Criptozoologia 2 - Yeti: esami negativi per i resti delle spedizioni del 1938-39 e 1959

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  • 15-06-2015
  • di Roberto Labanti
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"Bryan Sykes" - ©Newslookup.it
Durante le ricerche relative all'Oxford-Lausanne Collateral Hominid Project ( vedi altro articolo in questo stesso numero), Brian Sykes, come racconta nel suo libro The nature of the beast (2015) ha avuto modo di interessarsi anche ad una serie di resti di "abominevoli uomini delle nevi" la cui custodia presso istituzioni museali europee è dovuta a due spedizioni nell'Himalaya e nell'Altipiano tibetano negli anni centrali del secolo scorso: la "Spedizione tedesca nel Tibet" del 1938-39 e quella del magnate Thomas Baker Slick, Jr. (1916-1962) del 1959.
Dei primi ce ne occupiamo perché forse non tutti sanno che i resti recuperati in quella occasione sono attualmente conservati in Italia, in provincia di Bolzano, presso due diverse sedi espositive del Messner Mountain Museum: Castel Juval, in comune di Castelbello-Ciardes e Solda in comune di Stelvio. L'alpinista Reinhold Messner (1944) li ha avuti dalla vedova dell'ornitologo Ernst Schäfer (1910-1992) che, come ufficiale delle SS, coordinò quella spedizione. Si tratta rispettivamente di due preparazioni tassidermiche: una testa montata su un muro e quello che vorrebbe apparire come un esemplare completo, ma che per Sykes, che ha avuto modo di esaminarlo brevemente, sembra piuttosto composto con parti di diversi animali. Purtroppo i campioni che Sykes ha tratto da questi resti (sei, nel secondo caso, proprio per la possibile natura di patchwork) non hanno permesso di estrarre materiale genetico (e ci si può chiedere se proprio questi siano i sette campioni senza risultati ricordati nell'articolo).[1] Probabilmente, come era già accaduto con il felide studiato qualche tempo fa da Blake e collaboratori (fra cui R. Barnett, vedi Query 14) il processo utilizzato dal tassidermista ha influito sulla conservazione del DNA. Schäfer, comunque, era convinto che dietro alle leggende non ci fosse altro che una qualche specie di orso[2]. Indagini di altro tipo potranno forse risolvere il mistero.
Per quanto riguarda la spedizione Slick, avevamo già parlato del pollice che Peter C. Byrne prelevò dalla mano mummificata di un supposto yeti conservata presso il monastero di Pangboche in Nepal ( vedi Query 9). Lo avevamo fatto in occasione degli esami del DNA mitocondriale che l'istituto di conservazione, il Royal College of Surgeons' Hunterian Museum di Londra, aveva fatto eseguire da Rob Ogden della Zoological Society of Scotland e collaboratori.
Secondo i risultati, peraltro mai pubblicati in una sede formale, la sequenza era associabile a quella di un Homo sapiens, «molto simile a sequenze umane provenienti dalla Cina o comunque di quella regione dell'Asia», come chiosava all'epoca Ogden[3].
Torniamo oggi sulla questione perché, grazie alla collaborazione di quest'ultimo, Sykes ha potuto esaminare la sequenza ricavata: ai suoi occhi di specialista di DNA mitocondriale umano, quella sembrava piuttosto indicare avi materni di origine europea, cosa che gli ha fatto sospettare una contaminazione da parte di uno di coloro che erano entrati in contatto con il reperto. Quando ha avuto modo di incontrare Byrne negli USA gli ha allora chiesto un campione del suo DNA per un confronto e le sequenze sono risultate combaciare: il mtDNA rilevato sul pollice e quello della persona che l'ha portato fuori dal Nepal appartengono alla stessa linea materna ed è quindi assai probabile che Byrne sia la fonte della contaminazione[4].
Un monito a prendere anche questo genere di analisi con beneficio d'inventario e a spingere perché i risultati siano pubblicati nelle sedi opportune, permettendo così ad altri studiosi di esaminarli criticamente.

Note

1) Sykes, B. 2015. The Nature of the Beast. London: Hodder & Stoughton, ch. 17 e 28; Sykes, B. C., et al. 2014. Genetic analysis of hair samples attributed to yeti, bigfoot and other anomalous primates. "Proceedings of the Royal Society B", 281, 20140161, DOI: http://dx.doi.org/10.1098/rspb.2014.0161 , open access
2) González, J. M. 2010. Ernst Schäfer (1910-1992). From the mountains of Tibet to the Northern Cordillera of Venezuela. A biographical sketch. "Proceedings of the Academy of Natural Sciences, Philadelphia", 159, 83-96
4) Sykes, 2015, op. cit., ch. 19.