Verso l'immortalità ? La scienza e il sogno di vincere il tempo

Edoardo Boncinelli e Galeazzo Sciarretta<br>Raffaello Cortina, Milano 2005<br>pp 231 &euro; 19,00

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Verso l'immortalità?

La scienza e il sogno di vincere il tempo

di Edoardo Boncinelli e Galeazzo Sciarretta
Raffaello Cortina, Milano 2005
pp. 231, E19,00
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di Massimo Polidoro

Epicuro e Lucrezio la prendevano con filosofia, di fronte all'opera distruttrice del tempo ci insegnavano a non temere la morte, perché "quando noi ci siamo la morte non c'è e quando c'è la morte noi non ci siamo".

Ma, anche se gli autori nell'introduzione scrivono che di una rassegna delle possibilità scientifiche di prolungare la vita a tempo indeterminato il mondo poteva farne a meno, noi crediamo che questo libro sia invece assolutamente indispensabile.

Se da un lato la stragrande maggioranza delle persone - compresi quelli che proclamano di volerne fare a meno - si avvale ogni giorno degli strumenti e delle opportunità che le conoscenze scientifiche hanno reso disponibili, notano gli autori, solo pochi sentono la necessità di adeguare in tale direzione anche i propri modi di pensare. Ci troviamo cioè nel terzo millennio ma in tanti il modo di ragionare non è molto diverso da quello prevalente nel primo Medioevo.

Come è possibile interpretare ai nostri giorni le varie manifestazioni della vita senza tenere conto delle scoperte della genetica degli ultimi 50 anni? Come studiare il comportamento dei viventi prescindendo dall'approccio darwiniano? Come concepire l'"Io cosciente" senza considerare l'organizzazione del cervello umano? È chiaro che chiunque è libero di trarre le proprie conclusioni ma solo dopo essersi informato su come stanno le cose.

E il libro di Boncinelli, scienziato di fama internazionale oltre che grande divulgatore, e di Sciarretta, esperto di strumentazioni per lo studio del cervello e promotore tra l'altro di Mosaicoscienze, è uno strumento eccellente per informare il pubblico su quali siano oggi le conoscenze scientifiche ai fini di un prolungamento della vita efficiente dell'uomo.

Nella prima parte del libro si presenta una panoramica storica sulle varie forme in cui il concetto di immortalità è stato percepito nel passato. Dall'epopea di Gilgamesh, l'eroe sumero che cerca il segreto dell'eterna giovinezza, all'immortalità inseguita dagli alchimisti. Dal conforto offerto dai miti e dalle religioni fino alle false promesse della magia.

Per chi non si accontenta di consolazioni filosofiche, magiche o religiose, la seconda parte fa il punto sulla ricerca scientifica oggi, qual è insomma lo stato dell'arte. La terza, infine, delinea quattro possibili strade che, a partire dagli strumenti e dalle conoscenze scientifiche attuali, ci possono aiutare a ricercare la "vita eterna". La prima è quella più ovvia, riguarda la prevenzione e la cura delle malattie. È proprio in questo modo che l'aspettativa di vita nei paesi industrializzati è raddoppiata nel giro di un secolo. Oggi gli uomini vivono mediamente 76 anni, le donne 83, numeri che poche generazioni fa apparivano lontanissimi. E tutt'ora la vita media aumenta di un trimestre all'anno. "Sul fatto che si arriverà ad una vita media intorno ai 120 anni non ci sono molti dubbi", sottolineano gli autori. "Intanto chi oggi è adolescente probabilmente arriverà a 100 anni".

Se esistono margini di miglioramento, guadagnare altro tempo sarà però sempre più difficile. Su tutti gli organismi pluricellulari incombe infatti "la maledizione genetica dell'invecchiamento, una bomba ad orologeria nascosta nel genoma che influisce sul processo di rigenerazione cellulare, facendo sì che le nuove cellule nascano con caratteristiche progressivamente peggiori delle madri".

La seconda strada, ne consegue, è quella della manipolazione genetica che, sebbene sia ancora una tecnica ai primi passi, in futuro potrebbe rappresentare l'arma principale per prolungare la giovinezza di un essere umano: "In questo modo sembra una possibilità concreta quella di arrivare a una vita media tra i due e i trecento anni".

La terza strada è quella "meccanica", che consiste nel sostituire all'infinito parti del corpo umano usurate o danneggiate. Il miglioramento qualitativo e quantitativo delle tecniche di trapianto hanno suscitato scalpore di recente; ad esempio, i primi trapianti di mano e di faccia. Immaginiamo tuttavia che un giorno si arrivi al trapianto di testa: quale identità attribuire al nuovo essere? Quella di colui che dona il corpo o quella di colui cui la testa appartiene?

È una domanda questa che ci porta alla quarta e ultima strada, a sua volta centrata su una questione decisiva: dove risiede l'origine dell'identità di un essere umano? La risposta ovvia sembra essere nel suo "Io cosciente". Ovvero nella sua capacità di relazionarsi bidirezionalmente con l'esterno, nella sua emozionalità, nei suoi ricordi. Le odierne neuroscienze attribuiscono questo genere di fenomeni cognitivi all'organizzazione e all'attività sinaptica del sistema nervoso centrale dell'uomo, nonché alle sue interazioni con altre funzionalità biologiche. Accettata tale ipotesi ne discendono interessanti possibilità di prolungare, "anche per durate temporali di cui nemmeno siamo in grado di concepire l'estensione", integrità e operatività del nostro "Io cosciente".

Quali sarebbero però le conseguenze sociali ed economiche di un innalzamento di due o trecento anni della vita media? Un sovrapopolamento di ultracentenari non rischierebbe di provocare più danni che miglioramenti? Chissà, magari per quell'epoca l'uomo avrà colonizzato altri pianeti e il sovraffollamento non sarà più un problema.

Tuttavia, rispondono gli autori, "l'ambito delle scelte non riguarda la scienza. Essa si limita a mostrare le possibilità, poi spetta alla società; prendere le decisioni. E queste non ci spaventano affatto. L'unica cosa che ci spaventa è l'ammasso di cervelli che di fronte alle novità sanno solo dire no".