Come fu sconfitta la "peste del secolo"

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La cura inaspettata
di Alessandro Aiuti e Annamaria Zaccheddu
Mondadori, Milano, 2023
pp.228, euro 18,50


Ammetto di essere una delle persone alle quali il nome di Fernando Aiuti evoca come prima cosa la celebre immagine del bacio tra l’immunologo e la paziente sieropositiva Rosaria Iardino. Lo scatto, ormai entrato nell’immaginario collettivo, ha contribuito senza ombra di dubbio a contrastare la falsa teoria che il virus HIV potesse essere trasmesso tramite un semplice bacio. Ecco, quando si vuol pensare a un veicolo semplice e diretto di comunicazione efficace, uno degli esempi a cui rivolgersi in ambito medico, forse addirittura più efficiente di quanto lo stesso autore si aspettasse, è stato sicuramente quello.

Ne La cura inaspettata, scritto dal figlio Alessandro insieme ad Annamaria Zaccheddu, naturalmente è raccontata la storia e il contesto entro cui avvenne il famoso bacio, ma la vicenda è solo uno degli episodi che si intrecciano all’interno di un resoconto quasi parallelo tra le vite del padre Fernando e quella di Alessandro Aiuti: lo stratagemma narrativo della dicotomia accademica e lavorativa tra padre e figlio è efficace e serve allo scopo, ma il libro per fortuna è ben più di un racconto biografico. È anzitutto la ricostruzione degli anni della ricerca sull’HIV, a partire dalla sua scoperta e dalle polemiche tra Gallo e Montagnier sull’attribuzione del merito fino alla realizzazione dei primi farmaci antiretrovirali, con pesanti effetti collaterali, e poi della più recente terapia combinata, grazie alla quale la mortalità correlata all’infezione si è drasticamente ridotta. Oggi, al contrario di diversi anni fa, un soggetto sieropositivo è in grado di condurre una vita quasi normale, proprio grazie all’efficacia dei nuovi trattamenti antiretrovirali.

Ma la storia più incredibile raccontata nel libro è probabilmente un’altra. E cioè il fatto di essere riusciti a trasformare un nemico apparentemente invincibile come l’HIV in un farmaco di precisione: sfruttando le caratteristiche biologiche dei retrovirus come quello dell’AIDS, infatti, i ricercatori sono stati in grado di utilizzarne una versione modificata da impiegare come vettore per la terapia genica. La malattia che diviene cura, il nemico che diventa alleato. Quale miglior risultato di questo?

Proprio la storia della terapia genica, e in particolar modo della ricerca italiana in questo settore, è il contenuto della seconda parte del volume, che vede tra i suoi protagonisti anche l’autore, che in una sorta di staffetta tra padre e figlio prosegue il lavoro cominciato anni prima da Fernando Aiuti. La vicenda è raccontata con passione e orgoglio, e a ragion veduta: i risultati ottenuti in questo campo rendono merito a un settore della ricerca italiana che ha mostrato risultati di eccellenza, soprattutto per quel che riguarda le malattie rare.

A tal proposito, il discorso strettamente scientifico non si distacca mai dal lato umano: gli autori sono ben consapevoli di questo e il tutto traspare perfettamente dal modo in cui sono raccontate le vicende. Proprio questo è uno dei punti di forza del libro, e cioè il saper mescolare il rigore con cui si spiegano le più recenti applicazioni scientifiche con l’umanità dei racconti di vita di bambini più sfortunati, il cui destino pare irrimediabilmente segnato, e le vite dei loro genitori che farebbero di tutto pur di poter fornire un barlume di speranza ai loro figli: anche affidarsi a presunte terapie alternative, le cui conseguenze nefaste sono salite spesso alla ribalta in questi ultimi anni. Ne La cura inaspettata trovano spazio alcuni di questi seducenti rimedi (per esempio Stamina o le più recenti fake news su COVID-19), potenti attrattori del lato emotivo del nostro cervello, ma purtroppo ingannevoli, quando non pericolosi, dispensatori di false speranze. Ed è proprio riagganciandosi a questo tema che gli autori sottolineano che al di là dell’importanza di essere ricercatori, al di là delle scoperte più o meno rilevanti in un settore scientifico, esistono poi le persone, con le loro storie e i loro vissuti, tutti degni di attenzione e del massimo rispetto: ecco perché sottolineano quanto sia rilevante anche e soprattutto coltivare il rapporto diretto tra medico e paziente.
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