Il sacro Graal è a Torino

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  • 17-07-2008
  • di Mariano Tomatis
6 - Chiesa della Gran Madre di Dio, piazza della Gran Madre
7 - Cupola del Guarini, Duomo, piazza San Giovanni



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Basilica della Gran Madre, piazza della Gran Madre.
Nel 1978 Giuditta Dembech rispondeva «Forse sì» alla domanda circa la presenza di questa coppa misteriosa in città, in un capitolo del suo libro Torino città magica intitolato "Torino e il Graal". Il Graal deve la sua fama al fatto che sarebbe stato utilizzato come calice durante l'Ultima Cena e che al suo interno Giuseppe d'Arimatea avrebbe raccolto il sangue di Gesù versato durante la crocefissione. In seguito alla risurrezione di Cristo, Giuseppe avrebbe raggiunto una città chiamata Sarras, dove avrebbe eretto un tempio per custodire la coppa. Senza specificare dove si trovi questa città, anzi ammettendo che «resta abbastanza impreciso il luogo in cui [il Graal] veniva custodito», la scrittrice si lancia in una ricostruzione genealogica interpretando alla lettera i romanzi sul Graal e dilungandosi per quattro pagine sulla linea dinastica di Giuseppe e quella di un suo contemporaneo, Nascien, dai quali nasceranno – nel corso di nove generazioni – rispettivamente Galaad e Lancillotto. Al termine di questo lungo elenco di nomi, la Dembech trasforma il Graal in un oggetto evanescente, dalla luce accecante. Cita Albrecht von Sharffenbergh che, nel 1270, così lo descrive: «Il Graal allora non aveva una sede fissa, ma vagava invisibile nell'aria». Ovviamente non si tratta più della reliquia della Passione, ma di un oggetto magico, ricettacolo di forze cosmiche e simbolo di ordine ed armonia. Non è chiaro in quale preciso momento della storia avvenga questa "elezione" del Graal da semplice coppa a oggetto prodigioso; è ovvio, però, che questa sua natura gli consente di trovarsi in più luoghi contemporaneamente, in quanto prodotto della mente più che oggetto dalle precise caratteristiche archeologiche. La Dembech lo sottolinea parlando del calice come di un puro simbolo: «il messaggio esoterico del Graal è in fondo quello della ricerca della restaurazione di un ordine, di un'armonia poi andata distrutta». Non si capisce bene in quale forma, dunque, il Graal veglierebbe sulla Sindone come «sigillo invisibile dall'alto della cupola del Guarini».
Più lucido il commento della Dembech nel secondo volume di Torino Città Magica: «In tutti questi anni, dopo aver divulgato le notizie di un legame fra la città di Torino e il Graal, e soprattutto, fra la chiesa della Gran Madre e il Graal, ho ricevuto centinaia di lettere da persone più o meno lucide mentalmente. Qualcuno ha scritto che il Graal è sepolto nei sotterranei della Gran Madre, quindi, scavando, prima o poi verrà fuori. Altri ancora mi hanno contattata per raccontarmi che il Graal si trova all'interno della scultura, nella coppa che la statua dinanzi alla chiesa porge verso il cielo. Anche questa è una follia pericolosa. Insomma, si è scatenata la giostra delle ipotesi più strampalate. Il Graal è un simbolo immateriale, nessuno l'ha mai più custodito o catturato. Escludiamo dunque l'ipotesi di un Graal sepolto o murato da qualche parte, a Torino o altrove. [...] Come simbolo in effetti, potrebbe trovarsi a Torino, come oggetto no!». Se lo dice lei...

... o a Torre Canavese?


Come nasce una leggenda contemporanea? Invece di dare risposte teoriche, Mariano Tomatis ha voluto fare un esperimento, inventando da zero e documentando accuratamente una teoria fantarcheologica che collocava il Santo Graal nel paesino di Torre Canavese, nei pressi di Torino. Dall'originale libretto autoprodotto sono nati negli anni convegni, dibattiti, articoli, citazioni su siti internet italiani e stranieri: una inquietante dimostrazione del fascino del mystero. Per chi volesse saperne di più: www.marianotomatis.it/torre/ .