Torino città satanica?

Davvero in città si aggirano 40 mila satanisti? E che c'entra Vittorio Messori con la passione per il demonio?

11 - Cimitero di San Pietro in Vincoli, via San Pietro in Vincoli
12 - Mausoleo della Bela Rosin, Strada Castello di Mirafiori
6 - Chiesa della Gran Magre di Dio, piazza della Gran Madre


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Mausoleo della Bela Rosin, Strada Castello di Mirafiori.
Uno dei miti più diffusi sulla "Torino magica" è quello che la vuole capitale del satanismo organizzato. Messe nere, orge e sacrifici umani avrebbero incominciato a verificarsi negli anni Sessanta, prediligendo luoghi desolati come l'ex cimitero di san Pietro in Vincoli, vicino all'ospedale Cottolengo, il mausoleo della Bela Rosin, ma anche il misterioso tempio sotterraneo che si nasconderebbe sotto la chiesa della Gran Madre (e che a seconda delle fonti risulterebbe intitolato a Iside, a Osiride o a Serapide). Secondo voci ricorrenti, si nasconderebbero all'ombra della Mole addirittura 40 mila satanisti, raggruppati in due "chiese": un numero enorme, più degli spettatori che, in media, si ritrovano ogni domenica allo stadio! Normalmente relegate al chiacchiericcio da bar, queste voci riprendono vigore e trovano spazio sui giornali in occasione di eventi che sembrano confermarne l'autenticità: per citarne soltanto qualcuno, la nomina di sei nuovi esorcisti da parte del cardinale Ballestrero nel 1986 o, durante l'inchiesta sulle "Bestie di Satana" del 2004, l'ammissione di uno degli indagati, che rivelò di avere ricevuto ordini da un vertice del movimento satanista, che si trovava proprio a Torino (tale dichiarazione rimase poi senza riscontri). A Torino avrebbe alloggiato perfino il "Papa nero", cioè la massima autorità del satanismo, nella persona del pittore surrealista Lorenzo Alessandri, che con altri artisti aveva fondato negli anni Quaranta il gruppo esoterico e anticlericale della Soffitta Macabra.

Cosa c'è di vero in tutte queste voci?


Quando si parla di satanismo è molto difficile quantificare correttamente le reali proporzioni del fenomeno, per due ragioni. La prima, ovvia, è che in genere questi gruppi operano di nascosto, non si mostrano in pubblico e non si fanno intervistare. La seconda è che l'infamante etichetta di "satanista" è il collettore di una così ampia quantità di paure, tabù e pregiudizi che si finisce spesso per citarla a sproposito: per esempio nel caso di ragazzini che ascoltano rock trasgressivo o, molto più seriamente, nel caso di delitti ordinari in relazione ai quali la pista del satanismo viene evocata per fare notizia o per confondere le acque.
Sarebbe invece meglio applicare la definizione di "satanista" soltanto a quei gruppi che si autodefiniscono tali o i cui rituali pongono Satana al centro dell'attenzione, e le evidenze al riguardo sono molto scarse. Il termine "satanismo" è spesso usato, per ignoranza nei confronti dei nuovi movimenti religiosi, al posto di altri più appropriati come, per esempio: occultismo, spiritismo o neopaganesimo. Sappiamo per certo che furti e danneggiamenti in chiese e cimiteri si verificano periodicamente, ma si tratta in genere di singoli episodi di vandalismo e non esistono prove certe che li riconducano a culti organizzati. Lo stesso cardinale di Torino Poletto, a febbraio 2007, ha tenuto a precisare di non essere mai stato interpellato per furti di chiara matrice satanista. Non abbiamo prove più solide e, più in generale, non si trova nessuna delle molte tracce che un culto così numeroso dovrebbe lasciare. Già Fruttero & Lucentini si domandavano ironicamente come mai non avessero neppure un parente, un amico o un conoscente che conoscesse almeno alla lontana qualcuno che avesse partecipato a una messa nera: «Saremo cretini noi?» In sintesi, possiamo essere ragionevolmente sicuri che a Torino la passione per il Maligno non ha ancora superato quella per il calcio, ma non possiamo escludere del tutto che qualche piccolo gruppo organizzato operi nell'ombra; tutto lascia immaginare comunque che si tratterebbe in questo caso di gruppi numericamente marginali. E allora da dove nasce la leggenda dei 40 mila satanisti? Tutto ha origine, probabilmente, da una burla di cattivo gusto orchestrata da un gruppo di studenti dell'Università di Torino a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta con la complicità di qualche giornalista, come Vittorio Messori che lo ha confessato molti anni dopo nel suo libro Il mistero di Torino. In quel periodo l'eco degli omicidi compiuti dal gruppo di Charles Manson aveva generato una certa psicosi nei confronti del satanismo e aveva reso fertile il terreno per la diffusione della voce. La stima dei quarantamila satanisti, venne infatti pubblicata per la prima volta dal quotidiano Stampa Sera e venne poi ripetuta acriticamente da molte altre fonti (a partire dal "famigerato" Torino città magica di Giuditta Dembech) ed entrò per sempre nell'intricato corpus delle leggende di Torino magica. Chissà quanti altri componenti del mito di Torino magica derivano da invenzioni mai confessate...