Il basilisco

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  • 15-06-2015
  • di Lisa Signorile
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Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia (8, 78-79) ci parla del serpente basilisco (“basilisci serpentis”), descrivendolo come originario della Cirenaica (attualmente una regione della Libia). Questo serpente, secondo Plinio, aveva una macchia bianca sul capo come una specie di diadema, era lungo circa 12 dita («duodecim digitorum magnitudine», 20-30 cm), aveva un sibilo che faceva scappare gli altri serpenti e non si muoveva in spire ma avanzava col centro sollevato.

Naturalmente era velenoso in modo portentoso, tanto che, se si attaccava alla lancia di un cavaliere, il suo veleno, attraverso la lancia, uccideva sia il cavaliere che il cavallo su cui si trovava. Tolta quest’ultima esagerazione, e analizzando i serpenti attualmente presenti in Cirenaica, c’è un solo serpente che corrisponde quasi perfettamente alla descrizione: Echis pyramidum.

Questa vipera vive nell’Africa del nord, per cui anche nel nord della Libia, e in quella dell’est, può avere una croce bianca ben visibile sulla testa, come un diadema (ma c’è variabilità tra le diverse popolazioni), ed è lunga 30-60 cm (un esemplare giovane sicuramente anche meno).

Se viene minacciata si muove in modo particolare, in spire parallele che consentono alle scaglie di toccarsi e tecnicamente “stridulare”, come fanno i grilli, producendo, prima di attaccare, un suono particolarmente minaccioso e insolito per i serpenti.

Quando si sposta, specie se disturbata di giorno, come tutte le vipere delle sabbie tende a procedere con un’andatura laterale, minimizzando la superficie di contatto con la sabbia calda, e quindi sollevando la parte centrale del corpo. Il veleno è emolitico e il morso fatale per gli esseri umani. Se piove o se fa molto caldo, ama soggiornare tra i cespugli e Plinio sottolinea che «necat frutices, non contactos modo, verum et adflatos» (Secca gli arbusti non solo toccandoli, ma anche col fiato).

C’è un altro serpente che potrebbe corrispondere alla descrizione, Cerastes cerastes, la vipera cornuta, chiamata così per due protuberanze sulla testa (il diadema). Anche questo serpente avanza sollevando la parte centrale del corpo, ma non ha macchie bianche sulla testa, il suo veleno è molto meno potente e non si arrampica sui cespugli.

Sin qui, quindi, un identikit quasi perfetto del basilisco=Echis pyramidum. Il problema è che, nei secoli, l’immagine del basilisco è cambiata, evolvendosi da serpente a qualcosa di diverso. Nel Medioevo il basilisco era diventato un gallo quadrupede con una corona, penne o scaglie, ali larghe e spinose da drago, una coda di serpente, becco da aquila e la capacità di uccidere con lo sguardo. Chaucer dice, in The Parson’s tale, «that sleeth, right as the basilicok sleeth folk by the venym of his sighte» (ciò uccide, proprio come il basilisco uccide la gente col veleno del suo sguardo). Basiliscus però è diventato “basilicok”, incorporando la parola cock, gallo. E infatti il basilisco, secondo quanto riporta un Aldrovandi molto scettico e in una vena di debunking inusuale per lui, nascerebbe dall’uovo deposto da un gallo di sette anni, covato dal gallo stesso, da un serpente o da un rospo, o anche dall’incrocio di un gallo con un rospo o un serpente.

Ora, una creatura siffatta è sicuramente di fantasia. O no? Cos’è una creatura che ha un’ossatura da uccello, con ossa cave e carena pronunciata, una lunga coda da serpente fornita di molte vertebre, una cresta ossea, un becco pronunciato fornito di denti, delle ali larghe e magari delle penne?

Qualcosa che corrisponde a questa descrizione è esistito in abbondanza sulla terra, ma purtroppo era già estinto ai tempi di Aldrovandi, quindi ci potremmo aspettare un racconto di seconda mano ispirato a un fossile. Se accettiamo l’ipotesi piume non è infatti difficile pensare a un dinosauro Dromaeosauride, tipo un Velociraptor o a qualcosa tipo un Oviraptor, magari un fossile molto ben conservato con l’impronta delle penne, magari vicino a un nido di insolite uova fossili.

Il reperto sarebbe certamente stato distrutto (parliamo di un periodo in cui si mandavano al rogo i galli colpevoli di sodomia, figuriamoci un simile fossile!), ma non prima che la voce si spargesse. Non tutti i dinosauri erano enormi, il Bambisaurus ad esempio era alto un metro, e ce n’erano anche di più piccoli, delle dimensioni di “un gallo”. Anche un uccello primitivo come l’Archeopterix potrebbe corrispondere bene alla descrizione: ali spinose per via degli artigli, coda lunga e piena di vertebre (da serpente), becco “da aquila” etc.

Se possiamo trovare una spiegazione accettabile per il basilisco di Plinio, perchè pensare che quello di Aldrovandi e contemporanei debba necessariamente essere una pura opera di fantasia?

Scremando la fantasia, resta la descrizione di una creatura realmente esistita. Non dimentichiamo che prima di Cuvier i fossili sono sempre stati un grande enigma teorico che si scontrava con la Creazione descritta nella Bibbia, e qualche spiegazione bisognava pur trovarla.

Non sembrano esserci invece riferimenti biologici per la capacità del basilisco di avvelenare con lo sguardo. Gli animali riescono a fare di tutto, camminare sull’acqua come la lucertolina americana ingiustamente chiamata basilisco (Basiliscus basiliscus), spruzzare sangue dagli occhi come l’altra lucertola cornuta americana Phrynosoma (una candidata molto migliore al nome basilisco, anche per il suo aspetto da “rospo cornuto”), spruzzare veleno negli occhi come il cobra reale, ma avvelenare con lo sguardo proprio no.

È un aspetto della leggenda la cui interpretazione lascio agli storici e agli antropologi.

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