Le linee di Nazca, in biblioteca

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  • 21-11-2008
  • di Giorgio Castiglioni
Gli scolari di Moltrasio vanno in biblioteca per conoscere le leggende. L'iniziativa è nata nel 2006 da una proposta della maestra Lorenza Tettamanti, accolta con piacere da me che sono bibliotecario a Moltrasio. Gli alunni della terza elementare del paese si sono recati in biblioteca tre volte per ascoltare altrettante leggende del lago di Como, partendo da quella della bella Ghita che ha per protagonista una ragazza di Moltrasio (la Ghita, appunto) e passando poi alla chiesa sommersa di Lenno e al lariosauro. Nel 2007 la classe, diventata ovviamente una quarta elementare, è tornata in biblioteca per altre tre leggende. Da Moltrasio e dal lago di Como si è passati al resto dell'Italia, con leggende del nord (l'uomo selvatico), del sud (le metamorfosi del principe-serpentello e dei lupi mannari) e del centro (la storia di Zvan fort).
Nell'anno scolastico 2007-2008 è stata ripetuta l'iniziativa presentando alla quinta alcune leggende di altri paesi del mondo: Till Eulenspiegel, Dobrinja e il drago, draghi e serpenti del Regno Unito, le pietre di Ica e le linee di Nazca.
Le linee di Nazca, che prendono il nome dalla località peruviana in cui si trovano, sono giganteschi "geoglifi", ovvero figure tracciate sul terreno. Tra le altre, ci sono uccelli (interpretati come un condor e un colibrì), un ragno, una scimmia, una lucertola. I geoglifi di Nazca si estendono su un'area considerevole e per questo possono essere visti nella loro completezza solo da una certa altezza. Secondo alcuni autori, questo significa che non era possibile eseguire queste opere senza che qualcuno dirigesse i lavori dall'alto. È stato ipotizzato l'uso di una sorta di mongolfiera. Qualcuno, però, è andato ben oltre, chiamando in causa addirittura astronavi ed extraterrestri (si può leggere, per esempio, Erich von Däniken (1969), Gli extraterrestri torneranno, Milano: Ferro, pp. 35-37).
Ma è proprio vero che è impossibile tracciare disegni così grandi senza essere diretto da qualcuno che osserva i lavori dall'alto? Lo studioso scettico Joe Nickell ha suggerito che i disegni potessero essere stati fatti semplicemente con l'ausilio di corde e ha provato con successo a riprodurre in questo modo il geoglifo del condor (Joe Nickell (2006), Cronache del mistero, Roma: Newton Compton, pp. 13-19).
Nel dicembre del 2007, nell'ambito dell'iniziativa "Leggende in biblioteca", la classe quinta della scuola primaria di Moltrasio con la maestra Lorenza ha provato, sotto la mia guida, a sperimentare il metodo suggerito da Nickell, sia pure sulla scala ridotta permessa dalle dimensioni della sala polifunzionale dell'edificio che ospita la biblioteca moltrasina. È stata scelta la figura della lucertola, in una versione un po' semplificata per potere concludere il lavoro nel tempo a disposizione. Si è teso un tratto di spago da un capo all'altro della stanza in modo da avere un asse centrale e da questo, usando uno spago con dei segni a intervalli regolari, si sono fatte le misure per individuare i punti tra i quali tracciare le linee, operazione, quest'ultima, compiuta srotolando carta igienica.
Dopo aver misurato la distanza dall'asse centrale degli estremi dei segmenti che componevano una piccola figura su carta della lucertola (vicino ad alcune delle linee di Nazca, in effetti, si possono ancora vedere incisi i disegni in piccolo), il risultato era convertito nell'unità di misura, più grande, usata sull'apposito tratto di spago. Questo veniva quindi teso a partire dallo spago che faceva da asse della figura in costruzione e perpendicolarmente a esso. Il punto così individuato veniva quindi congiunto srotolando in linea retta la carta igienica tra il punto precedente e questo. Un'operazione analoga poteva essere svolta dai Nazca legando una corda al primo punto, portandola fino al secondo e tendendola e quindi tracciando la linea seguendo la corda.
Il procedimento è stato ripetuto per i diversi estremi dei segmenti e così sul pavimento ha preso forma la lucertola.