Alla ricerca del Sisimite, l'uomo nero della foresta pluviale centroamericana

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  • 04-08-2014
  • di Lisa Signorile
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©forteanzoology.blogspot.com
I miti su creature antropomorfe che vivono in luoghi inaccessibili e spaventano gli sventurati che passano inavvertitamente nel loro territorio sono diffusi un po’ in tutto il mondo, dallo Yeti himalayano al Bigfoot americano.
Alcune di queste “creature” non hanno tuttavia la dubbia fortuna di una fama a livello mondiale, ma hanno sicuramente delle storie affascinanti da raccontare.
La versione centroamericana dello Yeti (comune a Belize, Guatemala, Honduras e parte del Messico meridionale) si chiama Sisimite e viene descritta dai locali, che ci credono fermamente, come una creatura antropomorfa e ricoperta da pelo scuro, che vive in foreste remote.
Non tutti sono d’accordo sulle sue dimensioni: in Honduras viene descritto come più alto di un uomo, ma altrove si riportano dimensioni più piccole che fanno pensare di più a una scimmia. La peculiarità accettata da tutti è però che il Sisimite avrebbe i piedi girati al contrario, con le dita rivolte all’indietro e i talloni in avanti, per cui le impronte farebbero pensare che si allontana mentre invece si avvicina. In alcune versioni gli mancano anche i pollici opponibili e le ginocchia.
Un’altra caratteristica del Sisimite è la sua natura maligna, dato che attacca gli uomini, uccidendoli, e rapisce le donne per violentarle e generare un figlio con loro. Le donne rapite, naturalmente, non tornano mai più a casa. Un testimone, Rinaldo, mi ha raccontato tuttavia che suo nonno avrebbe visto il Sisimite in un bosco d’alta quota dell’Honduras, da bambino, sopravvivendo all’incontro.
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©Mark V. Felen
Scimmia urlatrice
La leggenda del Sisimite non è di data recente come nel caso del Bigfoot o del Chupacabras. Il nome stesso Sisimite deriva da Tzitzimitl che in nahuatl, la lingua parlata dagli aztechi, significava “demone”. La quasi estinta tribù dei Paya, che vive nel distretto di Olancho, in Honduras nord-orientale, tramanda la storia di una creatura antropomorfa che vive nella foresta; la stessa leggenda è tramandata tra gli indiani de La Moskitia, la zona più orientale del paese, dove le foreste sono remote, impraticabili e rese oggigiorno pericolose dalla presenza di narcotrafficanti, piuttosto che da misteriose creature pelose.
Ed è proprio nella zona del la Moskitia che secondo i residenti della zona e secondo la guida Jeff Lopez Canaca, che per primo mi ha raccontato del Sisimite con scetticismo condito da un pizzico di possibilismo, si potrebbe trovare il Sisimite. Jeff vive a Tegucigalpa e organizza spedizioni nella foresta pluviale, ma dubita di poter mai vedere la misteriosa creatura. Gli abitanti dei villaggi, al contrario, sono disposti a giurare sulla sua esistenza.
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Cercoletto in Honduras
©"Yawning kinkajou", Original uploader was Robrrb at en.wikipedia - Wikimedia Commons
Cosa potrebbe essere il Sisimite? È solo l’incarnazione di un mito Maya o Azteco connesso con le divinità dei tuoni, dei fiumi e dei monti Tzultacah? È la rivisitazione di uno spirito leggendario precolombiano modificato da concetti cristiani successivi? È la testimonianza di una creatura realmente esistente? Una combinazione di tutto ciò? Probabilmente la quarta ipotesi è la più corretta.
Indubbiamente c’è il contributo di un substrato culturale e religioso tendenzialmente animista, che collega gli animali a divinità boschive. C’è possibilmente un’infiltrazione cristiana che rende la creatura “demoniaca” e maligna. C’è però anche dell’altro. Il Sisimite è vegetariano e si riporta che mangi ceneri calde.
La stessa storia delle ceneri calde mi fu raccontata tempo fa, sempre in Honduras, relativamente al cercoletto (Potus flavus), un mammifero arboricolo di medie dimensioni imparentato coi procioni ma che assomiglia a un lemure o una scimmia. Naturalmente il cercoletto non mangia cenere, ma non è infrequente che si avvicini curioso a osservare gli esseri umani la notte, ad esempio quando campeggiano intorno a un fuoco, e le ombre rendono tutto grande e tenebroso, anche grazie al richiamo lugubre del cercoletto.
In America centrale vi sono diverse specie di scimmie di medie dimensioni e dal pelo scuro, come le scimmie ragno o le scimmie urlatrici. Un adattamento comune a molte specie arboricole è di avere le caviglie flessibili in grado di girarsi ad angolazioni impossibili per gli animali terrestri, e lunghe dita prensili che spesso sono girate all’indietro per una migliore presa sui rami. Le impronte sul terreno di un grande maschio dominante di scimmia ragno potrebbero indubbiamente sembrare anomale, a un osservatore inesperto.
Inoltre, in centro America c’erano in tempi precolombiani altri animali ora estinti, come orsi e bradipi giganti, che potrebbero indubbiamente aver contribuito al mito prima dell’arrivo degli europei. Riguardo alla sparizione di fanciulle che si avventurano incaute nella foresta: sebbene oramai siano rarissimi, in tempi passati c’erano giaguari e puma, senza contare naturalmente i serpenti velenosi e le tribù nemiche, per cui era utile spaventare i piccoli con una storia plausibile.
È triste pensare che oggigiorno la paura del Sisimite, il mostro che vive nelle foreste impenetrabili, sia sostituita con la paura dei narcotrafficanti, molto più neri e spaventosi di qualsiasi creatura leggendaria.
Possiamo solo sperare che si estinguano presto anche loro.
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Foresta pluviale - ©"River in the Amazon rainforest" di Cesar Paes Barreto - Tramite Wikimedia Commons