Alla ricerca del Santo Graal nelle terre dei Gonzaga (recensione)

di Alberto Cavazzoli<br>Aliberti, 2008<br>pp. 209, € 16,00

  • In Articoli
  • 12-12-2009
  • di Giorgio Castiglioni
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Nell'introduzione (p. 13), Alberto Cavazzoli dice di essere stato ispirato dal libro di Michael Baigent, Richard Leigh e Henry Lincoln Il Santo Graal, nel quale Ferrante Gonzaga viene citato come Gran Maestro del Priorato di Sion. L'autore, insomma, prende per buona la storia del Priorato di Sion nonostante sia ormai ben noto che si tratta di un'invenzione di qualche decennio fa e che i documenti che ne dovrebbero dimostrare l'esistenza nei secoli passati sono dei falsi grossolani. La lista dei presunti "grandi maestri", dunque, non ha alcun valore e Ferrante Gonzaga non è mai stato, né avrebbe mai potuto essere, "gran maestro" di un'istituzione che ai suoi tempi neppure esisteva.

Il libro ripropone il solito folclore contemporaneo sul Graal, reso celebre dagli autori sopra citati e, ancor più, da Dan Brown. Cavazzoli accetta la fantasiosa etimologia che vorrebbe che "Santo Graal" derivi da "Sang Real" (sangue reale) e riferisce questa interpretazione sia alla presunta discendenza da Gesù e Maria Maddalena (pp. 91, 93), sia alla reliquia del sangue di Cristo. I Templari si affacciano qua e là tra le pagine e non manca neppure Rennes-le-Château (p. 63).