La donna che creava la vita

Una frode scientifica nella Russia dei tempi di Stalin

  • In Articoli
  • 24-08-2002
  • di Marco Durante

Nelle società civili moderne esistono delle fasi in cui l'oscurantismo e la barbarie acquistano un peso rilevante, attraggono consensi nelle élite e nell'opinione pubblica, e provocano gravi danni al progresso della società ospite, che in qualche modo genera questo processo. Tipico è l'esempio della proibizione all'insegnamento del Darwinismo nelle scuole che, ciclicamente, viene imposto da alcuni stati americani. Molti altri esempi potrebbero essere citati anche in Europa, e soprattutto in Italia, purtroppo non solo nel passato prossimo, ma anche nel presente.

L'affermazione di pseudoscienze, frodi e teorie anti-scientifiche richiede un insieme di fattori in grado di operare in modo sinergico. Gioca un ruolo l'ambizione personale e la disonestà, o in molti casi l'ignoranza e il furore ideologico (pur in buona fede) di uno o più personaggi che sostengono la teoria, normalmente contro quella che viene definita la "scienza ufficiale", ovvero una ipotetica "lobby" di scienziati che sostiene le teorie universalmente più accettate. Il ciarlatano propugnatore della nuova tesi anti-scientifica reagisce con scherno alla opposizione della maggioranza degli scienziati, notando che in molte casi teorie, rivelatesi poi corrette anche dopo molti anni, erano state respinte al loro apparire. L'azione dei singoli, naturalmente, deve essere però sostenuta e amplificata da fattori esterni: in particolare la stampa, che può influenzare l'opinione pubblica, e il potere politico o economico, che devono trovare nella truffa un chiaro profitto. Se la pseudoscienza comincia ad accumulare consenso nei media e in ambienti politici, non mancano altri scienziati pronti a saltare sul carro, anche in questo caso per il desiderio di affermazione personale e per rivalsa nei confronti di ambienti accademici o scientifici che in passato li avevano poco considerati. Il processo in tal modo, si autosostiene e si amplifica, finché le sue dimensioni lo portano a un punto di rottura.

Le moderne democrazie hanno sviluppato anticorpi piuttosto forti contro questi fenomeni. Le frodi e le tesi oscurantiste possono avere un breve fulgore, ma vengono rapidamente accantonate, almeno finché l'opinione pubblica continua ad avere fiducia nei suoi gruppi intellettuali. Teorie corrette che inizialmente vengono respinte, col tempo e con l'accumularsi delle evidenze sperimentali, finiscono per essere accettate e non provocano alcuno sgretolamento delle conoscenze pregresse, ma soltanto la loro rivisitazione. Per quanto ciò possa essere frustrante per chi ha saputo guardare più in là e inizialmente non è stato accettato, questa è proprio la prova che il sistema funziona. Il sistema di controllo delle pubblicazioni scientifiche (peer review), pur con qualche difetto, impedisce efficacemente il diffondersi di lavori errati o falsificati, ma gli pseudo-scienziati trovano in genere altri mezzi più diretti (giornali popolari, televisione ecc.) per rendere note le loro teorie, saltando il controllo scientifico.

Restano dei dubbi sulla reale capacità della società occidentale di resistere ai riflussi oscurantisti, soprattutto davanti al moltiplicarsi degli attacchi ed alla facile presa che questi hanno su stampa e politica e, di conseguenza, sull'opinione pubblica. Può essere utile allora ricordare cosa è potuto accadere, non molti anni fa, in una società culturalmente avanzata, dove però la politica aveva il controllo assoluto del cittadino e degli intellettuali, e di conseguenza sulla scienza: l'Unione Sovietica del periodo di Stalin. Mai come in quel periodo gli scienziati furono intimoriti e umiliati, spesso imprigionati e assassinati, mentre si affermavano le più bizzarre teorie anti-scientifiche, in quanto funzionali al potere politico. Mentre in alcuni settori, come la fisica nucleare e l'ingegneria spaziale, il partito comunista lasciò mano libera agli scienziati, essendo irrinunciabile il vantaggio che ne derivava in termini economici, militari e di immagine, per altre scienze, come la cibernetica, la neurologia e soprattutto la biologia e l'agraria, le epurazioni staliniste arrivarono feroci, e gli scienziati conobbero il grande terrore e il grande inganno. Soltanto nella seconda metà degli anni Sessanta il governo sovietico decise di rivedere completamente la sua politica in questi campi, a fronte del disastro nell'agricoltura che aveva condotto il paese alla fame e che era stato in gran parte causato dalle frodi scientifiche di Trofim D. Lysenko.

Di questo periodo, forse la più grande tragedia della scienza nel nostro secolo, e sul ruolo di Lysenko, l'agronomo ucraino dagli studi approssimativi e frammentari che divenne grazie a Stalin il padrone assoluto della biologia sovietica, si è molto scritto e discusso. Al di là della oscura natura del personaggio, è stato più volte osservato che l'ascesa di Lysenko fu resa possibile dalla natura stessa del potere sovietico, dalla sua volontà di adattare il mondo reale a un'ideologia astratta, e dalla totale mancanza di controlli tipica di un regime dittatoriale. Fondamentale fu anche la tendenza del regime sovietico a promuovere una classe dirigente controllabile, fatta di personaggi mediocri, fortemente ideologizzati e pregiudizialmente ostili ai paesi occidentali, di scarsa cultura e facilmente manovrabili, caratteristiche queste difficilmente rintracciabili negli ambienti accademici e scientifici, generalmente di altissimo livello, della Russia negli anni in cui Stalin salì al potere. Non fu certamente il comunismo a creare la mediocrità; ma lo stalinismo portò con impegno la mediocrità al governo e alla guida del paese.

In questo breve articolo, descriveremo quella autentica frode scientifica operata da Olga B. Lepeshinskaya, che in quegli stessi anni sostenne che le cellule viventi traevano origine da materiale inorganico, a partire da una ipotetica "sostanza vitale", in contrasto con i fondamenti della teoria cellulare. Questa teoria abiogenetica, pur nello scetticismo dei tanti eminenti biologici sovietici, ebbe la fortuna di trovare l'appoggio di Lysenko, di Stalin e del partito comunista, che ne riconoscevano la perfetta funzionalità all'ideologia marxista-leninista. Per diversi anni la "dottrina di Lepeshinskaya" verrà accettata ufficialmente dai biologi sovietici, inserita nei libri di testo, insegnata nelle università, discussa sulle riviste sovietiche e in tesi di dottorato, mentre i genetisti, che ancora si opponevano a tanta assurdità, venivano cacciati e perseguitati. La Lepeshinskaya, invece, riceveva il premio Stalin e veniva eletta nell'Accademia delle Scienze Mediche dell'URSS, mentre cercava applicazioni pratiche della sua scoperta, in particolare per la cura di varie patologie. Fu solo con la morte di Stalin che la teoria si dissolse, la sua assoluta inconsistenza fu dimostrata, e il furioso attivismo della Lepeshinskaya finalmente bloccato. È una storia dimenticata fatta di inganni, ambizione, ideologia, e anche di autentico eroismo, nella resistenza di tanti onesti scienziati; una storia che conviene ricordare, per evitare che fenomeni simili possano mai ripetersi.

"Vecchia bolscevica"

Olga Borisovna Lepeshinskaya nacque a Perm, in Russia, nel 1871. Da giovane divenne una fervente marxista, e fu per questo motivo arrestata, esiliata in Siberia, e infine costretta a rifugiarsi a Ginevra, dove conobbe Lenin1. La Lepeshinskaya appartiene dunque al gruppo dei cosiddetti "vecchi bolscevichi", i fondatori del partito, che avevano un notevole carisma e una forte influenza nei primi anni dalla nascita dell'URSS2. Tornata in Russia dopo la rivoluzione, grazie alla sua attività di bolscevica e alla conoscenza con Lenin entrò nella carriera scientifica, benché i suoi studi fossero scarsi e frammentari, ottenendo un posto presso l'Istituto di Biologia K. A. Timiryazev nel 1926. La Lepeshinskaya si occupava di biologia cellulare, studiando principalmente le membrane plasmatiche. In quegli anni, la teoria cellulare era già consolidata, grazie soprattutto al lavoro del tedesco Rudolf Virchow (1821-1902), che aveva elegantemente dimostrato che ogni cellula vivente, se entrava nella fase della mitosi, poteva generare due cellule "figlie". Virchow aveva poi mostrato che le malattie erano causate da disfunzioni nella attività cellulare degli organismi, cancellando l'idea che esse fossero legate ad alterazioni nei "fluidi vitali", come proposto anni prima da Samuel Hahnemann (1755-1844), sul cui lavoro è basata l'omeopatia. Virchow è perciò considerato il fondatore della moderna anatomia patologica. L'ipotesi della Vis Vitalis di Hahnemann, cioè dell'esistenza di una ipotetica "forza vitale" in grado di animare la materia non-vivente, sarà proprio alla base del lavoro della Lepeshinskaya.

La pseudo-scoperta

della abiogenesi

Nel 1934, già all'età di 63 anni, Olga Lepeshinskaya acquista un'inaspettata fama dichiarando di aver scoperto che la materia non-vivente poteva generare cellule viventi. Anni dopo, la Lepeshinskaya stessa racconterà la scoperta: "Fu nel 1933. Stavo studiando le membrane delle cellule animali, e in particolare la modificazione delle membrane con la crescita. Decisi di seguire il processo a diversi stadi di sviluppo della rana, e cominciai con il girino. E cosa vidi? Vidi granuli di tuorlo delle forme più diverse... Dopo aver studiato attentamente questi preparati, compresi che avevo scoperto la generazione delle cellule dai tuorli. Lo sviluppo di una cellula da materia non vivente - questa era una novità straordinaria! Virchow, e come lui la maggioranza dei biologi moderni, ritengono che una cellula possa essere generata soltanto da un'altra cellula. Ma io ricordavo che Engels aveva scritto qualcosa di molto diverso: "La vita inizia il suo sviluppo da un semplice grumo albuminoso, e cresce poi allungando pseudopodi, come da una monade"".3

La Lepeshinskaya studiò quindi le idre, pestate in un mortaio, filtrate e passate attraverso vari setacci. Da questo preparato, secondo lei privo di cellule viventi, ma contenente un'ipotetica "sostanza vitale", invariabilmente originavano nuove cellule in grado di duplicarsi.

L'ipotesi fu subito attaccata dai biologi sovietici, e in particolare da Nikolai Koltsov, all'epoca direttore dell'Istituto di Biologia Sperimentale di Mosca, e uno dei più quotati citologi dell'epoca, non solo nell'URSS ma in tutto il mondo. Koltsov osservò semplicemente che molte cellule sarebbero sopravvissute al trattamento sperimentato dalla Lepeshinskaya, dando quindi origine alle "nuove" cellule4. La Lepeshinskaya non sarà mai molta attenta alla sterilità nei suoi esperimenti. Anche il direttore dell'Istituto Timiryazev, l'embriologo B.P. Tokin, criticò vigorosamente gli esperimenti svolti nel suo stesso istituto dalla Lepeshinskaya5.

L'approvazione di Stalin

Lo scetticismo degli ambienti accademici non bloccò la Lepeshinskaya. I suoi oppositori divennero infatti ben presto vittime della persecuzione politica, orchestrata da Lysenko e seguaci, che negli anni delle purghe e del "grande terrore" toccava peraltro tutta la popolazione sovietica. Koltsov, costretto a dimettersi dalla carica di direttore dell'Istituto di Biologia Sperimentale, moriva nel 1940. Vavilov e molti genetisti venivano in quegli stessi anni imprigionati o uccisi. L'ascesa di Lysenko dimostrava che nel regime di Stalin contava soltanto la fedeltà ideologica al Partito Comunista. Usando le sue numerose conoscenze negli ambienti politici, la Lepeshinskaya riuscì a far arrivare le sue pubblicazioni fino a Stalin, nel 1943. La teoria della abiogenesi dovette piacere al dittatore, forse perché gli sembrò adatta al materialismo marxista-leninista, o più probabilmente perché gli offriva un'opportunità di criticare la scienza "borghese" dei paesi occidentali. Resta il fatto che Stalin telefonò alla Lepeshinskaya, facendole i complimenti e incoraggiandola a continuare il suo lavoro, come narrato dalla Lepeshinskaya stessa: "Le sue parole mi indicarono senza dubbio che stavo procedendo sulla strada giusta".3

Quella breve conversazione con Stalin valeva assai più di tutte le obiezioni scientifiche dei biologi sovietici. Gli esperimenti della Lepeshinskaya vennero pubblicati dall'Accademia delle Scienze dell'URSS, con una prefazione firmata da Lysenko in cui si sosteneva che il lavoro sullo sviluppo di cellule viventi da materiale inorganico era "un fondamentale contributo alla nostra biologia Sovietica"6. Il testo fu proposto per il premio Stalin nel 1945, ma tutti i membri della commissione, tranne Lysenko, votarono contro.

Le resistenze dei biologi russi erano in effetti ancora molto forti. Il 7 Luglio del 1948, apparve su di una prestigiosa rivista sovietica di medicina un articolo firmato da 13 noti biologi membri della Accademia delle Scienze, in cui si scriveva, fra l'altro, che: "Olga Lepeshinskaya ha una conoscenza molto scarsa della biologia in generale, e in particolare dell'argomento di ricerca da lei studiato... Presentando punti di vista obsoleti e scientificamente reazionari come innovativi e rivoluzionari, la Lepeshinskaya inganna il pubblico e disorienta gli studenti più giovani... Il libro della Lepeshinskaya è una macchia triste e grave nella letteratura scientifica dell'URSS".6

Ma il sostegno di Lysenko si rivelò decisivo. Nell'agosto del 1948 si tenne il convegno della Accademia Agraria Lenin dell'URSS, organo scientifico di grandissima importanza, in quanto da esso dipendevano le scelte strategiche dell'agricoltura nel paese. Il convegno fu sfruttato da Lysenko per una colossale resa dei conti con i genetisti, già duramente colpiti dalle purghe Staliniste negli ultimi dieci anni, e che si erano sempre opposti alle sue stravaganti teorie. Lysenko colse l'occasione per attaccare la genetica e la teoria cromosomica, sostenendo che ogni specie poteva essere convertita in un'altra, e che la pressione ambientale poteva essere utilizzata in modo conveniente per modificare le proprietà delle piante6. Morgan e Weismann, padri della genetica moderna, andavano respinti dalla scienza Sovietica; i geni non potevano esistere; l'ereditarietà di Mendel era una menzogna. Non sfuggì a Lysenko che la "legge della transizione da non-vivente a vivente" proposta dalla Lepeshinskaya si adattava perfettamente ai suoi fini. Negli anni precedenti, Lysenko aveva rivoluzionato il sistema di produzione delle sementi, distruggendo il lavoro di Vavilov teso a isolare semi puri e in grado di fornire abbondanti raccolti, e insistendo invece per seminare in tempi sbagliati, nella certezza che l'ambiente avrebbe creato nuove piante resistenti. Il risultato era stato un crollo nella produzione agricola, e i raccolti erano invasi da erbacce. Ma se era possibile che il grano generasse segale, la segale si trasformasse in avena e così via, allora le erbacce potevano essere generate dal grano stesso, e Lysenko non avrebbe dovuto temere le accuse di aver distrutto la produzione agricola e la selezione dei semi. Basandosi sul lavoro della Lepeshinskaya, Lysenko sostenne quindi che ogni specie vegetale poteva trasformarsi in un'altra, in determinate condizioni. Come giustamente osserva Joravsky "ciò è equivalente a sostenere che dai cani possono nascere volpi, se i cani sono allevati nei boschi"5, ma ben presto affermazioni così stravaganti diventeranno normali fra i seguaci di Lysenko. Il convegno dell'Accademia dell'Agricoltura si concluse con il trionfo di Lysenko e dei suoi seguaci, e indirettamente della Lepeshinskaya stessa. Secondo Valery Soyfer, Lysenko era perfettamente conscio dell'assurdità della teoria abiogenetica7. Ma pubblicamente la difese, con motivazione schiettamente politiche più che scientifiche.

I convegni sulla

abiogenesi del 1950 e '52

Grazie al suo enorme potere politico, Lysenko riuscì a organizzare un convegno sulla "Materia vivente e sviluppo delle cellule" con il patrocinio dell'Accademia di Medicina, della sezione di Biologia dell'Accademia delle Scienze, e dell'Accademia dell'Agricoltura. Il Convegno, presieduto da Aleksander Oparin, un convinto lysenkoista e presidente della sezione di Biologia dell'Accademia delle Scienze, si tenne a Mosca dal 22 al 25 maggio 1950, e merita di essere ricordato come uno dei momenti più tristi della storia della scienza del XX secolo.

Sull'onda dell'approvazione di Stalin e Lysenko, non pochi giovani ricercatori trovarono opportuno aderire alla legge della Vis Vitalis. Incredibilmente, al convegno vennero presentati numerosi esperimenti, condotti con intollerabile imperizia o semplicemente falsificati, a sostegno della "legge di trasformazione del non-vivente in vivente" e sulla natura non-cellulare della materia vivente6. M. M. Nevyadomsky sostenne di aver osservato il processo di generazione di linfociti da parte del Sarcoma virus, sostenendo che "le osservazioni al microscopio elettronico a 50.000 ingrandimenti mostrano chiaramente che il virus ha la stessa struttura di una cellula tumorale".

N. I. Nuzhdin dichiarò di essere riuscito a isolare la "sostanza vitale", della quale la stessa Lepeshinskaya dava una descrizione alquanto vaga. Egli dichiarò inoltre che "in natura la vita viene continuamente e incessantemente prodotta da materiale inorganico contenente la sostanza vitale". N. M. Sisakyan, che già aveva duramente attaccato i genetisti al convegno dell'Accademia Agraria del 1948, dichiarò di avere "creato forme vitali proteiche con attività metabolica da materiale inorganico" aggiungendo che "il processo di generazione non-cellulare del materiale vivente è alieno, nella sua orientazione ideologica, agli scienziati dei paesi capitalisti". Il Presidente dell'Accademia di Medicina, Vladimir D. Timakov, lodò adesso il libro della Lepeshinskaya che, cinque anni prima, era stato respinto al premio Stalin, in quanto "saturo delle idee di Marx, Engels, Lenin e Stalin... un modello per l'applicazione delle idee del Partito Comunista nella scienza".

A conclusione del convegno, l'Accademia delle Scienze passò una risoluzione nella quale si chiedeva una completa revisione "dei programmi e dei libri di testo di biologia, istologia, citologia e discipline affini, con l'intento di eliminare i residui di concetti idealistici in queste discipline", e suggerendo altresì ai comitati editoriali dei giornali scientifici di "criticare i difensori del virchowismo"8. Seguirono specifiche direttive da parte dei Ministeri dell'Istruzione, Università, Sanità ed Agricoltura. Tutte le Facoltà di Medicina dell'URSS dovevano inserire la teoria della Lepeshinskaya nei loro corsi, e l'esecuzione di questa direttiva sarebbe stata rigidamente controllata dalle autorità. Nell'ottobre del 1950, con decreto personale di Stalin, la Lepeshinskaya ottenne finalmente il premio Stalin. Il suo ottantesimo compleanno, un anno dopo, fu festeggiato pubblicamente, e alla sua vita fu dedicato un film e una commedia teatrale, nella quale i suoi "persecutori", citologi e genetisti, venivano stigmatizzati e ridicolizzati.

Il secondo convegno sulla "Materia vivente e sviluppo delle cellule" si svolse nel 1952 e, se possibile, esso si rivelò una farsa ancora peggiore del primo. La Lepeshinskaya proclamò il suo trionfo: "Tutti i seguaci di Virchow, che ciecamente difendevano la sua teoria idealistica, hanno ora in larga misura riconosciuto i propri errori, sia con articoli che nelle loro comunicazioni a congressi scientifici. Essi lavorano ora sotto la guida della nuova teoria cellulare"6.

Le "evidenze" sperimentali in favore della "nuova teoria cellulare" si moltiplicavano. Venne descritta la generazione di cellule linfatiche e nervose e perfino dei tumori da materia inorganica, purché in presenza della ipotetica "sostanza vivente". La Lepeshinskaya e i suoi seguaci si spinsero ad affermare che la "sostanza vivente" poteva avere importanti applicazioni mediche, in quanto facilitava la cura delle ferite, scottature ecc. N. N. Kuznetsov riportò dei risultati anche più sensazionali. Egli aveva prelevato frammenti di peritoneo dall'intestino cieco di mucche, e lo aveva quindi fissato in formalina, sterilizzato in autoclave ed essiccato, prima di cucirlo nella cavità addominale di cani e gatti. La procedura di sterilizzazione, fatale per le cellule viventi, aveva però lasciato inalterata la Vis Vitalis, e infatti il peritoneo era tornato in vita dopo il trapianto.

La formazione non-cellulare di tessuto osseo attrasse anche grande attenzione. "I fatti sono cose cocciute", disse il Prof. Melkonyan, citando un popolare motto di Stalin, durante la sua presentazione, "e non possono essere ignorati se si vuole avere progresso nella scienza... anche noi, inizialmente, pensammo a uno scherzo quando osservammo che nuovo tessuto osseo si formava nei contenitori di formalina del museo dove erano conservati frammenti di osso... Ma quando notammo che sempre nuovo tessuto osseo continuava a svilupparsi dopo avere tolto tutte le vecchie ossa, abbiamo dovuto accettare la realtà"6.

La nuova teoria cellulare ispirò anche numerose tesi di dottorato, come quella di F. N. Kucherova, che osservò la generazione di cellule dalla madreperla, e di Rem V. Petrov, che studiò la generazione di batteri della dissenteria e del tifo dalla "sostanza vitale" descritta dalla Lepeshinskaya. In pochi anni, sulla base di esperimenti grossolanamente errati o ignobilmente falsificati, la pseudoscienza della Vis Vitalis veniva accettata, in un paese di grandissime tradizioni scientifiche come la Russia, quale una nuova legge di natura: la trasformazione del non-vivente in vivente. Fu naturalmente Lysenko a sanzionare l'ufficialità della teoria, chiudendo il convegno di Mosca del 1950 affermando "non vi è dubbio alcuno che le conclusioni scientifiche raggiunte da O. B. Lepeshinskaya sono oggi accettate e si sono unite ad altre scoperte scientifiche nelle solide fondamenta della biologia Michurinista"9. Pochi anni più tardi, con la caduta della Lepeshinskaya, Lysenko si affrettò a correggere il tiro, e nelle ristampe dei suoi discorsi invece di "si sono unite ad altre scoperte" si legge "si uniranno ad altre scoperte"10. Lysenko era imbattibile nella sua capacità di conservare consenso anche davanti a prove schiaccianti del fallimento della sua dottrina, ma anche per lui arriverà il giorno del giudizio.

La dottrina medica della Lepeshinskaya

Sulle ali del trionfo della sua "nuova teoria cellulare", la Lepeshinskaya entrò nella Accademia delle Scienze Mediche, nel Soviet Supremo dell'URSS, e in un numero enorme di commissioni scientifiche. Ella prese allora a interessarsi al problema dell'invecchiamento, ma non mostrò di rinnegare la sua forte impostazione ideologica in questo campo, come si evince da un suo discorso al Politecnico di Mosca nel 1953: "Le deleterie condizioni sociali e di vita nei paesi capitalisti producono l'invecchiamento precoce dei lavoratori i quali, costretti a un super-lavoro, soffrono di stanchezza cronica, sono denutriti e avvelenati dall'inquinamento. Nell'URSS, invece, la longevità è aumentata dall'assistenza sociale, dalle vacanze garantite, dalle opportunità di praticare sport, dalla educazione sanitaria e dalla stretta sicurezza sul lavoro, nonché dalla persistente allegria e gaiezza della popolazione. Nel nostro paese, gli scienziati, facendo affidamento sul sostegno del Partito Comunista e del suo leader ispirato Josif Stalin, possono dare sfogo alla creatività. Verrà presto il giorno in cui la vita media dei cittadini Sovietici supererà i 150 anni".11

La Lepeshinskaya propose quindi il suo rimedio anti-invecchiamento: il semplice bicarbonato di sodio. Ella affermò di avere prolungato notevolmente la vita di rane e polli con iniezioni di soluzioni di bicarbonato sodico, e di aver provato il rimedio su sé stessa: "Ho dissolto 50-70 grammi di bicarbonato di sodio nella vasca da bagno, e mi sono immersa nell'acqua per circa 20 minuti. Ho fatto questi bagni due volte alla settimana per due mesi. Quali cambiamenti ho potuto riscontrare nel mio organismo? Prima di tutto, l'acidità delle urine è scesa a un valore neutro. Questo dimostra che l'organismo assorbe il bicarbonato che agisce nella chimica delle urine. Ben presto è cominciata una moderata perdita di peso, con una riduzione del grasso in eccesso, così comune in età avanzata. Questo processo era certamente legato a un metabolismo rinforzato. È importante sottolineare che mi sentivo molto meglio dopo i bagni, con una sostanziale riduzione della fatica muscolare".11

In più, ella affermò che il bicarbonato di sodio poteva essere utilizzato nel trattamento di moltissimi disturbi, dalla tromboflebite alla cura delle ferite. Infine, ella propose di estendere la sua "scoperta" all'agricoltura, in quanto soluzioni di bicarbonato sodico all'1% miglioravano la crescita delle piante.

La "nuova cura" della Lepeshinskaya ebbe subito grande diffusione8. Invece di sottomettersi a lunghe e dolorose procedure mediche, i pazienti potevano semplicemente prendere un cucchiaio di bicarbonato in un bicchiere d'acqua. La grande popolarità del personaggio, e il suo ruolo di Accademico delle Scienze Mediche, persuasero la popolazione a seguire i suoi consigli. La corsa al nuovo rimedio divenne così frenetica che le scorte di bicarbonato di sodio si esaurirono nei negozi e nelle farmacie. Ma il tentativo di entrare nel difficile campo della medicina umana, un errore che Lysenko non commise mai, rese la Lepeshinskaya vulnerabile. Troppo evidente si rivelò infatti il fallimento del suo rimedio per poter sfuggire alle severe critiche dei medici. In più, il 5 marzo del 1953 un avvenimento doveva segnare la fine della "dottrina Lepeshinskaya": la morte di Josif Stalin.

La caduta

La morte di Stalin ebbe un doppio effetto sulla biologia Sovietica: privava la Lepeshinskaya del suo principale sponsor e rendeva gli scienziati più liberi di esprimere opinioni razionali, senza che queste dovessero necessariamente essere vagliate politicamente. Il cambiamento non tardò a farsi sentire, perché già al congresso della sezione di Leningrado della Società di Anatomia e Istologia del Dicembre 1953 la Lepeshinskaya venne duramente attaccata. Nel suo discorso conclusivo, il Presidente della società, N. N. Gerbilsky, lodò ancora la "forte e acuta critica ai principi teorici della citologia portati da Olga Lepeshinskaya" ma aggiunse che "il desiderio di sostenere la teoria con evidenze sperimentali ha provocato un inquinamento della letteratura nel campo della istologia con molti lavori di pessima qualità"8.

Simultaneamente, Lysenko stesso venne criticato con una serie di articoli apparsi sulla rivista sovietica Botanical Journal in cui si evidenziava che non esisteva alcuna evidenza della trasformazione di una specie vegetale in un'altra, e anzi si notava la totale assurdità di queste idee. La Lepeshinskaya comprese che questi articoli colpivano anche la sua teoria, e ripose con una irata lettera al direttore della rivista: "Lysenko tratta il problema dell'origine delle specie da dialettico materialista e in perfetto accordo con le idee di J. V. Stalin... Nel 36esimo anno dell'era Sovietica, è giunto il tempo di rigettare le ipotesi metafisiche e di smettere di usare l'arma della critica per proteggere teorie erronee"6.

I seguaci della Lepeshinskaya prepararono il contrattacco al congresso nazionale della Società di Anatomia e Istologia, che si tenne ancora a Leningrado nel giugno 1954. Essi ottennero una relazione generale, che fu presentata da A. N. Studitsky, centrato sulla possibilità di generare muscoli attivi a partire da tessuto muscolo-scheletrico seccato e trapiantato. Ma V.G. Kasyanenko, di Keiv, dichiarò di aver ripetuto gli esperimenti di Studitsky, ottenendo un completo fallimento: "il tessuto si dissolve, e non si osserva nessuna formazione muscolare".

Il congresso si concluse in una disfatta per la "nuova teoria cellulare". Fra il 1954 e il 1955, sulle principali riviste scientifiche sovietiche vennero pubblicati articoli che attaccavano la abiogenesi e le idee della Lepeshinskaya. Tutti i suoi esperimenti, a cominciare da quelli sui tuorli e sull'idra, vennero ripetuti e diedero risultati opposti a quelli riportati dalla Lepeshinskaya. Rapidamente, ma senza grandi clamori, argomenti come la Vis Vitalis, la generazione di cellule da materiale inorganico, la rigenerazione del tessuto osseo, le proprietà profilattiche e curative del bicarbonato di sodio, e il nome stesso della Lepeshinskaya, sparirono da libri di testo e trattati.

La Lepeshinskaya venne travolta da queste accuse, ma certamente non cambiò mai idea. Continuò anzi a lavorare con la figlia, Olga Panteliemonovna, all'Istituto di Biofisica dell'Accademia delle Scienze dell'URSS, sulla trasformazione del materiale non-vivente in vivente. In particolare, la Lepeshinskaya e la figlia si concentrarono sullo sterco di uccello, seccato e incenerito. Dalle ceneri, lasciate in condizioni umide, si sviluppavano batteri e funghi. Piuttosto che riconoscere alla mancata sterilità dell'esperimento la causa dello sviluppo di contaminazioni, madre e figlia ne attribuirono la causa alla "sostanza vitale" contenuta nello sterco essiccato. Queste osservazioni non vennero mai pubblicate, ma la Panteliemonovna riportò i risultati a un congresso, cui era presente anche Valery Soyfer, che ha raccontato in seguito i dettagli della discussione7:

Panteliemonovna: La sostanza vitale è molto più resistente delle cellule. Nemmeno con una temperatura di -1000 °C siamo riusciti a distruggere la sostanza vitale.

Voce dal pubblico: Ma non esiste questa temperatura, -273 °C è lo zero assoluto!

Panteliemonovna: Si vede che non conosci la dialettica: se esiste la temperatura di +1000 °C, deve esistere anche -1000 °C

Altra voce: Sono finiti i tempi in cui queste "scoperte" erano accettate con fede!

Panteliemonovna (piangendo): La scienza procede come le onde del mare. Oggi siete voi sulla cresta, ma domani torneremo noi sulla cima!

C'è da augurarsi che la previsione della Panteliemonovna non abbia mai ad avverarsi.

Epilogo

Olga Lepeshinskaya morì nel 1963, e il suo nome fu presto dimenticato. Nell'edizione del 1972 della Grande Enciclopedia Sovietica12, si trova scritto che "il concetto della Lepeshinskaya di una struttura non cellulare della materia vivente è stato rigettato in quanto falso". Alla morte della Lepeshinskaya, Lysenko, che era stato il principale artefice del suo successo ma si era dimostrato abile nel non farsi travolgere, conservava ancora intatto il suo potere, e continuava a procurare danni incalcolabili all'agricoltura sovietica. Fu soltanto con la caduta di Kruscev, nel 1964, che l'agronomo ucraino perse le sue protezioni politiche e fu a sua volta estromesso.

La generazione di cellule viventi da materiale inorganico contenente "sostanza vitale" era considerata ideologicamente utile dal Partito Comunista dell'URSS. Nessuno era genuinamente interessato nei fatti e nelle evidenze scientifiche. La farsa della esaltazione collettiva per la "nuova teoria cellulare" si dimostrò più forte della ragione, anche se per poco tempo. In quegli anni, però, molti onesti e coraggiosi scienziati dovettero subire cocenti umiliazioni, e spesso la prigione e la morte13.

 

Note

1) S. Hejlova, "Who was Olga Borisovna Lepeshinskaya?", Proceedings of the 31st International Congress on the History of Veterinary Medicine (Brno, Czech Republic), September 6-10, 2000.

2) I "vecchi bolscevichi" furono, peraltro, in gran parte arrestati ed uccisi durante le purghe staliniste degli anni Trenta. Si veda al proposito: R. Conquest, Il grande terrore, Rizzoli, 1999.

3) O .B. Lepeshinskaya, L'origine delle cellule dalla materia vivente. Molodaya gvardiya, Mosca, 1951 (in russo). Di questo libretto di circa 50 pagine esistono traduzioni soltanto nelle lingue dei pesi dell'Est europeo, e in particolare in Ceco.

4) N. K. Koltsov, "È possibile la generazione non-cellulare del nucleo?" (in russo). Botanical Journal, vol. 3, pp. 255-260, 1934.

5) D. Joravsky, The Lysenko affair. University of Chicago Press, 1986.

6) V. N. Soyfer, Lysenko and the tragedy of Soviet science. Rutgers University Press, 1994.

7) V. N. Soyfer and N. I. Soyfer, "Old Bolshevik Olga Lepeshinskaya and her "New Cellular Theory". Proceedings of the 1999 ISHPSSB Meeting (Oaxaca, Mexico). International Society for History, Philosophy, and Social Studies of Biology, 1999.

8) Z. A. Medvedev, The rise and fall of T. D. Lysenko. Columbia University Press, 1970.

9) Lysenko sosteneva di aver derivato la sua dottrina della agrobiologia dal lavoro di Ivan Vladimirovich Michurin, un orticoltore russo che aveva lavorato sugli innesti e gli ibridi vegetali agli inizi del novecento. Michurin aveva sostenuto che l'ambiente giocava un ruolo fondamentale nella ereditarietà delle piante, ed aveva criticato le leggi di Mendel, anche se si era sempre presentato come un semplice allevatore, e non come uno scienziato, rifiutando quindi ogni pretesa teorica.

10) T. D. Lysenko, Agrobiology. Moscow, 1954.

11) O. B. Lepeshinskaya, Vita, invecchiamento e longevità. Znaniye, Mosca, 1953 (in russo).

12) Grande Enciclopedia Sovietica, terza edizione, volume 14, p. 345, 1972 (in russo).

13) Sono grato al Dr. Vladimir A. Shevchenko dell'Istituto Vavilov di Genetica di Mosca per le lunghe discussioni avute con me sulla scienza Sovietica nel periodo stalinista. Molto materiale qui riportato deriva dai racconti delle esperienze personali del Dr. Shevchenko. Desidero anche ringraziare il Dr. Serge Druzhinin del Centro di Ricerche Nucleari di Dubna per aver raccolto e tradotto dal russo per me parte dei lavori citati (ref. 3, 4, 11 e 12).

Marco Durante

Professore associato di Fisica all'Università di Napoli

"Federico II", si occupa di

biofisica delle radiazioni.

È socio del CICAP-Campania.