Le piante hanno l'anima. Anzi no

Forse non tutti sapete che «anche le piante hanno un’anima». E magari molti di coloro che stanno leggendo ignorano che «anche nel mondo della botanica sensazioni, percezioni e valutazione del momento, quasi un embrione di intelligenza e di anima, esistono». Insomma, parliamoci chiaro, non si può più tacere il fatto che «il suono di una voce che ti saluta fa bene alle piante». Se poi ci aggiungete «il recente esperimento in Toscana di vitigni cresciuti meglio al suono della musica di Mozart» capirete bene che siamo a un punto di svolta, ad una sorta di rivoluzione verde, grazie alla quale finalmente anche il ficus di casa potrà far valere i suoi diritti, le sue esigenze e perché no, pure le sue sensibilità.

Del resto, perché la posizione più vicina alla finestra deve averla sempre l’orchidea? Un po’ di rotazione va prevista, si sa che il potere logora chi ce l’ha. Più luce per tutti, potrebbe essere lo slogan di una prossima campagna elettorale tra le piante da abitazione. Anche perché ora che sappiamo che le piante capiscono quando parliamo loro, chi può escludere che prima o poi decidano di dire qualche parolina in risposta? Del resto «dall’acacia alla mimosa, le specie hanno una vita di emozioni da rispettare e da assecondare».

A dirlo è la scienza, o meglio la scienza nella versione di Andrea Tarquini, il corrispondente di La Repubblica che firma l’articolo da cui sono ripresi i virgolettati citati sopra. Un articolo importante, pubblicato il 10 gennaio 2010 nella sezione del quotidiano dedicata ai temi scientifici e al quale, vista la centralità dell’argomento e l’originalità delle scoperte che vengono annunciate, è stata dedicata quasi un’intera pagina. Nel suo pezzo Tarquini spiega all’incredulo lettore che la scoperta che le piante hanno un’anima non è avvenuta nell’oscuro laboratorio di un ecologista pazzo, no, «ce lo rivelano studi scientifici dell’Università di Bonn e di ricercatori americani». Oh, perbacco, ci son pure gli americani. Allora deve essere senz’altro vero.

Anzi no, non è vero niente, quella dell’anima era tutta una bufala: «le piante non hanno un sistema nervoso, quindi intelligenza. Sbagliato “umanizzare” le loro reazioni». Lasciamo perdere l’anima, però almeno la storia della sensibilità alle voci, quella è vera? Macché: «le piante non ‘dialogano’ tra loro. Alla voce non possono essere sensibili: difficile immaginare una risposta a onde sonore». Anche qui ci eravamo ingannati. Visto che non serve parlarci, allora per farle sentire a loro agio converrà dar loro una carezza ogni tanto. Tutto inutile: «Le carezze sono stimoli tattili che provocano reazioni in particolari cellule di alcun specie. Infatti anche se strapazzassimo quelle piante avrebbero la stessa reazione». Basta, ma da dove arriva tanto scetticismo? Sono dichiarazioni della professoressa Loretta Gratani, direttore dell’Orto botanico dell’Università La Sapienza di Roma, intervistata il 10 gennaio 2010 dal quotidiano La Repubblica. Sì, proprio quella La Repubblica e proprio quel 10 gennaio. Anzi, per essere precisi si tratta della stessa pagina in cui compare l’articolo di Tarquini, solo che l’intervista alla professoressa Gratani occupa un angolino in basso a destra, il 10% della pagina.

Qualcuno potrebbe chiedersi perché dedicare una pagina ad una notizia, se in quello stesso spazio si scrive che quella notizia non sta in piedi. Ovviamente quel qualcuno avrebbe ragione, sarebbe come dedicare una pagina alla vittoria in campionato dell’Inter e poi in un angolino spiegare che non è vero, ha vinto la Juve. Se però proviamo a guardare le cose in maniera differente forse riusciamo a capirci di più. Il punto è che la notizia che le piante hanno un’anima è una bella storia, perché umanizza le piante, fa sentire meno soli i proprietari (cioè quasi tutti) e dà un senso nuovo e più intenso alla relazione che ciascuno ha con le piante. In quanto bella storia merita uno spazio ampio, in una logica che guarda non alla qualità della notizia, ma al suo valore di intrattenimento.

Certo poi bisogna evitare l’accusa di essere dei propagatori di bufale e allora si ricorre all’espediente di dedicare un riquadrino all’esperto che spiega come stanno le cose in realtà. È chiaro però che nel ricordo del lettore rimarrà il titolo a tutta pagina sulle piante che hanno un’anima o al massimo uno strano disagio per questi scienziati che sostengono sempre tesi tra loro inconciliabili.