Lo strano caso dei calchi medianici

  • In Articoli
  • 01-01-2000
  • di F. Ramaccini, L.Garlaschelli, M.Polidoro

Il fenomeno

Gia' da un paio d'anni e' in corso sul Journal of the SPR (Society for Psychical Research), l'organo della Societa' per la ricerca psichica di Londra, una discussione sull'autenticita' o meno dei cosiddetti calchi medianici del medium polacco Franek Kluski.[1]
Il primo periodico scientifico a parlare dei fenomeni di Kluski, fu l'americano Scientific American (in Italia, dal 1968: Le Scienze) che, nel numero di novembre del 1923, pubblicava un articolo del dr. Gustave Geley dell'Istituto Metapsichico Internazionale (IMI) di Parigi.
Il fenomeno consisteva in questo: nel corso di una seduta spiritica venivano predisposte dagli sperimentatori due bacinelle: una di acqua calda, sulla cui superficie galleggiava uno strato di paraffina fusa, e una di acqua fredda. I credenti spiegano cos! quello che accadeva dopo che le luci venivano spente:

I fantasmi materializzati venivano pregati di tuffare la mano, o il piede, nella bacinella, cosa che essi facevano senza farsi pregare: una volta ritirata, la mano restava coperta di paraffina. Per freddarla (sic) e solidificarla, i fantasmi la immergevano in un'altra bacinella piena di acqua fredda, e quindi deponevano sulle ginocchia degli sperimentatori dei sottilissimi guanti di paraffina: non restava che colare del gesso liquido dentro questi stampi per ottenere (una volta sciolta la paraffina che li conteneva, n.d.a.) dei calchi che riproducevano la mano fantasma.[2]

Probabilmente, oggi non si coglie piu' un aspetto che doveva invece essere importante all'inizio del secolo, quando i calchi spiritici erano in voga. Prima ancora di comparire nelle sedute spiritiche, quell'esatto tipo di oggetto, cioe' il calco in gesso di una mano o di un volto, doveva gia' evocare, nell'immaginario comune, proprio la presenza di un trapassato. Gia' da secoli, infatti, era invalso l'uso, allora ancora attuale, di realizzare calchi in gesso prendendo l'impronta delle mani e del viso di una persona per tramandare ai posteri le sue sembianze. Cio' avveniva molto spesso proprio al decesso di qualcuno, e ne fissava i lineamenti da morto. Quindi, e' inevitabile che si formasse un'associazione per cui quel tipo di artefatto si collegava con la presenza reale di una persona morta, a volte recentemente, a volte molto tempo prima. C'era un collegamento veramente stretto: lo stampo era stato creato a contatto della carne di cui poi costituiva una perfetta replica e spesso questo era avvenuto pochi minuti dopo la morte nell'uso della 'maschera mortuaria'.
Non c'e' da stupirsi che i calchi medianici, nel loro candore etereo e nella loro consistenza di pietra evocassero istintivamente il mondo degli spiriti e dei fantasmi e fossero considerati la definitiva prova tangibile di un contatto concreto con i trapassati.

Critiche e dubbi

La prima medium ad introdurre l'uso dei calchi nelle sue sedute fu l'americana Mary Hardy, intorno al 1875. Altri medium in varie parti del mondo seguirono il suo esempio, tra essi: William Eglinton, Francis Ward Monk, la signora Mellon e la signora Wood, tutti sorpresi nel corso della loro carriera a produrre false materializzazioni di fantasmi.[3]
Dopo appena un paio d'anni, la moda dei calchi medianici si ridimensiono' rapidamente, in particolare dopo che il medium Daniel 'Dunglas' Home pubblico' il suo libro Luci e ombre dello spiritismo nel quale spiegava dettagliatamente i metodi fraudolenti per produrre i calchi.
Per anni non se ne senti' piu' parlare, finche' nel 1920 il dr. Geley, che gia' aveva studiato la medium fraudolenta Eva Carriere dichiarandola genuina, recupero' la procedura per sperimentare con Klusky, che in seguito sarebbe diventato il piu' celebre medium a dedicarsi a questa specialita'.
I critici, con l'illusionista Houdini in testa, sostenevano che a produrre i guanti di paraffina che venivano trovati a fine seduta non erano gli spiriti ma il medium stesso: era lui che immergeva la mano prima nella paraffina e poi nell'acqua fredda realizzando il calco. Altri suggerirono che dei calchi, preparati in precedenza, potevano essere introdotti nella seduta di nascosto. I controlli impiegati da Geley nelle sedute da lui condotte erano praticamente inesistenti: il medium non veniva perquisito o spogliato (gli si chiedeva semplicemente di mostrare le tasche vuote) e la seduta si svolgeva al buio, impedendo a chiunque di vedere cio' che stava succedendo.
Geley e i suoi risposero tranquillamente alle insinuazioni dicendo che i guanti di paraffina, spessi a volte pochi millimetri, erano troppo stretti all'altezza del polso perche' il medium potesse estrarre la mano senza romperli. Respinsero altrettanto facilmente l'accusa di sostituzione rivelando che nei loro esperimenti avevano usato della paraffina colorata artificalmente e che in un caso avevano aggiunto, all'insaputa del medium, del colesterolo. Il colesterolo e' una sostanza incolore che pero' assume un colore rossastro se viene trattata con acido solforico. Il colore era apparso nei "guanti" ottenuti dal medium, 'provando definitivamente l'autenticita' dei guanti'.[4]

Possibili spiegazioni naturali

Le cose, in realta', non stanno proprio cosi'. Sono state suggerite almeno due spiegazioni naturali del fenomeno che non richiedono alcuna sostituzione. La prima e' stata proposta nel 1926 dal dr. Robin Tillyard, un entomologo neo-zelandese che aveva partecipato ad alcune sedute con la medium Margery in cui vennero realizzati dei calchi medianici. [5] Il metodo e' stato messo a punto dal dr. J. P. S. Jamieson, medico di Tillyard, e consiste nel far gonfiare una mano applicando un laccio emostatico al braccio. La mano cosi' ingrossata viene immersa nella paraffina e nell'acqua fredda; quindi, si toglie il laccio e si tiene il braccio in alto per consentire al sangue di defluire e alla mano di sgonfiarsi. Quando la mano recupera il suo volume originale, il guanto di paraffina potra' essere sfilato facilmente (meglio se la mano e' stata precedentemente spalmata di glicerina). Per l'altro metodo, che secondo i suoi sostenitori permetterebbe di realizzare anche mani di forme e dimensioni diverse e potrebbe essere nascosto facilmente addosso al medium, e' sufficiente un guanto di gomma in tutto simile ad una mano. Per ottenere un guanto siffatto, che presenti impronte digitali e segni distintivi della mano, occorrerebbe prima di tutto realizzare un calco da una mano vera, utilizzando non del gesso ma della cera per calchi dentali, poiche' questa permetterebbe una definizione molto piu' precisa dei segni della pelle; poi da questo si otterra' direttamente il guanto di gomma che presentera' cosi' all'esterno tutti i segni caratteristici di una mano reale. Tuttavia, l'ipotesi non regge alla prova dei fatti; quando si immerge un guanto - precedentemente gonfiato o riempito d'acqua - nella bacinella con la paraffina, l'impronta, con dita "a salsicciotto", che ne risulta sembra provenire esattamente... da un guanto di gomma gonfiato. Lo stesso Geley cerco' di riprodurre questa ipotesi e pote' tranquillamente smentirla come ridicola. Ecco come su alcuni libri dedicati a promuovere la credenza nello spiritismo viene dimostrata la presunta impossibilita' di ottenere dei calchi con mezzi naturali:

I calchi furono a suo tempo mostrati a Gabrielli, un modellatore professionista, il quale dichiaro' che essi non avrebbero mai potuto essere ottenuti con un processo normale, in quanto una mano umana per uscire dal guanto di paraffina, avrebbe dovuto romperlo: l'uscita di una mano viva da un guanto di paraffina dello spessore di appena un millimetro, come sono quelli ottenuti dall'IMI, e' impossibile. E lo sarebbe stato anche con un guanto piu' spesso, perche' il palmo e' molto piu' largo del polso e quindi la mano, per uscire dalla parte del polso, avrebbe comunque dovuto spezzare il guanto. Invece i guanti di paraffina non mostrano deformazioni o rotture di alcun genere. L'unica spiegazione e' che la mano si smaterializzasse dentro al guanto stesso.[6]

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foto che mostra il calco di due mani con le dita intrecciate
con nessun mezzo si sarebbe potuto ottenere un unico stampo di paraffina delle due mani di un vivente così intrecciate..[7]

A sinistra: calco medianico di due mani senili riunite, ottenuto dal Cicap

Nel leggere questi commenti e confrontandoli con tutte le possibili soluzioni suggerite da scettici e credenti del fenomeno, ci si accorge che nessuna spiega in modo convincente i calchi ottenuti dal medium Kluski; tuttavia, emerge ben chiaro un fatto: nessuno di questi teorici ha mai provato realmente a realizzare dei semplici calchi di paraffina delle proprie mani. [8]

La nostra sperimentazione

Noi abbiamo voluto provare questa esperienza. Abbiamo dunque seguito alla lettera la procedura indicata da Geley, preparando una bacinella d'acqua calda in cui abbiamo versato uno strato di paraffina liquida ed una di acqua fredda in cui immergere successivamente le mani per permettere alla paraffina di solidificarsi. A turno, tutti e tre abbiamo immerso le mani prima nella bacinella con la paraffina e poi in quella con l'acqua fredda, dando alle mani forme diverse: una mano aperta, una chiusa a pugno, una con due dita a V, una con un dito che indica (quella dove doveva apparire: "piu' che in qualsiasi altro stampo singolo... l'impossibilita' di una rimozione normale dall'originale in paraffina") e due mani con le dita incrociate (ricordate cosa dicevano i sostenitori dello spiritismo: "con nessun mezzo si sarebbe potuto ottenere un unico stampo di paraffina delle due mani di un vivente cosi' intrecciate"). In tutti questi casi siamo riusciti facilmente a realizzare dei calchi abbastanza sottili (un millimetro circa di spessore) e, fatto piu' importante, ogni volta ci e' stato possibile estrarre dal loro interno le mani senza dover rompere la paraffina; anzi, in alcuni dei calchi ottenuti si puo' vedere che il polso e' considerevolmente piu' stretto della parte piu' larga della mano, un risultato ottenibile semplicemente prestando un po' di attenzione nel rimuovere la mano. Nelle fotografie di libri sullo spiritismo, si osservano queste riproduzioni in gesso di parti anatomiche che sembrano delle sculture accompagnate da didascalie che recitano: "queste forme non potrebbero venir estratte da un calco senza romperlo" e ci si trova decisamente portati a convenirne. Ma cio' e' dovuto soprattutto all'erronea sovrapposizione di due concetti. Il primo e' il problema di estrarre dal calco un oggetto di quella forma; il secondo concetto, che inconsapevolmente facciamo interferire col primo, riguarda il materiale di cui e' costituita la forma che stiamo guardando. Effettivamente sarebbe impossibile estrarre un oggetto in gesso, della forma che stiamo guardando, da un calco intero; pero' quello che bisognava estrarre erano, in realta', le mani vere di una persona viva, e la mano viva e' perfettamente adatta a sfilarsi da un calco senza romperlo, anzi lo e' piu' di molti artifici immaginati per sostituirla. Innanzitutto, la paraffina non si incolla affatto alla pelle (solo i peli di una certa lunghezza costituiscono un piccolo ostacolo e poi, muovendo pian piano le dita si scopre che, come nel levarsi un guanto attillato, ogni piccola parte liberata in un punto consente di dliberarne progressivamente altre. Quando successivamente abbiamo versato del gesso in alcuni dei calchi, ci siamo trovati di fronte a delle copie di mani identiche a quelle ottenute da Kluski e conservate all'Istituto Metapsichico Internazionale[9]. Le mani cosi' ottenute presentano ogni tipico segno della pelle e qui e la' e' anche rimasto attaccato un pelo. Ci siamo accorti che la rugosita' della pelle sembra accentuarsi, nel calco: si aveva l'impressione di una pelle di persona piu' vecchia di quanto non fosse il modello. Questo fenomeno puo' essere dovuto alla maggiore evidenza che acquistano le qualita' di superficie quando sono le uniche caratteristiche disponibili, perche' mancano colore, movimento, ecc.; o magari ad una contrazione della paraffina nel raffreddarsi. Era comunque un effetto ben visibile. Ripensandoci piu' tardi, ci e' sembrato che questo fatto potesse spiegare molto efficacemente un altro fenomeno inspiegabile dell'Istituto Metapsichico Internazionale: "una mano adulta inspiegabilmente ridotta alle dimensioni di quella di un bambino". Le spiegazioni precedenti tendevano per esempio ad invocare l'uso di modelli affetti da disturbi della crescita e sembrano, ancora una volta, complicate e superflue. Per quanto riguarda, poi, calchi di mani piu' piccole o visibilmente diverse da quelle del medium, e' noto che guanti di paraffina gia' pronti siano stati diverse volte scoperti, prima del dovuto, sotto gli abiti del medium o di qualche altre partecipante. Non e' difficile immaginare, dunque, che calchi piu' difficili potrebbero essere stati preparati prima della seduta, con tutta calma, dal medium o dai suoi complici e poi, nel corso della seduta, mischiati con altri realmente fatti sul momento.

Conclusioni

Il nostro esperimento, che chiunque puo' ripetere a casa propria (procurandosi gesso e paraffina in un colorificio), ci sembra suggerire queste conclusioni:

  • e' stata smentita l'affermazione secondo cui sarebbe impossibile estrarre la mano da un sottile calco di paraffina senza romperlo;
  • smentita altresi' l'affermazione secondo cui non sarebbe possibile estrarre la mano da un calco cui sia stata data una forma strana (dita incrociate, pugni, dita a V...);
  • smentita inoltre l'affermazione secondo cui non si potrebbe estrarre la mano da un calco piu' stretto all'altezza del polso;
  • infine, e' stato confermato ancora una volta come, nel campo del paranormale, l'ipotesi piu' semplice sia spesso in grado di spiegare nel modo piu' completo il fenomeno.


Si ringraziano per l'attiva collaborazione alla sperimentazione Laura Rossetti ed Elena Ruffinazzi.

Note


1) JSPR (1993) 59, 74; JSPR (1994) 59, 834; JSPR (1994) 60, 837;
2) Giovetti, Paola I misteri intorno a noi (Milano, 1988).
3) Polidoro, Massimo Viaggio tra gli spiriti (Carnago, VA, 1995).
4) Ibid.
5) Tillyard, R. J. British Journal of Psychical Research 1, (1926-28)
6) Giovetti, P. op. cit.
7) Autori vari L'uomo e l'ignoto, vol. 1 (Milano, 1981).
8) Geley, Gustave "Materialized Hands" Scientific American (November 1923).
9) E' interessante notare come uno degli argomenti piu' importanti presentato a favore dell'autenticita' del fenomeno da parte dei sostenitori di Kluski sia relativo al fatto che i calchi ottenuti nelle sedute del medium erano troppo stretti al polso per permettere ad una mano di uscire. Sebbene quest'ultima affermazione, come dimostrato, non corrisponde al vero, di tutti i calchi presenti all'Istituto Metapsichico Internazionale quasi nessuno presenta questa caratteristica. I calchi terminano sempre prima dei punti piu' stretti, oppure di questi punti critici e' presente solo la meta' esterna, piu' visibile, ma non quella interna. La scoperta di questo fatto, e' stato proprio la motivazione che ci ha spinto a tentare la riproduzione del fenomeno.

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