Le profezie della Grande Guerra

Il bisogno di sicurezze e speranze in tempi difficili induce una fede irrazionale nelle profezie... purché calcolate con metodi "razionali"

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  • 29-07-2004
  • di Paolo Cortesi
Lo scoppio della Prima guerra mondiale fu, prevedibilmente, la causa del diffondersi di decine di profezie, ciascuna delle quali pretendeva di svelare il corso futuro di quella gigantesca sciagura.

A ogni evento di enorme importanza storica (come un conflitto) o di forte impatto emotivo (l'attentato a Kennedy o a Papa Giovanni Paolo II, l'attacco alle Torri Gemelle...) i sostenitori della profezia si ripresentano puntuali al triste appuntamento, e con dubbio gusto vogliono convincerci che "tutto era già scritto".

Non intendo ora occuparmi dell'aspetto morale della questione, né della sua effettiva possibilità; intendo invece esaminare alcune profezie relative alla Grande Guerra e oggi quasi del tutto dimenticate.

Non è soltanto, questo, un lavoro di erudizione, quanto piuttosto una breve rassegna che può insegnarci qualcosa per il nostro presente, ovvero può dimostrare che ogni profezia è la proiezione, più o meno consapevole, delle speranze e dei timori che si vivono nel presente.

Quando, nell'agosto del 1914, la Germania dichiarò guerra alla Russia e alla Francia, nessuno - né tra la popolazione, né nelle cancellerie europee - ne fu sorpreso.

Il conflitto aveva avuto un'incubazione lunga, era stato preannunciato da molti segni inequivocabili; le due Guerre Balcaniche (1912-1913) furono, si può dire, il primo epicentro di un sisma che avrebbe devastato ben più che le terre dell'agonizzante Impero Ottomano e che le potenze dell'Europa centrale correvano a fagocitare, in un tragico crescendo di delirio nazionalistico e militaresco.

Dunque, agli inizi del Novecento, prevedere l'imminenza di una guerra non era affatto insolito né azzardato; come non sarebbe per niente bizzarro che oggi qualcuno "profetizzasse" un grave atto di terrorismo nel Medio Oriente o in Iraq.

A guerra iniziata, su giornali a vasta diffusione cominciarono ad apparire articoli nei quali si trattava di profezie che avevano anticipato la storia. La cosa curiosa è che le profezie venivano interpretate a seconda dello schieramento militare: negli Imperi Centrali il futuro era roseo per il Kaiser; tra gli Alleati vi era la certezza profetica della vittoria.

Una veggente berlinese, che si firmava con lo pseudonimo di Madame de Ferriem, così scriveva nel 1905:

"Sì, sì, la vedo sopraggiungere l'inevitabile guerra! Ma ancora un po' di tempo passerà. Pochi anni, prima che essa cominci; poi, orrore! Proromperà con la violenza delle forze elementari. E quanto aspramente si combatterà! Molto più aspramente che negli anni 1870 e 1871. La guerra franco-prussiana, infatti, fu un giuoco da bambini a paragone di quella prossima. Tristi anni son davanti a noi; e tuttavia vinceremo. Vinceremo non soltanto perché siamo tedeschi, ma perché lo spirito dei nostri antenati a vincere ci aiuterà. I nostri avversari credono che le radici di questo spirito siano morte; invece danno nuova vita alla grande pianta. Il seme produce opulenti frutti".[1]

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Che la prossima guerra sarebbe stata atroce lo immaginavano tutti, poiché le nuove tecnologie militari, le nuove armi, i nuovi ritrovati bellici erano il vanto di ogni esercito, e venivano pubblicizzati con enfasi. Madame de Ferriem, dunque, non ha faticato molto per immaginare una guerra assai cruenta, mentre ha fallito completamente la profezia della vittoria tedesca.

Un'altra profezia in campo germanico fu quella denominata di Altoetting, dal nome di una località bavarese meta di pellegrinaggi, in cui sarebbe stata ritrovata per caso.

La profezia, attribuita a un monaco anonimo che l'avrebbe scritta nel 1841, fissava nel natale del 1914 la fine della guerra, con la vittoria di Austria e Germania (per una trattazione dettagliata di questa profezia, vedi S&P 27). È interessante notare che l'alto comando tedesco iniziò le ostilità con la dichiarata certezza che la guerra si sarebbe felicemente conclusa proprio entro il termine fissato dal fantomatico monaco bavarese: il natale del 1914 [2].

In campo alleato, la fantasia e il desiderio di vincere non erano meno intensi.

Si volevano trovare segni profetici un po' ovunque; tanto che la scultura in bronzo, opera di Carlo Fontana (1698), che orna i fonti battesimali nella basilica di San Pietro in Roma, fu vista secondo un'ottica del tutto nuova...

Nel rilievo è raffigurata la penisola italiana; si volle notare che il Cristo stende la sua mano su Trento e Trieste, e ciò fu letto come una premonizione!

Ispirato da questa fantasia, Gabriele d'Annunzio scrisse i versi intitolati "Dio segnò i confini d'Italia", che iniziano:
L'amor di Cristo, con la man che avvampa rivendica in eterno il nostro suolo. Or nel nome del Padre e del Figliuolo quel sacro cenno il nostro ferro stampa, arde sur noi come pennata lampa lo Spirito di Dio sospeso a volo...
Inutile dire che Nostradamus venne saccheggiato, e che ogni commentatore rintracciava "chiarissimi" riferimenti alla vittoria della propria nazione.

Quando la guerra si rivelò molto più lunga del previsto, si cercò ancora una volta un barlume di speranza nelle profezie: era possibile sapere quando sarebbe finito quell'atroce massacro? Qui, la funzione "consolatoria" della profezia è addirittura evidente.

Poiché non vi sono elementi ragionevoli per determinare una data (data che tutti attendono disperatamente), ci si affida alla numerologia, alle voci ispirate, all'imperscrutabile.

Alla fine del 1917 - che fu, si ricordi, l'anno più critico della guerra per tutti gli eserciti belligeranti - in Inghilterra si trovò questo bizzarro calcolo aritmosofico [3].

Si prende il nome del generale Haig [4] e alle lettere che lo formano si dà il rispettivo valore numerico in base alla loro posizione nell'alfabeto; così H che è l'ottava lettera avrà valore 8:

H = 8; A = 1; I = 9; G = 7

La cifra è quindi: 8197.

Rovesciando le cifre avremo: 7918; che significa (sic) "che la guerra finirà il 7 settembre del '18". Come si sa, il conflitto terminò circa due mesi più tardi.

Notate come, da una manipolazione del tutto arbitraria di lettere e numeri e basandosi su un nome scelto fra altri (perché scegliere Haig e non Diaz, o Foch?,) si ottiene una cifra alla quale si vuole attribuire un valore cronologico.

Più sofisticate appaiono le speculazioni che mescolano le Sacre Scritture, ovviamente l'Apocalisse, e la numerologia.

La parola KAISER ha sei lettere [5]. Si attribuisca alle singole lettere il numero relativo alla posizione nell'alfabeto, come si è visto nel caso precedente:

K = 11; A = 1; I = 9; S = 19; E = 5; R = 18.

Abbiamo la sequenza di cifre: 11; 1; 9; 19; 5; e 18.

A ciascuna di esse aggiungiamo un 6:

116; 16; 96; 196; 56; 186.

Il totale di questi numeri sommati dà 666, la cifra dell'Anticristo!

Lo stesso numero della stessa rivista che forniva questo calcolo presentava anche un sistema per "dimostrare" che Guglielmo II era la Bestia annunciata e maledetta dalla Rivelazione di San Giovanni.

Il Kaiser era nato il 27 gennaio 1859. La guerra fu dichiarata dall'Austria alla Serbia il 28 settembre 1914; quindi, alla data del 27 novembre, l'imperatore contava esattamente 666 mesi di vita.

Al versetto 5, capitolo 13 dell'Apocalisse è detto che la Bestia avrà il potere di fare guerra per 42 mesi, contati i quali - a partire dalla data precedentemente stabilita - si arriva al 27 gennaio 1918: compleanno del Kaiser e, si credeva, giorno in cui sarebbe terminato l'immane conflitto.

Questo giochetto cronologico può essere affascinante, ma non ha alcuna logica: perché, infatti, il meccanismo porti a un risultato, occorre dare risalto alla data del 27 novembre, che non ha avuto alcuna particolare importanza nello sviluppo della guerra.

I giochi farraginosi come questi furono tanti e si trovano in tutti i giornali popolari dell'epoca, riferibili a ogni schieramento in campo. Anche le riviste più serie riservarono uno spazio a quelle elucubrazioni popolarissime (oggi forse le chiameremmo leggende metropolitane): perfino l'erudito, nozionistico, accademico Intermediaire des chercheurs et curieux dedicò una rubrica ("Prophéties pour les temps actuels", profezie sui tempi correnti) all'argomento.

È evidente il meccanismo inconscio che causa questa irrazionale fede nella profezia: è la ricerca di una speranza che pare più vera perché ricavata da metodi all'apparenza razionali.

I calcoli, le corrispondenze alfanumeriche, le speculazioni cronologiche sembrano costruire una griglia scientifica. Purtroppo, lo sembrano soltanto, perché alla prima, elementare verifica si scopre tutto l'artificio e si deve ammettere che non vi sono leggi arcane ma il semplice capriccio a regolare le sedicenti rivelazioni del futuro.

Per quanto possa non piacerci, il nostro futuro è una faccenda assolutamente umana, e come tutte le realtà umane non si piega ad alcuna legge se non all'imprevedibilità.
Paolo Cortesi Saggista

Riferimenti


1) Cit. in Forman, H.J. 1997. Le grandi profezie, s.l.: Libritalia, p. 232. La prima edizione originale del libro, contemporanea alla prima traduzione italiana, è del 1936.
2) Sulla cosiddetta Profezia di Altoetting, vedi: Rinaldi, G.M. "Il profeta e il professore", S&P 27, Settembre/ottobre 1999. Vedi anche: General Anzeiger, n. 287, 8.12.1914.
3) Venne riportato dal Journal des Débats, 7.11.1917
4) Douglas William Haig (1861-1928), maresciallo d'Inghilterra, fu il comandante supremo delle forze britanniche in Francia durante la Prima Guerra Mondiale.
5) La profezia è apparsa sul Jersey Weekly Post, 3.11.1917