Integratori in gravidanza: quali servono davvero?

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  • 11-12-2017
  • di Sofia Lincos
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Le donne che aspettano un bambino sono bombardate da consigli di salute, per il benessere proprio e del nascituro: siti e riviste specializzate le accompagnano in questo delicato periodo della loro vita, dispensando suggerimenti sugli esercizi da svolgere o sulle regole alimentari da tenere. Ultimamente sono stati molto promossi gli integratori pensati apposta per la gravidanza: complessi a base delle vitamine più disparate, dalla A alla PP, che contengono anche sali minerali come ferro, zinco e selenio. Ma quali sono davvero utili?

Una review (cioè una rassegna dell’attuale stato della ricerca), pubblicata recentemente sul Drug and Therapeutics Bulletin (rivista legata al British Medical Journal)[1], ha esaminato le prove scientifiche attualmente disponibili sul tema, e il giudizio è stato spietato: fra tutti gli integratori suggeriti alle donne in gravidanza, quelli effettivamente utili sono soltanto due, l’acido folico e la vitamina D.

Il primo, conosciuto anche come vitamina B9, risulta avere un’efficacia comprovata per prevenire alcune malformazioni del feto, in particolare quelle a carico del tubo neurale (anencefalia, spina bifida). Ma, attenzione: l’assunzione di acido folico andrebbe iniziata fin dai primi giorni della gestazione, dal momento che questi problemi possono insorgere già a cominciare dalla seconda settimana di gravidanza, un periodo in cui molte future mamme non sanno di essere incinte. Per questo le linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità consigliano l’assunzione di 0,4 mg di acido folico al giorno non solo per le donne incinte, ma anche per coloro che stanno programmando di avere un figlio; l’acido folico, tra l’altro, è rimborsato dal servizio sanitario nazionale[2].

Meno schiaccianti le prove a favore della vitamina D, il cui fabbisogno può aumentare durante la gravidanza: dai risultati degli studi scientifici, comunque, l’uso di questi integratori sembra avere un lieve beneficio per le ossa di madre e figlio, quindi la loro assunzione è consigliata. Il Ministero della Salute italiano la raccomanda in particolar modo nel caso di carnagione scura, dieta povera o scarsa esposizione al sole[3].

Tutti gli altri integratori, invece, risultano inutili durante una gravidanza "regolare", quando, cioè, non subentrano particolari problemi di salute, nel qual caso l’assunzione di ulteriori prodotti può essere suggerita dal medico curante. Non si tratta solo di un danno al portafoglio: l’abuso di multivitaminici può avere un effetto controproducente, dal momento che l’eccesso di alcune di queste sostanze può causare problemi di salute alle future mamme. Particolarmente insidioso è il caso della vitamina A, il cui abuso può addirittura portare a malformazioni nel feto.

Il marketing sugli integratori in gravidanza, per contro, è agguerrito e a volte anche scorretto. Ad esempio, le aziende produttrici finanziano studi osservazionali in paesi del terzo mondo, dove effettivamente ci sono carenze alimentari diffuse nella popolazione e alcuni integratori risultano essere utili. E queste ricerche vengono utilizzate come arma pubblicitaria per promuovere l’adozione degli integratori anche laddove è disponibile una dieta più varia e non ci sono problemi di denutrizione. Gli studi indipendenti, invece, raccontano una storia diversa: al di là delle due eccezioni citate, l'alimentazione normale fornisce già alle future mamme tutto ciò di cui hanno bisogno.

Note

1) Vitamin supplementation in pregnancy. 2016. "Drug and Therapeutics Bulletin" vol. 54, n. 7, pp. 81-84, doi: 10.1136/dtb.2016.7.0414