Intervento umano?

La testimonianza di un tecnico

Il 13 febbraio scorso è giunta al CICAP una segnalazione da parte di Sergio Conte, un tecnico Telecom che sabato 7 febbraio era intervenuto a Caronia per cercare una causa agli eventi che apparivano inspiegabili. Conte si occupa di realizzare e mantenere in esercizio gli impianti di alimentazione e ha perciò una specifica competenza in fatto di distribuzione dell'energia elettrica. La circostanza era davvero fortunata, perciò il tecnico è stato subito contattato.

"Sono stato inviato sul posto dall'Azienda perché esisteva la possibilità che gli incendi avessero in qualche modo a che fare con gli impianti telefonici" racconta Conte. "Per prima cosa ho quindi verificato le tensioni di alimentazione presenti sulle linee: erano tutte regolari e non c'era traccia di sovraccarichi. In effetti, la maggior parte degli incendi non aveva danneggiato i cavi telefonici, ma quelli della rete di alimentazione elettrica".

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Il motivo più comune per cui un cavo elettrico possa incendiarsi è che venga percorso da una quantità eccessiva di corrente, come accade quando si verifica un cortocircuito prolungato, oppure come conseguenza di un fulmine che colpisce la linea elettrica che alimenta l'abitazione. In entrambi i casi la forte corrente produce un surriscaldamento: i conduttori si arroventano fino a quando l'isolante prende fuoco, o fino a che si incendiano gli eventuali oggetti combustibili a contatto col cavo.

"Ho quindi cominciato a verificare diversi cavi elettrici" continua Conte. "Con sorpresa, ho notato che i fili che passavano nei condotti posti all'interno dei muri non erano affatto bruciati. Gli incendi avevano interessato solo i cavi a vista".

Infatti, l'ipotesi che circolava era che il surriscaldamento dipendesse da una corrente elettrica anomala, forse proveniente dalla vicina ferrovia, o comunque indotta da qualche altra causa sconosciuta. Ma questo non andava d'accordo col fatto che i cavi bruciati fossero solo quelli all'esterno dei condotti.

"La situazione era piuttosto strana, perciò sono passato a esaminare alcuni morsetti a cappuccio (quelli che si usano per giuntare più conduttori fra loro) che si erano incendiati. Ho sezionato i morsetti per vedere lo stato dei conduttori all'interno: il rame surriscaldato si riconosce facilmente, perché assume un caratteristico colore scuro, e in più diventa rigido e fragile. Invece qui i trefoli erano "biondi" e avevano un aspetto del tutto normale".

Se le cose stavano così, l'ipotesi del fenomeno elettrico appariva sempre più debole, perché il calore non sembrava provenire dai cavi. E se non erano i cavi a scaldarsi, l'alta temperatura doveva essere stata applicata dall'esterno.

"Ho anche sezionato un cavo multipolare che aveva la guaina esterna bruciata" spiega Conte." Non solo il conduttore di rame non mostrava tracce di surriscaldamento, ma persino l'isolante interno era integro".

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A quel punto, sapendo cosa guardare, Conte proseguì la ricognizione dentro e fuori le abitazioni, scoprendo che "i cavi fissati ai muri esterni, a tre metri di altezza o anche più, non erano intaccati dal fuoco. Dentro le case invece, tutti i cavi bruciati si trovavano ad altezza d'uomo, tranne nel caso di uno scaldabagno posto a due metri e mezzo da terra, che però si trovava in un locale appartato. Un altro particolare: diversi cavi erano bruciati vicino alla spina a cui erano connessi, ma sempre alla stessa distanza di cinque-dieci centimetri. E i segni della bruciatura andavano sempre dal basso verso l'alto".

Appurato che il problema non dipendeva dalle linee telefoniche, e che a dire il vero non sembrava neppure un fatto di natura elettrica, Conte comunicava al proprio reparto che non vi era altro da verificare. A meno che, naturalmente, il fenomeno non si fosse presentato di nuovo, proprio in sua presenza.

"Mentre eseguivo i miei controlli non è successo più nulla, quindi a rigor di logica non posso dire cosa realmente abbia incendiato quei cavi" conclude Conte. "Però ho fatto un piccolo esperimento, dato che sul posto c'era chi continuava a parlare di fenomeno straordinario. Mi sono voltato di spalle, e con un accendino (ne ho uno sempre in tasca) ho "abbrustolito" l'isolante di un pezzo di cavo che tenevo in mano, mostrandolo poi al mio interlocutore. A suo dire avevo riprodotto alla perfezione il misterioso fenomeno..."

 

Marco Morocutti
Progettista elettronico,
Sperimentazioni CICAP