scettica ma, a volte, la mancanza di conoscenza di fatti specifici può indurre anche uno scettico a farsi abbindolare!

Del presunto paranormale non si salva nulla... e forse un pò di delusione si fa strada perché la parte irrazionale è sempre pronta a ricercare il sogno, il mistero, la magia... ma una gradita sopresa sono state le figure di James Randi e di tutti coloro che con intelligenza e ironia cercano di smantellare questa nuova forma (mi si passi il termine) di Medio Evo!

A proposito: un'ammirazione speciale per Silvan, del quale - a torto - ignoravo un lato tanto responsabile.

Simona

Foggia

simonalam@katamail.com