Il meticoloso ricercatore

Sarebbe un errore equiparare il Mundus subterraneus ad unÂ’opera di geologia moderna. Per Kircher, lo studio del mondo sotterraneo aveva lo scopo di evidenziare alcuni degli elementi caratterizzanti la dimensione teologica e mistica della sua opera. Egli riteneva che la Terra, posta al centro di un universo di concezione aristotelica, statica ed immutabile nelle sue strutture basilari, non avesse una storia

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  • 04-08-2014
  • di Marco Ciardi
Gli autori dei testi pseudoscientifici hanno in genere la tendenza a fare riferimento ad autorità che rendano più credibili le loro argomentazioni. Non sempre però questa operazione (di per sé inconsistente, dato che in ambito scientifico l'autorità non ha alcun valore ai fini di una dimostrazione – cfr. Query n. 13) viene affrontata con il necessario grado di conoscenza e sensibilità storica. Ecco quindi che il testo pseudoscientifico diventa anche pseudostorico. I libri di Rand Flem-Ath, dedicati a sviluppare le speculazioni di Charles H. Hapgood sull'esistenza di Atlantide (cfr. Query n. 17) contengono innumerevoli esempi in proposito. Ne scegliamo soltanto uno (riservandoci magari in futuro di tornare sugli altri), dato lo spazio a disposizione. Infatti, mentre basta un attimo a diffondere una inesattezza, ci vogliono molta pazienza e lunghe argomentazioni per confutarla. Analizziamo quindi il caso di Athanasius Kircher, definito da Flem-Ath «un meticoloso ricercatore tedesco». Cosa si intende per 'meticoloso ricercatore'? Si vuol forse dare l'impressione che Kircher sia uno studioso simile a uno scienziato che lavora nei nostri moderni laboratori? Una delle cose che più facilmente si scorda, quando si fa ricerca storica, è che la professione di scienziato così come noi la conosciamo iniziò a definirsi soltanto nel corso dell'Ottocento (quando iniziò ad essere utilizzato anche il relativo termine per definire quella professione). Fra il XVI ed il XIX secolo, i modi in cui la ricerca scientifica venne praticata ed utilizzata non coincisero con quelli attuali, ma andarono costantemente modificandosi attraverso un processo complesso ed elaborato, ricco di scontri e di contrasti relativi alla definizione stessa di scienza.
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Athanasius Kircher, entrato a far parte della Compagnia di Gesù nel 1616, all’età di quattordici anni, dopo aver insegnato filosofia e matematica a Würzburg ed aver soggiornato per un certo periodo nella vecchia città papale di Avignone, si era trasferito nel 1635, su proposta dell’erudito Nicolas de Peiresc, presso il Collegio Romano, la celebre istituzione fondata nel 1550. Nella scuola di formazione dell’ordine gesuitico, Kircher avrebbe insegnato matematica e lingue orientali (ben noto il suo tentativo di interpretare i geroglifici), ma i molteplici interessi lo condussero, nel corso della sua carriera, ad occuparsi del ben più vasto universo della storia naturale, la disciplina volta all’osservazione e alla classificazione del regno animale, vegetale e minerale, anche nelle sue manifestazioni più stravaganti e fantastiche. Pur ritenendo certa la conformità fra il racconto biblico e la storia della Terra, Kircher negò decisamente l’idea che tutti i mutamenti subiti dal globo fossero dovuti esclusivamente al Diluvio universale. Nell’opera dal titolo Mundus subterraneus (1664-65), egli sostenne che non sembrava possibile attribuire a quella pur incredibile inondazione la formazione delle montagne, incluse le catene montuose più elevate, come intendevano fare alcuni interpreti, poiché era la stessa Bibbia a smentire tale ipotesi. Nonostante ritenesse fondamentale la comprensione delle trasformazioni subite dal globo, Kircher era convinto dell’esistenza di strutture fondamentali, inalterabili, che avevano caratterizzato la forma della Terra fin dalla sua creazione. Fra queste, particolare importanza rivestivano le catene montuose originarie, che si estendevano da un polo all’altro, e da Est verso Ovest. Per Kircher, la funzione svolta dalle ossa nel «microcosmo», ovvero l’uomo, veniva ricoperta nel «geocosmo» dalle montagne, le quali comprimevano «l’intera mole del globo terrestre», facendogli assumere una «perfetta consistenza». Montagne primarie come l’Ararat, dunque, esistevano da sempre e non risultavano soggette a modificazioni. Diversamente, tutte le formazioni di altra natura potevano subire vari tipi di cambiamento.

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La filosofia ermetica rappresenta uno dei tratti distintivi dell’opera del nostro 'meticoloso ricercatore'. Nonostante l’opera di Isaac Casaubon, che nel 1614 aveva smascherato la presunta antichità del Corpus Hermeticum, Kircher non ebbe dubbi nel continuare a considerare il mitico Ermete Trismegisto come «il principe e il progenitore di tutta la teologia e di tutta la filosofia egiziane», nonché l’inventore dei geroglifici, al cui sapere attinsero, tra gli altri, Parmenide, Pitagora, Platone ed Eudosso, i quali «appresero in modo giusto la conoscenza di Dio e delle cose divine». La nascita della sapienza egizia (segreta e perduta, perciò da recuperare, soprattutto grazie alla decifrazione dei geroglifici e agli studi alchemici), all’interno della quale si era rivelata per la prima volta, e antecedentemente al cristianesimo, la conoscenza della Trinità, era databile, secondo Kircher, al tempo di Abramo, subito dopo il Diluvio universale. Così, ad esempio, il fatto che Platone, attraverso la storia di Atlantide, avesse attribuito ai Greci un’età ben superiore a quella ricavabile dalla lettura delle Sacre Scritture era semplicemente dovuto alla vanità di quel popolo e alla volontà di attribuirsi un’antichità maggiore rispetto a quella degli Egizi.
Sarebbe perciò un errore equiparare il Mundus subterraneus ad un’opera di geologia moderna. Per Kircher, infatti, lo studio del mondo sotterraneo aveva lo scopo di evidenziare alcuni degli elementi caratterizzanti la dimensione teologica e mistica della sua opera. Egli riteneva che la Terra, posta al centro di un universo di concezione aristotelica (ma molto più ampio e non misurabile), statica ed immutabile nelle sue strutture basilari, non avesse una storia. I mutamenti, per quanto grandi potessero risultare, erano accidentali, non sostanziali. Essi rappresentavano processi di generazione e corruzione, che si verificavano in maniera costante, ma che non contribuivano a modificare l’impianto fondamentale del globo così come era uscito dalle mani del suo creatore. Soltanto a Dio sarebbe spettato il compito di porre fine all’esistenza del mondo con una conflagrazione finale. Allo stesso modo, secondo Kircher, i fossili non potevano essere considerati come documenti della storia della natura, per il semplice fatto che le specie animali e vegetali non avevano una storia ed erano sempre identiche a se stesse. I fossili, dunque, non costituivano resti di organismi, ma rappresentavano una delle infinite e variegate produzioni del regno minerale. Richiamandosi ai temi più caratteristici della tradizione ermetica, Kircher sosteneva l’analogia fra macrocosmo e microcosmo, paragonando la circolazione delle acque all’interno della Terra con quella sanguigna nell’uomo. In questa ottica, terremoti ed eruzioni corrispondevano agli ‘acciacchi’ che affliggevano il corpo umano.
È bene dunque ricordare, prima di farsi un'idea sbagliata delle caratteristiche del nostro 'meticoloso ricercatore', quali furono il contesto in cui operò e la filosofia e le convinzioni alla base della sua immagine del mondo. Flem-Ath si riferisce a Kircher anche come a «un poligrafo che all'epoca era stato celebre quanto tre secoli dopo Albert Einstein». Dovremmo quindi pensare che fra Kircher e Einstein non è esistita alcuna differenza? La popolarità non sembra un convincente metro per valutare la qualità scientifica delle teorie e delle ricerche.

Bibliografia


  • M. Ciardi. 2002. Atlantide. Una controversia scientifica da Colombo a Darwin, Roma: Carocci.

  • R. e R. Flem-Ath. 2000. La fine di Atlantide (1995), Casale Monferrato: Piemme.

  • C. Wilson e R. Flem-Ath. 2001. Gli eredi di Atlantide (2000), Casale Monferrato: Piemme.