Che bella coincidenza!

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  • 03-03-2004
  • di Andrea Frova, Mariapiera Marenzana
Un giovane lettore di Modena, Giovanni Stella, scrive per lamentare come i giornali, a volte, pur quando intendono fare opera meritoria di demolizione di credenze più o meno superstiziose, finiscano con l'alimentarle, dando loro particolare risalto, oppure fingendo che di esse si possa seriamente discutere, o in altri modi subdoli e sottili.

A sostegno di ciò cita il Venerdì di Repubblica del 25 luglio 2003, dove, sotto la foto di copertina di Mick Jagger, si legge: "Domani Mick Jagger compie 60 anni. Ma domani sono nati anche Kubrick, Cossiga, Jung. Si è dimesso Churchill, Castro ha fatto la rivoluzione, è morta Evita. Solo coincidenze? Proviamo a capirlo con l'aiuto della scienza".
Domanda il lettore: "Ma c'è proprio bisogno di scomodare la scienza per cercare spiegazioni di questo tipo? Non bastano le capacità logiche di qualsiasi individuo mediamente acculturato per catalogarle come sciocchezze? Perché tanto interesse per questo tipo di argomenti? Ho osservato infatti che il primo articolo che andava a cercare chi prendeva in mano il supplemento era proprio quello sulle coincidenze". Siamo andati a ripescare l'articolo incriminato, a firma Marco Cicala. In esso innanzitutto ci si chiede: "Che c'azzecca un traffico di sorpresine Kinder sgominato dai Carabinieri di Chieri (Torino) nel 2002, con l'assalto alla caserma Moncada che nel 1953 segnò l'inizio della rivoluzione castrista? Che rapporto potrà mai esserci tra la nascita di Mick Jagger (1943), la prima del Parsifal di Richard Wagner a Bayreuth (1882) e la nazionalizzazione del canale di Suez decisa da Nasser nel 1956?" (tutti eventi successi in un qualche 26 luglio di anni e secoli diversi della storia). Segue quindi un'affermazione perlomeno sconcertante: "Sfogliando gli annali (ma come? ma quali? ma da quando a quando?) si scopre che di fatti importanti (ma con quali criteri si stabilisce che un fatto è importante? Lo è, per esempio, la nascita di Mick Jagger?) ne sono avvenuti un bel po', quel giorno. Più del 24, mettiamo, o del 27 dello stesso mese".
Per fortuna poi lo scetticismo di due illustri intervistati in proposito, Margherita Hack e Piergiorgio Odifreddi (che liquidano la questione con "superstizioni", la prima, e con un invito a ragionare in termini statistici, il secondo) riporta il tema nel solco della logica e del buonsenso. Un altro intervistato, infine, lo psicologo Aldo Carotenuto, sostiene che il fascino delle coincidenze è nel fatto che "sembrano rivelarci un mondo altro, misterioso, che invece di inquietarci ci rassicura perché ci porta oltre i limiti della consuetudine", ed anche che esse "ci segnalano che potrebbero esistere anche altri modelli di razionalità e di pensiero, altre letture del mondo". Seppure quest'ultima affermazione, che il giornalista si limita a riportare, possa suscitare perplessità (del tipo: modelli diversi di razionalità per noi esseri umani, oppure per altri esseri da noi diversamente conformati? È davvero possibile per l'uomo un modello alternativo di razionalità?), si deve riconoscere che le parole dello psicologo contengono elementi di suggestione. Tuttavia noi pensiamo piuttosto che il fascino delle coincidenze risieda nella loro consolatoria capacità di illudere che gli eventi del mondo si inscrivano in un sistema di regole, sfuggano al caso, e quindi siano decifrabili e fors'anche influenzabili. Benché gli uomini talvolta affidino al caso le loro speranze - si veda il successo di totocalci e lotterie - nel vivere quotidiano lo avvertono come un'oscura minaccia e preferiscono accantonarlo.

Siamo infine d'accordo con le osservazioni iniziali del lettore, il quale ha colto un malvezzo giornalistico che è assai diffuso e sembra rinvigorirsi con i caldi estivi: quello di cercare un argomento ad effetto e di presentarlo in modo da catturare la curiosità, anche a costo di smentire le finalità di fondo. Dando quasi per scontato che chi sta in vacanza debba mettere a riposo, oltre al corpo, anche il cervello.

Che fare? Lo suggerisce ancora una volta Galileo: essere vigili, esercitare le capacità di osservazione e di critica, per dirla con le sue parole, tenere sempre ben aperti "gli occhi della fronte e della mente". Che è poi quello che ha fatto il nostro giovane lettore. Avremo così anche il piacere di scoprire che si tratta di un esercizio utile, gratificante e persino divertente.

Andrea Frova Professore di Fisica Generale Università di Roma "La Sapienza"

Mariapiera Marenzana Docente di lettere, Co-autrice con A. Frova di Parola di Galileo (BUR, 1998)