Risolto il mistero delle rocce che camminano

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  • 28-11-2014
  • di Sofia Lincos
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©Trialsanderros - Wikimedia commons
Racetrack Playa è un luogo unico al mondo: un lago asciutto che si estende all'interno della Valle della Morte, in California. Ma soprattutto, Racetrack Playa è famosa per un fenomeno geologico davvero insolito: quello delle walking rocks, pietre del peso di centinaia di chili che si muovono apparentemente da sole, senza alcun intervento umano, lasciando lunghe tracce sul terreno. Da quando il fenomeno venne segnalato per la prima volta, nel 1948, le ipotesi di spiegazione sono state molte: vento, ghiaccio, fango, anomalie magnetiche, per non parlare di chi ha chiamato in causa addirittura raggi traenti e interferenze aliene.
Il 27 agosto di quest'anno è stato pubblicato su PlosOne l'articolo che sembra mettere fine a tutte queste discussioni. Richard Norris, paleoceanografo della Scripps Institution di San Diego, non solo ha fornito una spiegazione plausibile al curioso fenomeno, ma lo ha anche documentato "in diretta", tramite un Gps e un filmato in time-lapse: una cosa che, a causa dell'imprevedibilità degli spostamenti (le rocce possono infatti rimanere ferme a lungo, per poi spostarsi di parecchi metri in pochi minuti) fino ad ora nessun altro era riuscito a fare[1].
Il colpevole è così stato individuato. Anzi, i colpevoli: è infatti l'azione combinata di ghiaccio e vento a far muovere le rocce. Che i due fattori fossero cruciali, per la verità, lo si era già capito da tempo. Ma fino ad adesso le teorie più gettonate ipotizzavano la presenza di venti fortissimi, pari a quelli di un uragano, per spingere i massi più pesanti sul suolo ghiacciato. Una circostanza abbastanza improbabile, secondo i dati delle stazioni meteorologiche.
Il 20 dicembre 2013 - giorno in cui Norris ha filmato in presa diretta una sessantina di pietre in movimento - le condizioni meteorologiche erano invece diverse. Tanto per cominciare, Racetrack Playa veniva da un periodo di piogge violente, e il terreno era coperto da uno strato d'acqua profondo diversi centimetri (ma non abbastanza da sommergere completamente le rocce). Quella notte le temperature erano scese sotto zero, creando grosse lastre di ghiaccio galleggianti. Il giorno successivo, le temperature erano salite, rompendo i lastroni di ghiaccio in blocchi più piccoli.
A quanto risulta dalle immagini, sono proprio queste lastre, sospinte dal vento, a far muovere le rocce, che "camminano" a una velocità di 4,5 metri al minuto, lasciando traccia del loro passaggio nel suolo fangoso. In queste circostanze, non è più necessario un vento impetuoso, come ipotizzato fino ad ora, ma ne basta uno più lento e costante, di circa 3–5 m/s.
Si chiude così un mistero geologico studiato per oltre sessant'anni: la miglior risposta a chi accusa la scienza di accettare solo ciò che riesce a spiegare. Quando i misteri esistono davvero la scienza non solo li studia, ma usa tutti i mezzi tecnologici a sua disposizione per risolverli. E ogni tanto, fortunatamente, ci riesce.

Note


1) Norris, R. D. et al. 2014. Sliding Rocks on Racetrack Playa, Death Valley National Park: First Observation of Rocks in Motion. “PlosOne” (9) 8, doi: 10.1371/journal.pone.0105948, disponibile all’url http://tinyurl.com/qy4k4ro