Lessico del pensiero critico
di Enrico Bucci, Gilberto Corbellini
Bollati Boringhieri,
Torino, 2026
pp. 302, euro 24,00
A un passo dal mio portone c’era un negozio di cibo per animali. Qualche giorno fa è diventato una bottega che vende ancora cibo, ma per umani new age. L’insegna dice “Nutrizione & Benessere. Centro olistico”. Un altro cartello aggiunge: “La tua remise en forme naturale. Massaggi olistici. Naturopatia. Integratori”. Sovrasta in tutto il nome della regina egizia Nefertiti. Riassumendo, parole vuote ma con un alone magico.
Come sfuggire alle lusinghe della pseudoscienza? Enrico Bucci, biologo con cattedra alla Temple University di Philadelphia, e Gilberto Corbellini, ordinario di Storia della medicina all’Università di Roma, hanno scritto un manuale di autodifesa: “Lessico del pensiero critico”.
Il libro di Bucci e Corbellini è notevole per la rassegna completa delle trappole pseudoscientifiche da fronteggiare – e ancora di più per la sua sistematicità. Gli autori hanno lavorato con il rigore tipico dei trattati scientifici: prima analizzano le ambiguità del linguaggio, poi i meccanismi cognitivi – innati e appresi – con le loro (in)evitabili distorsioni, e infine gli strumenti per difendersi da falsità, raggiri e autoinganni.
La pseudoscienza – ma aggiungerei la pubblicità, la politica, i social di Internet, una parte del giornalismo e magari l’Intelligenza Artificiale – oggi è particolarmente insidiosa perché si mimetizza sotto parole in origine scientificamente precise che, per graduali slittamenti, diventano vaghe, emotive, esoteriche e, alla fine di questa deriva, deliberatamente truffaldine.
Qualche esempio? Energia, onda, particella, risonanza, campo magnetico, vibrazione in fisica sono concetti rigorosi. Imbonitori di televendite, guaritori, veggenti e affini se ne sono impossessati trasferendoli in ambiti magici o new age, ma sempre connessi ad attività redditizie. Lo stesso discorso vale per biologico, naturale, olistico.
Le parole scientifiche slittate fuori dal loro contesto vanno di pari passo con artifici retorici mutuati dall’ambito razionale. Per esempio, il dubbio è connaturato al metodo scientifico, ma può essere insinuato per indebolire conoscenze consolidate come il cambiamento climatico o la validità delle vaccinazioni. Il conflitto di interessi è un fattore che i ricercatori seri tengono ben presente e, se necessario, lo dichiarano esplicitamente, ma la pseudoscienza lo usa anche per calunniare studi condotti in modo ineccepibile.
Molto interessante è il capitolo dedicato ai meccanismi cognitivi che, se ignorati, sfociano in errori sistematici o in pregiudizi sottotraccia. Vedere finalismo dove non c’è (per esempio nell’evoluzione biologica), scegliere soluzioni immediate ed economiche ma ingannevoli, rassicurarsi a ogni conferma di un dato rimuovendone le incertezze, sono tre comportamenti che hanno favorito la sopravvivenza dei nostri antenati. Oggi però, in un mondo complesso e tecnologico, costituiscono dei pericoli. Lo ha messo in evidenza lo psicologo Daniel Kahneman, Nobel per l’economia nel 2002, con la sua distinzione tra pensiero lento e pensiero veloce. L’effetto Dunning-Kruger per cui chi meno sa più è convinto di sapere, il complottismo e la polarizzazione delle opinioni sono altri automatismi della mente dai quali è bene guardarsi.
Si arriva così ai rimedi che Bucci e Corbellini suggeriscono. Rimedi e loro limiti. Per esempio, il “pensiero bayesiano”, derivato dal teorema di Bayes pubblicato postumo nel 1763, è utilissimo per fare approssimazioni progressive alla probabile correttezza di un risultato, ma rimane soggetto al rischio di qualche (improbabile) smentita – il tacchino sviluppa una fiducia crescente in chi ogni giorno lo nutre, ma prima o poi dovrà ricredersi. I concetti di ordine, disordine, caos deterministico, caos probabilistico ed entropia sono utili nella gestione dell’incertezza (inclusa quella dell’Intelligenza Artificiale) ma solo a patto di averne compreso fino in fondo il significato.