Oriente misterioso

Storia, mito e realtà nella medicina tradizionale cinese

  • In Articoli
  • 03-12-2003
  • di Andrea Albini
La medicina tradizionale cinese (MTC) non è mai stata così popolare in Occidente. Sebbene ad oggi questa disciplina non abbia ancora presentato argomenti scientifici inequivocabili a favore della sua efficacia sotto forma di test clinici, come avviene normalmente per la medicina a base scientifica, sono in molti a credere che una pratica che è restata immutata così a lungo non può che racchiudere qualche elemento di verità.

Alcuni critici hanno fatto notare che un argumentum ad antiquitatem, come questo, in cui si presume che qualcosa è giusto e valido soltanto perché è sempre stato così fin dall'antichità, non può essere accettato scientificamente. Collegata a questa motivazione sembrano essere convinzioni secondo cui ciò che è antico debba essere per sua natura esente da cambiamento. Accettando, presumibilmente, quest'ultima argomentazione qualche scettico della MTC ha fatto notare che questa disciplina non evolve, come invece avviene per la medicina a base scientifica, perché si tratta di una disciplina morta.

Nonostante queste convinzioni diffuse, l'analisi storica della MTC rivela che la presunta immutabilità di questa pratica non è altro che un mito. Le fonti ci mostrano che la medicina tradizionale cinese si è trasformata storicamente com'è avvenuto per ogni altra disciplina medica e che è stata influenzata dagli avvenimenti e dal tempo. In particolare, i principi e le pratiche della MTC sono state elaborate, sviluppate e raccolte organicamente nel corso dei secoli, quando la Cina era chiusa alle influenze culturali occidentali. Durante l'Ottocento, con l'aumentare degli scambi commerciali e delle pressioni politiche da parte dell'Europa, la MTC subì un declino nella sua patria d'origine, e divenne materia di interesse da parte di un limitato numero di medici ed eruditi europei, che la sperimentarono autonomamente, facendo affidamento su fonti incerte e di seconda mano. Solo con il Novecento si diffusero in Occidente gli "autorevoli" testi classici della MTC, ma anche questa volta l'interesse si limitò agli ambienti colti.

È dopo il 1949 che la MTC, superato un periodo di ostilità da parte delle autorità della Repubblica Popolare Cinese, viene recuperata per essere affiancata alle cure mediche di tipo occidentale, per far fronte alla carenza di strutture e personale sanitario di quel paese. Dopo l'apertura con gli Stati Uniti e l'Occidente, avvenuta negli anni Settanta, la MTC venne popolarizzata dai media e dalla cultura alternativa di quegli anni e guadagnò quell'ampio interesse che ancora oggi gode; appoggiata in questo dalla stessa Cina, desiderosa di esportare la sua cultura verso i ricchi paesi occidentali.

Le origini


Le origini e le prime teorizzazioni della medicina tradizionale cinese sembrano risalire alla preistoria (periodo Neolitico 8000-5000 a.C.) provenendo da diverse tradizioni, come quella meridionale di origine indonesiana per l'agopuntura, quella occidentale tibetana per la farmacopea e quella settentrionale dei nomadi Tugusi per la moxibustione - una tecnica che consiste nello scaldare o cauterizzare punti nella cute che sono in relazione con quelli usati per l'agopuntura1 .

Il Nei Ching (Nei Jing), il Canone (o Classico) della medicina, viene tradizionalmente attribuito a Huang Ti, il leggendario Imperatore Giallo che si dice abbia governato la Cina circa 3700 anni fa. In realtà, la versione che conosciamo attualmente non sarebbe stata redatta che durante il periodo degli "Stati Combattenti", tra il 475 e il 225 a.C., ad opera di vari autori ed è coeva al Corpus Hippocraticum. Attorno al IV secolo a.C. operò Bian Que, un famoso medico agopuntore, la cui biografia venne redatta, a posteriori, da Sima Quian, lo storico della dinastia degli Han Occidentali (206-24 d.C.). Prima di questo periodo non si hanno cronache dettagliate sulla medicina cinese[1].

Le influenze filosofiche, culturali e politiche


La MTC si basa sul concetto vitalistico di "soffio" o "energia" (chi, Qi) che permea tutto l'universo, definito nel Nei Ching come la radice della vita e dei mutamenti, che rimane immutata nei processi attraverso cui i cinque elementi tradizionali - acqua, fuoco, legno, metallo e terra - si trasformano tra loro. La MTC da molta importanza al concetto di armonia, simboleggiato dall'equilibrio tra Ying e Yang, una rappresentazione che secondo il sinologo M. Granet, non deve essere confuso con il concetto fisico di "forza".

Nel corso della sua storia, la medicina tradizionale cinese è rimasta fedele a queste basi filosofiche anche perché una visione organicistica globale ha, di fatto, ostacolato lo sviluppo del pensiero causale di tipo occidentale in cui con l'esperimento si cerca di individuare le ragioni materiali di fenomeni osservati. Per Granet nel pensiero cinese predomina l'idea di interdipendenza, mentre il quantitativo e il concetto di successione non hanno praticamente importanza 3. Pur restando un'arte pratica, la medicina cinese venne profondamente influenzata da queste concezioni. Nel 1026, durante il periodo di suo massimo splendore, presso l'antica Accademia di Medicina gli studenti si esercitavano su di una statua cava in bronzo forata in corrispondenza dei punti di agopuntura. La statua era riempita di acqua e rivestita di cera; gli studenti dovevano mostrare la loro eccellenza individuando a colpo sicuro gli agopunti e facendo zampillare l'acqua dal modello[1]. Dopo l'undicesimo secolo d.C., il rigido rispetto dei canoni ne avviò prima la stasi e in seguito il deterioramento[2].

Un altro punto debole nella MTC deriva dagli ostacoli culturali che si sono opposti al progresso delle conoscenze di anatomia e fisiologia. Whang Ch'in, uno dei più famosi anatomisti cinesi vissuto nel settecento, basò parte dei suoi studi sulle osservazioni ricavate da un bambino sbranato dai cani. Le dissezioni anatomiche erano scoraggiate e le fonti principali di osservazione venivano dai campi di battaglia o dai cadaveri dei prigionieri giustiziati per decapitazione 4. La conseguenza di questa situazione fu uno sviluppo modesto della chirurgia, che si limitò al trattamento di fratture, ferite, ulcere, ecc. o alla castrazione degli eunuchi destinati alla corte imperiale. Anche una rigida interpretazione del principio confuciano della sacralità del corpo, che impediva per pudore alle donne di denudarsi, contribuì alla decadenza della MTC 1. Nelle famiglie borghesi di un certo rango, la padrona di casa evitava di spogliarsi di fronte al medico indicando su di una statuetta in avorio o alabastro la parte del corpo che le faceva male[2].

Accanto all'anamnesi, all'osservazione e all'ascolto del paziente, analogamente a quello che avviene in Occidente, la diagnosi medica cinese dava grande importanza all'esame del polso che era stata canonizzata attorno al 280 d.C. nel Mo Ching, il Classico del Polso, un'opera in dieci tomi composta da Wang Shu-he. Questa complessa procedura, che poteva richiedere anche alcune ore, dava al medico indicazioni sul "flusso vitale" e sullo stato degli organi.

A partire dall'ottocento le influenze mediche occidentali incominciarono a farsi sentire in Cina. Nel 1822 fu chiuso il reparto imperiale di agopuntura perché le pratiche e le terapie non erano "adatte ad un imperatore". Dopo la prima guerra dell'oppio, combattute tra la Cina e la potenza coloniale inglese tra il 1839 e il 1842, e durante gli sconvolgimenti successivi, le influenze occidentali, incluse quelle in campo medico, aumentarono ulteriormente. Il governo preferì la farmacologia all'agopuntura, che venne proibita perché ritenuta "una terapia non adatta a servire le classi elevate" e dal 1908 essa fu cancellata dai corsi dell'Accademia Imperiale di Medicina. Nel 1922, durante la repubblica, la MTC fu abolita completamente, sopravvivendo unicamente nelle campagne come pratica popolare[3] [1].

Con l'avvento della Repubblica Popolare nel 1948, la MTC fu inizialmente considerata una superstizione e opera di ciarlatani. A partire dal 1954, però, per fare fronte all'enorme richiesta di assistenza medica, e con solo 30.000 operatori sanitari per una popolazione di oltre 600 milioni di individui, la dirigenza cinese decise di integrare la medicina occidentale con le tecniche di guarigione locali. Il governo compì anche un grande sforzo per rivalutare agli occhi della popolazione le tecniche tradizionali, insieme ad altri aspetti della cultura cinese, propagandandole non solo come equivalenti, ma superiori ai metodi in uso nell'Occidente capitalista. Li Zhisui, il medico personale di Mao Zedong ci ha rivelato come lo stesso presidente cinese fece riscorso alla medicina occidentale, se escludiamo alcune pratiche rurali derivate dalla sua infanzia. Secondo Paul Kurtz, filosofo e presidente del CSICOP, il fatto che l' élite militare e burocratica cinese tenne per se le cure migliori che la medicina scientifica poteva offrire indica che la crescita della MTC in Cina derivò sia da una necessità pratica sia da un espediente politico[4].

Nel 1965, per garantire una qualche forma di assistenza a tutta la popolazione, il personale sanitario fu aumentato con la creazione dei "medici scalzi", una forza di pronto intervento, rapidamente addestrata per entrare in azione. Tra il 1966 e il 1976, la rivoluzione culturale creò qualche problema alla MTC, con molte scuole mediche chiuse e molti medici trasferiti nelle campagne. Come reazione sorsero scuole "moderniste" di MTC che valorizzavano l'aspetto puramente terapeutico rispetto a quello teorico tradizionale ed iniziarono una disputa che dura tuttora.[3] [5]

In seguito all'apertura della Cina popolare verso l'Occidente, caratterizzata dagli incontri negli anni settanta tra il presidente americano Richard Nixon e Mao, molto seguiti dai media, il messaggio "olistico" e "naturale" della MTC trovò punti di assonanza con le convinzioni contestatrici e new age di molti americani ed europei, rinnovando una popolarità verso queste pratiche che continua a perdurare. Ai giornalisti al seguito di Nixon furono mostrate delle operazioni chirurgiche realizzate utilizzando come anestetico l'agopuntura. Solo in seguito si seppe che i pazienti erano stati selezionati tra quelli con un'alta tolleranza al dolore, che erano stati fortemente indottrinati e che durante le dimostrazioni si somministrò segretamente morfina per via endovenosa. Anche quando il giornalista James Reston fu operato d'urgenza per un'appendicite, si credette, erroneamente, che per combattere il dolore durante l'intervento fosse stata usata solo l'agopuntura[4].

La medicina tradizionale cinese oggi


Anche se la MTC è basata su un'interpretazione dell'anatomia e della fisiologia che non trova riscontro nella realtà e si fonda più su principi filosofici che sulla comprensione empirica, uno dei suoi aspetti più interessanti ed attuali sta nell'importanza che da sempre ha dato alla prevenzione, alla dietetica, alla qualità della vita, alla soggettività dei sintomi ed alla ricerca della longevità[3]. Non sorprendentemente, però, nella stessa Cina, sono le pratiche più appariscenti quelle che non mancano di destare interesse e scalpore: e tutto questo indipendentemente da quanto siano recenti. Prendiamo il Quigong, una tecnica che permette ai praticanti di "canalizzare" la forza vitale (Chi) e ristabilire gli equilibri senza usare supporti esterni, come gli aghi dell'agopuntura, ma esercitando uno sforzo mentale. In Cina si trovano "maestri" di Quigong che vendono bottiglie di acqua sostenendo di averle "energizzate" con il loro Chi imponendogli le mani. Molti medici cinesi sono convinti che le pratiche tradizionali basate sui presupposti filosofici di ricerca dell'armonia, come certe forme di respirazione, meditazione, massaggio ed esercizio, siano salutari ma si mostrano preoccupati per i trucchi usati dai ciarlatani che pretendono di ricavare da questa pratica delle doti soprannaturali[5]. Nella lingua cinese, Qi (o Chi) significa "aria", e indica, come detto, il "soffio vitale"; il termine Gong indica invece il metodo o l'abilità pratica, come, ad esempio in Gongfu, più noto in occidente come Kung fu. In Cina, si è cominciato ad usare questi due termini in un'unica parola dopo che Liu Guizhen, un terapeuta di un ente sanitario di Hebei, fondò nel 1955 una clinica per funzionari governativi di Pechino inabili all'esercizio fisico, pubblicando un influente trattato su questa nuova pratica due anni dopo[6].

La politica sanitaria cinese attuale è quella di integrare la medicina occidentale con quella tradizionale. Fonti ufficiali del 1991 indicano in un terzo la percentuale della popolazione che fa uso della MTC, con un valore reale che si pensa oscilli tra il 15 e il 20%. Sempre i dati ufficiali del 1991 indicano in 30.000 gli studenti di queste pratiche, di cui duemila stranieri[4].

La medicina cinese in Occidente


Diversa l'evoluzione dell'interesse e del credito che la MTC trovò in Occidente, soprattutto per quanto riguarda uno dei suoi trattamenti più inusuali per i medici e gli studiosi europei ed americani: l'agopuntura.

Nel seicento in Europa iniziano ad arrivare notizie sulla medicina cinese per opera dei gesuiti francesi che operavano nella missione di Pechino. Nel 1671, padre Harvieu pubblicò un libro intitolato I segreti della medicina cinese che consiste nella perfetta conoscenza del polso, inviato dalla Cina da un francese, uomo di gran merito[7], seguito, a distanza di qualche anno, da un volume in latino scritto da padre Cleyer.

Le prime osservazioni sulla medicina cinese compiute da un medico europeo ci vengono invece dal danese Jacob de Bondt (1598-1631), un sovrintendente della Compagnia delle Indie olandesi a Batavia, e furono pubblicate postume nel 1658 in un capitolo di una vasta opera intitolata: Historia naturalis et medica Indiae Orientalis[8].

A un altro medico olandese, Willem Rhijne (1647-1700), che operò in Giappone e a Giava, dobbiamo la prima trattazione sull'agopuntura, pubblicata nel 1683 all'interno della sua opera Dissertatio de arthritide; mantissa schematica; de acupunctura; et orationes tres: I. De chymiae et botaniae antiquitate et dignitate, II. De physionomia, III. De monstris. Nel 1682 comparve a Francoforte anche un'opera, Specimen medicinae sinicae [...], attribuito al tedesco Andreas Cleyer, un sovrintendente medico che risedette a Batavia ed in Giappone, e che trattava delle concezioni mediche cinesi, con particolare riguardo all'esame del polso[8]. Quest'opera ebbe influenza in Inghilterra, se non altro perché fu ripresa nell'opera sulla sfigmologia dell'eccentrico medico John Floyer. Ancora, nel 1705, Père du Halde ritornò sui metodi diagnostici cinese dell'esame del polso nella sua opera Secret du pouls[7].

Alla fine del settecento, l'agopuntura e la moxibustione erano indicate nei testi di chirurgia di Heister e Junker come tecniche il cui uso clinico è ormai in disuso ma nella prima metà dell'ottocento l'agopuntura tornò in voga, principalmente per curare il dolore, ma anche "febbre nervosa", asma, paralisi ed emicranie da alcuni medici francesi come Berliotz (il padre del musicista), Sarlandière, Cloquet e Dantu. Ne parlò anche lo scrittore Honoré de Balzac nella sua opera satirica La fisiologia del matrimonio[8].

In Italia, alcuni eruditi si interessarono dell'agopuntura; nel 1820, S. Bozetti pubblicò a Milano una Memoria sull'agopuntura, seguito nel 1825 da un Saggio sull'agopuntura scritto da A. Carraro. Tra gli anni trenta e quaranta dell'ottocento, il medico triestino Francesco Saverio da Camino seguì l'esempio del collega francese Salandrière, sperimentando un "approccio galvano-elettrico" in cui induceva delle correnti elettriche nei punti di agopuntura utilizzando delle bottiglie di Leyda per curare "contratture, rigidezze muscolari, torpori" ma anche "sordità nervose, sordità dalla nascita [e] paralisi più o meno estese, più o meno profonde, più o meno antiche, generali o speciali di un qualche membro o tessuto"[9]. Più che preoccupati per le considerazioni filosofiche della MTC, estranee alla cultura occidentale, gli sperimentatori dell'epoca pensavano che gli effetti dell'agopuntura fossero una sorta di fenomeni elettrici mediati dal sistema nervoso.

In Germania, all'inizio dell'ottocento, le tecniche mediche dell'agopuntura interessarono principalmente i praticanti privati; oltre che per le terapie abituali furono usate per stimolare il risveglio dal coma ed individuare i casi di morte apparente8. Ad Edinich, sempre in Germania, Karl Baunscheidt inventò il "resuscitatore", un curioso apparecchio a molla che conficcava nella cute, spalmata di sostanze vescicanti, una trentina di aghi e il cui uso sopravvisse in America fino al 1900[8].

Poco praticata verso la metà dell'ottocento, sul finire del secolo l'Inghilterra vittoriana riscoprì l'agopuntura, anche grazie alle fobie sessuali dell'epoca. Essa venne impiegata come cura per combattere le perdite seminali, ma anche le uretriti e l'impotenza, che consisteva nell'infissione di aghi nelle regioni perineali, e in quella prostatica.

A cavallo tra ottocento e novecento, una maggiore apertura verso le civiltà esotiche contribuì ad aumentare la popolarità dell'agopuntura e della medicina cinese. Una grossa spinta in questo senso avvenne non a opera di medici ma di due diplomatici francesi che vissero molti anni in Cina, assimilandone la lingua, i costumi e la filosofia, ma che erano privi di preparazione medica. Il primo di essi, Dabry de Thiersant, pubblicò a Parigi nel 1863 La Mèdecine chez le Chinois, includendovi alcuni brani di un manuale edito nel 1027 da Wang Wei in cui il medico cinese illustrava la statua di bronzo forata da lui introdotta per esercitare gli studenti.

A partire dal 1901, il console francese George Soulié de Morant "riscoprì" le pratiche di agopuntura e moxibustione in un periodo, ricordiamo, in cui queste tecniche erano messe in crisi dalla medicina europea nella loro patria di origine[10]. Nel 1929 questo diplomatico e sinologo pubblicò, insieme al medico Paolo Ferreyrolles un Trattato di agopuntura cinese che avrà molto successo.

Anche se già in epoche precedenti ci fu chi si interessò clinicamente all'agopuntura, è negli anni cinquanta del novecento che nacquero le prime società scientifiche nazionali ed internazionale che iniziarono a pubblicare bollettini e giornali.

Lo studio degli aspetti analgesici dell'agopuntura, che spostò l'interesse per questa tecnica su un piano più sperimentalmente verificabile, iniziò negli anni sessanta e dura tuttora[8]. Quali ne sono stati i risultati? Una recente rassegna condotta da Jeanette Ezzo dell'Università del Maryland e collaboratori ha selezionato, attingendo da una vasta letteratura in lingua inglese, i 51 studi migliori da punto di vista qualitativo ed ha concluso che: "basandosi su questi dati esistono prove limitate che l'agopuntura sia meglio che nessuna terapia (liste d'attesa). A causa delle piccole dimensioni dei campioni [di pazienti coinvolti negli esperimenti N.d.R.] e della bassa qualità degli studi esistenti, è prematuro trarre delle conclusioni sull'efficacia dell'agopuntura rispetto al placebo, dell'agopuntura finta [in cui gli aghi non sono infilati nei punti di agopuntura canonici N.d.R.] o dei trattamenti medici standard per i dolori cronici"[11].

Queste conclusioni non si discostano nella sostanza da uno studio precedente pubblicato nel 1990 da due medici dell'Università di Limburg in Olanda, che aveva concluso: "Anche la qualità dei migliori studi si è dimostrata mediocre. [...] I risultati degli studi migliori (con un punteggio uguale o maggiore al 50%) sono fortemente contraddittori. L'efficacia dell'agopuntura nel trattamento dei dolori cronici rimane dubbia"[12].

La farmacopea tradizionale cinese


Prima di parlare della qualità della ricerca sul complesso della MTC condotta nella sua patria d'origine, esaminiamo la storia e l'uso della farmacopea tradizionale cinese.

Anche la farmacopea della MTC si è evoluta ampiamente nel corso del tempo, e continua a farlo attualmente. Attorno al primo secolo a.C. fu composto il testo più antico di farmacologia tradizionale cinese: lo Shan Nong Ben Cao Jing o Classico della materia medica, attributo al leggendario Shen Nong, il fratello dell'imperatore giallo[1]. In esso sono citate 365 rimedi naturali, in prevalenza vegetali - con 252 sostanze - ma anche animali e minerali con rispettivamente 64 e 46 preparati[1].

Tra il 1552 e il 1578, Li Shin-Chen raccolse in un'opera in 52 volumi, oltre un migliaio di erbari precedenti. Nelle sue revisioni successive, quest'opera fa ancora testo nel campo della MTC[2]. Nel frattempo, però, il numero di piante, animali e minerali usati nella farmacopea tradizionale cinese è cresciuto e nel 1998 ha raggiunto le 11559 sostanze, secondo una stima del Programma di monitoraggio sul commercio delle specie selvagge (TRAFFIC)[13].

Nel complesso, il volume d'affari generato dal commercio in medicine tradizionali cinesi è stato stimato di circa due miliardi di dollari nel 1994. Questo ha fatto sorgere due tipi di problemi, uno di tipo scientifico, riguardante la reale efficacia o pericolosità delle sostanze impiegate, e l'altro di tipo ecologico, al punto da far salire le pressioni internazionali per costringere la Cina a rinunciare all'uso delle erbe e delle specie animali in via di estinzione utilizzate nella preparazione dei rimedi tradizionali o a trovarne dei sostituti più comuni in natura.

Attualmente l'85% dei rimedi tradizionali derivano dalle piante, il 13% dagli animali mentre solo il 2% è di origine minerale. Accanto all'erboristeria, tra i rimedi più classici troviamo la cistifellea dell'orso, il pene e le ossa della tigre e altre parti animali. Per fare un esempio, tra il 1970 e i 1993 la popolazione dei rinoceronti neri, ricercati per il loro corno usato come afrodisiaco e nel trattamento delle convulsioni e delle febbri alte, si è ridotta del 95%. Ora il governo cinese sta cercando di limitare il commercio delle specie in via di estinzione, ma il bracconaggio è incoraggiato dalla sempre crescente domanda. Recentemente, il ministero della sanità cinese ha cercato di introdurre le ossa di vari animali domestici, come sostituti per i medicamenti preparati tradizionalmente con le ossa di tigre. Un tipo di scambio di questo genere è meno sorprendente di quello che sembri se consideriamo che, come ha dichiarato Judy Mills, direttore di TRAFFIC per l'Asia orientale: "in fin dei conti, quello che la Cina dice funzioni nella medicina tradizionale è quello che il mondo prende come vangelo"[14].

I pericoli della MTC e la ricerca sull'efficacia


Anche il problema delle verifiche sulla sicurezza dei rimedi tradizionali si fa sempre più grande con l'aumentare della diffusione e dell'uso di questo tipo di cura. In molti paesi, certi rimedi sono disponibili come prodotti da banco o come supplementi dietetici[15]. La scienza ha recentemente riconosciuto l'efficacia di alcuni rimedi tradizionali a base di erbe ed ai principi attivi presenti in qualche misura in alcuni rimedi tradizionali cinesi sono stati ricavati alcuni farmaci; tra questi, l'antimalarico Artemisina, ricavato dalla margherita, e l'efedrina (ephedrine) usato da millenni per il trattamento dell'asma nel rimedio ma huang.

Anche se molti medici, occidentali e cinesi, sono concordi sulle potenzialità della farmacopea della MTC, il problema è che molto poco è stato effettivamente sperimentato e spesso si ritiene, erroneamente, che i prodotti della MTC non possano avere effetti avversi[5] [15][16].

Prendiamo la stessa efedrina e i relativi composti che nel 1993 è stata aggiunta ai supplementi dietetici in vendita negli Stati Uniti: a distanza di tre anni è stata chiamata in causa in oltre ottocento casi di reazioni avverse, inclusi almeno otto decessi nel solo Texas[5].

Sulle riviste mediche e sulla stampa compaiono regolarmente casi in cui terapie "naturali" alternative hanno avuto seri effetti nocivi e, talvolta, fatali. Tra i casi non mortali sono stati segnalati aborti, problemi epatici, renali e del sistema autoimmunitario, associati all'assunzione di misture di erbe o all'interazione di queste con dei farmaci prescritti nell'ambito di una terapia convenzionale[17] [18]. Secondo Edzard Ernst, direttore del Centre for Complementary Health Studies all'Università di Exeter in Gran Bretagna, è azzardato affermare che un rimedio tradizionale deve essere privo di effetti collaterali solo perché è in uso da secoli perché significa non tenere conto di quegli effetti gravi ma così rari che un operatore sanitario può non incontrare mai nel corso della sua vita[17]. In aggiunta alla scarsa comprensione di come funzionino[19], molti rimedi tradizionali sono composti da una mistura di diversi ingredienti il cui dosaggio può variare o che vengono preparati al momento su ricette personalizzate[16].

Dal 1966 al 1976, durante il periodo tempestoso della rivoluzione culturale, in Cina apparvero una certa quantità di studi scientifici, apparentemente ben condotti, che dimostravano l'efficacia della medicina tradizionale. In seguito si è però compreso che la maggior parte questa ricerca è da considerarsi inaffidabile perché era stata influenzata dalla presenza di commissari governativi, privi di preparazione scientifica, che dovevano garantire la linea ufficiale.
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Questi bastoncini di bambù venivano usati nella Cina di fine Ottocento per fornire le diagnosi. Il paziente ne sceglieva uno a caso e poi lo consegnava al sacerdote, il quale lo leggeva e la diagnosi poteva variare da guarigione completa a morte.
Qual è la situazione attuale degli studi sulla MTC in Cina dal punto di vista della qualità? Nel 1999, Ernst ha pubblicato insieme a Jin-Ling Tang e Si-Yan Zhan, dell'Università Cinese di Hong Kong e dell'Università Medica di Pechino, una valutazione della qualità della ricerca in MTC basandosi sulla letteratura in lingua cinese, di difficile reperibilità in Occidente. Gli autori hanno trovato che "nonostante la qualità metodologica sia migliorata nel corso degli anni rimangono molti problemi" come la scarsezza di test ciechi, campioni ridotti, confronti solo con altri metodi tradizionali, carenza di dettagli resi noti e un possibile publication bias verso i soli risultati positivi. La conclusione è stata che nella sua patria di origine: "La qualità della medicina tradizionale cinese deve urgentemente migliorare. Devono essere finanziati test randomizzati con gruppo di controllo su obiettivi di primaria importanza, grandi, ben progettati e a lungo termine".[20]

Conclusioni


La MTC è spesso presentata in Europa e in America come una disciplina compiuta e immutabile, completamente estranea a ogni "contaminazione" occidentale. In realtà la storia ci mostra che c'è stata una influenza reciproca tra MTC e la medicina occidentale su base scientifica: la prima è stata influenzata da ragioni socioculturali, economiche e politiche, sia interne che esterne ed è stata fortemente "propagandata" negli ultimi cinquant'anni; la seconda ha subito il fascino di una disciplina esotica ricavata da fonti spesso frammentarie e confuse, fino alla traduzione dei testi classici circa un secolo fa.

Gli elementi di staticità della MTC non si riferiscono alla sua efficacia ma ai principi filosofici e culturali sottostanti, se si esclude l'approccio pratico che è sorto successivamente alla rivoluzione culturale.

Considerando la storia stessa della MTC e il fatto che molte sue applicazioni continuano a rimanere controverse alla luce di indagini più recenti che ne hanno valutato la qualità e l'efficacia secondo i criteri adottati per la medicina su base scientifica, chiamare in causa la presunta autorità di queste "fonti antiche" costituisce un'affermazione che non può in alcun modo rafforzare la validità di questa pratica.

L'autore desidera ringraziare per l'aiuto e la supervisione nella stesura di questo articolo il professor Giancarlo Lancini, farmacologo dell'Università di Pavia, e il dottor Luigi Garlaschelli, chimico presso il medesimo ateneo.

Bibliografia

1) Emilio Minelli: "Cenni generali di storia della medicina". In G. Di Concetto, L. Sette, L. Pippa, M. Muccioli: Trattato di agopuntura e di medicina cinese. Vol. 1, pp. 3-30. UTET, Torino, 1992.
2) Le medicine alternative. A cura di Romolo Saccomanni, Fabbri, Milano, 1981.
3) Emilio Minelli: "La storia dell'agopuntura moxibustione". In G. Di Concetto, L. Sette, L. Pippa, M. Muccioli: Trattato di agopuntura e di medicina cinese. Vol. 1, pp. 31-37. UTET, Torino, 1992
4) Barry L. Beyestein, Wallace Sampson: "Traditional medicine and pseudoscience in China: a report of the second CSICOP delegation" (introduzione di Paul Kurtz). Skeptical Inquirer, luglio-agosto 1996 (parte 1); settembre-ottobre 1996 (parte 2).
5) Andrew A. Skolnick: "China is eager to export its traditional medicine, but some chinese scientists urge more skepticism". JAMA vol. 276, n. 21, pp.1707-1709, 4 dic. 1996.
6) Donald Mainfort: "The Roots of Qi". Skeptical Brief, Marzo 2000.
7) Mario Gori: Manuale di Agopuntura. Dati tradizionali con note di energetica dei sistemi viventi. Centro Informazioni Stampa Universitaria, Roma, 1990.
8) Lu Gwei-Djen, Joseph Needham: Aghi celesti. Storia e fondamenti razionali dell'agopuntura e della moxibustione. Einaudi, Torino, 1984.
9) Francesco Saverio Da Camino: "Dell'ago-puntura e della galvano-puntura: osservazioni". Cecchini, Venezia, 1847. Estratto da Memoriale di medicina contemporanea, vol. 18, luglio-agosto 1847.
10) George Soulié del Morant: La vera agopuntura cinese. dottrina diagnosi e terapia. Bocca, Milano, 1949.
11) Jeannette Ezzo et al.: "Is acupuncture effective for the treatement of chronic pain? A systematic review". Pain vol. 86, pp. 217-225, 2000.
12) ter Riet G, Kleijnen J, Knipschild P.: "Acupuncture and chronic pain: a criteria-based meta-analysis". Journal of Clinical Epidemiology vol. 43, pp. 1191-9, 1990.
13) "Rob Parry-Jones, Amanda Vincent: Can we tame wild medicine?" New Scientist vol. 157 n. 2115, pp.26-27, 3 gennaio 1998.
14) Fiona Holland: "Tiger Proxy". New Scientist vol. 156, n. 2113, p.15, 20 dicembre 1977.
15) Edzard Ernst: "Herbal medicine: where is the evidence?" British Medical Journal vol. 321, pp. 395-396, 12 agosto 2000.
16) John M. Allen: "Herbal medicines and dietary supplements. A risky health gamble". Skeptical Inquirer, gennaio-febbraio 2001, pp. 36-42.
17) Rita Carter: "Holistic hazards". New Scientist vol. 151, n. 2038, p. 12, 13 luglio 1996.
18) Edzard Ernst: "Herb-drug interactions: potentially important but woefully under-researched". European Journal of Clinical Pharmacology vol. 56, n. 8, pp. 523-524, 2000.
19) Edzard Ernst: "The role of complementary and alternative medicine". British Medical Journal vol. 321, pp. 1133-1135, 4 novembre 2000.
20) Jin-Ling Tang, Si-Yan Zhan, Edzard Ernst: "Review of randomised controlled trials of traditional chinese medicine". BMJ vol 310, pp. 160-161, 17 luglio 1999.


Andrea Albini

Collaboratore tecnico presso l'Università di Pavia dove si occupa di didattica e dello studio dei materiali per l'ingegneria elettrica. Appassionato degli aspetti storici e sociali della scienza ha collaborato con Le Scienze, Newton, Focus e con la rivista del CICAP Scienza e Paranormale.