Profezia di Malachia

Nell'anno 1595 Arnoldo Wion, un monaco Benedettino, inseriva all'interno di un'opera in lingua latina, edita a Venezia e intitolata "Il legno di Vita, ornamento e decoro della chiesa", il testo di una profezia fino ad allora ignota.
Senza fornire nessuna indicazione sulle fonti del testo, si limitava alla seguente nota biografica:

San Malachia morì il 2 novembre 1148. Noi possediamo tre lettere di S. Bernardo a lui indirizzate, le epistole CCCXIII, CCCXVI e CCCXVII. Si crede che egli abbia scritto pure qualche opuscolo. Ma di lui non conosco che una certa profezia sui Sovrani Pontefici. Siccome questo scritto è breve e a quanto pare non è stato ancora stampato, lo riproduco qui per rispondere al desiderio di parecchi.

Questa profezia è un semplice elenco cronologico dei Papi, a partire da Celestino II (1143-1144) e fino alla fine della Chiesa Cattolica e del mondo. Ognuno di essi viene identificato sulla base di un breve motto latino. Ad esempio i Papi del nostro tempo sono stati Pastor Angelicus (Pio XII), Pastor ed nauta (Giovanni XXIII), Flos Florum (Paolo VI), De medietate Lunae (Giovanni Paolo I), De labore solis (Giovanni Paolo II).
Nonostante la grande notorietà di questa cosiddetta profezia, da sempre ammirata per la sua apparente perfetta applicabilità, vi sono chiari indizi sulla reale origine e ampie prove della sua pretestuosità.
La prova maggiore della sua falsità è che nella lista sono presenti tutti i Papi del periodo in questione, ma solo due antipapi su otto, proprio come nell'elenco preparato dallo storico Panvinio, contemporaneo di Vion che certamente ne conosceva l'opera. Non solo, anche il motto di alcuni Papi era elaborato sulla base di indicazioni biografiche erronee fornite da Panvinio. Se così non fosse, in base al documento, Malachia avrebbe non solo profetizzato i Papi futuri, ma addirittura copiato gli errori di uno storico vissuto quattrocento anni dopo di lui!
Tutti i Papi precedenti il 1595, sono chiaramente indicati da un motto che ne sintetizza il casato o lo stemma, quelli successivi a tale data invece lo sono invece quasi tutti per elementi alquanto eterogenei. E' evidente che l'autore della profezia ha potuto elaborare il motto, per quanto riguarda i Papi del passato, in base a una biografia. Per quelli successivi si è invece affidato alla fantasia, e, come sempre accade in questi casi, sono stati i posteri a trovare la "giusta" origine degli enigmatici motti, ricercandone l'ispirazione per lo più in qualche caratteristica personale del pontefice o in qualche episodio della sua vita, sia pure del tutto secondario.
Nonostante queste premesse, la profezia è sempre piaciuta; ha alimentato la fantasia popolare e l'immaginazione dei narratori e nessun pontefice (o biografo vaticano) si è astenuto dal compiacersi con una certa indulgenza del proprio motto.
Stando alla profezia, dopo Giovanni Paolo II, ci saranno solo altri due Papi, identificati come De gloria ulivae e Petrus Romanus, dopo di che "la città dai sette colli sarà distrutta e il Giudice terribile giudicherà il popolo".

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