L'astronomia rivelata dagli extraterrestri: le misteriose conoscenze dei Dogon

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  • 16-06-2015
  • di Giuliana Galati
Avvistamenti di navicelle extraterrestri, misteriosi messaggi lasciati sotto forma di cerchi nel grano, testimonianze di adduzioni... sono tante le prove, secondo alcuni, del passaggio degli alieni sul nostro pianeta. Tra questi c'è chi è convinto di aver trovato la conferma della venuta di antichi astronauti extraterrestri nelle conoscenze avanzate di astronomia che la tribù Dogon non potrebbe altrimenti avere.
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©Devriese, Wikimedia commons
I Dogon sono una delle oltre venti etnie che abitano la parte orientale del Mali, al confine nord-occidentale del Burkina Faso. Questa popolazione, oggi ridotta a circa 240.000 individui, vive coltivando miglio, caffè e tabacco proprio come le altre popolazioni dell'Africa occidentale, e apparentemente non si distingue in modo rilevante dalle altre tribù vicine.
Eppure, nel bagaglio culturale di questa remota civiltà sembrerebbero esserci conoscenze astronomiche riguardanti una stella praticamente impossibile da osservare a occhio nudo e molto difficile da osservare persino attraverso un telescopio, la stella Po Tolo, a noi nota come Sirio B. Tra le altre conoscenze di astronomia di questo popolo vi sono gli anelli che circondano Saturno e le quattro lune di Giove. Sanno inoltre che sono i pianeti a orbitare intorno al Sole e non viceversa.
I primi a studiare usi e costumi dei Dogon furono due antropologi francesi, Marcel Griaule e Germaine Dieterlen, che vissero nel loro villaggio tra il 1931 e il 1952. Durante questo periodo, il capo tribù svelò ai due antropologi i segreti delle sue conoscenze astronomiche, in particolare riguardo la stella Sirio, a cui la religione e la cultura dei Dogon attribuisce una grande importanza, tant'è che esiste una cerimonia associata proprio a questa stella che i Dogon tengono ogni 60 anni.
Secondo le informazioni raccolte dai due studiosi francesi, i Dogon conoscevano da quasi 500 anni una stella compagna di Sirio, piccola e superdensa, costituita da una materia più pesante di qualsiasi cosa conosciuta sulla Terra, che si muove intorno a Sirio su un'orbita ellittica di 50 anni.
La stella compagna di Sirio che corrisponde perfettamente a questa descrizione, Sirio B, fu osservata per la prima volta nel 1862 dall'ottico americano Alvan Graham Clark, che la individuò mentre provava un nuovo telescopio. Una ventina di anni prima, l'astronomo tedesco Friedrich Bessel, notando delle anomalie nel moto proprio di Sirio, aveva ipotizzato che la stella fosse influenzata dall'attrazione gravitazionale di un astro non visibile a occhio nudo. La stella scoperta da Clark, tuttavia, sembrava troppo piccola per poter esercitare un'influenza sensibile sul moto di Sirio.
Oggi sappiamo che Sirio B è una nana bianca, cioè una stella di piccole dimensioni, con una bassissima luminosità e un colore tendente al bianco. Le nane bianche sono dotate di un'elevatissima densità e gravità superficiale, infatti pur avendo dimensioni paragonabili a quelle della Terra, la loro massa è simile o lievemente superiore a quella del Sole e questo spiega l'influenza sulla traiettoria di Sirio, che ha una massa che è 2,4 volte quella del Sole.
Il nome con il quale i Dogon chiamano Sirio B, cioè Po Tolo, è composto dalla parola "Tolo", che significa "stella", e "Po", il più piccolo seme da loro conosciuto, quello della Digitaria exilis, una varietà della sanguinella. Questo nome indica la piccolezza della stella, che secondo loro è la più piccola cosa che ci sia. Sostengono, inoltre, che sia la stella più pesante, in quanto in essa la terra è sostituita da un metallo immensamente pesante chiamato sagala, tanto pesante che «tutte le creature viventi terrestri insieme non potrebbero sollevarlo».
Infine, ritengono che il colore della stella sia il bianco. I Dogon, quindi, attribuiscono a Sirio B esattamente le tre caratteristiche fondamentali di una nana bianca: la piccolezza, la pesantezza e il biancore.
Quello che stupisce è che le tradizioni dei Dogon risalgono a secoli prima che le stesse scoperte fossero fatte utilizzando complessi calcoli e telescopi: Griaule e Dieterlen le fanno risalire a 500 anni prima, considerando che i Dogon costruiscono una maschera cerimoniale per ogni cerimonia e in un sito sono state trovate sei maschere, più due cumuli di polvere che potrebbero essere altre due maschere. Essendo il rito celebrato ogni 60 anni si ha che esso ha origine almeno 480 anni prima.
Come era possibile, si chiesero i due studiosi, che le antiche leggende di questa tribù coincidessero con tanta precisione con le moderne conoscenze scientifiche? Nei loro scritti, però, non fecero ipotesi a riguardo.
Fu lo studioso Robert Temple il primo a fare ipotesi su come i Dogon avessero acquisito tali conoscenze, e le pubblicò nel 1976 in un libro intitolato The Sirius Mystery, ovvero Il mistero di Sirio, in cui si può leggere la sua teoria secondo la quale le conoscenze dei Dogon deriverebbero da rivelazioni fatte loro da esseri anfibi intelligenti provenienti dal sistema stellare di Sirio, esseri che vengono chiamati "Nommo", che significa "far bene". I Nommo vengono anche chiamati Maestri dell'acqua, Ammonitori, Istruttori.
Una leggenda dei Dogon parla di un'"arca" discesa sulla Terra nel mezzo di una grande tempesta di vento, sulla quale vi erano uno o più esseri, che vennero chiamati per l'appunto "Nommo". Secondo le raffigurazioni Dogon, questi esseri avevano sembianze più simili ai pesci che agli uomini, ed erano costretti a vivere in acqua.
Racconta la leggenda che la loro "arca" atterrò dopo una discesa a vite che creò molto rumore e spostamento d'aria e poi slittò sul suolo aprendo un solco nel terreno e sprizzando sangue. Temple interpreta questo racconto come l'atterraggio di un velivolo spaziale con un propulsore a razzo, con a bordo esseri provenienti da Sirio.
Nel suo libro si legge: «Nommo è il nome collettivo del grande eroe e padre della civiltà che venne da Sirio per fondare la società civile sulla terra».
Il lavoro di Griaule e Dieterlen, da cui derivano le fantasiose interpretazioni di Temple, è stato criticato per molti aspetti. Tutto ciò che loro riportano su Sirio deriva dall'intervista, fatta tramite un interprete, a una singola persona. Nella cultura Dogon, tuttavia, per evitare ogni forma di contrasto, si tende a non contraddire un interlocutore degno di stima e rispetto, come certamente erano considerati i due studiosi stranieri, neppure se questo fa ipotesi surreali o non comprensibili.
Scorrendo le 290 pagine del libro di Temple, non si trova nemmeno un'affermazione fatta dai Dogon a sostegno della teoria degli astronauti venuti da Sirio. Si trovano solo frasi come: «Po Tolo e Sirio erano una volta dove ora è il Sole», che secondo Temple «sembra un modo valido quanto altri di descrivere la venuta di alcune creature nel nostro sistema solare da quello di Sirio, che avevano quindi lasciato stelle per la nostra, il Sole».
La storia di come i Dogon siano venuti a conoscenza delle informazioni su Sirio si rivela subito, quindi, essere solo il frutto della fantasia di chi ha interpretato le loro leggende. Rimane il fatto che questa popolazione sembra davvero possedere conoscenze avanzate di astronomia.
Carl Sagan, famoso astronomo statunitense, ha dimostrato che le culture primitive assorbono molto velocemente le informazioni apportate dagli occidentali. I Dogon non sono affatto una popolazione isolata: vivono nei pressi di una strada usata per il commercio e sono vicini al fiume Niger, anch'esso importante via di comunicazione.
È almeno dalla fine del XIX secolo che essi sono in contatto con gli Europei. Sono, infatti, una delle etnie più studiate del Centrafrica e nessun altro ha trovato prove che confermassero quanto detto da Griaule, Dieterlen o Temple: nessuno ha mai sentito parlare di stelle compagne o stelle doppie, di materia ultrapesante e così via.
È da escludersi anche che queste conoscenze vengano tenute segrete perché non rientrerebbe nel complesso culturale Dogon, in cui la conoscenza è diffusa e non vi è una casta che ne custodisce i segreti.
Secondo Walter Van Beek, che tra loro ha trascorso undici anni, l'importanza di Sirio è minima nella loro cultura e Jacky Boujou, un altro studioso che ha vissuto lì dieci anni, è della stessa opinione e conferma che tutta la vicenda possa essere nata da interpretazioni distorte di Griaule e Dieterlen, confermate per spirito di armonia dal loro interlocutore.
Inoltre, Peter e Ronald Pesch, dell'osservatorio Wamer Swasey delI'Ohio, hanno fatto notare che fin dal 1907 esistono scuole francesi nella zona abitata dai Dogon, in cui chiunque può ricevere un'istruzione. Poi ci sono stati i missionari, che sono in contatto con i Dogon dagli anni venti, proprio gli anni in cui in Europa avevano massima risonanza le scoperte sulle nane bianche come Sirio B.
Molti sono dunque i possibili modi in cui le conoscenze occidentali possono essere pervenute ai Dogon, ancora prima degli studi condotti da Griaule e Dieterlen: sembra inutile, quindi, scomodare presunti anfibi venuti direttamente da Sirio B.

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