Tesori fin troppo segreti

img
Oak Island. ©Michael Au Wikimedia
Chi non ha mai sognato di trovare la mappa di un antico tesoro sepolto su un’isola deserta? I romanzi d’avventura basati su una tale ricerca sono innumerevoli, ma nella realtà esiste qualche mappa degna di farci imbarcare in una tale impresa?

Tra le mete più gettonate dai cercatori di tesori c’è Oak Island, situata nel sud della regione della Nuova Scozia in Canada, da alcuni definita addirittura «uno dei più grandi misteri della Terra». L’isola, in apparenza, non ha nulla di speciale: una superficie di circa mezzo chilometro quadrato, distante appena 200 metri dalla costa, a cui è collegata da un ponte che si può attraversare in auto. Poche case e nessun residente fisso.

Correva l’anno 1795 quando il giovane Daniel McInnis (o McGinnis), passeggiando sull’isola, trovò una profonda depressione nel terreno. Quello che, però, lo insospettì maggiormente fu un paranco, ovvero un sistema di vecchie carrucole usato sulle navi, appeso al ramo di una quercia che sovrastava la buca. Così, il giorno dopo, decise di scoprire se la buca celasse qualche segreto e, insieme a un paio di amici, iniziò a scavare quello che diventerà noto come Money Pit. I tre non trovarono niente e ben presto abbandonarono l’impresa. Alcuni anni dopo, Simeon Lynds, uomo d’affari di Onslow, ricontattò i tre amici per fondare un consorzio di cercatori di tesori, la Onslow Company. Passò ancora qualche anno prima che gli scavi riprendessero. Scavando, a intervalli regolari di tre metri trovarono strati di legno di quercia, oltre ad argilla, carbone e un materiale fibroso identificato come lana di noci di cocco, che non si trovano in quella regione.

A quasi trenta metri di profondità finalmente trovarono una pietra piatta con sopra una misteriosa e indecifrabile iscrizione. L’emozione del gruppo doveva essere palpabile quando, subito dopo, con un piede di porco colpirono qualcosa di duro: forse uno scrigno di legno! Nel frattempo, però, era scesa la notte, perciò gli scavi furono sospesi sul più bello e rimandati alla mattina seguente.

Possiamo solo immaginare la delusione quando, al risveglio, trovarono il pozzo allagato! I tentativi di svuotare lo scavo con dei secchi furono vani: l’acqua rimaneva sempre allo stesso livello e alla fine si arresero di fronte all’impossibilità di riprendere i lavori. L’anno seguente provarono a costruire un pozzo parallelo al primo, ma anche questo si allagò.

Mentre le leggende e le aspettative crescevano, altre organizzazioni tentarono di riprendere gli scavi: la Truro Company nel 1849, la Oak Island Association e la Oak Island Eldorado Company nel 1866, la Oak Island Treasure Company nel 1897, fino alla Triton Alliance nel 1966. Tutti senza successo: ogni volta che si superava una certa profondità il pozzo si allagava e diventava impossibile svuotarlo. La Truro Company notò che l’acqua era salata e che il livello variava con la marea. Questo venne interpretato come prova dell’esistenza di un complesso sistema di cunicoli sotterranei che impediva di raggiungere il tesoro allagando il pozzo di proposito.

La Oak Island Association tentò quindi un approccio differente, aspirando l’acqua che allagava il pozzo con una pompa alimentata da un motore a vapore.

Durante i lavori, però, una caldaia esplose: un operaio perse la vita e altri rimasero feriti. Non molto tempo dopo un nuovo incidente: il fondo del pozzo cedette improvvisamente a causa di una cavità sottostante, che fu interpretata come un’altra ingegnosa trappola per proteggere il tesoro.

Oggi, duecento anni più tardi, che fine ha fatto il tesoro? Qualcuno lo cerca ancora? Ebbene sì: dal 2014 al 2016, sul canale televisivo History Channel è andato in onda un programma intitolato “The Curse of Oak Island”[1], tradotto nella versione italiana come “Oak Island e il tesoro maledetto”. Si tratta di un docu-reality che segue i tentativi di due fratelli, Marty e Rick Lagina, che hanno acquistato metà dell’isola per continuare a cercare il tesoro. A contribuire al successo della serie c’è la storia di una maledizione, secondo la quale sette persone dovranno morire prima che il tesoro venga trovato. Finora, sono sei le persone che hanno perso la vita in misteriosi incidenti. La prima nel 1861, per la già citata esplosione di una caldaia, la seconda nel 1897 a causa di una caduta nel pozzo. Altre quattro nel 1959: Robert Restall, famoso motociclista americano, cadde anche lui nel pozzo. Il figlio e altri operai cercarono invano di salvarlo, rimanendo anch’essi nell’acqua fangosa. Solo uno di loro riuscì a salvarsi grazie all’intervento di un vigile del fuoco che capì che erano stati vittima di un avvelenamento da monossido di carbonio, prodotto da un vicino macchinario a benzina.

Ma come mai finora nessuno è riuscito a trovare il tesoro? In realtà ci sono molti dubbi sulla sua esistenza, dubbi che partono dal racconto iniziale di McInnis. Per cominciare, sembra difficile credere che qualcuno nasconda un tesoro così bene, con tante trappole a proteggerlo, e poi lasci la carrucola usata per calarlo e, secondo alcune fonti, persino dei segni incisi sull’albero.

Anche le piattaforme trovate a intervalli regolari durante il primo scavo sono riportate solo in resoconti successivi. La pietra originale, che si diceva contenere misteriose iscrizioni, è andata perduta ed esistono solo racconti discordanti.

L’ingegner Henry L. Bowdoin, nel 1911, attribuì la conformazione del Money Pit a fenomeni naturali e mise in dubbio l’autenticità di alcuni dei ritrovamenti. Alcuni misero in dubbio perfino l’autenticità del primo pozzo, o meglio che il pozzo fosse una costruzione artificiale. Il geologo E. Rudolph Faribault, per esempio, ha riportato la presenza di numerose gole naturali in tutta l’area. Sull’isola, infatti, non sono rari dei cedimenti del terreno il cui aspetto è simile a quello di un pozzo. Tra i casi più noti c’è quello di Sophia Sellers, che nel 1878 stava arando il suo campo quando il terreno sprofondò sotto un bue. Questo è dovuto alla conformazione dell’isola, che si trova su una falda situata tra strati di calcare e anidrite, che si sgretola facilmente se esposta all’acqua, formando vuoti e cavità naturali.

Più di recente, nel 1995, la Woods Hole Oceanographic Institution ha condotto uno studio sul sito, con esperimenti basati sulla tecnica del dye tracing, che consiste nel seguire l’acqua a cui è stato aggiunto un colorante. La conclusione fu che l’allagamento del pozzo era dovuto alla naturale interazione tra l’acqua dolce dell’isola e la pressione della marea[2].

Joe Nickell, noto detective del paranormale dello CSI, in un articolo del 2000 sulla rivista Skeptical Inquirer[3], mette in collegamento la leggenda di Oak Island con il simbolismo della Massoneria, società segreta fondata nel 1717 e diffusa in Europa e America.

Come già detto, a oggi, nessun tesoro è mai stato trovato sull’isola, nonostante sia stata messa in atto una delle più lunghe e costose ricerche della storia. Più le ricerche finivano in un buco nell’acqua (è proprio il caso di dirlo!), più le persone si convincevano che il tesoro dovesse essere davvero prezioso. Qualcuno ipotizzò non consistesse in un semplice baule d’oro, bensì nei manoscritti originali di Shakespeare, o nel Sacro Graal o nel tesoro dei Cavalieri Templari. Tra i personaggi famosi che rimasero affascinati dal mistero del tesoro di Oak Island ci fu persino il presidente statunitense Franklin Roosevelt, il cui nonno era originario dell’isola. Nessuno pensò che difficilmente qualcuno avrebbe potuto costruire un’opera così complessa per nascondere un tesoro.

Note

1) Letteralmente “La maledizione di Oak Island”
3) https://bit.ly/2wULxPS . In italiano si può leggere l’articolo di Mariano Tomatis https://bit.ly/2QaY7S3

Ti potrebbero interessare anche