Morbillo in Europa: per l’OMS, nel 2018, luci e ombre

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  • 26-04-2019
  • di Sofia Lincos e Giuseppe Stilo
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Il 7 febbraio l’Ufficio Regionale per l’Europa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, (WHO/OMS) ha emesso un comunicato che spiega la situazione contraddittoria nella lotta al morbillo nel Vecchio Continente.[1]

Aumenta in modo chiaro la copertura vaccinale, giunta nel 2017 ai suoi massimi storici, il 90%. Contemporaneamente, però, nel 2018 crescono, soprattutto in alcune parti d’Europa (con differenze notevoli anche all’interno di uno stesso Paese), anche i casi registrati di infezione per la malattia. Questo apparente paradosso non deve stupire, dal momento che la popolazione delle persone suscettibili al morbillo non è distribuita uniformemente sul territorio europeo. Come ci spiega Graziella Morace, primo ricercatore presso il Centro Nazionale per il Controllo e la Valutazione dei Farmaci (Istituto Superiore di Sanità):

«Anche se le coperture vaccinali sono aumentate nella maggior parte dei Paesi europei, poiché è stata superata la soglia dei 95% di vaccinati necessaria per interrompere la circolazione del virus nella comunità, questa situazione non è purtroppo uniforme, in quanto in altri, tra cui l'Italia, continuano a verificarsi epidemie a causa della copertura vaccinale incompleta».

In effetti, solo 19 Paesi sui 53 che hanno aderito al piano europeo d’azione vaccinale (EVAP, European Vaccin Action Plan 2015-2020) hanno somministrato le due dosi di vaccino richieste ad almeno il 95% della popolazione. Nei restanti 34 stati, tra cui l’Italia, il tasso di vaccinazione continua ad essere al di sotto di tale soglia. Se il virus del morbillo raggiunge una di queste “sacche” in cui la copertura non è sufficiente, continua a circolare e può dar luogo a focolai della malattia.

Per questo, l’OMS ha lanciato un appello ai governi europei perché intervengano in maniera specifica nelle aree geografiche e fra i gruppi sociali ancora significativamente sotto le medie europee.

In Europa nel 2018 sono morte per il morbillo 72 persone. Un numero pari a 82.596 individui in 47 dei 53 Paesi considerati ha contratto il virus, e per quasi due terzi di questi si è resa necessaria l’ospedalizzazione. L’Italia contribuisce al computo con circa 2500 casi. Continua Gabriella Morace:

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«Secondo l’ultimo bollettino dell’Istituto Superiore di Sanità, nel 2018 si sono verificati nel nostro Paese 2526 casi di morbillo, con 8 decessi, di cui il 90,1% erano individui non vaccinati, il 6% aveva ricevuto una sola dose del vaccino e l’1,5% 2 dosi. Tutte le regioni hanno segnalato casi di morbillo, ma la maggior parte si è verificata in cinque (Sicilia, Campania, Lazio, Calabria e Lombardia) con quasi l’80% dei casi».

Il nostro Paese risulta quindi al quinto posto per numero di persone contagiate (il primo è l’Ucraina, con 53.218 casi, seguito da Serbia, Israele, Francia e, appunto, Italia). I picchi si sono avuti nei mesi di aprile e maggio 2018 (rispettivamente, 467 e 429 casi).

Il dato più clamoroso e più preoccupante è che il numero totale di persone infette in Europa è risultato il maggiore del decennio corrente, il triplo rispetto al 2017 e addirittura quindici volte più alto di quello che si ebbe nel 2016, quando si era toccato il minimo degli eventi. Questo malgrado - per parlare di buone notizie - nel 2017 si sia raggiunta, come dicevamo, la quota massima finora registrata di persone che abbiano ricevuto la seconda dose di vaccino (il 90%). Per la prima dose la percentuale tocca ormai il 95%.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità non nasconde che questi dati positivi possono occultare dei gap vaccinali anche importanti all’interno dei singoli Paesi. Il campanello d’allarme, continua il comunicato, sta nel fatto che talora questi gap non sono individuati con chiarezza dalle autorità sanitarie nazionali, e li si scopre solo quando si registrano dei cluster di casi (cioè gruppi di casi molto ravvicinati) o addirittura dei veri e propri focolai epidemici.

Secondo quanto afferma la dottoressa Zsuzsanna Jakab, direttore regionale dell’OMS per l’Europa, «questi gap locali lasciano la porta aperta al virus», dunque i progressi fatti nell’immunizzazione vaccinale non sono al momento da ritenersi del tutto soddisfacenti. La copertura non ottimale per entrambe le dosi, purtroppo, è uno spiraglio ampio a sufficienza per una futura trasmissione della malattia.

L’European Vaccin Action Plan 2015-2020 dell’OMS mira a eradicare morbillo e varicella in tutto il continente entro due anni, ma, per farlo, è necessario che almeno il 95% della popolazione sia reso immune attraverso l’inoculazione di due dosi di vaccino (o per una precedente esposizione al virus). Fra le altre cose, queste proporzioni consentirebbero di ottenere una protezione generale delle comunità, coprendo pure i bambini troppo piccoli per essere vaccinati, o quelle persone non vaccinabili a causa di patologie gravi o di condizioni che comunque sconsigliano la vaccinazione.

Note