Il mistero di Re Artù; pipì in doppio cieco

  • In Articoli
  • 29-10-2010
  • a cura di Fara di Maio
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© h.koppdelaney/Flickr

Il mistero di Re Artù


Proprio oggi mi è arrivato il primo numero di Query. Alla domanda sull'esistenza di re Artù, ho risposto anni fa così:

Artù (Arthur). Il suo nome deve essere accostato a quello dell'orso delle lingue celtiche: gallico artos, gallese arth, irlandese art. Per i Celti l'orso era un simbolo regale.In Gilda, De excidio Britanniae, XXXII, si menziona «il carro della fortezza di Orso» (currus receptaculi Ursi): si può ipotizzare in questo caso che il nome latino Ursus sia la traduzione del celtico Artos, un nome dunque adatto a un re, a un capo. Le forme latine Artorius, Arturius, Arturus (sulla base delle quali alcuni studiosi han pensato ad un'origine latina del nome di Artù) sono da ritenersi piuttosto una derivazione da o un'associazione per omofonia, l'uguaglianza di suoni con il celtico artos. In effetti, da un'arca funeraria rinvenuta a Stobrez (Dalmazia) è attestata, per il periodo dell'imperatore Commodo (180-193), la presenza in Britannia del praefectus Lucius Artorius Castus, comandante della legione VI Victrix di stanza a York. C'è chi sostiene che il ricordo del comandante Artorius da parte dei soldati in Britannia, l'omofonia del nome con quello celtico dell'orso e la possibile esistenza di uno (o qualche) omonimo capo britanno nel V-VI secolo, abbiano dato origine alla tradizione orale della leggenda arturiana. In realtà, che un personaggio storico di nome Arthur o simile sia esistito in quei secoli è cosa che attualmente non può essere né smentita né dimostrata con prove certe e indiscutibili. Ma in fondo l'Artù della leggenda, di cui si narra nella «letteratura arturiana», ha ben poco del personaggio storico.

Lucio Zara

Grazie per la sua lettera e per la sua interessante chiave di lettura del mistero di Artù. In effetti, come anche lei nota si tratta di una figura avvolta nelle nebbie della storia, e per questo è possibile annoverarla tra i "Misteri ancora aperti", (v. articolo a pag. 46 del primo numero di Query). Secondo alcuni storici, potrebbe essere esistito – in epoca medievale - un re britannico, di nome Riothamus, sul quale venne modellata la leggenda di Artù. Come lui, combatté contro i Romani, fu tradito e perse la battaglia, per poi fuggire verso una città della Borgogna chiamata Avallon senza lasciare alcuna traccia. Insomma le ipotesi suggestive non mancano, ma per ora l'unica certezza è... la mancanza di certezze.

Pipì in doppio cieco


Mia sorella Monica da anni crede che l'urinoterapia abbia poteri assoluti, al punto che respinge qualsiasi trattamento farmacologico e la medicina moderna. Raccomanda a tutti i parenti di bere la propria urina per trattare qualsiasi disturbo fisico o spirituale. Monica beve la propria urina da almeno 10 anni e assicura che protegge da qualsiasi malattia e mantiene vitali, attivi, energici e così via. Il problema è che Monica ha convinto mio fratello, a cui è stato diagnosticata una grave psicopatologia, che potrà guarire solo con l'urinoterapia e lui si rifiuta di prendere le medicine previste. Vorrei provare a convincere Monica che la terapia con l'urina non ha alcun effetto sull'organismo anche utilizzando un metodo come il test in doppio cieco. Tuttavia, è un po' difficile, perché se io offrissi acqua, Monica se ne accorgerebbe subito. Avete qualche idea su come realizzare una sperimentazione di questo tipo.

Rolf Schuett

Una ventina di anni fa ho conosciuto un gruppo di persone che praticavano diverse medicine alternative e dichiaravano di assumere ogni giorno la propria urina. La gran parte non la beveva allo stato puro e in quantità pari a quella emessa, ma la diluiva in succo d'arancia e altre bevande, in concentrazioni molto ridotte; sostenevano infatti che l'importante era l'energia contenuta nell'urina e non la sua quantità.

Una ricerca su Wikipedia, alla voce "urine therapy", fornisce interessanti informazioni sul tema:

"Bere la propria urina del mattino (detta "amaroli") era un'antica pratica yoga, mirata a favorire la meditazione. Antichi testi indu e yoga che menzionano tale pratica, precisano che bisogna farlo prima dell'alba e che deve essere utilizzato solo la parte centrale del flusso. L'ormone melatonina e i suoi esteri sono presenti nelle urine del mattino in quantità significative, poiché la ghiandola che li secerne –la pituitaria- è massimamente attiva intorno alle 2, dal momento che questa secrezione viene inibita dall'esposizione degli occhi alla luce del sole. La melatonina, se ingerita o somministrata per via endovenosa, provoca un effetto tranquillante e una maggior capacità di visualizzazione. La prima urina del mattino contiene alte concentrazioni di melatonina, ma non in forma fisiologicamente attiva. Mills e Faunce, dell'Università di NewCastle Australia, svilupparono nel 1991 l'ipotesi che introdurre urina del mattino in succhi gastrici a bassa acidità causerebbe la deconiugazione dei suoi esteri, ripristinando così la forma attiva della melatonina. Questa operazione potrebbe restaurare nel plasma i livelli notturni di melatonina. Quindi, il consumo, per via orale e prima dell'alba, di melatonina auto-esogena, attraverso il ripristino del ciclo sonno-veglia oppure il potenziamento dei prerequisiti fisiologici della meditazione (diminuita consapevolezza del corpo –ad esempio analgesia- e presunto rallentamento dell'attività delle onde cerebrali, insieme con una maggior capacità di visualizzazione), potrebbe essere il meccanismo che si cela dietro i presunti benefici attribuiti al bere la propria urina, dagli antichi testi religiosi yoga."

Anche in altre culture troviamo traccia di terapie a base di urina. Antichi libri dell'Islam suggerivano di bere latte e urina di cammello per guarire diverse malattie. Commentatori più recenti sconsigliavano l'uso, definendo l'urina di cammello "sozza in grado estremo", però non ne sconfessavano le presunte virtù terapeutiche. In Cina, la pipì dei bambini maschi era ritenuta curativa, e ai neonati si lavava il viso con l'urina per proteggere la pelle. In Francia, delle calze imbevute di urina venivano indossate intorno al collo per curare la faringite, e le dame francesi del 17mo secolo usavano a volte fare il bagno nell'urina per preservare la pelle. In Sierra Madre, Messico, gli agricoltori preparano una poltiglia di mais bruciato e tritato su cui fanno urinare i bambini. Il preparato servirebbe a curare le fratture ossee. Non per ultimo, ricordiamo che nell'antica Roma e in altre culture l'urina era utilizzata per lavare e sbiancare i denti, anche se non si fa menzione del suo ingerimento a scopi curativi.

Sul tema, e in particolare sulla sua domanda relativa alla sperimentazione , ho chiesto un parere a Silvano Fuso, eccolo di seguito: le perplessità del lettore nei confronti dell'urinoterapia sono pienamente giustificate. La considerazione più ovvia che dimostra l'assurdità dell'urinoterapia è che l'urina contiene prodotti metabolici che l'organismo espelle perché tossici e quindi non si capisce proprio come questi prodotti potrebbero avere un azione terapeutica. Riguardo alla sua richiesta, non è facile trovare un liquido che possa simulare l'urina e consentire quindi di effettuare un test in cieco su tua sorella. Potrebbe provare con del brodo di dado che, forse, potrebbe in qualche modo simulare il sapore dell'urina (francamente non l'ho mai assaggiata e ...non ho nessuna voglia di farlo). In alternativa si potrebbe preparare una soluzione acquosa di urea. L'urea è un composto azotato che rappresenta uno dei principali costituenti dell'urina. Un litro di urina contiene circa 20-25 grammi di urea. L'urea si può facilmente trovare perché viene usata, ad esempio, come fertilizzante. Tenga però presente che ha una sua tossicità. Oltre all'urea dovrebbe aggiungere 10-15 grammi per litro di cloruro di sodio (sale da cucina) anch'esso normalmente presente nell'urina. In questo caso, tuttavia, non si tratterebbe di un vero e proprio placebo perché si potrebbe sempre sostenere che le "proprietà terapeutiche" dipendono proprio dall'urea.