Astrologo e falsario

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  • 15-06-2015
  • di Paola Dassori
E' strano come gli astrologi, tutti intenti a svelare il futuro degli altri, spesso non riescano a prevedere eventi importantissimi che li riguarderanno da vicino.
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Tommaso Palamidessi nel 1953 aveva trentotto anni e viveva a Torino con la madre, vedova di un conte morto nella Grande Guerra. Per sbarcare il lunario la "cuntessa", come la chiamavano gli abitanti del suo quartiere, era diventata indovina ed aveva cresciuto il figlio tra oggetti esoterici e libri di astrologia: quando la donna, stanca, si era ritirata dalla professione, Tommaso naturalmente aveva preso il suo posto.
Il successo era stato discreto e Tommaso era diventato titolare della rubrica "L'oroscopo di domani" di un importante quotidiano torinese, ma questo non gli bastava e un giorno aveva stupito i suoi colleghi al giornale comparendo in redazione con la testa completamente rasata: aveva deciso di diventare professore di Yoga, fondando addirittura una scuola, chiamata pomposamente "Istituto di ricerche cosmo-bio-psicologiche", nonostante gli amici cercassero di dissuaderlo. Ovviamente nessuno si iscrisse mai al suo istituto, che fallì dopo pochi mesi.
Negli intervalli del suo lavoro di astrologo, Palamidessi aveva scritto e pubblicato alcuni opuscoli che ovviamente nessuno aveva comperato né letto: Effemeridi perpetueLo Yoga per non morireIl destino dei popoli rivelato dalle stelle. Dato che stamparli a proprie spese gli era costato un occhio, aveva deciso di impiantare un laboratorio zincografico e, dopo un corso accelerato presso un grande istituto tipografico di Torino, si era ritenuto senz'altro il migliore zincografo d'Italia aprendo un laboratorio in Via Po.
Come c'era da aspettarsi il successo non era arrivato: tramite gli amici che aveva al giornale aveva ottenuto qualche ordinazione da parte di clienti che, poi, avevano dovuto far rieseguire il lavoro da altri.
Tuttavia Tommaso, senza chiedersi perché le stelle non lo avessero avvisato per tempo dei suoi insuccessi, un giorno incontrò un professore di disegno, tale Sergio Bechis, che gli propose un lavoro di genere un po' particolare: stampare banconote false. Lui acconsentì di buon grado e diventò quindi il capo di una banda di falsari che ricorda molto la celebre "Banda degli Onesti" di Totò.
Tra i complici si creò una tale armonia di scopi e di intenti che, secondo Palamidessi, poteva essere giustificata soltanto da una medesima influenza astrale. Anzitutto i due soci decisero di puntare sulla falsificazione di banconote di piccolo taglio: quelle da cento lire. Lo spaccio avveniva, per così dire, in famiglia, in quanto la spacciatrice era la domestica analfabeta del Bechis, Teresa, che probabilmente non si rendeva conto della gravità della cosa.
I due decisero di spacciare le banconote a Milano, dove secondo loro la gente era più ricca e meno attenta ai soldi, e quindi ogni mattina Bechis, la moglie e la domestica partivano in treno da Porta Nuova, prendendo il biglietto di terza classe per spendere meno. Arrivati nella metropoli lombarda si recavano al mercato e, per far fuori i loro biglietti falsi, si caricavano di frutta e verdura; la sera tornavano a Torino dove, a casa dell'astrologo che intanto continuava a ricevere i clienti e a scrutare le stelle, facevano il magro bilancio della loro attività.
Purtroppo qualche pianeta maligno, forse Saturno o Plutone, chissà, ci mise lo zampino e il 28 febbraio 1953 un'ortolana del mercato di Corso Garibaldi vendette a Teresa un chilo di finocchi; lei cercò di pagarli con un biglietto talmente falso da far ridere. Nacque una discussione, l'ortolana chiamò la polizia e i tre falsari di terza classe furono arrestati.
I tre raccontarono immediatamente tutto, ma la storia era talmente semplice e ingenua che il commissario stentò a crederla; comunque, seguendo le loro indicazioni, i poliziotti si recarono a Torino e arrestarono l'astrologo.
Tommaso Palamidessi non si stupì più di tanto dell'irruzione che gli agenti fecero nel suo studio, pomposamente ribattezzato Sala di consultazione. Il giorno prima, per i nati sotto il segno dell'Acquario, che era anche il suo, aveva testualmente predetto: "Visita di gente venuta da lontano". E una volta tanto la scienza degli astri gli aveva dato ragione.