Lo studio si articola in due parti. La prima descrive il profilo degli esitanti: quanti sono, chi sono e perché esitano. All’inizio del 2021, il tasso di esitanza era all’8%, sceso all’1,1% nel 2021 e rimbalzato al 2,2% durante l’ondata Omicron (inizio 2022). Gli autori hanno identificato otto categorie di motivazioni dietro l’esitanza, tra cui preoccupazioni sull’efficacia del vaccino, timori sugli effetti collaterali, atteggiamento anti-vax generalizzato, sfiducia nelle case farmaceutiche, bassa percezione del rischio personale di ammalarsi, preoccupazioni legate a gravidanza o allattamento e un cluster residuale di ragioni personali e religiose. Il profilo sociodemografico degli esitanti (donne, giovani, bassa scolarità, appartenenti a gruppi etnici minoritari o a contesti di deprivazione economica) è coerente con quanto emerso in altri studi, suggerendo questioni strutturali che trascendono il contesto specifico.
La seconda parte dello studio analizza l’effettivo comportamento vaccinale nel tempo, distinguendo tra esitanza risolvibile e resistente. Il dato principale è che il 65% degli esitanti ha poi ricevuto almeno una dose di vaccino anti-Covid. Le preoccupazioni più comuni (efficacia del vaccino, effetti collaterali) si sono rivelate le più risolvibili: chi le esprimeva era anche il più propenso a vaccinarsi via via che si accumulavano i dati su sicurezza ed efficacia.
Al contrario, le altre categorie di esitanti avevano una probabilità da due a tre volte inferiore di vaccinarsi. Così, anche l’aver avuto la malattia, un minor grado di scolarizzazione, un basso livello socioeconomico, la maggiore età e l’essere maschi sono fattori che sostengono la scelta di rinunciare al vaccino.
L’adesione alla vaccinazione nel tempo, nonostante le remore iniziali, è il contributo più interessante per la sanità pubblica. In base ai risultati, gli autori raccomandano una risposta differenziata: comunicazione basata su dati chiari e accessibili per chi è mosso da incertezza informativa; strategie di lungo periodo, centrate sulla fiducia istituzionale e sull’intermediazione comunitaria, per chi esprime sfiducia profonda.
Lo studio ha comunque alcuni limiti: il numero di soggetti per cui sono disponibili i dati soffre di un probabile bias di selezione perché i più diffidenti potrebbero avere rifiutato di concedere l’accesso ai dati sulla vaccinazione, determinando verosimilmente una sottostima dell’esitanza persistente. Inoltre, esistono alcune incongruenze tra status vaccinale auto-riferito e registri NHS. Lo studio fornisce però dati utili sulle tipologie di esitanza e le conseguenti strategie per farvi fronte.