Il mistero di "TJIPETIR"

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Misteriosi blocchi di gomma rettangolari, che riportano al centro l’enigmatica scritta TJIPETIR, compaiono da anni sulle spiagge del nord Europa. Vecchi di oltre un secolo, si è ipotizzato potessero provenire dal sito del naufragio del Titanic, avvenuto nel 1912, per poi essere trasportati dalle correnti dell’oceano Atlantico. Ma la realtà sa essere anche più sorprendente.

Sulla spiaggia


Un mistero che ha lasciato a lungo interdetto chiunque ritrovasse i blocchi, fosse in Normandia, in Spagna o in Germania. Che zcosa sono questi strani “cuscinetti” di gomma? E che cosa significa la parola “Tjipetir”?

Una mattina del 2012, una donna inglese, Tracey Williams, impegnata a portare il cane a passeggio vicino a casa, su una spiaggia di Newquay, in Cornovaglia, trovò un blocco nero appena portato a riva dalle onde. Ricordava un’asse da taglio per la cucina e aveva quella misteriosa parola incisa al centro. Decise di portarselo a casa come l’ennesimo, strano souvenir che il mare regalava di tanto in tanto.

Le cose presero una piega diversa quando, alcune settimane dopo, Tracey trovò un altro blocco su un’altra spiaggia insieme a rotoli di gomma. «Trovarne uno era comprensibile» dice Tracey. «Ma trovarne un altro mi sembrò molto strano».

La coincidenza accese la sua curiosità e la donna si trovò a indagare sulla natura e l’origine dei misteriosi blocchi.

La prima cosa che poté accertare fu il fatto che non si trattava di gomma, ma di guttaperca, una sostanza molto simile alla gomma, un tempo usata per ricoprire i cavi sottomarini, per realizzare palline da golf, cornici, giocattoli e per tanti altri impieghi industriali.

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Un mistero marino


Tracey non è nuova a scoperte insolite sulla spiaggia. «Da sempre organizzo con la famiglia spedizioni di beachcombing», spiega la donna, «teniamo pulita la spiaggia e, allo stesso tempo, ci ritroviamo coinvolti in bizzarre cacce al tesoro».

Diversi anni fa, Tracey aveva iniziato a trovare pezzetti di Lego sulla spiaggia. Ma, non avendo accesso a internet, non era riuscita a capirne l’origine. Poi, nel 2010, grazie a una ricerca su Google aveva scoperto che diversi anni prima una nave giapponese si era imbattuta in un mare molto agitato e aveva perso parte del suo cargo fatto di mattoncini Lego. Aprì così una pagina su Facebook, “Lego Lost at Sea”, e iniziò a ricevere segnalazioni da tante altre persone che avevano trovato i mattoncini, riuscendo così a creare una mappa di come si erano distribuiti i relitti lungo le coste.

Con i due blocchi TJIPETIR per le mani, Tracey decise di tentare la stessa strada. Aprì una pagina Facebook dedicata al nuovo mistero e chiese se anche altri avessero trovato simili reperti. Le risposte iniziarono ad arrivare in fretta. C’era chi aveva trovato i blocchi TJIPETIR su altre coste della Gran Bretagna, ma anche chi li aveva rinvenuti in Francia, Olanda, Germania, Norvegia, Svezia e Danimarca. Spesso, insieme ai cubi si trovavano anche balle e rotoli di gomma.

«La storia del mistero di Tjipetir ha iniziato a catturarmi» spiega la Williams. «Negli ultimi anni ha praticamente preso il sopravvento sulla mia vita».

Riemersi dal Titanic?


Fu a quel punto che alcuni iniziarono a ipotizzare che la guttaperca potesse provenire dal Titanic. Il quotidiano francese Le Figaro si mise a indagare e scoprì che nei documenti di carico del transatlantico affondato nel Nord Atlantico c’erano effettivamente scorte di guttaperca e gomma.

«Non dico che questi blocchi provengano dal Titanic» dichiarò François Galgani, ricercatore dell’IFREMER, la compagnia francese che aveva contribuito al ritrovamento del Titanic (vedi box), «ma non c’è nulla che permetta di scartare questa possibilità».

L’ipotesi iniziò a prendere forma. Poiché i blocchi di guttaperca si consumano presto se esposti alla luce, la loro antichità suggerisce che siano rimasti nascosti a lungo, come dentro le viscere di una nave. Il Titanic, che è sul fondo dell’oceano da 103 anni ormai, si sta disgregando e il dissolversi di una parete potrebbe avere riportato a galla i blocchi.

«Era come un grande puzzle i cui pezzi erano andati perduti» dice Tracey, anche lei affascinata dall’ipotesi del Titanic. Tuttavia, la svolta arrivò nell’estate del 2013 e fece uscire definitivamente di scena il transatlantico perduto.

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Telefonate anonime


La Williams fu contattata da due persone, che volevano conservare l’anonimato e che indicarono esattamente l’origine dei blocchi. Erano stati liberati nel corso delle operazioni di recupero del carico di una nave giapponese, la Miyazaki Maru, affondata durante la prima guerra mondiale.

Nel maggio del 1917 il cargo viaggiava a 240 Km dalle isole Scilly, a sud ovest dell’Inghilterra, quando un sottomarino tedesco, l’U-88, capitanato da Walther Schwieger, uno degli assi della marina tedesca, lo centrò con un siluro. Solo due anni prima, lo stesso Schwieger aveva affondato il Lusitania, una nave da crociera diretta a New York, sulla quale avevano perso la vita 1100 persone.

Quando la Miyazaki andò a fondo, portò con sé otto vittime e un carico che comprendeva i blocchi di guttaperca.

I lavori di recupero del 2008, probabilmente liberarono la gomma e i blocchi iniziarono a vagare galleggiando sulle acque dell’Atlantico.

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Anche Alison Kentuck, responsabile del Registro dei naufragi del governo britannico, ritiene che la nave giapponese sia la migliore candidata: «Anche se non l’abbiamo confermata, la Miyazaki Maru è la possibilità che riteniamo più credibile».

Tuttavia, secondo l’oceanografo Curtis Ebbesmeyer, specializzato nel recupero di relitti marini, i blocchi TJIPETIR comparirebbero sulle spiagge da almeno cent’anni. Tra gli altri, un pescatore si è fatto avanti raccontando di averne trovato uno circa 30 anni fa e di averlo utilizzato come asse su cui pulire il pesce. La guttaperca era una sostanza spesso presente nei carichi delle navi e, dunque, non era difficile che diventasse un relitto tanto diffuso.

E' solo l'inizio


Ma che cosa significa quella misteriosa scritta: TJIPETIR? Si tratta del nome di una piantagione di gomma presente sull’isola di Giava, in Indonesia, che operava tra la fine dell’800 e l’inizio del 1900.

La guttaperca era una sostanza simile alla gomma che si trovava sulla penisola di Malay e in Malesia e che veniva usata prima dell’invenzione della plastica.

«Per me ciò che più conta» conclude Tracey Williams «è che questa storia è solo l’inizio. Ora sappiamo il nome della nave da cui provengono i relitti, ma non conosciamo le storie di chi c’era a bordo e che cosa accadde di preciso. E io voglio scoprirlo».

I veri relitti del Titanic


Quello del Titanic, affondato nel Nord Atlantico il 15 aprile 1912, fu considerato all’epoca il più grande disastro marittimo della storia. Delle 2200 persone a bordo solo 700 riuscirono a salvarsi. Nelle settimane successive al naufragio, le navi che incrociavano quelle rotte trovarono decine di corpi congelati che ancora galleggiavano, inutilmente aggrappati ai salvagente o a relitti della nave. Alcuni di quegli oggetti, pannelli, pilastri, scialuppe e altri manufatti furono recuperati e divennero ben presto oggetti da collezione. Quando poi il relitto della nave fu localizzato sul fondo dell’oceano, nel 1986, iniziarono quasi subito operazioni, più o meno autorizzate, per il recupero di oggetti. Una compagnia francese, l’IFREMER, riportò a galla oltre 1800 artefatti, tra cui un oblò, un paio di rubinetti, una gru, pentole, piatti e molto altro.

A oggi, sono stati recuperati in totale 5500 oggetti, tra cui una sezione dello scafo, lunga 26 metri e pesante 17 tonnellate. Un risultato che però non soddisfa chi, come Robert Ballard, lo scopritore del relitto, ritiene che il fondo dell’oceano vada preservato come un museo.