La grande guerra elettromagnetica

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  • 03-11-2000
  • di Miguel Martinez

Mercatale Val di Pesa, all'ora del tramonto, con Gianni e Lisa a scrutare il cielo in cerca di segni e di un'enigmatica cometa. Casa del Popolo, ARCI, nomi solidi come le facce e l'ossatura di chi va a berci il vino sotto la luce al neon. L'occasione: un'assemblea di umani contro l'elettromagnetismo; una strana, sottile forza, che non vedi mai, vibra giù dai tralicci e dalle antenne, fuoriesce da cavi e tubi e s'insedia sotto pelle, spacca le cellule ai bambini mentre giocano a pallone e rammollisce le ossa. Passa i muri, ti attraversa a raggi, in silenzio, figliando mille piccoli cancri tra il fegato e il cuore.
Stavolta i Comitati, la gente di terra schierata a difendere se stessi, i bambini e le vigne contro il mal vibrante, hanno dalla loro un eroe giovane e bello. Il Giudice Casson: ve le ricorderete, le barche della polizia per i canali di Venezia a sirene accese a farsi largo tra i gondolieri, cariche di obesi democristiani e socialisti dall'aria per la prima volta impaurita; poi Casson che vendicò i polmoni sfondati di una generazione di gente semplice avvelenata nella Montedison.
Accanto ai cacciatori con i baffi, alle padrone dei negozietti di paese, anche i loro sindaci. I sindaci, si sa, sono il potere, parafulmini fatti apposta per cogliere la rabbia di chi potere non ne ha. Nei bar, si sparla di loro quanto e più di quanto si sparli di papi e di ministri. A meno che il sindaco non riesca a girare la rabbia delle persone su qualcun altro, qualcuno con più potere di lui, guidando lui stesso il loro risentimento e la loro rabbia. Ed ecco che sindaci e assessori e ometti di partito accorrono felici a far da segugi contro il nemico elettromagnetico.
Ovviamente, l'elettromagnete di per sè non è nemmeno immaginabile. è un'arma aliena, in quanto tale si può temere ma non si può odiare; occorre che quest'arma sia l'arma di un essere umano: i bambini, si sa, non giocano mai a uomini contro terremoti, uomini contro inondazioni, ma a uomini contro uomini, cioè alla guerra.
E chi è in guerra?
Le vittime si conoscono: sono tutti i nostri parenti ammalati di misteriosi mali, tutto il dolore generato da una natura mille volte matrigna, o peggio, indifferente.
L'arma anche si conosce: gli elettroraggi, i cavi che grondano magnetismo...
Ma chi è l'assassino? L'assassino è lontano. È qualcosa che si chiama ENEL, ma l'ENEL poi sono alcune persone che si costruiscono fortune che nessuno di noi si sogna; ville dalle mille meraviglie, ogni mattone la zia Rosa in chemioterapia, il bambino bruciato dalla leucemia, la strana morte del più caro amico...
È sera alla Casa del Popolo. Parlerà il cavaliere senza macchia e senza paura, e per accoglierlo ci sono lampioni, fari, microfoni, cavi, amplificatori, mille diavolerie elettriche che soffiano i loro miasmi sul popolo ignaro, ma chi ci fa caso?
Si parla di Scienza. La Scienza è tutto ciò che noi non capiamo, parlare dentro una cornetta e farci ascoltare in Australia, la pasticca che fa passare la tristezza o ti permette di far l'amore senza paure; è la bomba su Hiroshima e i tralicci; è il pane che non è più quello di una volta, sono cani torturati lentamente, fino a farli morire, in gabbie di acciaio; sono le luci in discoteca ed è una corsa lungo l'autostrada.
Strana, ambigua, magia, per definizione la Scienza non è mai nostra. Dicono che viviamo in democrazia, ma in realtà sono loro, gli scienziati, a governare. I segni della vocazione si percepiscono da piccoli, fanno la geometria ai castelli di sabbia e misurano le onde, e piano piano si allontanano da noi. La loro iniziazione è durissima, e un po' ci fa vergognare, perchè per essere scienziati occorre rinunciare a tutto: non sanno cosa sia l'amore, non possono godere della bellezza, ma lentamente si appropriano del potere di dominare le cose e percepiscono con un'occhiata cose che noi nemmeno ci immaginiamo.
Sono buoni o cattivi? Certo, sono pericolosi. Hanno perso ogni freno umano; e come danno vita, danno anche la morte senza particolare astio o piacere. È nella loro natura.
Ma hanno un punto debole: si arroccano nella loro supponenza fino a diventare impermeabili alla vita reale; e ci sarà sempre un poeta in grado di sfidarli, un visionario che scopre segreti che gli scienziati non si immaginano neanche. E allora cercheranno in tutti i modi di sopprimerlo.
Ma ora si tratta di impossessarsi, la gente semplice, di qualcosa del fuoco degli scienziati, fosse almeno la capacità di dire molti numeri di fila.
E qui, a Mercatale in questa bella sera d'estate, si citano dati, cifre di scienziati che danno potere alla piccola gente contro gli scienziati stessi: numeri, parole complesse, grafici e altre cose che danno l'impressione di poter capire. È un coro di certezze, la congiura smascherata.
Finché non si alza una figura in grado di interpretare tutte le fantasie della piccola gente, tal Spadanuda calabrese, giacca celeste, cravatta larga e gialla con fazzoletto intonato, capelli tinti d'hennè, contentissimo di farsi chiamare "l'ingegenere ammazzatralicci"; dice che stavolta lui, che è abituato a tenere i comizi da solo, farà solo un piccolo intervento; "riverisco le istituzioni", e giù a dire qualunque cosa passi per la sua testa e quella dell'uditorio contro il mostro magnetico, fino a raccogliere un'ondata di applausi, che forse gli permetteranno di guadagnare anche qualche soldo facendo una delle "perizie" che vende in giro...
Poi si alza a parlare Gianni. Si esprime in modo forte, chiaro, deciso. E spiega, in due parole, che il 99% degli scienziati concorda che non è mai stata dimostrata l'esistenza di alcun pericolo elettromagnetico.
Chi c'è di fronte a lui? La gente di Mercatale e dintorni? Non esattamente. Su mille persone, novecento - a Mercatale come a Shanghai - non si occuperanno mai di nulla che vada oltre i loro fatti personalissimi, e tutto sommato non so se sia un bene o un male. Restano un centinaio di persone, che comunque dimostrano un interesse per quello che succede. Ma i cento includono i perplessi, i curiosi, i timidi, le persone che sanno che non si può dire tutto in una battuta, quelle in cerca semplicemente di compagnia, i saggi e i folli. Comunque solo dieci dei cento hanno la tendenza a impossessarsi dei microfoni, a gridare davanti agli altri novanta, a intimidire chiunque non abbia il loro fegato e anche le loro ingenue certezze. I dieci possono trascinare i novanta per brevi distanze, e possono ottenere il silenzio dei novecento, ma non bisogna confondere i dieci con il "popolo." Stasera occorre moltiplicare per circa due, ma le proporzioni sono quelle: i venti trascinano i centottanta che vivono in mezzo a milleottocento muti.
Come spesso succede in questi casi, non si ascoltano le relazioni, piuttosto si curano i rapporti personali. Dal microfono, una voce rassicurante ripete certamente qualcosa che i venti poi applaudiranno, ma mentre la voce parla - come il sottofondo musicale nei grandi magazzini - i venti parlano tra di loro, trescano, preparano viaggi o si elogiano a vicenda. E infatti è solo a metà del discorso di Gianni che i venti cominciano a capire che c'è qualcosa che non va.
Oppure che va molto bene: si è realizzato un loro sogno - la materializzazione del nemico! è inimmaginabile ma vero, un agente dell'ENEL è calato in mezzo a loro, per un attimo gli assassini dei bambini ha assunto un volto umano, meravigliosamente, commestibilmente umano, da affondarci i denti subito... Comunque Gianni fa anche paura, la sua voce decisa disorienta: i venti si chiedono, ma da dove trae tanta forza? E mentre se lo chiedono, tacciono ma accumulano rabbia.
Poi parla Casson. Il giudice Casson, l'uomo che può giocare con la libertà degli esseri umani, informa il popolo che Gianni è un venduto e un bugiardo, come tutti gli scienziati.
E così arriva l'intervento di Lisa. Lisa è tesa come un arco, strana donna che cammina tra stelle e gatti, che trema per un'ombra e che non ha paura di sfidare il lupo nella sua tana. Prende il microfono e inizia a parlare; e si scatena addosso a lei una tempesta, una sabba di odio, un mare di violenza onda su onda. Siamo a Mercatale in un venerdì qualunque, ma fossimo stati a Mostar nelle stesse circostanze, le identiche persone avrebbero ucciso Lisa senza esitare un attimo.
Certo, sono solo i venti a essere stravolti da una violenza delirante, ma a Lisa sembra che siano in duecento. Incredibilmente, riesce a stare ferma, le si vedono i pugni serrarsi dall'emozione, ma cambia voce - prima esitante, poi sempre più decisa, a mano a mano che gli insulti e gli ululati le feriscono il volto e il corpo. E mentre le danno della venduta alle multinazionali, dell'assassina dei loro bambini, le urlano tutta la rabbia per ogni sopraffazione e ogni dolore incomprensibile sofferto da loro in mille generazioni, la vedo ancora in piedi, a tenere il microfono, a trovare la battuta giusta.
Finisce con dignità e poi corre via, corre davvero, attraverso tutta la casa del popolo, fuori, a sfogare contro i muri del mondo la sua rabbia e la sua disperazione.
E io? Figuriamoci quanto ne capisco io di raggi e saette, so solo che mi piace di più fidarmi di Lisa e di Gianni e della loro onestà che di sindaci e deliranti e giudici. È una scelta a caso, altri strumenti non ne ho, ma di cialtroni ne so qualcosa, forse più di quanto ne sappiano ad Arcetri...
Avevo preso alcune foto: di Lisa e Gianni prima che iniziasse l'incontro; dei relatori; ancora di Lisa e di Gianni mentre intervenivano; e poi della folla urlante che invocava ghigliottine giacobine e roghi clericali contro di loro.
Una donna che aveva urlato insulti contro Lisa mi si avventa contro, chiede che io le consegni il rullino. Saprò niente di Newton, ma queste storie le conosco bene. Tutti e venti sono lì, pronti a sbranarmi. E con gli esseri umani, occorre fare un po' come si dice con i cani che abbaiano: farsi vedere più cattivi di loro. Io le dico forte che deve andare fuori a chiedere scusa a Lisa per averle detto che era venduta all'ENEL, lei abbassa un po' la cresta, dice che non era stata lei, le dico di trovarmi chi era stato; trova ancora la forza di chiedermi, "chi è lei", e le dico ciò che lei già pensa - "sono stato pagato dall'ENEL per fare una foto proprio a Lei".
Lei, oggetto ultimo, nemico ultimo di tutto l'elettrocomplotto, della trama magnetica.