Fine dei misteriosi fuochi di Caronia?

Molto significativo è ad esempio l'episodio avvenuto il 7 ottobre 2014, quando Nino Pezzino aveva intrattenuto la giornalista di una troupe di un'emittente televisiva, mentre il figlio, videoripreso a sua insaputa, si era recato in una cantina dove poco dopo si sarebbe sviluppato un incendio proprio a beneficio della stessa troupe giornalistica

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  • 15-06-2015
  • di Francesco Grassi
Nei primi mesi del 2004 balzò agli onori delle cronache internazionali Canneto, una frazione del comune di Caronia in provincia di Messina che conta poco meno di 200 abitanti. In quel piccolo paesino avevano cominciato a manifestarsi combustioni che sembravano originate dal nulla, impianti elettrici ed elettrodomestici prendevano fuoco per motivi apparentemente inspiegabili.
Il CICAP se ne occupò fin dall'inizio e Massimo Polidoro fu uno dei primi a investigare[1] direttamente in loco. Fu subito chiaro che gli oggetti interessati dal fenomeno, come ad esempio contatori e fili elettrici, avevano tracce di annerimento e combustioni ben evidenti sulle superfici esterne, non all'interno. La conclusione fu anche avallata da un esperto della Telecom che aveva esaminato gli impianti subito dopo le prime segnalazioni e questo, per chi come il CICAP avesse voluto abbracciare il principio del Rasoio di Occam[2], era un evidente indizio che doveva far propendere in primis verso un'origine umana delle combustioni e non verso le ipotesi fantasiose che riempirono i quotidiani e i servizi televisivi a partire da quei mesi.
È importante notare che il proprietario dell'abitazione in cui si verificarono i primissimi episodi del fenomeno era il signor Nino Pezzino e che solo successivamente i danni si estesero anche ad aree ed edifici circostanti. Nel corso del tempo più volte anche Marco Morocutti era intervenuto[3] sui media per ribadire la posizione che il CICAP ha sul fenomeno fin dal 2004: prima di ipotizzare cause legate ad UFO, ad improbabili onde elettromagnetiche, a raggi misteriosi lanciati da potenze occulte via mare, a formazioni appuntite di magma sotterraneo carico di elettricità che avrebbe indotto pericolose correnti, bisogna escludere che il tutto sia originato da mano umana.
Lo stesso Morocutti era stato anch'egli sul posto a investigare nel giugno del 2004 riscontrando sempre gli stessi elementi che abbiamo qui evidenziato.
Ad ogni modo nel giugno del 2008 la procura di Mistretta archiviò l'inchiesta avviata nel febbraio del 2005 poiché, secondo i periti nominati dalla Procura, non vi sarebbero stati dubbi circa la mano umana all'origine degli incendi nelle abitazioni, ma tutto ciò non pose comunque fine al mistero.
Si continuò infatti a parlare del fenomeno in trasmissioni[4] e articoli che propendevano per l'origine misteriosa dei fuochi che, a onor del vero, sono tornati a manifestarsi soprattutto nella seconda metà del 2014. Arriviamo dunque alla fatidica data del 5 marzo 2015, giorno in cui la vicenda subisce una svolta importante; il ventiseienne Giuseppe Pezzino, figlio del già citato Nino, viene posto agli arresti domiciliari e il padre riceve un avviso di garanzia. Il giovane è accusato di aver appiccato gli incendi del 2014 con la complicità del padre, che nel frattempo era diventato presidente del comitato di residenti, con lo scopo di richiedere aiuti economici per i cittadini colpiti dalla calamità.
Le forze dell'ordine erano riuscite a eseguire delle intercettazioni e a riprendere con videocamere[5] nascoste Giuseppe Pezzino in flagranza, mentre introduceva furtivamente qualcosa all'interno di automobili e in zone dove poi si sarebbero misteriosamente sviluppate delle combustioni.
Molto significativo è ad esempio l'episodio avvenuto il 7 ottobre 2014, quando Nino Pezzino aveva intrattenuto la giornalista di una troupe di un'emittente televisiva, mentre il figlio, videoripreso a sua insaputa, si era recato in una cantina dove poco dopo si sarebbe sviluppato un incendio proprio a beneficio della stessa troupe giornalistica.
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La cronaca non finisce qui, esattamente un mese dopo l'arresto del giovane, lo scorso 5 aprile, la procura di Patti ha concluso ufficialmente le indagini sui responsabili degli incendi, inviando i relativi avvisi a Giuseppe e Nino Pezzino in attesa ora di un'eventuale richiesta di rinvio a giudizio con le accuse di tentata truffa e allarme sociale, avendo appiccato i fuochi al fine di accedere ai rimborsi di fondi come già accaduto per i fatti iniziali del 2004. Nonostante tutto ciò i due hanno finora sempre dichiarato la loro estraneità ai fatti. Caso chiuso?
Per gli amanti del mistero, assolutamente no. Anche se si riuscisse a stabilire con certezza che padre e figlio furono senza dubbio i responsabili dei fatti del 2014, che cosa si potrebbe concludere dal punto di vista investigativo circa gli episodi iniziali del 2004? Come per tanti sostenitori del mistero dei cerchi nel grano, ci sarebbe forse all'origine un fenomeno genuino emulato successivamente dagli uomini?
Ci ritroveremo sicuramente a parlare dei prossimi sviluppi sempre su queste pagine, rimanete sintonizzati.

Note