Così prendemmo il calco agli “spiriti”

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La mano di Polidoro coperta di paraffina.
“Caspita, ma scotta!” esclamò Garlaschelli mentre toglieva rapido la mano dal secchio con l’acqua bollente e la infilava in quello con l’acqua fredda.

Il primo secchio conteneva acqua che era stata fatta bollire in modo da potervi sciogliere della paraffina. Ora la paraffina liquida galleggiava a pelo d’acqua e Gigi era stato il primo a immergervi la mano. La sensazione non era stata affatto piacevole e immergere subito dopo nell’acqua fredda la mano ricoperta di paraffina per farla raffreddare gli aveva procurato solo un parziale sollievo.

Non ci stavamo dedicando a sperimentare una qualche forma di sottile tortura. Cercavamo piuttosto di capire se fosse possibile realizzare il calco di una mano senza rompere il fragile involucro di paraffina.

Tutto era partito dallo studio di uno dei più classici fenomeni dello spiritismo, quello dei calchi medianici.

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Ramaccini (in piedi) e Garlaschelli osservano mentre Polidoro sfila il guanto di paraffina cercando di non romperlo.
Durante le sedute spiritiche di fine ottocento, i fantasmi erano talvolta invitati a lasciare un’impronta del loro passaggio. Così si preparavano due bacinelle d’acqua come le nostre, una con acqua calda e paraffina, l’altra con acqua fredda. Al buio, si pensava che gli spiriti immergessero le loro mani eteree nella paraffina per poi smaterializzarle e lasciare per ricordo dei sottilissimi guanti. A questo punto, riaccesa la luce, veniva versato del gesso nello stampo di paraffina e si otteneva un calco che riproduceva la mano del fantasma.

La prima medium a introdurre questo tipo di fenomeni nelle sue sedute fu l’americana Mary Hardy, intorno al 1875. Altri medium in varie parti del mondo seguirono il suo esempio, come William Eglinton, Francis Ward Monk e il polacco Franek Klusky, il più celebre medium a dedicarsi a questa specialità.

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Garlaschelli e Ramaccini versano il gesso all’interno di un calco.
I critici, con il mago Houdini in testa, sostenevano che a produrre i guanti di paraffina era il medium stesso: lui al buio immergeva la mano prima nella paraffina e poi nell'acqua fredda realizzando il calco. Altri suggerirono che dei calchi, preparati in precedenza, potevano essere introdotti nella seduta di nascosto. I controlli impiegati nelle sedute spiritiche erano praticamente inesistenti: il medium non veniva mai perquisito o spogliato e la seduta si svolgeva al buio, impedendo a chiunque di vedere ciò che stava accadendo.

Gli spiritisti risposero alle insinuazioni sostenendo che i guanti di paraffina, spessi a volte pochi millimetri, erano troppo stretti all'altezza del polso perché il medium potesse estrarre la mano senza romperli.

Poiché pensavamo che il modo migliore per verificare questa affermazione fosse proprio quello di metterla alla prova, con Garlaschelli e il compianto amico Franco Ramaccini decidemmo qualche anno fa di tentare la sperimentazione.

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Alcune delle impronte di mani in gesso prodotte durante la sperimentazione del CICAP.
Ecco allora che ciascuno di noi, a turno, si ricoprì le mani di paraffina bollente solidificandola poi nell’acqua fredda. Ognuno diede alle mani forme diverse: una mano aperta, una chiusa a pugno, una con due dita a V, una con un dito che indica e due mani con le dita incrociate. In ciascuno di questi casi siamo riusciti facilmente a realizzare dei calchi abbastanza sottili e, fatto più importante, ogni volta ci è stato possibile estrarre dal loro interno le mani senza spezzare la paraffina. Anzi, in alcuni dei calchi ottenuti si può vedere che il polso è considerevolmente più stretto della parte più larga della mano, un risultato ottenibile semplicemente prestando un po’ di attenzione al momento in cui si rimuove la mano. Quando poi abbiamo versato il gesso in alcuni dei calchi, ci siamo trovati di fronte a copie di mani identiche a quelle ottenute dal medium Kluski e conservate all’Istituto Metapsichico Internazionale di Parigi. Le mani da noi ottenute, inoltre, presentavano ogni tipico segno della pelle e qui e là era anche rimasto attaccato un pelo.

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L’esperimento, che ogni lettore può ripetere a casa propria (la paraffina si trova nei colorifici e costa pochissimo), ci ha permesso di stabilire alcuni fatti: 1) abbiamo smentito l’affermazione secondo cui sarebbe impossibile estrarre la mano da un sottile calco di paraffina senza romperlo; 2) è stata smentita altresì l’affermazione secondo cui non sarebbe possibile estrarre la mano da un calco cui sia stata data una forma strana (dita incrociate, pugni, dita a V...); 3) è stata infine smentita l’affermazione secondo cui non si possa estrarre la mano da un calco più stretto all’altezza del polso. Abbiamo così potuto confermare una volta di più come la teoria più semplice sia solitamente in grado di spiegare nel modo più completo un fenomeno all’apparenza misterioso e inspiegabile.

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