Detto da noi: il controllo delle previsioni astrologiche

Intervista a Stefano Bagnasco

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Stefano Bagnasco
Detto da noi è la rubrica quindicinale di interviste ai responsabili delle iniziative CICAP, nata nel 2019 per far conoscere un po' alla volta le tante iniziative del CICAP per promuovere lo spirito critico e le persone che lo portano avanti con il loro impegno quotidiano.

Oggi parliamo con Stefano Bagnasco, socio effettivo del CICAP e responsabile del gruppo di studio sull'astrologia, che tra le altre cose si occupa di redigere ogni anno un resoconto delle previsioni (mancate) degli astrologi.
Laureato in fisica all'Università di Torino, dopo un periodo al Fermi National Accelerator Laboratory di Chicago, ha conseguito il Dottorato di Ricerca all'Università di Genova . Attualmente lavora per la Sezione di Torino dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare; dopo molti anni con l’esperimento ALICE al CERN di Ginevra ora partecipa all'esperimento Virgo per lo studio delle onde gravitazionali, per il quale coordina le attività di calcolo per l'analisi dei dati.
Ha curato con altri autori diversi libri sui temi CICAP, tra i quali Le nuove leggende metropolitane (Avverbi, 2005, con Paolo Toselli), 11/9 - La cospirazione impossibile (Piemme, 2007, autori vari), Misteri. L'enciclopedia del CICAP (CICAP, 2009, con Andrea Ferrero e Silvano Fuso), Sulla scena del mistero (Sironi, 2010, con Andrea Ferrero e Beatrice Mautino) e I ferri del mistero. Strumenti e idee della scienza per esplorare l'insolito (CICAP, 2014, con Andrea Ferrero).


Da molti anni il CICAP verifica ogni anno le previsioni degli astrologi. Qual è lo scopo di questa iniziativa?

Intanto diciamo che cosa non è: non è un esperimento scientifico per verificare la validità dell’astrologia. Fare una raccolta sistematica di *tutte* le previsioni pubblicate, e una loro verifica con un protocollo rigoroso, sarebbe un lavoro al di là delle nostre forze, e in fondo un po’ inutile. L’inaffidabilità delle previsioni astrologiche, o più in generale dei consigli basati sull’astrologia, è stata ampiamente dimostrata da numerosi esperimenti ben fatti.
Non è neanche una ricerca scientifica. Diciamo che è una specie di inchiesta che serve ad attirare l’attenzione sull’argomento; in particolare, a ricordare che, se nessuno controlla, si sentirà parlare solo delle previsioni azzeccate. Che naturalmente di tanto in tanto ci sono: non indovinare proprio mai sarebbe improbabile come indovinare sempre, anche solo andando completamente a caso.

Come hanno reagito gli astrologi a farsi fare le pulci dal CICAP? Qualcuno si è offeso?

In genere ci ignorano, ma è capitato che qualcuno si lamentasse pubblicamente perché non avevamo tenuto conto delle molte previsioni azzeccate (senza specificare quali…) Almeno una volta uno ci ha fatto mandare una lettera dall’avvocato. Gli abbiamo risposto che avevamo semplicemente riportato quello che lui aveva detto a un giornale e che Federica Pellegrini non aveva in effetti vinto nessuna medaglia, e la cosa è finita lì.

In tutti questi anni ci sono stati degli episodi divertenti?

Direttamente legati al comunicato stampa non me ne vengono in mente, però c’è stato un periodo in cui capitava abbastanza spesso di partecipare a trasmissioni televisive a gennaio. Una volta ero a "Porta a Porta", per parlare di astrologia e oroscopi. Oltre a me, se non ricordo male, c’erano un paio di astrologi, qualcuno dal mondo dello spettacolo, un politico di destra e uno di sinistra. Uno dei due politici, francamente non mi ricordo se quello di destra o quello di sinistra, chiacchierando prima della trasmissione mi aveva detto che era una vergogna, che queste cose superstiziose erano indegne di un paese moderno eccetera. Poi la trasmissione è cominciata, e Mannheimer ha mostrato le statistiche: un numero non indifferente di italiani (e quindi di elettori) dichiarava di leggere regolarmente gli oroscopi e di credere all’astrologia. Il politico in questione ha repentinamente sviluppato una mentalità aperta e possibilista, dicendo che in fondo non fanno male eccetera, potete immaginare.

L'oroscopo per molti è un passatempo innocente. C'è proprio bisogno di contestarlo?

Bisogna secondo me separare due cose. Da un lato c’è l’oroscopo sui giornali, che la stragrande maggioranza delle persone legge per divertimento senza prenderlo troppo sul serio; dall’altro ci sono le persone, magari in momenti di difficoltà, che si rivolgono ad astrologi e veggenti per avere indicazioni.
Il secondo è davvero un problema, perchè queste persone naturalmente non sono in grado di dare consigli; o meglio, magari sono comunque persone intelligenti ed empatiche che possono dare consigli magari buoni, ma gli astri non c’entrano nulla, è importante saperlo. Il primo invece non è davvero un problema, piuttosto un fenomeno diseducativo che sarebbe meglio non fosse così diffuso, ma secondo me non è il caso di fare chissà quale crociata; meglio una strategia un po’ divertente come quella della verifica di fine anno.

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Che cosa si può imparare dall'analisi critica dell'astrologia?

Che non funziona!
Poi però si può usare tutto il lavoro fatto per raccontare come funziona la scienza, come si possono verificare le affermazioni straordinarie, come mettere alla prova le teorie. Questo secondo me è molto più importante del semplice debunking. Tra l’altro, usare come esempio argomenti “leggeri” come l’astrologia, alla quale davvero pochi credono profondamente, permette di affrontare questi argomenti senza tutta la carica emotiva che si portano dietro temi come le pseudomedicine, alle quali magari le persone che ci ascoltano affidano le loro speranze.

Pensi che in futuro ci sarà ancora spazio per questa iniziativa o bisognerà cambiare formato?

Dato che non è uno studio scientifico ma serve a sensibilizzare, ha senso solo se ha una grande visibilità. Ci sono anni in cui il comunicato viene ripreso da tutti, giornali, radio e a volte anche televisioni, e anni in cui non se lo fila quasi nessuno. Il meccanismo di solito scatta quando un grande quotidiano decide di fare un servizio relativamente ampio, e nei giorni e nelle settimane successive tutti ne riparlano: ci sono stai anni in cui ho fatto anche venti interviste telefoniche. Probabilmente questo non è molto lusinghiero per lo stato dell’informazione in Italia, comunque la mia impressione è che così com’è il “format” mostri un po’ la corda: facciamo sempre più fatica a raccogliere previsioni verifcabili, salvo da personaggi sempre più folkloristici, e ad avere un ritorno di visibilità. Forse dovremmo pensare a qualcosa di nuovo.