Toh! Che coincidenza...?

La teoria della sincronicita' di Carl G. Jung tenta di dare un significato a quelle che si ritengono coincidenze inspiegabili, ma con quale validita' scientifica?

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  • 26-07-2005
  • di Alberto Viotto

Una paziente del famoso psicoanalista Carl Gustav Jung fece un sogno in un momento decisivo della sua cura. Nel sogno riceveva in dono uno scarabeo d'oro. Mentre la paziente raccontava questo sogno, Jung stava seduto voltando la schiena alla finestra chiusa. D'un tratto udì alle sue spalle un rumore, come se qualcuno bussasse piano alla finestra. Aprì la finestra e prese al volo un insetto. Era l'insetto più simile allo scarabeo che si potesse trovare alle nostre latitudini, il coleottero delle rose, che proprio in quel momento si era sentito spinto a penetrare, contrariamente alle sue abitudini, in una stanza buia.

Una banale coincidenza? La paziente trasse giovamento da questo episodio, abbattendo, secondo Jung, le difese razionalistiche che rendevano inefficace la terapia. Da questa e altre coincidenze Jung, nel suo saggio La sincronicità come principio di nessi acausali, derivò una sua teoria che vede nelle coincidenze una manifestazione dell'inconscio collettivo e che è stata "adottata" dal recente spiritualismo "new-age".

Jung e Freud

Carl Gustav Jung nacque nel 1875 in Svizzera. Dopo la laurea in medicina incominciò ad esercitare come psichiatra. Nel 1907 incontrò il padre della psicanalisi, Sigmund Freud, di cui era un fervente ammiratore. Pare che l'incontro sia stato folgorante per lo stesso Freud, che annullò tutti i suoi impegni per la giornata e discusse con Jung 13 ore di fila. Successivamente, però, i rapporti tra i due si raffreddarono e Jung elaborò una sua teoria in disaccordo con le idee di Freud. Negli ultimi anni della sua vita Jung viaggiò molto, visitando comunità tribali in Africa e in India. Morì nel 1961.

Gli archetipi

Secondo la teoria di Jung la psiche è divisa in tre parti: l'ego, identificato con la mente cosciente, l'inconscio personale, che comprende tutto ciò che non è cosciente ma potrebbe esserlo, come i ricordi che possono essere riportati alla mente, e l'inconscio collettivo, che comprende tutte le esperienze della specie umana. L'inconscio collettivo è una specie di conoscenza con cui noi tutti siamo nati.

L'inconscio collettivo è composto da archetipi, sorta di immagini primordiali che tutti condividiamo. Esempi di archetipi sono la Madre, l'Ombra, che rappresenta il "lato oscuro" dell'ego, la Persona, che rappresenta l'immagine pubblica.

La sincronicità

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Jung credeva allo spiritismo, alla telepatia e a ogni genere di fenomeni paranormali. Verso la fine della sua attività di studioso pubblicò il suo saggio sulla sincronicità, che è influenzato da queste credenze e la cui uscita aveva rimandato a lungo per timore di non essere compreso. Secondo la sincronicità le coincidenze significative sono causate da una sincronia tra la mente e il mondo delle percezioni sensoriali. Le coincidenze significative si presentano quando si manifesta un archetipo (lo scarabeo, ad esempio, è un archetipo in quanto simbolo di rinascita). Secondo le parole di Jung: "La sincronicità presuppone un senso a priori in rapporto alla coscienza umana, senso che sembra esistere al di fuori dell'uomo".

Quanto sono inspiegabili le coincidenze?

La teoria della sincronicità intende dar ragione di quelle che vengono considerate coincidenze inspiegabili. Ma vi sono davvero coincidenze di questo tipo? Il numero di eventi che ci capitano nel corso della vita è talmente elevato che non è così improbabile che, prima o poi, avvenga qualcosa che possiamo ritenere meritevole di una spiegazione paranormale. Nel numero 51 di S&P, nell'articolo "Telepatia Telefonica", Andrea Frova dimostra che, per motivi statistici, è abbastanza probabile che nel corso della nostra vita capiti a noi o a uno dei nostri conoscenti un evento che parrebbe mirabolante (componendo un numero telefonico sbagliato, trovare comunque la persona che si stava cercando).

C'è però un altro aspetto che amplia ulteriormente la probabilità che avvengano eventi che riteniamo coincidenze inspiegabili. Una "coincidenza" è un evento che ha scarsa probabilità e che riteniamo in qualche maniera curioso o significativo. Si ritiene che si sia verificata una coincidenza, ad esempio, se nel gioco del lotto esce la sequenza di numeri "1 2 3 4 5", o se la schedina del Totocalcio è composta da soli segni "1".

La sequenza "1 2 3 4 5", però, ha la stessa identica probabilità di uscire su una ruota del lotto di qualsiasi altra sequenza, anche di quella che è effettivamente uscita nell'ultima estrazione. La differenza è che, per nostre ragioni, riteniamo la sequenza "1 2 3 4 5" particolarmente curiosa. Ma quante sono le sequenze che potremmo ritenere tali? Evidentemente lo sarebbero anche "5 4 3 2 1", o "10 20 30 40 50", o la sequenza dei numeri dispari "1 3 5 7 9", e così via. Quando accade uno di questi eventi, confondiamo la probabilità che si verifichi quel particolare evento con la probabilità che si verifichi uno dei tanti possibili eventi curiosi. Quest'ultima può essere molto alta, perché si ottiene moltiplicando la probabilità che si verifichi un singolo evento per il numero di quelli che consideriamo eventi "significativi".

Gli accadimenti della nostra vita che possiamo ritenere "curiosi" e che, se avvenissero, chiameremmo coincidenze, sono innumerevoli. Trovare una persona che abbia una data di nascita con gli stessi numeri che compongono la nostra, o che abbia conosciuto delle persone i cui nomi sono uguali a quelli delle nostre conoscenze, vedere uno stormo di uccelli nel momento in cui ci comunicano una notizia che ci sconvolge la vita, imbattersi in un insetto di un certo tipo proprio mentre se ne sta parlando sono solo alcuni esempi. È difficile calcolare il numero di tutti gli eventi che, se ci capitassero, potremmo ritenere significativi, ma si tratta sicuramente di molte migliaia se non di milioni. La probabilità che si verifichi uno qualsiasi di questi eventi è considerevole.

Non c'è quindi bisogno di trovare una spiegazione alle coincidenze; citando Wittgenstein, si potrebbe dire: "L'enigma non esiste". Ogni interpretazione esoterica, come quella data da Jung, è fuori luogo per puri motivi matematici.

Alberto Viotto
Laureato in Fisica, collabora con Tuttoscienze