Filosofia e pratica di Chiedi le prove

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Marco Nava coordinatore di Chiedi le Prove.

Intervista a Marco Nava, coordinatore dell’iniziativa


Ci racconti il tuo percorso professionale?

Sono un fisico di formazione, la mia tesi di dottorato era su simulazioni quantistiche di elio a bassissime temperature. Mi sono poi spostato in ambito multidisciplinare e mi sono unito a un gruppo che faceva ricerca in campo chimico, fisico e biomedico. In quel gruppo mi occupavo principalmente di sviluppare nuove metodologie di simulazione numerica. Dopo 5 anni, mi sono spostato nel gruppo in cui sono adesso, dove mi occupo di caratterizzare gli effetti quantistici presenti in certi sistemi di interesse biologico.

Cosa ti ha motivato a prendere questo incarico come responsabile di Chiedi le Prove?

Ero nel gruppo che ha “costruito” Chiedi le Prove e ne ha diretto il lancio, dopo un anno il precedente coordinatore per motivi personali ha dovuto lasciare l’incarico e c’era dunque una vacanza. Tra le persone del gruppo - a detta loro! - ero quello con il curriculum più indicato per via della mia formazione accademica multidisciplinare. Ho accettato l’incarico perché vi era necessità di coprirlo, e poi, ecco se lavori per anni su cose ultra-teoriche - almeno per me - senti un po’ il desiderio di collegarti di più con la società, per fare qualcosa che ha un impatto diretto e immediato. Come coordinatore ho la possibilità di usare le capacità tecniche e analitiche che ho acquisito in accademia per individuare le priorità, ad esempio per capire quale storia è preferibile scrivere subito in termini di interesse mediatico e difficoltà del materiale ottenuto, e anche per poter supervisionare il gruppo e aiutare dove ci sono problemi, tipicamente con storie particolarmente difficili.

Quali sono le difficoltà maggiori che incontri?

Per quanto riguarda la nostra attività, la cosa più difficile è saper risolvere i problemi più svariati: può capitarci un giorno di dover valutare le prove di pentole magnetiche e il giorno dopo lavorare sull’ennesimo integratore alimentare, e spesso le prove ricevute possono essere molto articolate. Per rendere l’idea, abbiamo raccontato negli articoli di questo numero di Query la storia dei trattamenti genetici personalizzati e quella delle gomme Mind the Gum che forniscono due sfumature diverse di questa complessità. Fortunatamente possiamo contare sull’aiuto delle tante persone esperte del CICAP, tra cui menzionerei il CICAPMED che è la nostra ancora di salvezza per le storie di carattere medico, e AIRIcerca, un’associazione italiana di ricercatrici e ricercatori all’estero. Dal punto di vista del mio lavoro di coordinazione, la difficoltà maggiore per me è convincere le persone del gruppo a essere più indipendenti. Non è facile esserlo, specialmente in un gruppo in cui la missione è astratta e con parecchie sfumature sottili, in cui si deve spesso comunicare contenuto tecnico a un pubblico il più generico possibile. Però sono contento di dire che è un obiettivo raggiunto da diverse persone nel gruppo, e l’iniziativa ne ha tratto un immenso vantaggio. Tempo al tempo, sono sicuro che sarà così per ogni partecipante al gruppo!

Quale è stata la tua soddisfazione più importante?

Chiedi le Prove è sulla scelta individuale: vogliamo dare a ogni individuo il potere di scegliere conoscendo i fatti. Di conseguenza sono contentissimo quando una persona legge quello che scriviamo e questo la aiuta a prendere una decisione. Sono molto soddisfatto, ad esempio, quando mi dicono che, grazie a un nostro lavoro, hanno deciso di comprare un prodotto, o che hanno un’idea migliore riguardo a dei temi di interesse pubblico. Ci è successo diverse volte, una in particolare che ricordo tratta della storia di un dispositivo medico per prevenire le ragadi al seno. Tra l’altro l’asker è tra le persone che abbiamo intervistato per questo contributo a Query. È stato un piacere aiutare lui e la sua famiglia, e una soddisfazione perché si trattava di una questione di relativa urgenza, in un momento importante della loro vita (stavano per diventare genitori), e abbiamo potuto fornire supporto per ottenere delle informazioni che hanno consentito di prendere una decisione in tempi rapidi.

Cosa suggerisci a chi si avvicina per la prima volta a Chiedi le Prove?

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Una pagina del sito Ask for evidence, l'organizzazione inglese a cui Chiedi le Prove si è ispirata.
Suggerisco di porsi una domanda: perché vuoi chiedere le prove? Vuoi realmente sapere di più dell’argomento o vuoi farlo perché pensi che sia una “scemata”? Come chiedere le prove è una cosa su cui possiamo fornire assistenza, ma quando chiedere le prove è una decisione che si matura individualmente e, se vuoi farlo seguendo lo spirito dell’iniziativa, dovrebbe essere fatto per iniziare un dialogo costruttivo che consenta di capire la posizione altrui riguardo a un argomento (o prodotto).

Per chiedere le prove bisogna essere esperti nel campo in modo da saper valutare le risposte che arrivano?

Assolutamente no! I soldi che spendi per il prodotto sono i tuoi, la responsabilità sociale per le idee che sostieni pubblicamente è tua. Nessuno può pretendere che tu accetti tutto quello che ti viene detto senza poter chiedere “perché dici che è così?” e al tempo stesso che tu ti faccia carico di un impegno economico o sociale. Se solo una persona esperta fosse autorizzata a chiedere le prove, una persona non-esperta (e ognuno di noi lo è su molte cose) dovrebbe prendere decisioni basandosi unicamente sulla fiducia, non sarebbe tanto diverso dal dover seguire la parola insindacabile dello sciamano. E questo non è il funzionamento adeguato di una società democratica. La complessità delle prove che arrivano non è un problema perché Chiedi le Prove può aiutare a capirle, grazie al personale altamente specializzato che collabora con noi e alla nostra mediazione. L’importante è che queste prove arrivino direttamente da chi fa le affermazioni, e se non ci sono che vengano chieste senza timore!

Perché non dovremmo lasciare agli enti di controllo e alle istituzioni il compito di chiedere le prove?

Viviamo, fammi dire per fortuna, in un mondo di libero mercato e libertà di parola. L’idea di affidarci a una o più istituzioni per verificare le prove delle affermazioni che circolano presenta due problemi. Uno pratico: le affermazioni sono troppe, sarebbe impensabile stare loro dietro, a meno di enormi passi in avanti nell’intelligenza artificiale. E uno teorico: salvo in alcuni casi, come per esempio quello di dispositivi medici invasivi, quando si ottengono le prove raramente sono semplicemente classificabili in termini vero/falso e la loro validità può essere soggettiva. Ad esempio, se ritengo che i principi omeopatici siano robusti accetterò un certo tipo di prove alternative alla scienza. Affidare questo compito solo a un ente ufficiale e non ai singoli individui diventerebbe molto simile a un processo di censura. Oltretutto, a livello commerciale, le aziende potrebbero trovare molto più interessante sapere cosa i consumatori tendono a valutare come “prova attendibile”, in modo da fornire prodotti più vicini alla domanda.

Una cosa che invidi ad Ask for evidence, il progetto da cui siete partiti?

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Che ricevono più assegni dal Nuovo Ordine Mondiale! Ah, ah, scherzo... mi piace molto il loro livello di integrazione nel territorio, ricevono molto sostegno da diversi gruppi culturali in tutte le regioni, tanto da poter organizzare facilmente eventi locali. Quando siamo andati a trovare il gruppo pensavamo di visitare un palazzo pieno di uffici, invece erano poche persone, che però generano molte iniziative. Tutto quello che fanno, tra cui eventi in parlamento, riescono a organizzarlo perché i gruppi esterni all’iniziativa organizzano degli eventi in tema “ask for evidence” utilizzando il materiale che il gruppo nazionale mette a disposizione. Insomma, delegano parecchio, un po’ perché si fidano, ma soprattutto perché c’è molto interesse attivo nell’iniziativa.

Non bastano i siti di debunking e fact-checking, che bisogno c’è di Chiedi le Prove?

I gruppi di debunking e fact-checking tendono, giustamente, a valutare un’affermazione sulla base di quello che considerano come valido - tipicamente una “verità” ottenuta tramite un metodo scientifico. Questo è un bias che potrebbe rendere la loro attività meno inclusiva. E oltretutto spesso potrebbe diventare motivo di conflitto verso chi fa certe affermazioni, alimentando un clima di polarizzazione. Per questo chiedere le prove è un’attività che integra bene la loro azione: perché hai fatto questa affermazione? Quali sono i fatti su cui ti sei basato per verificarla? Parliamone! Chiedi le Prove cerca il dialogo, tra chi compra i prodotti e l’azienda che li vende, o tra cittadino e politico. Per poter raccogliere le informazioni necessarie a capire di cosa si sta parlando e per offrire la possibilità di difendere le proprie affermazioni. Un buon esempio di questo è la storia dei braccialetti Quantares, presentata in queste pagine, in cui vi è stato un lungo dialogo che speriamo resti ancora aperto. La vedo come un’attività complementare perché il dialogo costruito da Chiedi le Prove può offrire utili informazioni ai gruppi di debunking, e al tempo stesso debunking e fact-checking sono attività che risultano utili a Chiedi le Prove quando non vi è risposta all’ask, il che rende evidente un rifiuto a difendere le proprie affermazioni.

Secondo te Chiedi le Prove è una filosofia o una prassi?

Direi più una filosofia. L’articolo introduttivo di questa copertina fa una bella panoramica al riguardo. Tu chiedi le prove perché non vuoi essere passivo di fronte alle informazioni che ricevi. Non si tratta di un’operazione di routine che si applica indistintamente a tutto quello che si incontra: alcune affermazioni non richiedono prove. Se mi dici che devi andare via perché hai parcheggiato in doppia fila, non ti chiedo le prove! In altri casi, invece, siamo noi a non chiederle, perché più o meno inconsciamente abbiamo deciso di credere a certe affermazioni. Ed è forse qui che si capisce perché è più una filosofia che una prassi: chiedi le prove per essere un cittadino e non un suddito. È un modo di esercitare il proprio potere politico ed economico, e quindi apre anche una riflessione sul proprio agire: chiedi le prove in modo neutrale, o qualche bias inconscio ti porta a essere più critico rispetto a certe affermazioni? La vedo quindi più come una filosofia, nel senso di un percorso che ti porta a essere una persona più consapevole sia dei tuoi bias che di quello che succede intorno, e direi che ne abbiamo bisogno di questi tempi!

Grazie mille Marco, complimenti a te e a tutti voi e buon lavoro!