I vaccini sovraccaricano il sistema immunitario dei bambini?

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Molti genitori indecis temono che l’attuale calendario vaccinale sia troppo fitto e che la somministrazione combinata di vaccini possa sovraccaricare il sistema immunitario di un bambino di pochi mesi provocando vari danni e, in particolare, allergie e malattie autoimmuni. Su questa scia, alcuni sostengono che sia meglio aspettare e somministrare vaccinazioni più tardi, quando il sistema immunitario del bambino è “sufficientemente maturo”.

In realtà la nostra capacità di rispondere agli antigeni si sviluppa prima ancora della nascita ed il sistema immunitario di un neonato è perfettamente capace di rispondere ogni giorno alle migliaia di antigeni con cui viene in contatto; basti pensare, ad esempio, che al momento della nascita e subito dopo un neonato viene colonizzato da una enorme quantità di microrganismi, e se il suo organismo non fosse capace di combatterli morirebbe in pochissimo tempo. Con ogni respiro o con una piccola ferita entrano nel corpo molti più antigeni di quelli contenuti nell’intero calendario vaccinale. La protezione fornita dagli anticorpi materni trasmessi al bambino attraverso la placenta decade in poco tempo e posporre le vaccinazioni non porta nessun vantaggio, ma presenta anzi lo svantaggio di lasciare i bambini senza protezione nel periodo in cui sono a maggior rischio di malattie con decorso grave e con possibili complicanze[1].

Diversi genitori temono pure che con il vaccino quadrivalente (MPRV) e con l’esavalente il bambino venga esposto contemporaneamente a 4 e 6 malattie rispettivamente. In realtà nei vaccini sono presenti solo quei pochi antigeni di ogni agente infettivo necessari per indurre una risposta immunitaria, che proteggerà successivamente il bambino in caso di infezione con il virus o batterio selvaggio. La vaccinazione sfrutta il sistema immunitario molto meno della malattia, che viene invece considerata da alcuni come più “salutare” per l’organismo infantile, nonostante i sintomi e le possibili complicazioni delle malattie siano molto più gravi e frequenti di quelli provocati dai vaccini. Inoltre, pur essendo aumentato negli anni il numero dei vaccini, è diminuito il numero degli antigeni somministrati. Infatti i vaccini obbligatori somministrati ai bambini negli anni ’60-’70 del secolo scorso (difterite, tetano, vaiolo e polio) contenevano 215 antigeni per dose, mentre attualmente un bambino nei primi due anni di vita riceve con le vaccinazioni rese recentemente obbligatorie (difterite, tetano, haemophilus b, pertosse, epatite B, polio e, nel secondo anno, anche morbillo, parotite, rosolia e varicella) un totale di 130 antigeni per dose, pur essendo molto aumentato il numero di microrganismi contro i quali viene ad essere protetto. Se la causa delle allergie e delle malattie autoimmuni fossero gli antigeni contenuti nei vaccini, dato che il loro numero è drasticamente diminuito, tali affezioni dovrebbero essere diminuite di pari passo, ma ciò non si è verificato.

Uno studio del 2005, in cui sono state valutate tutte le pubblicazioni in lingua inglese dal 1966 al 2004 relative al rapporto tra vaccini virali e sviluppo di malattie autoimmuni, ha mostrato l’assenza di correlazione e, al contrario, che le infezioni virali creano nei soggetti non vaccinati degli effetti avversi molto più gravi e con frequenza molto superiore a quelli che possono potenzialmente verificarsi dopo la vaccinazione[2]. Anche gli adiuvanti, presenti in alcuni vaccini allo scopo di potenziare la risposta immunitaria aspecifica rendendo il vaccino più attivo, non sembrano comunque in grado di indurre malattie autoimmuni con incidenza statisticamente significativa[2].

Inoltre nel 2012 è stato pubblicato uno studio in cui sono raccolti i dati di 54.943 bambini in 29 Paesi in tutto il mondo. In nessuno di questi Paesi è stato riscontrato un rischio aumentato di asma, rinocongiuntivite od eczema nei bambini vaccinati contro il morbillo e/o la pertosse. Chi invece aveva avuto il morbillo o la pertosse aveva più probabilità di sviluppare successivamente tali malattie atopiche[3]. Dati simili sono stati ottenuti in uno studio pubblicato a settembre di quest’anno, esaminando più di 17.000 bambini vaccinati nel primo anno di vita contro tetano, difterite, poliomielite, haemophilus influenzae tipo b, epatite B e pertosse[4].

Inoltre uno studio sui dati epidemiologici di USA, Danimarca, Galles e Inghilterra a partire dagli anni ’40 ha mostrato che i bambini vaccinati con l’MPR tendono ad essere più sani rispetto ai bambini che hanno contratto il morbillo. Infatti il morbillo, oltre a esporre al rischio di terribili conseguenze, come l’encefalite (e, in alcuni casi, al rischio di sviluppare una grave forma di encefalite progressiva, la panencefalite subacuta sclerosante), causa una forte depressione del sistema immunitario, che si protrae per anni e che può rendere più gravi (in alcuni casi mortali) le comuni malattie respiratorie ed altre malattie tipiche dell’infanzia contratte negli anni successivi[5].

Note

1) Offit PA, Quarles J, Gerber MA et al. Addressing Parents’ Concerns: Do Multiple Vaccines Overwhelm or Weaken the Infant’s Immune System? Pediatrics 2002; 109: 124-129.
2) Schattner A. Consequence or coincidence? The occurrence, pathogenesis and significance of autoimmune manifestations after viral vaccines. Vaccine 2005; 23: 3876–3886
3) Nagel G, Weinmayr G, Flohr C, Kleiner A, Strachan DP, ISAAC Phase Two Study Group. Association of pertussis and measles infections and immunizations with asthma and allergic sensitization in ISAAC Phase Two. Pediatr Allergy Immunol 2012; 23:737-746.
4) M Schlaud, R Schmitz, Ch Poethko-Müller, R Kuhnert. Vaccinations in the first year of life and risk of atopic disease - Results from the KiGGS study. Vaccine 2017; 35: 5156-5162.
5) Mina MJ, Metcalf CJ, de Swart RL, et al. Long-term measles- induced immunomodulation increases overall childhood infectious disease mortality. Science 2015; 348:694-9.