L'eredità di Bric (estratto)

Un estratto dal libro in esclusiva per il CICAP

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  • 26-08-2005
  • di Giacomo Gardumi
Nicola Pagani aveva trentadue anni ed era da quasi dieci il giovane, brillante e iperattivo portavoce dell'AACP, vale a dire l'Associazione per l'Analisi Critica del Paranormale, fondata alla fine degli anni ottanta da un eterogeneo gruppo di scienziati, intellettuali, prestigiatori e semplici cittadini con il fine dichiarato di studiare criticamente e in ultima analisi smascherare la falsità dei cosiddetti fenomeni paranormali o sovrannaturali.

Il loro scetticismo basato su un dato di fatto incontrovertibile: non c'era mai stato un singolo fenomeno paranormale che fosse stato dimostrato autentico in condizioni di controllo, ancora meno che fosse mai stato replicato con successo in laboratorio.

Telepatia, chiaroveggenza, psicocinesi, precognizione, contatti medianici e via dicendo, erano fenomeni di cui si parlava spesso sulla stampa o alla televisione e sempre con la sponsorizzazione di entusiasti sostenitori che giuravano di averli sperimentati di persona e in alcuni casi anche di poterli produrre a comando.

Purtroppo però, tutte le volte che si riuscivano a organizzare prove o esperimenti per testare in modo obiettivo le capacità dei sensitivi, questi perdevano improvvisamente tutti i loro poteri, incasellando una serie inesorabile di fiaschi imbarazzanti.

Lo stesso valeva per le cosiddette esperienze "spontanee", quelle vissute da persone comuni e ritenute dalle stesse di carattere paranormale, tipo sogni premonitori, presagi, visioni varie. Bastava un minimo di indagine serrata perché le storie narrate all'inizio in modo limpido e incontrovertibile cominciassero a far acqua, rivelando incongruenze, contraddizioni, veri e propri buchi logici che svelavano impietosamente quanto facilmente i soggetti stessi si fossero fatti ingannare e autosuggestionare da semplici coincidenze o da un'errata percezione sensoriale.

C'era un prestigiatore, in America, James Randi, che ormai da molti anni offriva un milione di dollari a chiunque fosse riuscito a dimostrare davanti a lui, esperto di trucchi e illusioni da palcoscenico, genuini poteri paranormali.

Quasi inutile dirlo, il premio era ancora lì "più sicuro che nel caveau di una banca", e a mano a mano che il tempo passava erano sempre meno anche i temerari che provavano a conquistarlo.

Nessuno dei più famosi maghi e sensitivi, quelli che scrivevano libri, si esibivano nei teatri e che in assenza totale di controlli sbalordivano le platee con giochetti che all'occhio esperto di Randi altro non erano che il repertorio classico di ogni buon prestigiatore, aveva mai osato accettare la sfida.

Quando l'AACP era stata fondata in Italia, sul modello di un'analoga associazione scettica americana, Nicola studiava fisica all'Università di Roma ma la sua insaziabile curiosità già lo spingeva a frequenti escursioni in altri campi, tanto che seguiva regolarmente anche i corsi di Filosofia della scienza e Psicologia cognitiva.

L'iniziativa aveva subito attirato la sua attenzione, la lista dei promotori raccoglieva alcune tra le migliori menti scientifiche italiane e Giovanni Arcuati, all'inizio della sua carriera ma già noto e stimato, ne era il coordinatore.

Così Nicola aveva partecipato a una delle prime conferenze pubbliche indette dall'Associazione e si era immediatamente appassionato a quello di cui aveva sentito dibattere.

In piena sintonia con gli oratori che si erano alternati sul palco, anche lui aveva infatti trovato incredibile che alle soglie del xxi secolo, quando era stato ormai dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio che i fenomeni sovrannaturali altro non erano che interessanti leggende, la maggior parte della popolazione della sviluppatissima Europa occidentale ammettesse candidamente nei sondaggi d'opinione di considerarli possibili o peggio ancora reali.

Incuranti del fatto che certe credenze irrazionali fossero totalmente incompatibili con i principi basilari della scienza su cui era costruito il mondo in cui vivevano, anche in Italia milioni e milioni di persone leggevano con attenzione l'oroscopo, consultavano la chiromante, erano terrorizzate all'idea di incontrare un fantasma e ritenevano possibile parlare con i defunti usando un pendolino o un bicchiere rovesciato.

L'industria dell'occulto fatturava ogni anno cifre incredibili, per la maggior parte soldi estorti con la truffa a soggetti ingenui e privi di mezzi culturali, o peggio ancora a persone indebolite da un lutto o da un grave trauma, e che in cerca di conforto si abbandonavano alle lusinghe di schiere di sedicenti sensitivi e medium senza scrupoli.

Accanto a questi c'erano poi i veri credenti nel paranormale, le persone sinceramente convinte dell'esistenza di una dimensione sovrannaturale e che si riunivano in gruppi o associazioni per propagandarne la causa. Malgrado fossero tecnicamente in buona fede, anche questi erano soggetti estremamente dannosi, portatori di idee misticheggianti che non di rado sconfinavano nel fanatismo e che comunque fomentavano una visione del mondo bigotta e irrazionale.

Sentendosi bruciare nel petto lo stesso sacro fuoco che doveva già aver animato secoli addietro i filosofi illuministi nella loro lotta contro la barbarie e l'oscurantismo religioso, Nicola era divenuto in brevissimo tempo un attivo militante dell'Associazione, presidente della sezione di Roma e membro del comitato direttivo.

Sempre in prima linea nelle indagini sul campo, il giovane provava un piacere straordinario nel riuscire a smontare con le armi della logica e del buon senso tutti i casi che si trovava a esaminare, dalle stupide leggende di case e luoghi stregati fino ai miracolosi poteri del sensitivo o del guaritore di turno.

Per evitare di essere a sua volta ingannato da qualcuno di questi ultimi, Nicola si era anche messo a studiare attivamente tutti i possibili trucchi con cui simulare poteri paranormali, divenendo così un prestigiatore dilettante di grande talento e competenza.

A questo aveva affiancato nuovi studi personali sulla psicologia dell'inganno e dell'autosuggestione, e in breve tempo si era visto offrire dai padri fondatori la carica di portavoce ufficiale dell'Associazione, insieme a un modesto stipendio (l'Associazione non aveva contributi statali né entrate fisse e si autofinanziava con le offerte volontarie).

Nicola si era appena laureato e aveva accettato la proposta con entusiasmo, abbandonando senza rimpianti la prospettiva di un posto da ricercatore universitario ugualmente mal retribuito, e divenendo da quel momento l'anima e il motore propulsore dell'AACP.

Nel corso degli anni aveva scritto una mezza dozzina di libri, decine e decine di articoli, centinaia di lettere ai giornali e di appelli pubblici, si era intrufolato in numerosi talk-show e spettacoli televisivi in cui si parlava di paranormale per presentare il punto di vista scettico e confutare le fantasiose pretese dei sensitivi presenti, non mancando mai, non appena gliene veniva data la possibilità, di esibirsi in diretta in sbalorditive dimostrazioni di telepatia o telecinesi che lui però assicurava in anticipo essere "completamente false, solo trucchi da palcoscenico".

Era sempre preparatissimo, sempre pronto a rispondere a ogni obiezione con dati e citazioni storiche, ma il vero asso nella manica era la forza devastante del suo argomento più semplice: se i fenomeni sovrannaturali avvengono davvero, perché a tutt'oggi non esiste neanche un singolo caso in cui ce ne sia stata una dimostrazione chiara e univoca? Perché tutti i tentativi in laboratorio non hanno prodotto la benché minima prova? Perché gli unici casi di cui si parla sono avvenuti in assenza di controllo, davanti a testimoni inaffidabili o confusi, in condizioni di scarsa visibilità e via dicendo?

Se qualcuno dei presenti dissentiva, Nicola lo invitava con un sorriso ad accettare la sfida di Randi, a dimostrare l'indimostrabile e portarsi a casa un milione di dollari, magari per poi devolverli in beneficenza.

Questo era l'affondo che solitamente zittiva anche gli avversari più battaglieri.

Eppure non era affatto raro, anzi era oltremodo frequente, che tutte le buone ragioni e gli sforzi di Nicola finissero per non servire a nulla.

Quello che lui aveva da dire non faceva audience ed era cento volte meno interessante e suggestivo di tutte le favole di cui si riempivano la bocca i parapsicologi, e così gli toccava rodersi dalla rabbia davanti a un'intervista a tutta pagina o in prima serata a qualche imbroglione in malafede di cui lui credeva di aver già ampiamente denunciato i trucchi e le astuzie ma a cui ancora una volta venivano offerte le luci della ribalta perché raccontasse al volgo, tranquillo e senza contraddittorio, le solite squallide bugie.

Per fortuna, però, il suo bell'aspetto, i suoi modi pacati e insieme vivaci e la forza delle sue argomentazioni stavano lentamente conquistando a Nicola una sua piccola popolarità mediatica, che negli ultimi tempi facilitava un poco il suo lavoro.

Oltre a questo anche i suoi contatti interpersonali ne stavano grandemente beneficiando, specie con avvenenti esponenti del sesso femminile, ragion per cui Nicola guardava alla sua libertà di single come a un'occasione irripetibile da tenersi stretta ancora per diversi anni.

Ogni tanto, negli intervalli tra una conquista e l'altra, gli capitava di soffrire un po' di solitudine ma lo considerava un prezzo equo da pagare.

Nessuno dei suoi familiari viveva a Roma, suo padre era dirigente di una grossa azienda e al momento risiedeva con sua madre a Torino, mentre i suoi due fratelli più giovani erano anch'essi sparsi per l'Italia, il più vicino a quasi trecento chilometri da lui.

Se Nicola abitava nella capitale era perché era lì che il ragazzo aveva passato l'adolescenza prima che il padre venisse trasferito per l'ennesima volta ed era lì che aveva deciso di rimanere a studiare piuttosto che cambiare tutto un'altra volta e cominciare l'università in una città che non conosceva.

Una scelta di cui non si era mai pentito, esattamente come quella di dedicare tutte le sue energie e le sue indubbie capacità alla sacrosanta causa dell'AACP.

Fu solo quando lasciarono l'Aurelia per immettersi in una strada statale secondaria, inoltrandosi in un paesaggio bucolico di colline e declivi boscosi, che i due amici terminarono finalmente la discussione iniziata al bar su tutte le novità e i progetti lavorativi che entrambi avevano in serbo.

Rendendosi conto che erano ormai vicini alla loro destinazione, a Nicola tornò in mente di colpo la ragione di quella strana uscita fuori porta, su cui incredibilmente non avevano ancora trovato il tempo di scambiarsi due parole.

"Chissà cosa ci avrà lasciato il vecchio matto?" buttò subito lì, curioso di sentire l'opinione dell'amico.

"Dici, a parte le maledizioni?"

"Be', di soldi ne doveva avere parecchi, se si è permesso di non lavorare neanche un giorno in tutta la sua vita" continuò Nicola.

"Dubito però che abbia avuto un ripensamento in punto di morte e si sia convertito allo scetticismo, decidendo di lasciare tutto all'AACP. Di solito la gente in quella situazione fa esattamente il contrario..." osservò Arcuati.

"Allora perché pensi che ci abbiano convocati?" gli domandò Nicola.

"Forse per ascoltare la sua ultima predica, contando sul fatto che la solennità del momento ci costringerà a restare seduti e sorbircela fino all'ultima parola."

"Intendi qualcosa tipo un testamento spirituale?"

"Temo proprio di sì" rispose Arcuati con un sospiro. Nicola sorrise tra sé pensando che molto probabilmente il giornalista aveva ragione.

Lui stesso ci aveva già pensato tre giorni prima, subito dopo aver ricevuto la telefonata di un notaio che lo aveva sobriamente informato di come la sua presenza, insieme a quella del suo amico Giovanni Arcuati, fosse gentilmente richiesta giovedì 29 ottobre alle dieci del mattino per presenziare all'apertura delle ultime volontà di Maurice Bric, conte di Pont-Leblec deceduto il venerdì precedente.

Il caro estinto non era naturalmente uno sconosciuto per Nicola, ma non era neanche la persona che lui immaginava lo avrebbe mai ricordato nel proprio testamento.

Il vecchio conte Bric, francese ma residente in Italia da oltre mezzo secolo, era infatti stato per decenni uno dei più accaniti sostenitori della causa spiritista e paranormale.

Molto ricercato nei talk-show televisivi per la sua aria da dandy primo Novecento, la sua eleganza démodé e il suo eloquio fiorito e affettato, condito dalla immancabile erre moscia, il conte non perdeva occasione per disquisire con assoluta sicurezza di comunicazioni con l'aldilà, contatti medianici e apparizioni di defunti.

Intorno a lui si muoveva una fitta cerchia di seguaci e ammiratori, composta per lo più da persone genuinamente convinte o disperatamente bisognose di credere a quello in cui il conte stesso credeva con fervore, la scrittura automatica, i movimenti del tavolino o gli ingarbugliati e oscuri messaggi dei medium in trance.

C'era naturalmente anche l'inevitabile codazzo di imbroglioni professionisti, profittatori di tutte le specie che vivevano alle spalle del conte e del suo vasto patrimonio esercitando la millenaria ma sempre efficace arte di fingere poteri paranormali.

Nel corso della sua breve carriera Nicola ne aveva smascherati un paio, incauti sbruffoni che avevano finito per credersi infallibili nel praticare i loro quattro trucchetti e avevano accettato di esibirsi in situazione di controllo.

Invece della gratitudine che a rigor di logica avrebbe potuto aspettarsi, Nicola si era in entrambe le occasioni attirato un'interminabile sequela di accuse e insulti da parte del vecchio svitato, accorso prontamente e contro tutte le evidenze in aiuto dei suoi protetti gridando al "vile tranello" e incolpando "l'energia negativa emanata dagli scettici" per la "temporanea diminuzione dell'aura psichica " mostrata dai soggetti durante le prove.

Nell'ultimo anno la salute del conte, ormai quasi novantenne, era andata rapidamente deteriorandosi, fino a fargli sospendere qualunque uscita pubblica e a tenerlo rinchiuso nella sua magione di campagna, il luogo dove Nicola era stato convocato quella mattina insieme a Giovanni Arcuati.

Trovare il posto non si rivelò difficile come i due amici avevano temuto, il notaio aveva mandato a Nicola via fax una cartina disegnata a mano molto precisa e inoltre la residenza si trovava a meno di un chilometro di distanza da un paese di medie dimensioni, i cui abitanti non ebbero difficoltà a dar loro ulteriori indicazioni.

La villa era ben visibile dalla strada, appollaiata sulla cima di una collinetta, e aveva l'aria molto meno lugubre di quanto si fossero immaginati.

Era la tipica residenza nobiliare dell'Ottocento, un palazzotto a tre piani color ocra scura con il tetto a terrazza, e ai lati due torrette quadrate con il perimetro merlato.

Davanti alla facciata si apriva un vasto spiazzo di ghiaia, e al loro arrivo lo stridio degli pneumatici richiamò un concerto di guaiti da un punto imprecisato all'interno del bosco che si stendeva a destra della casa.

Nicola e Arcuati scesero dalla macchina e rimasero per diversi secondi in ammirato studio della costruzione, che sembrava essere stata ristrutturata di recente e che così a occhio doveva valere diversi milioni.

"Nicola" buttò lì Arcuati mentre si dirigevano verso quello che sembrava il portone principale, "e se ci avesse lasciato in eredità questa "casetta"?"

Nicola scosse la testa.

"È troppo fuori mano" replicò, stando al gioco. "E poi secondo me è riscaldata male e d'inverno si muore di freddo."

In realtà quel palazzotto nobiliare gli aveva spontaneamente richiamato alla mente, in modo molto vivido, il luogo dove aveva trascorso la notte precedente, riempiendogli il petto di una gradevole sensazione di appagamento.

Suonarono un campanello in ottone seminascosto dall'edera e dopo meno di dieci secondi venne loro ad aprire una specie di patetico efebo invecchiato, un ultraquarantenne dalle movenze effeminate che sfoggiava una chioma incolta di boccoli biondi su un viso precocemente appassito e segnato dalle rughe.

Li squadrò un attimo con due acquosi occhi azzurri, gonfi e arrossati dal pianto, e senza dire una parola si scostò per lasciarli passare, indicando loro con un gesto la direzione da seguire.

I due entrarono in un vestibolo di dimensioni sorprendentemente ridotte, da cui una scalinata in travertino li condusse direttamente al secondo piano dell'edificio.

Lì trovarono quello che si erano aspettati fin dall'inizio, corridoi ombrosi che si aprivano su stanze altrettanto scure arredate con pesanti mobili di quercia e polverosi tendaggi viola, quadri e stampe di tradizione esoterica che si alternavano alle pareti con vecchie foto in bianco e nero di strane nebbioline e globi di luce sospesi sullo sfondo di ignari salottini borghesi. L'aria era satura di un pesantissimo odore d'incenso, dolciastro e nauseabondo, non molto diverso da quello abituale nei pub new age o nei circoli yoga.

Finalmente arrivarono a un salottino meglio illuminato degli altri dove li attendeva il notaio del conte Bric, un uomo alto e brizzolato dai modi energici e cordiali che dava l'impressione di essere a disagio quanto loro in quell'ambiente tetro e vagamente claustrofobico.

Le presentazioni furono semplici e professionali, e il notaio venne subito al punto.

"Prima di tutto grazie di essere venuti fin qui signori..."

Nicola declinò con la mano.

"Come vi ho brevemente annunciato al telefono si tratta dell'apertura delle ultime volontà del compianto conte Bric, per quanto debba specificare che non si tratta del testamento principale, in quanto lo stesso è già stato aperto sabato scorso, il giorno immediatamente successivo la morte del conte."

Sia Nicola che Arcuati rivolsero al notaio uno sguardo interrogativo.

"Vuol dire che l'eredità è già stata tutta suddivisa?" domandò Nicola, che cominciava a veder concretizzarsi i peggiori sospetti riguardo al "testamento spirituale".

"Non è esattamente così" lo prevenne il notaio, "o meglio non saprei rispondere alla vostra domanda: non ho idea dell'esatto ammontare dei beni del conte. Quello che vi posso dire è che il testamento principale conteneva una postilla in cui il conte dichiarava di avere alcune disposizioni testamentarie supplementari riguardanti le vostre persone e chiedeva di convocarvi qui per un annuncio strettamente privato delle stesse. Spero che vogliate scusarmi se alcuni impegni precedentemente presi mi hanno permesso di chiedere la vostra presenza solo oggi."

"Ma le pare" rispose Arcuati conciliante. "Allora possiamo procedere con la lettura di queste disposizioni supplementari, giusto?"

Il notaio esitò un attimo.

"A dire il vero non sarò io ad annunciarvele, ma il conte in persona."

Prima che riuscisse a proseguire, Nicola gli aveva già lanciato uno sguardo che diceva tante cose, nessuna particolarmente gentile.

"Il conte ha lasciato una videocassetta registrata" si affrettò a chiarire l'uomo, "e poco prima della morte ha addirittura preparato accuratamente la sala dove il testamento specifica chiaramente che solo voi due possiate assistere alla lettura. Io vi accompagnerò e mi sincererò che sia il televisore che il videoregistratore siano correttamente collegati, oltre a indicarvi come attivare quest'ultimo. In realtà non ci sarebbe bisogno neanche di questo e potreste fare tutto da soli, ma ho il dovere di controllare che tutto sia formalmente conforme ai dettami del testamento. Dopo di che uscirò dalla sala e voi potrete cominciare a visionare la videocassetta. Solo dopo che mi confermerete di averlo fatto e di averne completamente inteso il contenuto io avrò la facoltà di visionarla a mia volta e di presiedere all'esecuzione delle istruzioni in essa contenute."

Il notaio li guardò con un sorriso calmo, ma a Nicola parve di intuire che sotto si nascondesse una risata trattenuta a stento. Non doveva essere facile neanche per lui conservare un'aria professionale mentre annunciava quelle assurdità.

"È tutto chiaro?" domandò l'uomo.

Nicola e Arcuati si guardarono un attimo, e il giornalista alzò le spalle.

"Chiarissimo" rispose sorridendo a sua volta.

Tutte quelle precauzioni e quell'atmosfera di mistero erano a dir poco ridicole, ma si intonavano perfettamente con il personaggio del conte.

Si alzarono e il notaio li guidò nuovamente in corridoio, ma dopo pochi passi li introdusse in una sorta di piccola biblioteca, una stanza le cui pareti erano interamente ricoperte da file e file di libri rilegati in pelle.

Su un lato della stanza si apriva una portafinestra, i cui tendaggi erano stati per fortuna sollevati così da permettere alla luce del pallido sole autunnale di rischiarare almeno parzialmente l'ambiente.

Quasi attaccato a una delle librerie c'era un vecchio tavolo rotondo, al cui centro troneggiava un modernissimo televisore giapponese a schermo ultrapiatto, di fianco era appoggiato un videoregistratore. Due seggiole dallo schienale alto e foderato di velluto erano sistemate di fronte a un paio di metri di distanza.

Molto rapidamente il notaio accese il televisore, già sintonizzato sul canale video, diede corrente al videoregistratore e infine, con l'aria di scusarsi per essere costretto a dirlo, indicò il pulsante "play" e li informò che occorreva schiacciare quello per cominciare la visione.

Poi si dileguò in gran fretta, dicendo che li avrebbe aspettati nello stesso salottino di poco prima. "Ragazzi, finora è addirittura peggio di come avessi immaginato " commentò Nicola appena furono soli.

Arcuati si stava guardando intorno con aria interessata.

"Questa collezione di libri antichi è davvero notevole. Sono migliaia di volumi e non ci deve essere nulla di molto più recente della metà dell'Ottocento."

"Be', forse ci ha lasciato veramente qualcosa" continuò Nicola, "tutta questa messinscena e soprattutto questa segretezza non si giustificherebbero se fosse solo un testamento spirituale."

Arcuati lo guardò scettico.

"Nicola, il vecchio era matto, completamente fuori di testa, e probabilmente negli ultimi tempi anche più del solito. Per quanto mi riguarda su quella cassetta potrebbe aver registrato di tutto, magari solo una lunga pernacchia. "

"Be', allora vediamo subito, no?" disse Nicola, che cominciava a sentirsi suo malgrado bruciare di curiosità.

Arcuati si sedette su una delle larghe seggiole, che bastava appena per contenere tutta la sua mole, mentre Nicola accendeva il videoregistratore e si sedeva rapidamente a sua volta.

Immediatamente sullo schermo apparve il conte Bric, ripreso a mezza figura seduto a una scrivania, con una finestra alle spalle.

Attraverso le sottili tendine di pizzo bianco penetrava una luminosità calda e intensa, tanto da far supporre che la scena fosse stata registrata in qualche mattina di estate.

Il conte sedeva con le spalle leggermente curve e indossava quella che sembrava essere una veste di seta blu in stile orientale, con il colletto chiuso sul davanti da cui spuntava la sua testolina calva da uccellino denutrito.

Nonostante ciò gli occhi grigio-azzurri brillavano dell'abituale vivacità e quando la figura parlò la sua voce suonò chiara e forte.

"Signor Arcuati, signor Pagani" disse sorridendo, e contemporaneamente piegando leggermente la testa in avanti verso i suoi interlocutori postumi. "Vi ringrazio prima di tutto di aver accettato l'invito del mio notaio e di aver sottratto tempo ai vostri numerosi impegni per essere qui oggi."

"Non c'è di che" commentò tra i denti e quasi senza volerlo Nicola, che si stava accorgendo solo allora quanto fosse fastidioso vedere l'immagine registrata di un morto che gli si rivolgeva chiamandolo per nome.

"Come naturalmente già sapete, io ormai non sono più parte del mondo dei vivi, almeno non nell'accezione scientifica della parola "vita" che, a quanto mi risulta, è l'unica che voi riconosciate come vera."

Il conte si lasciò sfuggire una breve risatina di compatimento prima di continuare.

"Ciò naturalmente non significa che io non sia più con voi in questo momento, tutt'altro. Considerato che le anime disincarnate possono muoversi a loro piacimento sia in questo mondo terreno che nei mondi superiori, posso fin da ora annunciarvi che nel momento in cui ascolterete queste mie parole io sarò con voi nella stanza, e precisamente vi starò osservando da quell'angolo lì dietro."

Dicendo queste parole la figura sul video sollevò rapidamente un dito ossuto indicando un punto alle spalle dei due ascoltatori.

Istintivamente Nicola voltò la testa seguendo con lo sguardo la direzione indicata dal vecchio e si trovò a fissare un piccolo spicchio di muro tra la portafinestra e la fine della libreria che occupava tutta la parete di fondo.

Riportò subito l'attenzione sul televisore con un'alzata di spalle, ma l'idea che dietro di lui ci fosse un fantasma che lo spiava dalla penombra, per quanto razionalmente assurda, non mancò di avere una certa, involontaria presa sulla sua fertile immaginazione, aumentando ulteriormente il fastidio che la situazione cominciava a ispirargli.

Aveva già aperto la bocca per dire qualcosa di caustico che sdrammatizzasse un po' l'atmosfera quando il conte Bric riprese a parlare.

"Detto ciò, a cui naturalmente voi non credete in alcun modo, verrò subito al punto del perché vi ho chiesto di essere qui oggi. Vedete signori, quando alcuni mesi fa mi è stato diagnosticato il male incurabile che ha ormai quasi vinto la sua battaglia sul mio fragile corpo, tale condizione predestinata mi ha permesso di riepilogare e riconsiderare tutti gli avvenimenti della mia esistenza terrena con un distacco e una saggezza che nonostante i miei sforzi non ero mai riuscito a raggiungere in precedenza. Quello che ho visto, e vi prego di voler perdonare la mia immodestia, è stato il cammino di un'esistenza ricca e interamente consacrata alla ricerca della luce e della verità. Tale ricerca è stata coronata da successo, questo è un dato di fatto, giacché mi è stato concesso di procedere molto a fondo nella conoscenza della Realtà Ultima e Vera di cui la nostra effimera realtà non è che un'ombra. E fedele all'onore e al privilegio che mi era stato accordato, ho cercato di divulgare la mia conoscenza, di indirizzare verso la luce e la saggezza già a partire da questa dimensione terrena il maggior numero di anime possibili!"

Mentre declamava quest'ultimo passaggio il conte aveva cominciato a infervorarsi ma fu interrotto da un brusco attacco di tosse, che si protrasse per alcuni secondi rendendo paonazzo il suo viso pallido.

"Scusate" si riprese, asciugandosi la bocca con un fazzoletto, "tutte le occasioni sono buone per ricordarmi quanto è breve il tempo che ancora mi attende su questa terra. Comunque sia, da che ho appreso la notizia, è precisamente ai miei amici, ai miei amati studenti, che vanno costantemente tutti i miei pensieri e le mie speranze, ed è a loro, alla fondazione che li riunisce, che ho deciso già da tempo di lasciare tutti i miei beni terreni."

"Ti pareva" sbuffò Arcuati scuotendo la testa rassegnato.

"Ma proprio mentre redigevo le mie ultime volontà e compivo un ulteriore passo per staccarmi da questa esistenza materiale, senza dubbi e senza rimpianti, mi sono reso conto che qualcosa continuava a turbarmi, che c'era nella mia anima la sensazione di aver lasciato un lavoro incompiuto. Non ho faticato molto a capire che si trattava di voi due, signori, con il vostro fanatico scetticismo, con l'impegno che da anni profondete per negare e ridicolizzare gli unici fatti e le uniche verità che possano essere di una qualche consolazione in questa valle di lacrime. Non occorre dire che nella mia vita ho incontrato moltitudini di miscredenti, di ignoranti che si abbandonavano all'ironia e all'insulto, ma devo confessare che nessuno era mai giunto ai vostri estremi, a fondare un'Associazione che avesse come fine unico la propagazione della menzogna e la negazione della verità. Così ho capito che non potevo andarmene senza prima risolvere questo problema, e lasciando che il lavoro dei miei studenti venisse ogni giorno svilito e vanificato dalle macchinazioni della vostra Associazione. Ho capito che l'ultima ardua missione rimastami da compiere su questa terra era assicurarmi che voi due signori accettaste infine e pienamente l'essenza spirituale ed eterna dell'anima umana e che in conseguenza di ciò interrompeste di vostra stessa iniziativa tutte le men che lodevoli attività del vostro gruppo."

Sentendo quelle parole Nicola e Arcuati non poterono fare a meno di scambiarsi uno sguardo di attonita sorpresa che però in Nicola andò ad aggiungersi a un'inquietudine crescente, alla netta sensazione che ci fosse qualcosa di sbagliato nell'intera situazione.

"E considerato che in passato tutti i mezzi ordinari della persuasione e del buon senso erano già stati impiegati sia da me personalmente che dai miei studenti e amici per convincervi di quanto è esattamente sotto i vostri occhi, se solo voi vi decideste finalmente a vederlo, e che voi avete continuato a negare le evidenze più schiaccianti con cavilli scientifici e procedurali che insultavano la vostra stessa intelligenza, considerato tutto ciò, signori, spero che mi perdonerete se per assicurarmi del successo di quest'ultimo tentativo ho ritenuto opportuno servirmi di mezzi non esattamente convenzionali, gli unici che potessero obbligarvi a rimuovere tutti i blocchi psicologici e ideologici che si frappongono tra voi e l'accettazione della Verità."

"Che cazzo sta dicendo!" proruppe Arcuati, facendo l'atto di sollevarsi dalla seggiola.

Ma Nicola lo bloccò afferrandogli il braccio e spingendolo delicatamente all'indietro, mentre si portava l'indice dell'altra mano alle labbra a indicare di fare silenzio.

Gli occhi del giovane erano sgranati e fissi sullo schermo televisivo, mentre le prime goccioline di sudore cominciavano a imperlargli la fronte.

"Vi prego signori di ascoltare con attenzione quanto sto per dirvi, dalla prima all'ultima parola, perché appena avrò finito il tempo diventerà prezioso per voi e vi consiglierei di non perderne altro ripetendo la visione. Nel momento stesso in cui avete cominciato a visionare questa videocassetta un collegamento elettrico ha automaticamente attivato un piccolo spruzzatore montato nella parte posteriore del videoregistratore, uno spruzzatore dotato di un piccolo serbatoio ripieno di una sostanza altamente tossica, un veleno artificiale trasparente e inodore che a quest'ora dovrebbe aver sicuramente saturato l'atmosfera della stanza. La sostanza in questione è instabile nell'aria e decade nel giro di pochi minuti, divenendo innocua. Ma se viene assorbita attraverso il respiro le sue molecole penetrano nelle cellule del corpo e nel giro di ventiquattr'ore diventano attive avvelenando l'intero organismo. La crisi finale avviene di colpo e nel giro di pochi minuti, senza alcun sintomo preliminare, e l'unica possibilità per evitare tale esito è di somministrare al soggetto in questione, nelle ventiquattro ore successive all'assunzione del veleno, uno specifico antidoto creato in laboratorio, un enzima artificiale che catalizza una reazione per spezzare la struttura molecolare della sostanza rendendola inerte e inoffensiva. Questo antidoto è naturalmente in mio possesso, avendolo acquistato insieme al veleno che voi signori state tuttora respirando, niente panico, per favore, vi prego di restare seduti, ne avete già assorbito più che a sufficienza, un po' in più o in meno non cambierà assolutamente la situazione."

Qui il conte fece una pausa, come se avesse previsto che ai due spettatori sarebbe occorso qualche secondo per riprendere il controllo.

Ma Nicola e Arcuati erano immobili ai loro posti, impietriti dallo choc e dalla sorpresa.

"L'antidoto, dicevo" riprese il vegliardo, "è custodito in un luogo segreto, un nascondiglio dove io stesso ho provveduto a collocarlo mentre ancora un po' di forze mi assistono, un luogo noto solo a me e che neanche tutta la polizia del mondo, credetemi, riuscirebbe a trovare o anche solo a immaginare in appena ventiquattro ore. Io naturalmente sarei dispostissimo a descrivervi l'esatta locazione dell'antidoto, anche in questo momento... parlo del momento in cui voi state visionando questa registrazione, beninteso" precisò dopo un attimo il conte con un sorriso di maligna soddisfazione, come a cancellare ogni speranza che il segreto fosse rivelato nel prosieguo del video, "ma la cosa, almeno secondo i vostri canoni, sarebbe del tutto impossibile, o mi sbaglio?"

Ormai il conte gongolava apertamente.

"Be', signori, temo che in una situazione del genere dobbiate proprio mostrarvi un po' più flessibili del solito, accantonando momentaneamente tutti i vostri dogmi. Concorderete che, a stretto giro di logica, essendo io l'unico possessore dell'informazione, la vostra unica speranza di ottenerla è attraverso di me. Ma concorderete anche che, nelle nostre particolari circostanze, ciò non può più avvenire tramite i canali solitamente usati dagli uomini per comunicare tra loro e scambiarsi informazioni. È invece necessario uno tipo particolare di comunicazione, una comunicazione che coinvolga non già la mia persona fisica ma la mia anima disincarnata, il mio essere immortale. Se volete metterla in modo semplice e diretto, signori, quello che dovrete fare è riuscire a comunicare con me nell'aldilà, evocare il mio spirito dal regno dei morti, e solo allora io vi rivelerò dove ho nascosto l'antidoto al veleno che scorre nelle vostre vene."

Il ghigno del vecchio svitato si faceva più largo a ogni parola, e in quel momento a Nicola sembrò la personificazione stessa del Male, un diavolo medievale sadico e beffardo giunto direttamente dall'inferno.

"Solo rendendo possibile l'impossibile, almeno secondo i vostri parametri, riuscirete a conservare questa vita che vi è così preziosa proprio perché, erroneamente, la ritenete unica. E il paradosso è che proprio salvandola scoprirete finalmente quanto essa sia relativa, solo un semplice passaggio verso altre e più profonde dimensioni."

Pronunciando queste ultime frasi il vecchio aveva ripreso l'aria di compostezza ispirata con cui aveva iniziato il discorso.

"Per finire, due piccoli consigli pratici, se permettete. Il primo riguarda la maniera più semplice e veloce di entrare in contatto con me. La comunicazione medianica con i trapassati è un atto spontaneo e naturale che solo la civiltà e la cultura ci hanno fatto dimenticare. Chiunque riesca ad aprire la propria mente e il proprio cuore alla dimensione invisibile che ci circonda può avere accesso a tale comunicazione senza difficoltà. Ma nel vostro caso il tempo è effettivamente limitato e le abitudini mentali radicate dentro di voi da una vita di scetticismo potrebbero rivelarsi un ostacolo più arduo del previsto. Vi consiglierei perciò di rivolgervi a un medium con una certa esperienza, qualcuno che mi sia stato vicino in vita e che abbia già esplorato con me la via che conduce al regno degli spiriti. Ada Gavino è una persona che mi sentirei di raccomandarvi, pura di cuore e di intenti, ma molti altri dei miei amici e studenti potrebbero fare al caso vostro. Il secondo consiglio è di non perdere assolutamente tempo cercando di trovare l'antidoto in altro modo che non sia quello che vi ho indicato. Vi posso assicurare che, proprio perché conscio di questa eventualità, ho organizzato tutto personalmente, evitando di coinvolgere alcuno dei miei collaboratori abituali e acquistando il materiale attraverso antichi contatti in un paese che è purtroppo sprofondato in un grande caos e dove i prodotti dei più sofisticati laboratori chimici dell'esercito vengono venduti al migliore offerente. So naturalmente che nella vostra presunzione mi avete sempre considerato un vecchio babbeo e che anche questa volta non rinuncerete alla speranza di cavarvi d'impiccio con gli stessi mezzi pratici su cui la vostra scienza si basa ciecamente. Sono pertanto già rassegnato a vedere la mia casa ribaltata e passata al setaccio e tanti dei miei poveri studenti torchiati per ore cercando di estorcere loro informazioni che non conoscono. Pazienza, questa prova fortificherà il loro carattere, e quanto ai danni che l'ispezione della casa finirà per provocare, be', sarei quanto meno incoerente se da quassù continuassi a preoccuparmi dei miei beni terreni. Attenzione però a non perdere inutilmente troppo del vostro prezioso tempo, signori, per quanto dal mio punto di vista cambi ben poco. Nel peggiore dei casi, ci incontreremo comunque in poco più di ventiquattr'ore, e in una situazione in cui ogni spiegazione da parte mia sarà del tutto superflua anche per degli scettici testardi come voi. A presto, signori, a molto presto" concluse il vecchio, piegando nuovamente la testa in avanti in un rispettoso gesto di commiato che non servì però a nascondere il largo sorriso che gli attraversava nuovamente il viso emaciato.

Un istante dopo l'immagine sullo schermo scomparve in un crepitio per essere sostituita da un tremolante sfondo blu elettrico. Continua...

Giacomo Gardumi
È nato a Milano nel 1969. Dopo aver trascorso l'adolescenza a Roma, ha studiato lingue orientali e ha passato dieci anni in Cina. Sposato con due figli, vive attualmente a Parigi. Ama il cinema, i cantautori italiani e la letteratura noir. Ha pubblicato La notte eterna del coniglio (Marsilio 2003)