L'occultista (recensione)

Joseph Gangemi<br> Rizzoli, MIlano 2005<br>pp 321 &euro; 17,00

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Negli anni Venti, la rivista americana Scientific American mette in palio 5000 dollari per la prima persona che potrà presentare un qualunque fenomeno paranormale in condizioni controllate. Uno dopo l'altro, i pretendenti al premio vengono smascherati come più o meno abili ciarlatani. Fino al giorno in cui si presenta Mina, la moglie di un noto ginecologo dell'alta società, e sconvolge con le sue sedute spiritiche i componenti della Commissione scientifica. Sconvolgere è dire poco, visto che c'è chi è pronto a dichiararla subito vincitrice, chi se ne innamora e chi decide di combatterla con ogni mezzo. Alla fine, Mina non vincerà il premio, ma lascerà comunque perplessi i componenti dello Scientific American e il pubblico americano.

La storia, ben nota a chiunque si interessi di storia del paranormale, è reale. La medium in questione si chiamava Mina Crandon e i giornali l'avevano ribattezzata "Margery"; viveva a Boston con il marito, medico chiururgo piuttosto discusso in città, ed era davvero una donna affascinante. Inoltre, la commissione dello Scientific American era guidata dal mago Houdini, che si era convinto di avere scoperto tutti i trucchi della donna e non esitava a rivelarli durante i suoi spettacoli. Nel gruppo, c'erano anche altri celebri ricercatori psichici, come Hereward Carrington, che si dice avrebbe avuto una relazione con Mina durante il periodo degli esperimenti.

Questa vicenda oggi rappresenta lo spunto per l'avvincente romanzo di Joseph Gangemi, L'occultista (il titolo originale era un più poetico, ma forse meno rivelatore, Inamorata). Gangemi sposta l'azione da Boston a Philadelphia, città in cui vive, e modifica leggermente i nomi dei protagonisti. Toglie del tutto Houdini dalla vicenda, che si sarebbe preso inevitabilmente la scena oscurando tutti gli altri, e racconta la storia dal punto di vista di Martin, uno studente di medicina, che fa da assistente al presidente della commissione di indagine e che, per quanto scettico, non può fare a meno di provare una fortissima attrazione per la giovane medium.

Il richiamo sul retro di copertina legge: "Segreti, inganni e passioni inconfessabili in un thriller storico raffinato e pieno di suspense" ed è quasi tutto vero. Il romanzo è davvero avvincente, scorre via veloce e ci si appassiona alla difficile situazione di Mina, moglie dell'ambiguo Crawley, vittima forse delle sue violenze e con tanti scheletri nell'armadio. Nelle prime indagini, Martin si rivela il perfetto scettico, ideando ingegnosi controlli analoghi a quelli che il CICAP avrebbe potuto predisporre in situazioni simili. Anche la scrittura, pur non essendo affatto difficile, è raffinata e di buon livello. Solo che forse "thriller" non è proprio la definizione esatta per questo buon romanzo di suspense. Non c'è un delitto e non ci sono assassini da scoprire. C'è forse molto di più, un'indagine psicologica nelle motivazioni dei protagonisti e una struggente storia d'amore, dove "i fantasmi, veri o falsi, trascinano personaggi e lettori in un'irresitibile danza macabra di mistero e sensualità".

Un'ultima nota di carattere personale. Terminato il libro ho scoperto di essere stato inserito dall'autore tra le persone da ringraziare. Ho poi avuto conferma da lui medesimo che per documentarsi sulla storia di Margery si era affidato unicamente a due libri, la biografia della medium, scritta da Thomas Tietze, e il mio Final Sèance, dedicato alla strana amicizia tra Houdini e Conan Doyle, ma per buona parte incentrato anche sulla storia di Margery, che vide i due titani su campi contrapposti. Una piacevole sorpresa.