L'ago della bilancia

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  • 01-01-2000
  • di Elena Ruffinazzi

Tra le «medicine alternative» è indispensabile annoverare anche l'agopuntura, benché molti siano ormai convinti che questa pratica, vecchia di duemilacinquecento anni, sia di diritto entrata a far parte della medicina ufficiale. Come vedremo, tuttavia, per il momento non vi sono prove scientifiche in grado di far pendere l'ago della bilancia definitivamente a favore dell'efficacia di questa «disciplina».

Come l'omeopatia e la pranoterapia, infatti, l'agopuntura affonda le sue basi teoriche nella presunta esistenza di «fluidi energetici» presenti nell'organismo e si caratterizza per l'infissione di aghi in punti prestabiliti della cute disposti sui «meridiani»: degli invisibili canali da cui il nostro corpo verrebbe percorso e lungo i quali scorrerebbe l’«energia vitale». Poiché secondo la tradizione orientale la malattia non è che la conseguenza della rottura dell'equilibrio tra le energie in conflitto nell'organismo, l'efficacia dell'agopuntura si baserebbe sul ripristino di tale equilibrio.

Una lunga storia alle spalle

In effetti, una delle argomentazioni che i sostenitori di alcune pratiche alternative (compresa l'agopuntura) portano a conferma della loro efficacia, è il fatto che esse hanno alle spalle una storia di secoli o millenni nei quali non sono praticamente mutate. Ne è un calzante esempio, l'incipit del libro di Renzo Corcos Micromassaggio e fitoterapia (1980): «Se la medicina cinese che comprende l'agopuntura, il micromassaggio, la fitoterapia, la chinesiterapia, la ginnastica respiratoria ecc., ha sfidato i secoli ed è giunta a noi dopo oltre 4500 anni, praticamente senza variazioni di rilievo, vuol dire che è valida oggi come ieri». Stupisce l'ingenuità di affermazioni come questa. Chiunque diffiderebbe di teorie che rimangono immutate nel corso dei secoli: «(...) ciò significa infatti» afferma Cesare Scandellari, patologo medico al'Università di Padova, «che esse non sono mai state controllate, cioè confrontate con i fatti del mondo reale, non sono mai state corrette, nè adattate alla realtà.

La scienza invece si compiace esattamente del contrario: essa mette alla prova le sue verità ogni giorno; le confronta con gli esperimenti più severi ed esasperati e le corregge quotidianamente, adattandole alla descrizione del mondo reale. (...) Il progresso scientifico sta proprio nella capacità di riconoscere i propri errori e nel tentare di correggerli (...)». Le medicine alternative invece, il più delle volte, si aggrappano fideisticamente alle proprie basi teoriche originali, ignorando i progressi della medicina e della scienza in genere. Come usava dire Sherlock Holmes: «E' un errore fare delle teorie prima di avere i dati. Senza accorgersene si comincia a deformare i fatti per accomodarli alle teorie, invece di accomodare le teorie ai fatti» (Uno scandalo in Boemia).

Quella patina di credibilità

Bisogna comunque ammettere che tra le medicine alternative l'agopuntura è, senza dubbio, quella che ha riscosso maggior credito. Inoltre, gode di una regolamentazione legislativa che le conferisce una certa patina di credibilità: in Italia può essere esercitata solo da medici laureati. Certo non è stata inserita fra le materie di studio del corso di laurea in medicina, ma i professionisti che la praticano o la consigliano come terapia coadiuvante, se non addirittura come unica terapia per sconfiggere certi dolori, sono sempre più numerosi. Ci si potrebbe domandare come è possibile che certi medici, che si presuppone conoscano l'anatomia e la fisiologia umana, possano dare credito all'ipotesi dell'esistenza nell'organismo di fantomatiche «energie vitali», mai dimostrate nè tantomeno misurate.

In realtà, molti medici occidentali sono oggi concordi nel ritenere che la fiducia nella mobilitazione delle energie vitali, su cui è stata fondata l'agopuntura, non sia altro che un'ingenuità ascrivibile alla scarsità di conoscenze e di mezzi disponibili nel periodo del suo esordio risalente, appunto, a più di duemila anni fa. Oggi diversi agopuntori cercano di dare una base biologica a questa pratica e ritengono più probabile; probabile che l'applicazione degli aghi possa provocare la liberazione di sostanze chimiche ad azione analgesica (sostanze oppioidi e serotonina), e non escludono un ulteriore meccanismo per cui la stimolazione periferica provocata dagli aghi, potrebbe attivare delle strutture cerebrali che eserciterebbero un effetto inibitorio sulle afferenze dolorose. Si tratta comunque di supposizioni, mai veramente dimostrate dagli studi scientifici condotti in merito.

Gli stessi medici, del resto, sono concordi nel ritenere che l'efficacia di questa terapia sia fortemente condizionata da fattori psicologici e sia sostenibile soprattutto per le malattie di origine psicosomatica, vale a dire per certi disturbi cardiovascolari, epatobiliari, gastrici, intestinali, renali, o per la cura di certe forme di dolore. Va detto, peraltro, che i suoi effetti sono solitamente di breve durata e seguiti da frequenti ricadute. A nulla serve rivolgersi all'agopuntura, invece, in caso di malattie infettive o intossicazioni e tantomeno se si è affetti da sindromi gravi. A dire la verità c'è anche chi si dichiara ancora più prudente e ritiene che non ci siano, almeno per il momento, sufficienti prove del fatto che l'agopuntura possa avere un qualche effetto diverso da quello che si potrebbe comunemente ottenere con un qualsiasi placebo. Da parte loro gli agopuntori si difendono da questa ipotesi citando studi che dimostrerebbero l'efficacia di questa pratica alternativa anche sugli animali e sui bambini (che si ritengono immuni dall'effetto placebo), ma altri studi condotti da ricercatori indipendenti sembrano non avvalorare questi risultati.

Uomini e topi

Va detto, del resto, che non è sufficiente affermare che bambini e animali non possono essere soggetti a fattori suggestivi; in questi casi, infatti, il ruolo di colui che somministra la cura è cruciale. Le aspettative dello sperimentatore possono determinare in lui comportamenti, magari involontari, che favoriscono la buona riuscita dell'esperimento. In altre parole, se uno sperimentatore crede nell'efficacia dell'agopuntura e spera o si aspetta che il risultato del suo esperimento sia positivo, può comportarsi involontariamente in maniera tale da influire sul buon esito della «cura» stessa. Ciò di cui stiamo parlando è noto in letteratura come «effetto da aspettative dello sperimentatore» o «effetto Rosenthal» dal nome dello studioso che se ne occupò. Egli compì una serie di studi per rispondere alla seguente domanda: «Gli sperimentatori possono ottenere dagli animali, sottoposti a prova, i dati che attendono o che desiderano?».

In uno studio fu detto a degli sperimentatori alle prime armi (studenti) che animali selezionati provenienti da ceppi di ratti particolarmente intelligenti apprendono più rapidamente di quelli provenienti da ceppi stupidi. Furono prescelti 60 ratti bianchi dello stesso ceppo e furono suddivisi in 12 gruppi: 6 gruppi vennero arbitrariamente definiti intelligenti, gli altri 6 stupidi. Pertanto 6 sperimentatori furono persuasi di disporre di animali intelligenti (quindi veloci) e gli altri 6 di animali stupidi (quindi lenti). In realtà non vi erano differenze tra i gruppi di ratti. Gli animali furono sottoposti alla prova del labirinto e fu registrato il numero di percorsi esatti. Ecco cosa risultò: tutti gli sperimentatori convinti di lavorare con ratti particolarmente intelligenti conseguirono il risultato di un numero di percorsi esatti migliore di quello dell'altro gruppo. Inoltre si rilevò una differenza di tempo significativa secondo le aspettative, infatti gli animali indicati come più intelligenti diedero in media più rapidamente la risposta esatta. Evidentemente, gli sperimentatori trasmisero il loro ottimismo agli animali presunti migliori. Rispondendo ad un questionario somministrato al termine della prova, essi diedero globalmente un giudizio più positivo dell'esperimento e si descrissero come i meno tesi al contatto con gli animali, riferirono di averli trattati con crescente tenerezza e dolcezza. In conclusione, Rosenthal attribuì proprio alla comunicazione non verbale l'effetto degli sperimentatori sul comportamento dei ratti.

Benché questo esperimento non ci dica molto sulla possibilità che l'effetto Rosenthal si verifichi anche nell'interazione terapeutica, non sembra azzardato ipotizzare che un comportamento non verbale (anche se involontario) teso ad un maggior contatto e maggiore tenerezza verso il paziente, si possa tradurre in un effettivo miglioramento delle condizioni di quest’ultimo (soprattutto se si tratta di un animale o un bambino).

I «meridiani», questi sconosciuti

E' innegabile che chi usa la prudenza di attendere prove più convincenti a favore dell'agopuntura, abbia le sue buone ragioni per farlo, soprattutto alla luce dei risultati a cui certi studi scientifici particolarmente rigorosi sono giunti. Sappiamo, infatti, che perché venga eliminato il dolore in una parte del corpo, gli aghi dovrebbero essere posti in punti prestabiliti lungo i meridiani, ma certi studi hanno dimostrato che si ottengono gli stessi risultati sia che si dispongano gli aghi con cura nei punti giusti, sia procedendo a casaccio, ignorando cioè la mappa corporea che gli agopuntori sono soliti seguire.

Particolarmente interessante è stato lo studio condotto da alcuni epidemiologi olandesi che hanno preso in esame tutti gli esperimenti scientifici condotti sull'agopuntura. Tra di essi hanno selezionato solo quelli che rispondevano a certi criteri: sono stati accettati per un'analisi più approfondita solo gli esperimenti in cui era stato utilizzato un gruppo di controllo; i pazienti esaminati nei suddetti studi, inoltre, dovevano essere affetti da un dolore cronico e gli aghi utilizzati dovevano essere veri aghi e non elettrodi o raggi laser (ultimamente molti agopuntori preferiscono sostituire i tradizionali aghi con moderne strumentazioni). Di tutti quelli considerati, risultarono rispondere ai suddetti requisiti 51 studi, sebbene molti di essi non soddisfacessero completamente i dettami che una sperimentazione rigorosa dovrebbe seguire. Comunque, di questi 51, 27 negavano l'efficacia dell'agopuntura e 25 la confermavano. Anche gli studi condotti in modo più rigoroso (che risultarono essere 11) non diedero un responso definitivo a favore dell'una o dell'altra posizione; infatti, di essi 5 confermarono la validità dell'agopuntura e 6 la negarono. I risultati, anche in questo caso, non sono stati conclusivi e, a quanto pare, l'efficacia dell'agopuntura ha una portata assai più limitata di quanto vorrebbero far credere certi suoi esponenti.

Ciò che lascia maggiormente perplessi è il fatto che, come abbiamo visto, e gli stessi sostenitori di questa pratica sono disposti ad ammetterlo, l'agopuntura è efficace solo per malattie di origine psicosomatica o per certe forme di dolore. Per quanto riguarda le malattie psicosomatiche la cosa è sospetta poiché esse si curano facilmente con placebo e, per quanto riguarda il dolore, si sa che la sua percezione è altamente soggettiva e non è immune dalla suggestione.

Una pungente verità

Hanno fatto notizia e sono tuttora citate in parecchie occasioni, le operazioni chirurgiche sotto anestesia praticata attraverso l'infissione di aghi nella cute. In effetti, l'interesse che questa medicina alternativa ha riscosso in occidente è in gran parte ascrivibile a quanto riportarono alcuni giornalisti che, nel 1970, facevano parte della delegazione americana in visita nella Cina maoista. In occasione del viaggio in Cina del presidente Nixon, infatti, l'intera delegazione fu invitata ad assistere ad un'operazione chirurgica praticata sotto anestesia indotta tramite agopuntura. Skrabanek e McCormick propongono un resoconto disincantato della vicenda e affermano: La delegazione non sapeva che quell'anestesia era stata inventata per ordine di Mao, allo scopo di eliminare i costi di strumentazioni e farmaci necessari alla normale anestesia. Furono indotti a credere che l'ago conficcato nell'orecchio produceva anestesia, e non si resero conto che i pazienti, accuratamente selezionati e sottoposti in precedenza a una sorta di lavaggio del cervello, avevano preso degli analgesici prima e durante l'operazione.

Operazioni del genere erano state fatte già tante volte nel mondo occidentale sotto anestesia locale, ma non avevano mai fatto notizia sui giornali. E' necessario dire, per maggior completezza, che quando le anestesie indotte da agopuntura sono diventate una moda anche in occidente, esse sono state sempre e comunque accompagnate da analgesici chimici.

Gli effetti collaterali della disinformazione

Pare che l'agopuntura non sia poi così innocua e priva di effetti collaterali come potrebbe sembrare a prima vista. Nel 1991 «Lancet», la più autorevole rivista medica a livello internazionale, pubblicò un articolo in cui si sottolineava la possibilità, troppo spesso trascurata, di effetti collaterali provocati anche dalle medicine alternative. In particolare, si faceva riferimento al caso di una paziente in stato interessante che si era rivolta all'agopuntura per tenere sotto controllo l'asma allergica di cui soffriva. Subito dopo l'infissione dell'ago nel torace, la paziente aveva sentito un fortissimo dolore ed era stata ricoverata in ospedale dove si scoprì che l'ago le aveva provocato un breve pneumotorace, diagnosticato e risolto il quale la giovane donna potè portare a termine felicemente la sua gravidanza.
La conclusione che si può trarre, a questo punto, è che l'agopuntura, le cui basi teoriche fanno effettivamente acqua da tutte le parti e la cui pretesa di scientificità è ancora da dimostrare, ci sembra presentata da certi suoi esponenti e dai mass media con un'enfasi eccessiva e non giustificata. Ciò non significa necessariamente che un giorno non si riuscirà a dimostrare la sua efficacia, ma oggi è perlomeno prudente attendere prove più convincenti e conclusive prima di considerarla a pieno titolo medicina scientifica.
Una curiosità: già nel 1822, in Cina, l'agopuntura fu bandita dall'imperatore dal curriculum del collegio medico imperiale, perchè considerata un ostacolo al progresso della scienza medica. Oggi è più che mai diffusa anche in occidente e le sperimentazioni proseguono.